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ITALIA/Repressione. A freddo il decreto sicurezza colpisce chi ha manifestato per Gaza

LE MALETESTE

13 gen 2026

La scure penale del decreto sicurezza sui blocchi per Gaza. Cronache e interventi da Massa e Taranto, città fatte oggetto dei provvedimenti - 4 ARTICOLI (Osservatorio Repressione/il manifesto/CGIL Toscana/
ANPI Massa)

Repressione a freddo: il decreto sicurezza colpisce chi ha manifestato per Gaza

di Osservatorio Repressione

13/01/2026


Denunce, intimidazioni e uso del codice penale: così il decreto sicurezza prova a spezzare la solidarietà con la Palestina e il diritto di manifestare. Arrivano le prime indagini a carico dei manifestanti del 3 ottobre, sciopero generale per la Flotilla. Succede a Massa e Taranto.


Suona come una vendetta a scoppio ritardato, un piatto servito freddo: a settimane di distanza dallo sciopero generale del 3 ottobre, iniziano ad arrivare le prime denunce contro attiviste e attivisti che scesero in piazza in solidarietà con la Global Sumud Flotilla e con Gaza. Una repressione selettiva e simbolica, che punta a colpire il dissenso politico utilizzando il codice penale come strumento di intimidazione.


I primi a farne le spese sono a Massa: trentasette persone hanno ricevuto un avviso di chiusura delle indagini. Secondo la procura, «agendo in concorso tra loro, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso», avrebbero causato l’interruzione del pubblico trasporto ferroviario. L’accusa si fonda sulle nuove fattispecie introdotte dal decreto sicurezza emanato lo scorso giugno, approvato forzando il dibattito parlamentare e ignorando gli appelli di giuristi e società civile.


Un campionario del dissenso

Le persone sotto inchiesta provengono da sindacati, organizzazioni politiche e sociali, collettivi e gruppi di base. Una scelta che appare tutt’altro che casuale: l’obiettivo sembra quello di colpire figure riconoscibili, rappresentative della variegata coalizione che quel giorno invase le strade della città toscana. La mattina del 3 ottobre un grande corteo studentesco si unì alla manifestazione convocata dai sindacati Cgil e Usb; il percorso deviò spontaneamente verso la stazione ferroviaria per praticare il blocco della circolazione, in coerenza con la parola d’ordine nazionale: «blocchiamo tutto».

Un gesto politico e simbolico, non violento, messo in atto mentre la circolazione ferroviaria risultava già interrotta anche in altre città come Genova e Pisa. In prima fila c’era anche il segretario della Cgil locale, Nicola Del Vecchio. Proprio a Massa, domani alle 19, il Presidio permanente per la Palestina ha convocato un nuovo appuntamento in via Galilei.


“Non possiamo restare in silenzio”

Ieri la Cgil ha riunito un’assemblea a Carrara. «È l’occasione per un primo incontro con i legali – ha spiegato Del Vecchio – e per concordare insieme quali azioni democratiche adottare. Non è solo una battaglia in nostra difesa, ma una battaglia per il diritto costituzionale alla libertà di manifestare». Molti ricordano come il blocco ferroviario fosse soprattutto simbolico: nonostante ciò, a numerosi studenti sono state inflitte multe vessatorie per “attraversamento dei binari”.

Secondo lo scrittore e insegnante Marco Rovelli, anche lui tra gli indagati, «hanno scelto di denunciare le persone più in vista per dare un segnale chiaro: il governo intende gestire il dissenso attraverso il codice penale».


La strategia: portare il decreto davanti alla Costituzione

Dalla riunione è emersa una linea difensiva che assume apertamente un carattere politico e che potrebbe trasformarsi in una campagna nazionale. L’idea è chiedere ai magistrati di sollevare la questione di legittimità costituzionale delle norme del decreto sicurezza che inaspriscono le pene per i blocchi della circolazione. «Con le modifiche – spiega l’avvocata Paola Bevere – oggi si rischia fino a un mese di reclusione o una multa di 300 euro, che diventano da sei mesi a due anni se il fatto è commesso da più persone riunite. Prima si trattava di una semplice sanzione amministrativa».


