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ITALIA/Governo. Sulla scia di Trump per sicurezza e migrazioni

LE MALETESTE

11 gen 2026

L’Italia dei decreti sicurezza assomiglia molto all’America di Minneapolis. Pure troppo - FRANCESCO CANCELLATO / Il governo vuole costruire un centro a Bengasi per il controllo e l’intercettazione dei migranti in mare - FRANCESCA MORIERO

L’Italia dei decreti sicurezza assomiglia molto all’America di Minneapolis. Pure troppo

I decreti sicurezza del governo, quello di giugno e quello in preparazione ora, stanno spianando la strada a operazione di polizia come quella che a Minneapolis ha portato all’omicidio di Renee Nicole Good


A cura di Francesco Cancellato

9 gennaio 2026


Una donna – poetessa, attivista a difesa dei migranti – manifesta in modo non violento contro un’operazione di polizia.

Un poliziotto le spara, mentre sta cercando di andarsene con la sua auto, e altri poliziotti ne rallentano i soccorsi.

La donna, trentasette anni, madre di tre figli, muore.

Le autorità, dalla portavoce del dipartimento per la sicurezza interna sino al presidente, dicono che gli agenti hanno agito per legittima difesa, nonostante ci siano immagini chiarissime che smentiscono clamorosamente questa versione.


Quel che avete appena letto è accaduto ieri, negli Stati Uniti d’America, a Minneapolis.

La donna si chiamava Renee Nicole Good.

E a dire che la donna era “un’agitatrice professionista” che ha “violentemente, volontariamente e brutalmente investito l’agente”, è stato Donald J. Trump, presidente degli Stati Uniti d’America, l’uomo più potente del mondo.


Domanda: una cosa del genere potrebbe succedere anche da noi?


Se la vostra risposta è no, beh, andatevi a rileggere il decreto sicurezza che il governo ha approvato nel giugno del 2025, con un voto di fiducia, e quello che si appresta ad approvare ora.


Perché in quel decreto, che ci crediate o meno, c’è una storia molto, troppo simile a quella di Renee Nicole Good.


C’è la criminalizzazione di chi dissente e fa resistenza passiva. Come quello che stava facendo Renee Nicole Good.

C’è la tutela penale rafforzata, con l’aumento delle pene per chi resiste contro le forze dell’ordine, come stava facendo Renee Nicole Good.

C’è l’estensione del concetto di legittima difesa, che è ciò a cui si è appigliata la polizia per difendere chi ha ucciso Renee Nicole Good.

C’è un fondo per la tutela legale dei poliziotti indagati durante il servizio, come quelli – se mai saranno davvero indagati – che hanno ucciso Renee Nicole Good.


Quasi dimenticavo: nel nuovo decreto sicurezza, quello che il governo sta presentando ora, oltre a un'ulteriore estensione della legittima difesa, c'è lo scudo penale per gli agenti in servizio, che non saranno automaticamente indagati in casi come quelli che hanno portato alla morte di Renee Nicole Good.


Forse no, quindi. Forse oggi qualcosa del genere non potrebbe succedere anche da noi. Non ancora, perlomeno.


Ma il governo, con i suoi decreti sicurezza, sta facendo di tutto per andare nella direzione dell’America di Trump.


La direzione verso un Paese in cui una donna di 37 anni, madre di tre figli, può morire semplicemente per aver manifestato il proprio dissenso, in modo non violento, contro un’azione di polizia che riteneva sbagliata. Mentre il governo di quel Paese, anziché onorarla e renderle giustizia, la dipinge come una pericolosa criminale, difendendo a spada tratta chi l’ha uccisa.


A proposito di sicurezza: siamo sicuri che sia la direzione giusta?


Fonte: FANPAGE (https://www.fanpage.it/politica/litalia-dei-decreti-sicurezza-assomiglia-molto-allamerica-di-minneapolis-pure-troppo/) - 9 gen. 2026



Il governo vuole costruire un centro a Bengasi per il controllo e l’intercettazione dei migranti in mare

Il governo italiano, con il sostegno finanziario dell’Unione europea, sarebbe pronto a realizzare un nuovo centro di coordinamento marittimo a Bengasi, nella Libia orientale controllata da Khalifa Haftar. Un’infrastruttura che estenderebbe cosi anche alla Cirenaica il sistema dei respingimenti e della cooperazione con milizie già ampiamente  accusate di gravi violazioni dei diritti umani


A cura di Francesca Moriero

9 gennaio 2026


Roma e Bruxelles tornano a guardare alla Libia come perno della strategia migratoria nel Mediterraneo, questa volta spingendosi oltre Tripoli e aprendo un canale diretto con la Cirenaica controllata dal generale Khalifa Haftar. Secondo informazioni raccolte nelle ultime settimane, il governo italiano, con il sostegno finanziario della Commissione europea, sarebbe infatti pronto a realizzare un nuovo Centro di coordinamento del soccorso marittimo (MRCC/RCC) a Bengasi. Un'infrastruttura che ricalcherebbe il modello del centro operativo attivo a Tripoli dal 2017, costruito anch'esso dall'Italia con fondi europei.


