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ITALIA PACE E LAVORO. Cagliari: no al transito armi / Prato: Lavoratori Alba Sudd Cobas

LE MALETESTE

5 feb 2026

Cagliari: il consiglio comunale dice no al transito di armi nel porto - COSTANTINO COSSU / Prato: il presidio dei lavoratori Alba ora è all'esterno per denunciare - SUDD COBAS

Cagliari, il consiglio comunale dice no al transito di armi nel porto

di Costantino Cossu

edizione del 5 febbraio 2026


Un ordine del giorno contro il transito e la movimentazione di ordigni bellici e di armamenti per scopi militari all’interno del porto di Cagliari è stato approvato dal consiglio comunale del capoluogo regionale sardo. Votato in maniera compatta da tutta la maggioranza di centrosinistra (contro invece le destre), l’ordine del giorno era stato depositato a dicembre dello scorso anno dalle consigliere e dai consiglieri della maggioranza su proposta dei gruppi di Sinistra futura e di Alleanza Verdi Sinistra. Nel documento approvato si dà mandato al sindaco Massimo Zedda e alla giunta per l’adozione di tutte le misure amministrative e di sicurezza necessarie a interrompere e a vietare le operazioni di movimentazione e transito di ordigni bellici nel porto di Cagliari e a sollecitare l’impegno in tal senso dell’autorità portuale, della capitaneria di porto, della prefettura e del governo.


«Dobbiamo garantire – spiega Laura Stochino, consigliera di Sinistra futura – sicurezza e trasparenza a tutti i cittadini e sventare potenziali rischi per l’incolumità e la salute causati dalla movimentazione, dal transito e dallo stoccaggio di materiali esplosivi e bellici», che nel porto di Cagliari arrivano, ormai da anni, dalle linee di produzione della Rwm di Domusnovas, la fabbrica controllata dal colosso tedesco degli armamenti Rheimetall che nel Sulcis (Sardegna sud-occidentale) sforna bombe, droni e mine esportati nei principali teatri di guerra aperti nel mondo. La Rwm ha chiesto alla regione Sardegna di raddoppiare gli impianti. La giunta Todde ha risposto avviando procedure tecniche di valutazione finalizzate a stabilire il grado di impatto ambientale di un eventuale ampliamento della fabbrica di armi.


Tanto è bastato perché il governo Meloni rispondesse minacciando la regione di nominare un commissario che decida a favore della Rwm al posto della giunta. Il braccio di ferro è in corso. Il ministro per le imprese Adolfo Urso preme sulla presidente Todde perché dica sì con due argomenti: la funzione strategica, nell’attuale fase, dell’industria bellica e la necessità di dare un contributo al superamento dell’emergenza occupazionale che colpisce il Sulcis per effetto della crisi del polo dell’alluminio. La Rwm promette infatti, se passa il raddoppio degli impianti, di fare trecento nuove assunzioni. «Ci sta molto a cuore – dice Stochino – il destino economico del Sulcis, ma vorremmo per quel territorio un’alternativa che non metta al centro la produzione bellica. Lo sviluppo deve essere garantito da altre scelte, sostenibili ed eticamente condivisibili». (...)


Fonte: IL MANIFESTO (https://ilmanifesto.it/cagliari-il-consiglio-comunale-dice-no-al-transito-di-armi-nel-porto) - 5 febbraio 2026



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Sudd Cobas Prato Firenze

L’ALBA: NON DIAMO TREGUA!

4 febbraio 2026, 13.03

Hanno pensato di poter far ripartire la produzione in una delle fake company. Hanno pensato di poter continuare a mettersi profitti in tasca mentre gli operai non ricevono lo stipendio da agosto. Hanno pensato di poter trovare nuovi clienti mentre gli operai da 5 mesi scioperano e si battono per i propri diritti al Tavolo di Filiera.

Hanno pensato male.

Siamo dentro la Noa Group di via Pomeria 28 a Montemurlo. A questa fabbrica devono essere messi i sigilli. Agli operai devono essere pagati gli stipendi.


IL VIDEO

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AGGIORNAMENTO ALBA

4 febbraio 2026, 22.30


1.  Stamattina operai L’Alba e attivistə hanno iniziato un sit-in a oltranza dentro lo stabilimento di via Pomeria 28 a Montemurlo. Si scrive “Noa Group” ma si legge “L’Alba”. È qui che è stata delocalizzata la produzione del reparto di stiro. E la produzione era ripartita proprio poche settimane fa (lasciando fuori tutti gli operai sindacalizzati).

2. In serata è arrivato un importante risultato: il Comune di Montemurlo ha disposto un provvedimento di immediata cessazione dell’attività. Il Comune ha riscontrato, dopo la nostra segnalazione, l’assenza delle autorizzazioni necessarie. La spregiudicatezza dei padroni de L’Alba non produce solo lavoro sfruttato ed evasione fiscale, ma anche enormi rischi per chi abita il territorio. In questo caso, infatti, l’attività prevedeva una caldaia industriale a ridosso delle abitazioni del quartiere, con gravi pericoli connessi.

3. Il presidio quindi attualmente si è spostato all’esterno della fabbrica per continuare a vigilare sull’effettiva cessazione delle attività a partire da domani. Qui trascorreremo la notte, mentre prosegue da 148 giorni il presidio davanti allo stabilimento di via Lecce.

4. Avevamo detto che avremmo bloccato ogni piano di delocalizzazione e di “chiudi e riapri”: lo stiamo facendo. Possono cambiare nome, cambiare fabbrica e fare passare cinque mesi: i picchetti alla fine arrivano dove loro spostano la produzione.

5. Non si poteva accettare che i padroni de L’Alba tornassero a fare profitti mentre gli operai hanno quasi 7.000€ a testa di stipendi arretrati e si ritrovano senza lavoro.

6. Oggi abbiamo potuto verificare che all’interno dello stabilimento era ripresa la produzione commesse dei vestiti Grey/ven, brand americano la cui sfilata a New York era saltata grazie allo sciopero nella fake company del caporalato in via Lecce (dove il picchetto degli operai prosegue da 5 mesi). Grey/ven si è sempre rifiutata di sedere al Tavolo di filiera. E conferma quello che abbiamo sempre detto: se ti rifiuti di sedere al tavolo di filiera è perché vuoi continuare ad avere una filiera senza diritti.


Fonte: FACEBOOK (https://www.facebook.com/SuddCobasFirenze) - 4 febbraio 2026




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