Un disegno nazionale

Il caso di Massa non è isolato. A Taranto, per le stesse giornate di mobilitazione a sostegno della Flotilla, 28 persone sono indagate per il medesimo reato di blocco ferroviario. Anche lì l’azione fu nonviolenta e simbolica, senza che alcun treno venisse effettivamente fermato. «Queste forme di repressione – commenta il Coordinamento Taranto per la Palestina – mirano a frammentare e spezzare il movimento di solidarietà con il popolo palestinese».


La repressione a freddo che oggi colpisce chi ha manifestato per Gaza parla dunque a tutto il Paese: non solo di Palestina, ma di diritti, di libertà costituzionali e del confine sempre più sottile tra ordine pubblico e criminalizzazione del dissenso.



Fonte: OSSERVATORIO REPRESSIONE (https://www.osservatoriorepressione.info/repressione-a-freddo-il-decreto-sicurezza-colpisce-chi-ha-manifestato-per-gaza/ ) - 13 gen. 2026



La scure penale del decreto sicurezza sui blocchi per Gaza

di Giuliano Santoro

12 gennaio 2026, 20.58


Diritti. Arrivano le prime indagini a carico dei manifestanti del 3 ottobre, sciopero generale per la Flotilla. Succede a Massa e Taranto. L’idea di investire la Consulta sollevando la legittimità costituzionale


Suona come una vendetta a scoppio ritardato, il piatto della repressione consumato freddo: sono arrivate le prime denunce per gli attivisti che lo scorso 3 ottobre, in occasione dello sciopero generale e generalizzato a sostegno della Global Sumud Flotilla e di Gaza sono scesi in piazza per bloccare strade e stazioni.


I PRIMI A FARNE le spese si trovano a Massa: in trentasette hanno ricevuto nelle scorse ore un avviso di chiusura indagini. «Agendo in concorso tra loro – si legge nelle carte della procura – in esecuzione di un medesimo criminoso, causavano l’interruzione del pubblico trasporto ferroviario». Si tratta della fattispecie prevista dal decreto sicurezza emanato lo scorso giugno, bypassando ogni dialettica parlamentare e ignorando gli appelli dei giuristi e le proteste della società civile.


LE PERSONE sotto inchiesta sono tutte riconducibili a organizzazioni politiche e sociali, a sindacati e gruppi di base, sembrano scelte per comporre un campionario della variegata coalizione che quel giorno invase la strada della città toscana. Quella mattina, infatti, un corteo studentesco molto grosso si unì alla piazza convocata dai sindacati Cgil e Usb. Il percorso della manifestazione deviò spontaneamente verso la stazione ferroviaria per praticare il blocco della circolazione, in ossequio alla parola d’ordine «blocchiamo tutto» che era stata lanciata in tutto il paese in reazione all’aggressione alla Flotilla compiuta in violazione de diritto internazionale. In prima fila, assieme ad altri, c’era anche Nicola Del Vecchio, segretario della Cgil locale. Domani alle 19, il Presidio permanente per la Palestina convoca tutti in via Galilei, sempre a Massa.


IERI IL SINDACATO ha convocato un’assemblea alla Cgil di Carrara. «È anche l’occasione per un primo incontro con i legali – spiega Del Vecchio – E per concordare insieme quali azioni democratiche adottare, perché non possiamo e non vogliamo restare in silenzio di fronte a questa ingiustizia. Non è una battaglia solo in nostra difesa ma è soprattutto la battaglia in difesa del diritto costituzionale che sancisce la libertà di manifestare». In molti ricordano che quel giorno il blocco fu più che altro simbolico, anche se a molti studenti è stata comminata la multa vessatoria per «attraversamento dei binari»: il traffico ferroviario era già fermo essendo bloccate anche le stazioni di Genova e Pisa. «Hanno scelto di denunciare le persone più in vista di ogni organizzazione per dare un segnale – afferma Marco Rovelli, scrittore e insegnante che si trova tra gli indagati – Si tratta evidentemente del fatto che il governo intende gestire il dissenso attraverso il codice penale».