Non soccorso ma intercettazioni in mare

Dietro l'etichetta formale di "soccorso", però, si ripropone un meccanismo ormai collaudato. Più che un presidio dedicato alla ricerca e al salvataggio in mare, il centro di Bengasi sarebbe una sala operativa destinata a coordinare le intercettazioni delle imbarcazioni di migranti da parte delle autorità libiche. Un sistema che negli anni ha già consentito il respingimento indiretto e il trasferimento forzato di decine di migliaia di persone verso la Libia, dove sono state rinchiuse in centri di detenzione segnati da violenze sistematiche, torture e abusi documentati da Nazioni Unite e organizzazioni indipendenti.



I fondi UE e il ruolo dell'Italia

A ricostruire i dettagli dell'operazione è stato il giornalista tedesco Matthias Monroy, del quotidiano Neues Deutschland. Secondo la sua ricostruzione, l'iniziativa nascerebbe su impulso italiano all'interno della missione militare europea Irini e verrebbe finanziata in una prima fase con circa 3 milioni di euro provenienti dallo European Peace Facility, il fondo dell'Unione europea destinato alle spese per la sicurezza e la difesa. L'Italia si farebbe poi carico di una parte rilevante dei costi operativi e infrastrutturali, dalla costruzione di una torre radar a Tobruk alla fornitura di tecnologie per la sorveglianza marittima.



Il meccanismo dei ‘pullback' e l'aggiramento della CEDU

L'estensione del sistema alla Libia orientale rafforzerebbe poi il meccanismo dei cosiddetti pullback: le imbarcazioni vengono individuate grazie a informazioni e assetti europei, in particolare di Frontex, e poi intercettate dalle forze libiche, formalmente responsabili dell'area Sar. Le persone fermate vengono quindi riportate sulla terraferma libica, in una prassi che di fatto aggira la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2012, che ha vietato i respingimenti verso la Libia. E a rendere poi questo schema ancora più problematico non è solo il suo impianto giuridico, ma anche l'identità degli attori a cui verrebbe affidato il controllo operativo in mare. Bengasi è infatti sotto il controllo di apparati militari accusati di crimini di guerra e gravi violazioni dei diritti umani. Tra questi figura la brigata Tareq Ben Zayed, guidata da Saddam Haftar, figlio del generale Khalifa; lo stesso Saddam Haftar ricevuto ufficialmente a Roma dal ministro Matteo Piantedosi l'11 giugno scorso, come ricorda Mediterranea Saving Humans. Si tratta di una milizia che è attiva anche in mare e che il 12 ottobre 2025 è stata coinvolta in una sparatoria contro un' imbarcazione di migranti.  Nonostante questi precedenti, la cooperazione con le autorità della Cirenaica non solo non si è interrotta, ma si avvierebbe insomma ora a essere ulteriormente rafforzata.


Più partenze, più naufragi, nessun cambio di strategia

Questa scelta arriva in un momento segnato tra le altre cose da un aumento delle partenze dalla Libia orientale e dei naufragi lungo la rotta verso Malta, l'Italia e soprattutto la Grecia; invece di potenziare le attività di ricerca e soccorso, anche attraverso l'impiego diretto dei mezzi navali militari della missione Irini, l'Unione europea e il governo italiano "continuano a investire in nuove infrastrutture di esternalizzazione delle frontiere", dice ancora Mediterranea. Un modello che produce detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate e nuove morti in mare.


Mediterranea denuncia così l'operazione come l'ennesimo passo verso la normalizzazione dei rapporti con milizie responsabili di violenze sistematiche: "Non si tratta di salvare vite ma di rendere più efficienti e meno visibili le catture e i respingimenti dal mare. Con il centro di Bengasi, l'Italia esporta il modello Tripoli anche nei territori di Haftar, rafforzando attori armati accusati di gravi crimini. Resta aperta una domanda fondamentale: è legittimo che tutto questo avvenga con l'impiego di ingenti risorse pubbliche italiane ed europee?".


Fonte: FANPAGE (https://www.fanpage.it/politica/il-governo-vuole-costruire-un-centro-a-bengasi-per-il-controllo-e-lintercettazione-dei-migranti-in-mare/) - 9 gen. 2026

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