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ITALIA / ISRAELE. Le aziende coinvolte nei crimini israeliani a cui l’Italia affida il fotovoltaico

LE MALETESTE

7 ott 2026

L'INCHIESTA. Dalla Toscana alla Sicilia, passando per la Sardegna, alcune delle società che stanno investendo centinaia di megawatt nel fotovoltaico italiano conducono o controllano anche attività economiche nei territori occupati da Israele - LINDA MAGGIORI

di Linda Maggiori

6 ottobre 2026 | L'INDIPENDENTE


Dalla Toscana alla Sicilia, passando per la Sardegna, alcune delle società che stanno investendo centinaia di megawatt nel fotovoltaico italiano conducono o controllano anche attività economiche nei territori occupati da Israele: gruppi come Shikun & Binui e Doral Energy, attivi attraverso una rete di società controllate e progetti agrivoltaici già realizzati o in fase di autorizzazione. Il primo compare nella banca dati delle Nazioni Unite sulle imprese coinvolte nell’occupazione israeliana in Cisgiordania; il secondo sviluppa impianti energetici anche sulle Alture del Golan occupato. Intanto, da Ribolla e Lavaiano fino alle campagne siciliane, comitati, attivisti e amministratori locali moltiplicano le proteste per chiedere che l’espansione delle rinnovabili non finisca per alimentare, attraverso profitti e investimenti, aziende implicate nei crimini israeliani.


Il progetto denominato Ribolla, presentato da SPV Energy 3 S.r.l, riguarda un impianto agrivoltaico da 19,955 MWp nella zona di Ribolla, nel Comune di Roccastrada, con opere di connessione che interessano anche Grosseto. Il progetto prevede circa 36.828 pannelli, distribuiti su circa 25 ettari, mantenendo formalmente l’uso agricolo dei terreni. In origine era previsto anche un cavidotto interrato di circa 16 km, da Ribolla fino alla zona di Bottegone, a Grosseto. Successivamente è stata prospettata una connessione molto più breve, verso la stazione elettrica di Ribolla, distante circa 600 metri.


Un progetto estremamente controverso: l’Unione dei Comuni Colline Metallifere ha espresso parere negativo, mentre la Provincia di Grosseto ha evidenziato il rischio di una forte artificializzazione del paesaggio agricolo. Anche la Soprintendenza, pur esprimendosi favorevolmente per gli aspetti di propria competenza, ha rilevato criticità legate soprattutto alla percezione visiva e all’estensione dell’intervento. Ma oltre all’impatto ambientale, come rivelato dal collettivo Diritti in Palestina, quello che preoccupa è il collegamento con i territori occupati in Palestina.


«Visto il “fiorire” di progetti del genere in tutta Italia, molti dei quali presentati da aziende israeliane implicate in vari modi  nell’occupazione illegale dei territori della Cisgiordania e di Gaza, il nostro collettivo si è attivato per verificare gli attori dell’impianto in questione – racconta a L’Indipendente Alessandra Bertero, attivista di Diritti in Palestina.

Dopo varie verifiche abbiamo scoperto che il proponente, SPV Energy 3 S.r.l, con  sede a Milano e capitale sociale di 2.500€ e nessun dipendente, è posseduta al 100% da Shikun & Binui Energy Europe B.V., sede legale ad Amsterdam (Paesi Bassi), a sua volta controllata dalla israeliana Shikun e Binui. La stessa azienda è finita nella black list ONU per le attività negli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati (numero 136), in particolare per la costruzione di complessi residenziali e edilizia.

Anche secondo la documentazione fornita da  Who Profits Research Center (centro indipendente di ricerca sul coinvolgimento di imprese nell’occupazione israeliana in Palestina e Siria) Shikun & Binui Energy Ltd fa profitti negli insediamenti illegali dei territori occupati della Cisgiordania e Gerusalemme Est, in stretta collaborazione e a supporto dell’esercito e delle forze di polizia, oltre ad aver ottenuto l’assegnazione di appalti per opere da sviluppare nei territori occupati. 