DALLA RIUNIONE di ieri è emersa una strategia difensiva che assume caratteri politici e che potrebbe diventare una vera e propria campagna nazionale se altre notifiche di indagine dovessero arrivare in questi giorni: l’idea è chiedere che i magistrati sollevino la questione di legittimità costituzionale della norma che inasprisce le pene per i reati di blocco alla circolazione. «Con le modifiche del decreto sicurezza – spiega ad esempio Paola Bevere, che fa parte di una rete di avvocati che si occupano di reati legati al conflitto sociale – Adesso si rischia la reclusione fino a un mese o la multa fino a 300 euro. E la pena è della reclusione da sei mesi a due anni se il fatto è commesso da più persone riunite. Prima c’era una sanzione amministrativa».


IL CASO DI MASSA non è isolato. A Taranto, e sempre per le giornate di mobilitazione in difesa della Flotilla, 28 persone sono sotto indagine per il medesimo reato di blocco ferroviario. Anche in questo caso si colpisce nel mucchio per intimorire e anche in questo caso il gesto, oltre che totalmente nonviolento, era del tutto simbolico, visto che concretamente nessun treno venne fermato: la linea era già ferma. «L’uso di questa forme di repressione pare finalizzato a frammentare e spezzare il movimento in solidarietà per la Palestina» commentano dal Coordinamento Taranto per la Palestina.


Fonte: IL MANIFESTO (https://ilmanifesto.it/la-scure-penale-del-decreto-sicurezza-sui-blocchi-per-gaza) - 13 gen. 2026



COMUNICATO-STAMPA

di ANPI Massa-Carrara

11 gennaio 2026


Questo che segue è il comunicato dell'Anpi Provinciale di MS, inviato alla Stampa - relativo ai 37 avvisi ricevuti da alcuni partecipanti alla manifestazione del 3 ottobre 2025 a Massa

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ANPI PROVINCIALE MASSA-CARRARA

Comunicato su 37 avvisi di indagini ricevuti da altrettante persone partecipanti alla manifestazione del 3 ottobre 2025 a Massa.

Il 3 ottobre a Massa si è svolta una delle più grandi manifestazioni della storia recente del nostro territorio. Un corteo imponente, composto da studenti e studentesse, organizzazioni sindacali (CGIL, COBAS, USB), associazioni, movimenti per la pace e realtà antifasciste, ha attraversato la città per denunciare il genocidio in atto contro il popolo palestinese e per esprimere solidarietà a chi, con la Global Flotilla, ha tentato di portare aiuti umanitari a una popolazione stremata dalla fame e dall’assedio. Una mobilitazione pacifica, partecipata, determinata. Un’espressione legittima di dissenso politico e civile, nel pieno rispetto dei valori costituzionali nati dalla Resistenza.

A distanza di mesi, la risposta dello Stato è arrivata sotto forma di repressione.

La Questura ha notificato 37 denunce per la manifestazione e per l’occupazione della stazione ferroviaria, avvenuta in una giornata di sciopero, nella quale la circolazione dei treni era già sospesa.

Un atto grave, sproporzionato e politicamente preoccupante.

Un segnale che colpisce non solo singole persone, ma il diritto stesso a manifestare, a dissentire, a prendere posizione contro la guerra, l’ingiustizia e la complicità del nostro governo con le politiche criminali dello Stato di Israele e del suo primo ministro, condannato dal Tribunale Penale Internazionale.

Tra le persone denunciate figura Giancarlo Albori, presidente provinciale ANPI Massa-Carrara.

