
LE MALETESTE
22 gen 2026
L’intento di una nuova opposizione sociale dovrà essere quello di ripartire dal “blocchiamo tutto” dello scorso settembre. Ci vediamo il 31 a Torino - MARCO ARTURI
Sulla linea del fronte
21 Gennaio 2026
Una cosa a questo punto dovrebbe essere chiara: contro le politiche repressive messe in atto dal governo, un’opposizione di maniera non basta più.
Di fronte agli sgomberi effettuati e a quelli minacciati, al restringimento degli spazi per il dissenso, all’offensiva giudiziaria e alle misure contenute nel pacchetto sicurezza non è più con un’ospitata in tv, con un reel sul social o con un comizietto davanti a una platea amica che si può fare; e neanche (anzi, tantomeno) affidando una delega a forze parlamentari sempre attente alla tutela di un consenso ormai privo di identità e ancora impegnate negli stessi equilibrismi che hanno spianato la strada alla destra.
L’esercizio della critica va benissimo ed è necessario, ma è arrivato il momento del contrasto. Vale a dire il tempo di dare vita a un’opposizione sociale vera e diffusa da costruire con tutti quelli che ci stanno, lasciandosi alle spalle le differenze e le esitazioni. È ora di tornare a dire “blocchiamo tutto” e di mettere a valore l’esperienza del movimento per la Palestina.
Il messaggio che arriva dalle recenti assemblee organizzate nelle grandi città dagli spazi sociali è questo; da quella di Torino in particolare arriva l’esortazione a tracciare una “linea del fronte” sulla quale tenere la posizione. Questo è il senso della chiamata per sabato 31 gennaio, quando si troveranno a raccolta nella città di Askatasuna tutte le realtà sociali, solidali e autogestite ma anche le organizzazioni sindacali e politiche che vorranno e che sapranno starci. Il sottinteso è chiaro: c’è spazio per tutti, l’apertura è totale ma non si tratterà di un’operazione simbolica o di testimonianza.
Non sarà metaforico neanche il modo scelto dagli organizzatori per “riprendersi la città”: la manifestazione sarà infatti caratterizzata da tre cortei che partiranno da punti diversi della città (Porta Nuova, Porta Susa, Palazzo Nuovo) per poi riunirsi. “Ci vogliono in galera, ci troveranno nelle piazze” dicono i ragazzi di Askatasuna con riferimento inequivocabile all’ondata di ordinanze cautelari partita nelle ultime settimane.
Perché a pensar male si fa peccato eccetera: e dunque non è difficile arrivare a ipotizzare che lo sgombero di Askatasuna – senza dubbio una delle realtà più attive e coinvolte in assoluto nelle manifestazioni per la Palestina – rappresenti, oltre che una prova di forza, una rappresaglia nei confronti di chi ha animato le piazze dello scorso autunno, quando le dimensioni della partecipazione sorpresero e preoccuparono non poco il governo. Che comunque aveva già dato il via alle operazioni dirette a colpire chi dissente e a chi osa proporre un modello relazionale, economico e culturale alternativo e umano in città sempre più escludenti.
L’intento della nuova opposizione sociale sarà quello di ripartire dal “blocchiamo tutto” dello scorso settembre; a Torino in particolare l’intenzione è di riproporre il modello No Tav – quello della Valsusa territorio di resistenza ma anche laboratorio di democrazia e partecipazione – nelle strade e nelle dinamiche della grande città. Cosa più che possibile dal momento che Askatasuna, che di quel modello è stata parte integrante e centrale, non muore certo per lo sgombero – per quanto sofferto e impattante a livello simbolico – da quelle che qualcuno ha definito “quattro mura”.
A partire da sabato 31, insomma, si vedrà chi ci starà – a giudicare dai primi segnali si direbbe in molti – e come; resta da capire la reazione di un governo che a parere di alcuni adottando questo modello autoritarista ha sbagliato i calcoli e secondo altri è invece alla ricerca consapevole della prova di forza.
Ma tutto questo non impedirà al movimento che nasce di muovere i primi passi partendo da una città per nulla pacificata, nella quale “Resistenza” significa ancora molto. Coscienti che resistere, per usare le parole di chi sapeva bene cosa significasse, non è solo l’unica cosa rimasta da fare: è anche la cosa giusta.
Fonte: COMUNE INFO (https://comune-info.net/sulla-linea-del-fronte/) - 21 gen. 2026
*Marco Arturi, classe 1970, vive tra Roma e Torino.
Nomade per destino e per vocazione, in vita sua non ha fatto che spostarsi e raccontare storie. Lo ha fatto da divulgatore, sindacalista, giornalista, presunto (molto presunto) esperto di vini, attivista di movimento. Ha scritto per varie testate su carta (Repubblica, Carta, Il Manìfesto) e sul web. E' l'ideatore di Tutto in un sorso - definita la più bella festa del vino d'Europa - e di innumerevoli altre manifestazioni convinviali, che organizza per mestiere ma soprattutto come pretesto per stare insieme, forte della convinzione che senza gli altri non siamo niente.