Fatte le dovute verifiche, abbiamo quindi provveduto ad inoltrare alle amministrazioni comunale, provinciale, regionale e all’Unione Comuni Colline Metallifere le nostre osservazioni  in merito. In seguito a questo abbiamo chiesto ed ottenuto un incontro con l’attuale sindaco di Roccastrada (capoluogo del comune di Ribolla) Francesco Limatola, che abbiamo trovato ben disposto a sostenerci. Dall’incontro con il Sindaco Limatola abbiamo avuto informazione che la conferenza dei servizi per l’eventuale approvazione definitiva del progetto inizierà verso ottobre e si concluderà presumibilmente fra dicembre e gennaio. Dal 21 luglio è stata avviata una raccolta firme in presenza e dal 9 agosto anche on line attraverso change.org».


Il 5 settembre si è tenuto un presidio a Ribolla promosso dal collettivo Diritti in Palestina. Ora la decisione spetta alla Regione Toscana (con il presidente Eugenio Giani, PD), che ha già espresso il 25 maggio 2026 un giudizio positivo di compatibilità ambientale. Serve ora l’Autorizzazione Unica Energetica (AUE), che è il passaggio amministrativo necessario per arrivare alla realizzazione e all’esercizio dell’impianto. 


«Le risoluzioni dell’Assemblea generale non sono di per sé vincolanti, ma gli obblighi che esse richiamano lo sono» spiega a L’indipendente l’avvocato Luca Saltalamacchia, esperto di diritto internazionale che segue il collettivo. «Il dovere di non riconoscere come legittima una situazione prodotta dalla violazione di norme imperative e di non prestarvi aiuto o assistenza appartiene al diritto internazionale generale, come ha accertato la Corte internazionale di giustizia nel parere del 19 luglio 2024. La risoluzione del 18 settembre 2024 non fa che esplicitarne la portata, chiedendo agli Stati di astenersi da relazioni economiche, commerciali e finanziarie che contribuiscano al mantenimento della presenza illegale di Israele nei Territori palestinesi occupati. Per il tramite degli artt. 10 e 117 della Costituzione quel vincolo entra nell’ordinamento italiano e grava anche sull’amministrazione che istruisce il procedimento di Autorizzazione Unica della SPV Energy 3 S.r.l».


Oltre agli investimenti nei territori occupati, l’azienda collabora alla costruzione di siti per l’esercito israeliano: una società di progetto interamente controllata da Shikun & Binui, ha infatti ottenuto la progettazione, costruzione e gestione della nuova Kiryat HaModi’in nel Negev, il grande campus dell’intelligence militare israeliana destinato a ospitare circa 12.000 militari e personale delle unità di intelligence, cyber e tecnologia militare. 


Shikun & Binui Energy è entrata nel mercato italiano nel 2021 con una strategia di business, secondo vari analisti, molto decisa e aggressiva: la modalità è quella di comprare progetti già avviati da altri, imporsi sul mercato con una forte disponibilità di denaro, acquisendo piccole società. Nel 2023 infatti ha acquisito i progetti di Collesalvetti e Ribolla, per complessivi 43 MW. Successivamente ha ampliato ancora il portafoglio: nel 2023 ha annunciato l’acquisizione di un progetto di fotovoltaico da circa 60 MW nell’area di Sassari, portando la pipeline italiana a circa 340 MW e interessando Sicilia, Toscana e Sardegna. 


A Lavaiano, comune di Casciana Terme Lari (Pisa), su 22 ettari saranno costruiti impianti di agri-fotovoltaico da parte di SPV Energy E32 (sempre riconducibile a Shikun & Binui). Anche qui si sta organizzando una mobilitazione popolare, grazie al collettivo Valdera avvelenata. Il sindaco Paolo Mori a differenza di quella di Roccastrada, per ora non commenta. 


In Sicilia risultano due nuovi progetti agrivoltaici intestati a società italiane riconducibili a Shikun & Binui: sono i progetti H125 – C.da Mercato della Signa da 73,31 MWp della società Shikun and Binui Energy Nerello S.r.l che interessa Petralia Sottana, Castellana Sicula e Villalba. Il secondo progetto in via autorizzativa è H165 – C.da Mattarello, da 53,209 MW, il cui proponente è la società è Shikun and Binui Energy Nero D’Avola S.r.l., nel Comune di Villalba. Per una potenza complessiva superiore a 126 megawatt.


