
LE MALETESTE
1 set 2026
Banca Etica deve aprire un contenzioso con le istituzioni europee, e bisogna aprire un dibattito sui condizionamenti del dollaro in sfere di solidarietà (+ INTERVISTA) - IL MANIFESTO
Banca Etica chieda conto a Bruxelles
di Emanuele Braga
Edizione 01/09/2026 | IL MANIFESTO
Autistici/Inventati esiste da venticinque anni e ha costruito infrastrutture digitali autonome utilizzate da movimenti e media indipendenti. La sua designazione come organizzazione terroristica da parte dell’amministrazione statunitense è un atto politico di criminalizzazione dell’antifascismo e delle sue infrastrutture transnazionali. Il punto è semplice: come può una decisione amministrativa straniera produrre conseguenze finanziarie immediate in Italia, se A/I non è stata dichiarata organizzazione terroristica né in Italia né nell’Unione europea?
La risposta racconta molto dell’autonomia europea. Banca Etica non è obbligata dalla legge italiana ad applicare le sanzioni americane, né verrebbe automaticamente espulsa da Swift. Il meccanismo è più sottile: una banca che continuasse a facilitare operazioni con un soggetto colpito dall’Ofac potrebbe esporsi a sanzioni secondarie, rischiando rapporti con banche corrispondenti e servizi finanziari Usa. Non serve ordinare a una banca italiana di obbedire: basta rendere il costo della disobbedienza potenzialmente insostenibile.
I conti di A/I presso Banca Etica sono ancora attivi, ma la banca ha segnalato il rischio di una loro chiusura. Lo stesso istituto lo aveva spiegato nel caso di Francesca Albanese: aprirle un conto non sarebbe stato vietato dalla legge italiana, ma avrebbe potuto esporlo a sanzioni secondarie capaci di comprometterne l’operatività e quella di oltre centomila clienti.
È difficile trovare una rappresentazione migliore della distanza tra sovranità giuridica e sovranità materiale. È anche uno dei modi in cui il dollaro funziona come strumento di politica coloniale: non solo moneta, ma infrastruttura di potere capace di estendere decisioni statunitensi oltre confine. Come sostiene Julio Linares in Decolonizing Money, l’egemonia del dollaro trasforma scelte politiche interne americane in vincoli materiali per altri paesi.
Qui sta la responsabilità politica di Banca Etica. Non è responsabile del ricatto a cui è sottoposta, e chiederle di sacrificare l’operatività di centomila correntisti sarebbe irresponsabile. Ma «vorremmo, però non possiamo» non può essere la conclusione della storia. Una banca nata per interrogare politicamente la finanza dovrebbe usare il proprio peso per trasformare questo ricatto infrastrutturale in una questione pubblica europea.
L’Europa dispone di strumenti per contestare l’applicazione extraterritoriale di sanzioni straniere, come il Blocking Statute. Ma non bastano: anche se Bruxelles vietasse a una banca europea di adeguarsi alle sanzioni americane, non potrebbe impedire a Washington di limitarne l’accesso alle banche corrispondenti statunitensi o a operatori americani di interrompere i propri servizi. È qui che l’autonomia europea mostra il suo limite materiale: possiamo non riconoscere una decisione americana, ma dipendiamo ancora dalle infrastrutture che permettono agli Stati Uniti di renderla efficace.
Per questo Banca Etica dovrebbe usare il caso per chiedere pubblicamente all’Europa come intenda garantire a una banca europea la possibilità di rispettare il diritto europeo senza essere espulsa dalle infrastrutture finanziarie globali, coinvolgendo altre banche, reti cooperative e società civile.
Perché il punto non è soltanto difendere Autistici/Inventati.
Questa infrastruttura coercitiva può colpire giornalisti, organizzazioni ecologiste, Ong o chiunque un governo americano decida di collocare fuori dal perimetro dell’accettabile. Per la società civile palestinese non è nemmeno uno scenario futuro: almeno dagli accordi di Oslo, le condizionalità dei finanziamenti istituzionali sono state uno degli strumenti per disciplinare e delimitare le forme di resistenza considerate finanziabili.
E quanto siamo lontani da un passaggio ulteriore? Che Trump e la destra sovranista della remigrazione estendano questa logica a Sea-Watch, Mediterranea, Emergency o Medici Senza Frontiere. Se un domani una di queste realtà finisse sotto sanzioni Ofac, cosa diremmo? E cosa direbbe Banca Etica?
È precisamente per evitare di arrivare a quel punto che questa discussione deve essere aperta oggi.
