
LE MALETESTE
18 ott 2026
Le parole del militante antifascista Rexhino "Gino" Abazaj, ricercato in Ungheria, prima di consegnarsi alla polizia tedesca - GLOBAL PROJECT
di Global Project: COMUNICATI
17.10.2026 | GLOBAL PROJECT
Riprendiamo le parole con cui Gino Abazaj annuncia la decisione di consegnarsi alla polizia tedesca, inserendola nel quadro più ampio della lotta alla repressione delle antifasciste e degli antifascisti
Ciao a tutt*! Quando vedrete questo video, mi sarò consegnato alla polizia tedesca nella città di Hannover. Ma non sono solo.
Sono stato accompagnato da una delegazione di compagni, dal mio avvocato, e da tutta la solidarietà che ho ricevuto negli ultimi anni. L’Ungheria ha avviato una repressione contro l’antifascismo nel 2023, dopo che il movimento antifascista aveva contestato la marcia annuale neonazista, sostenuta dalle istituzioni dello Stato ungherese.
Dal mio primo arresto, ho rifiutato ogni estradizione in Ungheria. Ho cercato rifugio in un altro paese, la Francia. Per assicurarmi di non finire nelle carceri di tortura ungheresi. Per proteggermi da un processo farsa che i poteri dello Stato, controllati dal partito di estrema destra di Viktor Orbán, volevano intentare contro di me.
La repressione degli antifascisti è stata condotta intensamente in Germania, ma anche in tutta Europa con l’ampio sostegno delle autorità. Un secondo mandato d’arresto è stato emesso dalla Germania poche settimane dopo che Parigi si era rifiutata di consegnarmi a Budapest. Questo dimostra la perseveranza della Germania. Per questo motivo, rischio ancora un processo ingiusto in Germania. Purtroppo, ho perso la mia seconda battaglia in Francia, perché la legge non è in grado, né ha la volontà, di difendere gli antifascisti dalla follia repressiva delle forze reazionarie del movimento europeo di destra.
Una vita da latitante non è una prospettiva per me.
Non lascerò che lo stato francese decida quando sarà arrivato il momento per me di finire in una prigione tedesca.
Non siamo indifesi di fronte alla polizia, alla macchina statale e alle loro decisioni. Eppure, ho deciso di consegnarmi alla polizia tedesca per continuare la lotta in difesa dell’antifascismo.
Tuttavia, non credo in un sistema che non persegue i crimini dei nazifascisti di oggi. Non mi inchinerò ai nuovi fascisti europei o americani, che hanno iniziato una caccia contro tutti coloro che si oppongono alla loro agenda. Credo in una giustizia che non sia punitiva, che non imprigiona gli antifascisti per anni, sottoponendoli a lunghi procedimenti giudiziari. Privati delle loro libertà, perché sembra che arrestare gli antifascisti sia più importante che arrestare intere organizzazioni neofasciste e neonaziste. Lo squilibrio nell’interesse politico delle autorità tedesche è molto chiaro. Mentre fascisti come l’AfD sono tra le principali forze politiche, le autorità tedesche hanno deportato Maja in Ungheria, reprimono gli antifascisti e stringono la mano ai regimi fascisti in tutto il mondo.
Solidarietà a Maja, Gabriele, Zaid e a tutti gli antifascisti che scelgono di stare dalla parte giusta della storia. Libertà per tutti i prigionieri politici. Viva la lotta rivoluzionaria per la libertà e l’uguaglianza per tutti.
Ci vediamo di nuovo nelle strade. Il nostro giuramento rimane lo stesso: Mai più guerra, mai più fascismo.
LA STORIA
L'antifascismo di Rexhino "Gino" Abazaj e l'estradizione in Germania
Una storia di antifascismo e di persecuzione, con una linea che porta sempre a Budapest e all'estrema destra europea.
di Global Project
25.09.2026 | GLOBAL PROJECT
Nonostante la bruciante passione di Trump e Vance per la compilazione di liste di proscrizione antifa, l'identificazione dell'antifascismo come una grave e urgente minaccia all'ordine pubblico non è prerogativa dei grandi poliziotti dell'Occidente – gli USA, appunto. Negli ultimi mesi, infatti, anche il vecchio continente si è contrassegnato per una certa disponibilità ad allascare i vincoli di garanzia del diritto penale su scala internazionale, nei casi in cui questi avrebbero dovuto tutelare attiviste e attivisti di dichiarata militanza antifascista.
È il caso di Rexhino Abazaj, detto "Gino", militante per il diritto alla casa cresciuto in Italia, che dal 2023 è sotto il mirino dell'Ungheria di Orbán, particolarmente solerte nel ripetere a reti unificate che gli antifascisti altro non sono che terroristi da far marcire in carcere. Colpito dalle stesse accuse formulate contro Ilaria Salis e Maja T., Gino è stato raggiunto da un primo mandato d'arresto europeo, spiccato dall'Ungheria, mentre si trovava in Francia, nel novembre 2024. Cinque mesi dopo, la corte d'appello di Parigi lo aveva rimesso in libertà perché – nelle parole della presidente della sezione estradizioni, Cristophe Morgane – consegnare Gino al sistema penale ungherese avrebbe comportato l'altissimo rischio di favorire una violazione dei diritti umani.
Un rischio non sventato del tutto, poiché nel dicembre dello stesso anno il giovane militante viene di nuovo arrestato dalla polizia francese. Questa volta, però, la situazione si prospetta subito più grave e complessa: il mandato d'arresto europeo, infatti, viene dalla Germania. Una richiesta assai più plausibile – agli occhi della giustizia francese – nella misura in cui uno dei militanti nazifascisti coinvolti negli scontri avvenuti a Budapest l'11 settembre di tre anni fa – in occasione del Giorno dell'onore – è appunto tedesco. La Germania non è l'Ungheria: le violazioni dei diritti umani si consumano soltanto nelle strade, quando la polizia può picchiare manifestanti a sostegno della popolazione palestinese. È tutta un'altra storia: la persecuzione internazionale è consentita, in fondo, quando di mezzo c'è la coscienza dell'occidente e l'incollabile sostegno al genocidio in Palestina.
Lo scorso 19 agosto, infatti, la corte d'appello francese ha ritenuto che non vi fossero ragioni per rifiutare l'estradizione di Gino in Germania, nonostante non vi sia alcuna garanzia che Berlino non ne favorisca la consegna ai tribunali ungheresi – dove in questi giorni si sta celebrando il secondo grado del processo a Maja T. Mentre la difesa di Gino è al lavoro in attesa del riesame in Cassazione previsto per il prossimo 30 settembre, diverse figure pubbliche francesi hanno lanciato un appello congiunto, in cui la vicenda di Rexhino Abazaj è colta nella sua valenza personale e politica complessiva.
Nonostante questa vicenda di persecuzione si inquadri nel più ampio quadro di avanzata delle destre fasciste in Europa – che minaccia di corrompere anche i dispositivi giuridici più consolidati –, la storia di Gino Abazaj sembra essere oggetto di una particolare indifferenza dai circuiti mediatici mainstream italiani. Forse perché, come ha opportunamente notato il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, l'ingiustizia ai danni di questo giovane attivista inizia proprio nel Belpaese, quando il tribunale di Pavia gli nega la cittadinanza a causa di una denuncia, ottenuta per aver preso parte a un picchetto antisfratto. Agli occhi delle destre, in effetti, l'antifascismo è un reato grave. Quando poi è praticato da chi non è nato in Italia, diventa anche una colpa morale, perché fa scricchiolare l'impalcatura razzista del progetto neofascista.


%20-%20Copia.png)