L’ANPI Provinciale Massa-Carrara esprime la massima, totale e incondizionata solidarietà al proprio presidente, ai dirigenti sindacali, regionali e provinciali, di CGIL e USB e a tutte le persone colpite dai provvedimenti giudiziari.

Colpire il presidente dell’ANPI significa colpire l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia nel suo insieme. Significa colpire la memoria della Resistenza, l’antifascismo, la Costituzione repubblicana.

Non possiamo non richiamare alla memoria pagine oscure della nostra storia, quando la repressione veniva usata come strumento per intimidire e isolare chi si opponeva al potere. La criminalizzazione del dissenso è sempre il segnale di una democrazia in sofferenza.

L’ANPI non si farà intimidire.

Non arretrerà di fronte alle denunce. Continuerà a difendere il diritto alla pace, alla solidarietà internazionale, alla libertà di manifestazione e di parola. Rivendichiamo con forza la legittimità di quella piazza, di quel corteo, di quella protesta. Rivendichiamo il dovere morale e politico di schierarci contro ogni genocidio, contro ogni guerra, contro ogni complicità.

Perché la giustizia non si processa.

Perché la solidarietà non è un reato.

Perché l’antifascismo non si denuncia.

Viva la Democrazia. Viva la Resistenza

ANPI Provinciale Massa-Carrara

11 gennaio 2026


Fonte: FACEBOOK (https://www.facebook.com/AnpiMassa/posts/pfbid0F3rsdzqyat5HCaoS1a9zcD7NLfhHie29Lob8L7F5suViyoCE6CqspnFrTMSKBqYxl?__cft__[0]=AZY_wU-7-uLTGHLR-q10IradNUdPq3EOzW2TJhOCneecCDmpxJtHh06-wbCky0Gt9iKAtDqCMSRF7WS0rhdiVurBAAFgV2V4SnmOI5rqJY3sfTPGYFCtsTRdkT78GFi7jYE2ZmE4dYrooNr21sQWEpEL1SBndDEvzzoxhnyaaChhUt0p0eBHhARo9LTBQxybxoQ&__tn__=%2CO%2CP-R) - 11 gen. 2026



Massa, chiuse indagini preliminari per fatti 3 ottobre, 37 interessati. Cgil Toscana: “Protesta non sia reato”

di CGIL Toscana

3 giorni fa


Massa, avviso di conclusione delle indagini preliminari relative ai fatti alla stazione in occasione della manifestazione pro Pal del 3 ottobre 2025. Interessate 37 persone, tra cui sindacalisti, esponenti della società civile, giovani. La Cgil: “Inaccettabile che il dissenso sociale e politico venga trattato come un problema di ordine pubblico e che la protesta venga trasformata in reato. Seguiranno valutazioni e iniziative sia politiche che nelle sedi opportune, anche a tutela dei diritti delle persone coinvolte e della libertà di manifestazione”

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari relativo ai fatti avvenuti il 3 ottobre 2025 presso la stazione ferroviaria di Massa Centro, nel corso di una manifestazione in occasione dello sciopero generale per la Palestina.

L’atto riguarda 37 persone, alle quali vengono contestati, a vario titolo e in concorso, reati connessi all’interruzione del pubblico servizio ferroviario, all’ostacolo alla circolazione dei treni e allo svolgimento della manifestazione, con disagi significativi al traffico ferroviario regionale. Tre le 37 persone, ci sono sindacalisti, esponenti della società civile, giovani.

Nei giorni scorsi, sempre per i fatti alla stazione di Massa del 3 ottobre 2025 durante le iniziative per la Palestina in concomitanza con lo sciopero generale, alcune persone (che figurano anche tra i destinatari dell’avviso) erano state sanzionate dalla Polfer con multe da circa 300 euro.

