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ITALIA / NO ALLA GUERRA. Pisa: i nostri corpi hanno fermato il treno della morte

LE MALETESTE

14 mar 2026

"Essere per la Pace significa essere partigiani e partigiane, resistere alla guerra mondiale, metterci in gioco ovunque e in molti modi..." - MOVIMENTO NO BASE COLTANO e altri

Resistere alla guerra, lottare per la pace

Mar 13, 2026 | NO BASE COLTANO


Comunicato del Movimento No Base sul blocco delle armi del 12 marzo 2026


Respingere la guerra. Ricacciarla indietro. 

È quello che il movimento ha fatto ieri, attraverso un blocco di oltre sei ore sui binari alla stazione di Pisa centrale. Un treno merci di 32 vagoni, con decine di mezzi blindati militari e altrettanti container il cui contenuto possiamo solo immaginarlo. 


Un risultato che ricalca le straordinarie giornate al porto di Livorno e negli altri porti d’Italia e d’Europa dove i lavoratori e le lavoratrici hanno disertato, rifiutando di essere parte dell’ingranaggio della guerra e bloccando il traffico di armi. 


Ieri abbiamo dimostrato di nuovo con un blocco pacifico e determinato, che possiamo essere concretamente efficaci. Ieri sera abbiamo dato realtà al nostro desiderio di Pace: i nostri corpi hanno fermato il treno della morte. L’hanno fermato  la nostra unione e la consapevolezza di stare dalla parte giusta della storia, quella che rifiuta la logica della guerra ad ogni costo, il riarmo, l’utilizzo di ogni infrastruttura civile per scopi militari, la devastazione del nostro territorio per incentivare l’economia di guerra. 


Abbiamo dimostrato che con i giusti rapporti di forza possiamo trasformare l’impossibile in necessario. Unendo le capacità di lavoratori, comitati, movimenti, cittadini, possiamo essere un passo avanti a loro. Da Livorno a Pisa, da Collesalvetti a Pontedera, un intero territorio si è mobilitato in tanti modi per bloccare questo treno.


Ovunque con coraggio e chiarezza dei nostri obiettivi, possiamo fermare le armi e intralciare la guerra. Possiamo rimandare indietro un treno carico di mezzi blindati. Possiamo fermare la costruzione della base militare nel parco di San Rossore a San Piero a Grado e a Pontedera. Possiamo essere sabbia nell’ingranaggio della guerra. 


A Pisa la guerra ieri non è passata, ma è solo un primo passo: sappiamo che il treno avrà preso altre rotte. Sappiamo che tanti altri passano senza che ne siamo a conoscenza. Vediamo le politiche di miseria che stanno portando miliardi alla guerra e non ai bisogni della società. 


Oggi più che mai dobbiamo prendere posizione: essere per la Pace significa essere partigiani e partigiane, resistere alla guerra mondiale, metterci in gioco ovunque e in molti modi per essere d’ostacolo alla guerra e dimostrare che il popolo non vuole farne parte. 


Ieri abbiamo respirato confitto e liberazione, una tappa che dà forza ed energia a tutto il movimento pacifista e contro la guerra del nostro Paese ma che abbiamo bisogno di rilanciare e continuare a organizzare. Per questo sarà importante esserci tutti e tutte alla nostra assemblea generale martedì 17, organizziamo insieme nuove iniziative  di diserzione, di disarmo, di blocco.

Costruiamo la pace con la lotta.



ANTEFATTO 1

Movimento No Base - Né a Coltano né altrove

13 marzo 2026, 17.28 | FACEBOOK


FERMIAMO I FLUSSI DELLA GUERRA! BLOCCATO ALLA STAZIONE DI PISA UN TRENO DI 32 VAGONI DI MEZZI MILITARI E ESPLOSIVI


Alcuni scatti dell’importante serata di lotta e mobilitazione contro la guerra di ieri.

Un blocco dei binari della stazione di Pisa di sei ore che, con determinazione, ha impedito la ripartenza di un treno di 32 vagoni carichi di mezzi militari e armi provenienti da Piombino, fino a rispedirlo al mittente, obbligandolo a ritornare indietro, a mezzanotte inoltrata.


Una mobilitazione improvvisa ma che ha trovato la città preparata, grazie a questi anni di attivazione contro le guerre, contro il genocidio in palestina, contro la militarizzazione delle nostre vite. Grazie a una rete contro la guerra sempre più solida che va al di là di Pisa e si estende a tutta la toscana e oltre: realtà antimilitariste, comitati, singole persone solidali che lungo tutta la strada di questo carico mortifero hanno bloccato e hanno avvistato e segnalato prontamente il treno e grazie ai sindacati di base che hanno proclamato uno sciopero proprio mirato al trasporto di questo carico.