L’11 settembre Santo Primavera deputato regionale del Mpa, con un’interrogazione urgente a risposta scritta ha chiesto al Presidente della Regione e all’Assessore regionale all’Energia chiarimenti sui progetti agrivoltaici riconducibili al gruppo Shikun & Binui Energy chiedendo di conoscere lo stato effettivo dei procedimenti. L’interrogazione chiede inoltre «approfondimenti sull’assetto delle società proponenti e sulla loro riconducibilità al gruppo Shikun & Binui, vista la presenza del gruppo nella banca dati ONU sulle imprese coinvolte in attività connesse agli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati. I profili di responsabilità sociale d’impresa meritano un approfondimento rigoroso, nei limiti delle competenze regionali e senza anticipare giudizi. La vocazione pacifista dell’identità siciliana e il rispetto dei diritti umani devono trovare attenzione nelle valutazioni delle istituzioni».


Altra azienda israeliana molto controversa, impegnata nei territori occupati e che ha un forte radicamento in Italia è la Doral Group.  Doral è la principale azienda israeliana nel settore del fotovoltaico e dell’accumulo energetico, davanti alle connazionali Enlight ed Energix e dispone in Israele di 632 MW di impianti solari fotovoltaici operativi e di 1,226 GWh di sistemi di accumulo collegati. La presenza di Doral nell’area di Karzrin, insediamento illegale nell’altura del Golan occupato, risale al 2008 con i primi impianti fotovoltaici nelle case dei coloni. A giugno 2025, secondo la rivista MEES, Doral Energy ha ottenuto insieme alla Golan Heights Bridge Solar Energy Ltd l’autorizzazione governativa per costruire una centrale solare fotovoltaica da 300 MW, su 600 acri proprio nelle alture del Golan meridionali, il tutto all’interno di un deliberato piano di espansione delle colonie, deciso dal governo di Netanyahu. Si tratta di un progetto dal valore di 900 milioni di shekel israeliani (253 milioni di dollari). La costruzione di infrastrutture civili e commerciali, inclusi i parchi ad energia rinnovabile promossi da aziende israeliane come Doral, Enlight o Energix nei territori occupati, sta andando avanti a pieno ritmo, nonostante le risoluzioni delle Nazioni Unite considerano le Alture del Golan come un territorio siriano occupato fin dal 1967. Lo sfruttamento delle risorse locali e l’espansione degli insediamenti nell’area di Katzrin sono considerati illegali dal diritto internazionale. 


In Italia Doral ha molti progetti di fotovoltaico e impianti da fonti rinnovabili, per una potenza complessiva di circa 528 MW, tramite le sue controllate italiane Spartacus S.r.l, Spartacus 2 S.r.l, Spartacus 3 S.r.l, Spartacus 4 S.r.l, Spartacus 5 S.r.l, Spartacus 6 S.r.l, Spartacus 7 S.r.l, Spartacus 8 S.r.l. I progetti si concentrano particolarmente in Sicilia, tra la provincia di Trapani e Caltanissetta. Tra le iniziative principali già realizzate figura il progetto M148 di Doral in provincia di Trapani (anche detto La Conigliera) un impianto agrovoltaico da 7,15 MWp. Ci sono molti altri impianti di fotovoltaico in via di autorizzazione, sempre di Spartacus


I profitti che queste aziende ricavano dagli impianti fotovoltaici in Italia contribuiscono a consolidare la presenza e l’espansione della multinazionale nei territori occupati.  I collettivi e le associazioni chiedono alle forze politiche di farsi promotori di una legge nazionale che renda più stringenti i criteri di legge per operare in Italia e vincolanti sui temi etici, a maggior ragione nel settore degli appalti pubblici, come sostenuto da BDS (Boicottaggio disinvestimento sanzioni).




Linda Maggiori

Giornalista indipendente, si occupa di temi relativi ad ambiente, traffico di armi, impatto ambientale dell'economia di guerra. Ha scritto numerosi libri.

È attivista nei movimenti per l'ambiente, per i diritti umani e antimilitaristi.

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