La CGIL Toscana esprime “forte preoccupazione per quanto sta avvenendo nei confronti di una manifestazione pacifica, che si è svolta senza scontri, senza danneggiamenti e senza alcun pericolo per l’ordine pubblico. Un’iniziativa nella quale donne e uomini, giovani e pensionati, hanno esercitato diritti garantiti dalla Costituzione: il diritto di manifestare, di riunirsi, di esprimere liberamente il proprio pensiero di fronte a un genocidio e a una tragedia umanitaria che continua a sconvolgere Gaza, tanto più che la circolazione ferroviaria risultava già interrotta.

La CGIL Toscana ritiene inaccettabile che il dissenso sociale e politico venga trattato come un problema di ordine pubblico e che la protesta venga trasformata in reato. Così si comprimono spazi democratici fondamentali e di colpire chi chiede pace, diritti e giustizia, manifestando anche il proprio dissenso verso l’inerzia e le responsabilità del Governo italiano di fronte a quanto sta accadendo in Palestina.

La CGIL Toscana sarà al fianco delle persone coinvolte, a tutela delle libertà costituzionali e del diritto di manifestare pacificamente, che rappresentano un pilastro irrinunciabile della democrazia. Seguiranno valutazioni e iniziative sia politiche che nelle sedi opportune, anche a tutela dei diritti delle persone coinvolte e della libertà di manifestazione”.


LA NOTA DI NICOLA DEL VECCHIO (SEGR.GEN. CGIL MASSA CARRARA): “L’operazione messa in campo dalla Procura di Massa Carrara, operazione che sta incriminando e colpendo numerosi cittadini che il 3 ottobre sono scesi in piazza con i loro corpi per chiedere al Governo italiano di fermare il genocidio a Gaza e per sostenere la pacifica iniziativa della Global Flottilla, utilizza a piene mani il cd diritto penale del dissenso, ossia quel microsistema di norme che incriminano, limitando l’esercizio delle libertà costituzionali, tutte le forme di dissenso. Il 3 ottobre a Massa studentə, lavoratori e lavoratrici, pensionatə, hanno gridato la loro indignazione nei confronti del massacro in corso, utilizzando gli strumenti che la Costituzione mette a disposizione per esprimere il pensiero: riunione, parola, collettività che partecipa alla vita del Paese. Non ci sono stati scontri, nessun danneggiamento. A dire il vero, neppure nessun blocco ferroviario, visto che i treni non circolavano da ore. Nonostante ciò, si è sentito il bisogno di utilizzare ben tre norme per criminalizzare un’unica condotta. Per farlo, la Procura ha potuto usare anche il nuovo reato di blocco ferroviario introdotto dal decreto sicurezza 48/25, reato rispetto al quale autorevoli giuristi hanno espresso fortissimi dubbi di costituzionalità. Ma non solo. Ancora una volta si fa ricorso al testo unico di pubblica sicurezza e al suo art. 18 per colpire i promotori del corteo che si dice non preavvisato, corteo, lo si ripete, pacifico, non violento e scortato dalle forze di polizia. Nessuna offensività, nessun pericolo per l’ordine pubblico. Viene dunque da pensare che lo scopo del livello nazionale, trasmesso ai territori, sia uno: punire chi è sceso in piazza contro il genocidio in corso a Gaza, esprimendo anche la propria contrarietà al silenzio e all’immobilismo complice del Governo italiano”


Fonte: CGIL TOSCANA (https://cgiltoscana.it/2026/01/10/massa-procura-conclude-indagini-preliminari-per-fatti-3-ottobre-37-interessati-cgil-toscana-protesta-non-sia-reato/?fbclid=IwY2xjawPS_LZleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFJR2E2TFBZT252RzhhaUJIc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHttCw14LQdWQMOhb8yhnrXcpLp5O8lEXU_TJuVOV2BZ-Yt8QUY7fqwmfzwqT_aem_P8L8HXRu_N7k1s5FOiJwlQ) - 11 gen. 2026

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