top of page

LE MALETESTE. Comunicato n° 1 - 2026: per un'analisi e una prassi politica convergenti

LE MALETESTE

9 gen 2026

Dallo stato attuale imperialista alla Nuova Società in costruzione. Spunti per un'azione di classe confluente e co-fondatrice - LE MALETESTE

Le Maleteste

Collettivo Autoconvocato


COMUNICATO N° 1


Pianeta

9 gennaio 2026


Quello che ci lascia interdetti, dopo un bel po' di anni che ci occupiamo di cose del mondo, passato e contemporaneo, nazionale ed internazionale, non è tanto il modo di gestire il potere politico da parte delle élites, quanto invece la mancanza di analisi da parte di chi dovrebbe opporsi allo status-quo imperante.


Il potere, indifferentemente da chi lo gestisca ufficialmente, è appannaggio delle classi agiate e dei possessori dei mezzi di produzione (questo, almeno, si diceva una volta, riferendosi ai soli Paesi capitalisti, mentre invece oggi, e non da oggi, vale anche per altri Paesi che, nella propaganda interna ed internazionale, intenderebbero presentarsi, a parole, solo a parole però, a favore di classi "diverse", vedi Cina e India, per non parlare di Russia, Arabia Saudita...).


Il Capitalismo non è mai morto, ponendo anzi sempre in trasformazione le basi peculiari del suo sviluppo, per accrescere in potenza e influenza (nonno Karl Marx lo aveva evidenziato benissimo); diffusosi anzi, ormai, in ogni angolo del mondo, mascherato o meno, a dettare leggi di mercato utili solo ad arricchire i capitali di provenienza e a sfruttare terre e risorse di popoli già in difficoltà, interni ed esterni.


L’accaparramento delle fonti energetiche, il land-grabbing, l’influenza sulle scelte politiche e sociali di porzioni sempre maggiori di popolazioni sul pianeta, sono sempre più il leit-motiv dei potenti del momento che, passando dal condizionare, quando non nell’acquisire direttamente, organi d’informazione locali, indirizzano le opinioni pubbliche e le forze politiche, sindacali e sociali, dei Paesi che maggiormente possano loro offrire spazi d’intervento e libertà di manovra per la movimentazione e il conseguente, eventuale occultamento di capitali acquisiti.


Il mondo nella sua totalità si divide in vere e proprie sfere d’influenza politica, dove, a dettar leggi e direttive, anche sociali, sono sempre più i capitalisti dei Paesi forti, con qualche delega a governi locali, asserviti e riverenti di fronte alle direttive emanate da fuori, e qui entrano in gioco Paesi Terzi, come per esempio la Turchia e Israele, giusto per fare due nomi alla ribalta della scena a noi più vicina. L’Europa, al momento, resta al blocco di partenza, insicura sul da farsi, tutta presa da beghe interne, e chiusa tra fronti sempre più nazionalisti e reazionari.


In questo quadro, gli spazi e i tempi per occupare da parte degli imperialisti interi Paesi africani, latinoamericani e asiatici, si fanno sempre più agibili e agiti, per cui, da parte di un’ipotetica nuova Opposizione al Sistema imperante, privilegiare un campo d’intervento precipuamente ed esclusivamente anti-americano, o antirusso, o anticinese, non fa che creare confusione e desta persino perplessità sulle capacità di analisi da parte di intellettuali, scuole di pensiero, ong e sindacati che avrebbero altresì bisogno di un confronto reciproco e costante per trovare un’unica percorribile strada d’uscita dall’imperialismo vigente e per creare alternative valide di Resistenza e Diserzione al presente.


  • Partire dalle esperienze di autogoverno dal basso, così come ci stanno da anni indicando sul campo gli Zapatisti in Chiapas e il Confederalismo Democratico proprio delle popolazioni curde,

  • fare tesoro di lotte convergenti come quella del Collettivo dei Lavoratori ex-GKN di Firenze,

  • sostenere progetti di imprese recuperate dai lavoratori (in Italia, ma anche in Argentina così come altrove),

  • creare un mercato per le autoproduzioni dal basso, agricole e non,

  • aprire sempre più centri autonomi di cura e difesa delle categorie più fragili –donne, anziani, studenti, precari, disoccupati…-,

  • fare in modo di rendere impercorribili strade per la produzione di armi, prodotti inquinanti all’interno e in altri Paesi,

questi sono solo alcuni dei campi d’azione che una classe che si definisca oggi anticapitalista dovrebbe fare propri, per affrontarli in modo definitivo e costruire così, grazie a convergenze proficue e sempre più arricchenti, alleanze tra movimenti sociali, sindacali, ecologisti e studenteschi per nuovi modelli di con-partecipazione, per i diritti umani, per la giustizia climatica, per il rispetto del lavoro e delle realtà sociali dal basso, verso un futuro più giusto e solidale.


Le Maleteste

Collettivo Autoconvocato

© 2026 le maleteste

  • le maleteste 2023-2025
  • le maleteste 2018-2022
  • Neue Fabrik
  • Youtube
bottom of page