LE MALETESTE
24 set 2026
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Boicottare Israele nei supermercati: la campagna che avanza
Siamo noi, Unione Europea, il principale cliente di un Paese genocida. Con Israele, che esporta in UE circa il 30% dei suoi prodotti, abbiamo un accordo di associazione commerciale che lo mette praticamente nella stessa posizione di uno Stato europeo. E sebbene i nostri accordi commerciali contengano clausole “severe” sui diritti umani, non abbiamo mai smesso di importare i prodotti di imprese che sono complici di uno Stato costruito sul suprematismo militare, sull’apartheid e l’oppressione coloniale, e sullo sfruttamento delle risorse di un altro popolo. Le aziende israeliane non possono che essere colluse perché vengono sistematicamente favorite dallo Stato israeliano, pagano l’acqua 5 volte meno di quelle palestinesi e l’imprenditorialità e l’agricoltura palestinesi sono pesantemente ostacolate e penalizzate in tutte le loro attività produttive e commerciali.
Continuiamo a importare anche i prodotti delle colonie illegali, che peraltro non dovrebbero godere dei benefici dell’accordo commerciale UE con Israele – niente dazi né quote – ma di fatto ne godono perché non sono riconoscibili, in quanto non vengono mai etichettati come dovrebbero, violando un obbligo imposto dalla Corte di Giustizia dell’UE nel 2019. Quelli coloniali rappresentano – secondo il rapporto “Importing Occupation” presentato a giugno dall’organizzazione internazionale Global Echo Litigation Center che ha analizzato oltre 5900 spedizioni di prodotti agricoli negli ultimi 8 anni (2017- 2026) – un sesto (17%) dei prodotti che importiamo da Israele.
Per sospendere un accordo commerciale dell’UE occorre l’unanimità, e in questo caso non c’è, principalmente per “merito” di Germania e Italia. Per fermare almeno i prodotti coloniali basta una maggioranza qualificata, che non c’è a causa dell’opposizione di una “minoranza di blocco” formata da cinque Paesi – tra cui l’Italia, in compagnia di Germania, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca – che rappresentano più del 35% dei cittadini europei.
L’UE è oggettivamente complice di un Paese genocida – oltre che colpevole di colonialismo di insediamento e apartheid – non solo perché gli vende armi e carburante, ma perché compra i suoi datteri, avocado, pompelmi e arachidi.
E questo nonostante più di un milione di firme – 400mila solo in Italia – raccolte in meno di tre mesi nell’ambito di un’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE), su proposta del movimento Justice for Palestine, che chiede di interrompere l’accordo di associazione con Israele. Nessuna ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei), delle 151 proposte dal 2009, aveva raggiunto il minimo di firme richiesto dai regolamenti europei così velocemente.
La campagna No ai Prodotti Israeliani nei nostri supermercati è sostenuta da una rete di più di 160 associazioni in 6 Regioni (Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana), tra le quali molte riunite in coordinamenti cittadini per la Palestina. Nasce ad aprile 2024, quando un gruppo di socie e soci Coop organizzano i primi volantinaggi davanti a punti vendita in cui avevano rilevato l’imbarazzante presenza di prodotti israeliani (uno di questi, arachidi tostate, addirittura con marchio Coop). L’obiettivo iniziale era fare pressione sulle cooperative regionali di Coop perché interrompessero i rapporti commerciali con Israele, in coerenza con il codice etico dell’azienda e nel rispetto dei valori di umanità e solidarietà condivisi dalla maggior parte dei soci del movimento cooperativo. La campagna si è poi estesa alle principali imprese della grande distribuzione organizzata in Italia, considerando che tutte hanno codici etici che prevedono il rispetto dei diritti umani come requisito fondamentale per i fornitori.
Sono state inviate lettere alla dirigenza di ognuna delle cooperative facenti parte di Coop Italia, e inoltre a Esselunga, Conad, Pam, MD, Eurospin, Lidl e Carrefour (ora New Princes). Anche Coop Italia, Legacoop e ANCC sono state coinvolte. A fine novembre 2024 è stata lanciata una petizione tuttora attiva che ha raccolto quasi 20mila firme.
Delegazioni dei vari coordinamenti territoriali hanno incontrato dirigenti Coop e partecipato alle assemblee dei soci della primavera 2025 e 2026. Grazie anche all’effetto della pressione esercitata le tre principali cooperative (Coop Alleanza 3.0, Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno, confluita in Unicoop Etruria) hanno eliminato tutti i prodotti alimentari – mentre attivisti della campagna hanno segnalato che in alcune parafarmacie di Coop Alleanza 3.0 sono ancora presenti alcuni farmaci Teva – e messo in vendita Gaza Cola. Questo dimostra che si può fare.
Cosa possono fare i consumatori
Anzitutto firmare la petizione. E poi controllare i prodotti negli scaffali: tenete d’occhio in particolare frutta secca, datteri, arachidi, pompelmi, arance, avocado, manghi, melograni, tahina e inoltre Sodastream, che produce gasatori per l’acqua. Se trovate la segnalazione di provenienza da Israele, segnalatelo a un responsabile del negozio ed esprimete il vostro dissenso.
A volte la provenienza non è indicata, il che non è legale: tenete presente che tra le marche israeliane ci sono Carmel, Ventura, King Salomon, Jordan River, Jordan Plains, Mehadrin, Hadiklaim, Carmel Agrexco, Bomaja, Delilah, Desert Diamond, La Palma, Paradise Dates, Rapunzel, Red Sea, Royal Treasure, Shams, Tamara (per approfondire scrivete a: bdsitalia@gmail.com).
Potete anche utilizzare le app gratuite Boycat o No Thanks: basta inquadrare il codice a barre.
Infine, ma non meno importante, acquistate i prodotti palestinesi – dal cuscus all’olio d’oliva, ai sandali – dei circuiti del commercio equo e solidale.
BDS
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