Un’importante coordinazione che ha dimostrato, ancora una volta, che inceppare la macchina della guerra è possibile.

E ieri alla stazione di Pisa è stato fatto con un presidio di cori e interventi ininterrotti, che ha visto aumentare la partecipazione di ora in ora e ha trovato solidarietà in molte e molti che, nell’ora di punta di rientro, attraversavano la stazione.


Perchè quando è arrivato questo carico pericolosissimo la stazione di Pisa era piena e un trasporto come quello di ieri costituisce con evidenza un rischio scellerato per le vite di tutte e tutti, in un momento storico in cui appare con sempre maggiore chiarezza l’incuranza di chi promuove la guerra per i suoi profitti, a discapito della vita della maggior parte delle persone, in tutto il mondo.

É con questa consapevolezza che il presidio è riuscito a rimandare indietro il carico, dopo ore di intimazioni di liberare i binari da parte delle forze dell’ordine e di determinazione a resistere delle persone presenti al blocco. Sapendo che non è il primo e non sarà l’ultimo ma che sempre più ci troveranno pront a ostacolare le molteplici forme con cui la guerra attraversa i nostri territori, invitando tutte e tutti ovunque a fare lo stesso.


Bloccare i flussi della guerra si può fare e tocca a noi! Organizziamoci sempre meglio per essere ovunque.



ANTEFATTO 2

Bloccare il transito di armamenti. Mobilitazioni in corso a Piombino, Livorno e stazione di Pisa

di USB Unione Sindacale di Base

12 marzo 2026, 19.33 | CONTROPIANO


Ultim’ora. Bloccato il treno con gli armamenti alla stazione di Pisa.

Nella giornata di ieri, nel porto di Piombino una nave del Ministero della Difesa ha scaricato una enorme quantità di materiale bellico, decine di mezzi militari e container contenenti, probabilmente, esplosivo.


Oltre il danno del rigassificatore, Piombino è stata trasformata in un vero e proprio HUB del traffico di armi. Questa volta sono stati coinvolti dei lavoratori della acciaieria JSW e della Piombino Logistics, dato che una parte del materiale bellico è stata trasportata all’interno dello stabilimento siderurgico e caricata su rotaia su un treno merci che sembra destinato ad arrivare alla stazione di Palmanova in Friuli Venezia Giulia per poi essere imbarcata dal porto di Monfalcone.


USB, non appena ricevuta notizia e in tempi strettissimi, ha proceduto a proclamare lo sciopero specifico per il carico, scarico e trasporto di armamenti per tutti i lavoratori coinvolti della JSW e per i macchinisti di Mercitalia (società cargo del Gruppo FSI) per permettere ai lavoratori di potersi rifiutare di movimentare il carico di morte. Perché per noi è inaccettabile che si decida di militarizzare porti, fabbriche e la stessa rete ferroviaria italiana per alimentare le politiche di riarmo e di guerra del nostro paese. 


Con le federazioni di Livorno e di Pisa e altri militanti dei movimenti siamo in presidio di protesta presso la stazione di Livorno Calambrone per esprimere la nostra contrarietà all’ennesimo carico di morte che transita nel nostro territorio. 


Al momento il treno sta accumulando un fortissimo ritardo e sembra venga deviato in un altro percorso per evitare i presidi.


Invitiamo tutti e tutte i compagni a fare lo stesso durante il tragitto che questo treno percorrerà fino probabilmente al porto di Monfalcone per essere imbarcato vero qualche teatro di guerra.


Bisogna opporsi al riarmo e alla guerra; non saranno i lavoratori e le lavoratrici a pagare il prezzo!


Il piano di riarmo da 800 mld € e il piano di militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche da 100 mld €, entrambi lanciati dalla Commissione UE, ci conducono alla guerra, all’impoverimento dei nostri salari e alla perdita di servizi pubblici. 


In 8 giorni di aggressione da parte di Israele e degli USA l’unica cosa che vediamo è il rincaro immediato dei prezzi di carburanti, energia e beni di prima necessità, cosa che sta riportando al centro una questione riguardante direttamente l’economia reale e la tenuta sociale del Paese. 


Abbiamo già pagato di tasca nostra l’impennata inflattiva della guerra in Ucraina, con un potere d’acquisto dei nostri salari diminuito dell’8/10%; non possiamo permetterci un’altra fase di aumento dei prezzi che rischia di diminuire ulteriormente il potere d’acquisto dei lavoratori e di colpire duramente il sistema produttivo. Tutto questo mentre l’apparato produttivo è già attraversato da crisi industriali, ristrutturazioni e processi di dismissione che stanno colpendo interi settori strategici.

Fermare i transiti di morte e scioperare contro le armi significa lottare per la pace e per le proprie condizioni di lavoro!



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