«Autistici/Inventati, ci opponiamo alle sanzioni»
Il presidente di Banca Etica Soldi: «Il conto è sospeso, dopo la decisione del dipartimento di Stato Usa non potevamo fare altrimenti»
2 settembre 2026 | IL MANIFESTO
Da ieri mattina il conto di Autistici/Inventati presso Banca Etica non risulta più attivo. È la conseguenza più grave delle sanzioni del dipartimento di Stato Usa contro il collettivo digitale, accusato di «terrorismo globale» senza prove né inchieste in corso. Dal conto passavano le donazioni, unica fonte di finanziamento, e i pagamenti per l’infrastruttura digitale che adesso è a rischio. La decisione non è piaciuta nemmeno ai correntisti di Banca Etica, che stanno raccogliendo firme sotto un appello che chiede all’istituto di fare marcia indietro. «Anche noi ci opponiamo alle sanzioni Usa contro Autistici/Inventati ma non potevamo fare altrimenti» spiega al manifesto il presidente della banca, Aldo Soldi.
INTERVISTA AD ALDO SOLDI Presidente di Banca Etica:
Banca Etica è un istituto italiano e non è vincolato da decisioni statunitensi. Perché avete chiuso il conto di Autistici/Inventati?
Devo correggerla: il conto non è stato chiuso ma è temporaneamente sospeso. Il conto ha sempre operato in modo corretto e senza operazioni a rischio. L’inserimento nelle lista dei soggetti sanzionati dall’Ufficio di controllo dei beni stranieri (Ofac) del dipartimento di Stato Usa, però, comporta la possibilità di cosiddette sanzioni secondarie da parte del governo Usa per l’istituto con cui A/I ha relazioni. Non ci preoccupa un’eventuale multa, seppure difficilmente quantificabile, ma l’esclusione della banca dai servizi che fanno capo agli Usa, come i circuiti Visa, Mastercard, Nexi e le operazioni in dollari. È un rischio concreto di blocco dell’attività per tutti gli altri 130mila correntisti, tra cui anche il manifesto.
Però le sanzioni secondarie finora non sono state emanate. Gli Usa hanno dato tempo fino al 25 settembre per adeguarsi alle sanzioni. Non era il caso di opporre qualche resistenza, almeno fino alla scadenza?
Infatti l’attività del conto è proseguita ancora per qualche giorno. Ma le sanzioni secondarie non sono scattate proprio perché il conto non è operativo. La questione della scadenza poi è delicata, il testo non è affatto chiaro. Per questo stiamo approfondendo la questione con i legali della banca e altri consulenti esterni. Abbiamo chiesto aiuto anche all’Associazione Banche Italiane, Associazione Banche Popolari e al ministero dell’Economia per interpretare questa scadenza. Abbiamo invitato ad approfondire la questione insieme a noi lo stesso collettivo Autistici/Inventati: se c’è uno spiraglio, siamo pronti a ripartire con loro.
In questo modo un ordine di Trump viene applicato anche fuori dagli Usa. I vostri soci devono rassegnarsi al fatto che Banca Etica non può tutelarli?
Il fatto più sconcertante è che Banca Etica deve assumere questi provvedimenti proprio per tutelare gli altri 130mila correntisti. È una contraddizione drammatica che viviamo anche noi come gruppo dirigente dell’istituto. Ma il rischio è troppo elevato e dobbiamo mettere in sicurezza quanto è stato costruito in questi anni.
Vi siete rivolti al governo e all’Ue, con quali risposte?
Nel caso analogo di Francesca Albanese, a cui non abbiamo potuto aprire un conto per la stessa ragione, non abbiamo avuto nessuna risposta. Per il caso di A/I abbiamo inviato le stesse richieste. Avere risposta in pochi giorni è irrealistico, anche se la questione è molto urgente.
Che passi avrebbero potuto fare il governo italiano e la Commissione europea per tutelare davvero i loro cittadini?
Avrebbero potuto almeno esercitare un’azione di moral suasion. Chiedere, per esempio, di cancellare sanzioni ingiuste. Invece, nel caso di Albanese il governo si è persino accanito contro di lei. L’Europa dispone di qualche strumento legislativo in più, ma ricorrervi presuppone una volontà politica e margini di azione diplomatica tra Bruxelles e Washington.
La Banca centrale europea (Bce) lavora al cosiddetto euro digitale, un sistema europeo di transazioni finanziarie. Con l’euro digitale avreste affrontato diversamente questi casi?
Se non altro ci sarebbe una strada in più per resistere alle sanzioni. D’altronde, se la Bce ha accelerato sull’euro digitale è proprio per acquisire una maggiore autonomia nelle transazioni alla luce dei comportamenti dell’attuale amministrazione statunitense.
Resta il fatto che i rapporti di forza sembrano contare più del diritto italiano e europeo.
Ne hanno fatto le spese anche persone molto più attrezzate di noi sul piano giuridico, come il magistrato della Corte Penale Internazionale Nicolas Guillou, finito nella lista Ofac dopo l’ordine di arresto contro Benjamin Netanyahu. Di fronte a questi provvedimenti una banca è sola. Per questo abbiamo chiesto aiuto alle associazioni bancarie, che hanno mostrato un ascolto sincero. Oggi il caso riguarda Banca Etica, ma domani può riguardare qualunque altro istituto. È in ballo la credibilità complessiva del sistema finanziario Ue.

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