
LE MALETESTE
17 gen 2026
I nostri appuntamenti fuori e dentro la fabbrica. La società autoritaria e le risposte davanti ai nostri occhi - COLLETTIVO DI FABBRICA ex-GKN Firenze
di Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze
16 gennaio 2025, 15.42
La società autoritaria è qui
1. Domani saremo a Torino all'assemblea lanciata da Aska47 - Csa Murazzi, contro lo sgombero di Aska e in generale contro il processo di attacco agli spazi sociali.
Sabato prossimo a Massa alla manifestazione regionale unitaria contro la repressione lanciata da varie sigle e organizzazioni colpite da 37 denunce per lo sciopero del 3 ottobre.
Porteremo un nostro contributo all'assemblea No Kings che si svolgerà a Bologna. Senza dimenticare la solidarietà agli attivisti palestinesi colpiti dalla repressione (attesa oggi la sentenza per Anan, Ali e Mansour)
Nel frattempo è arrivato il provvedimento disciplinare per l'inchino fatto dai vigili del fuoco dell'Usb durante le mobilitazioni di settembre. E il nuovo pacchetto sicurezza Piantedosi va ulteriormente a inasprire le misure contro il dissenso già delineate dal Decreto Sicurezza. Non può non considerarsi in questo contesto anche il dibattito sulla riforma della magistratura.
2. Non siamo di fronte ad episodi, ma a qualcosa che lotta per diventare strutturale. La società autoritaria è già qui e la sensazione è che tutto il "nostro mondo" continui a reagire a questo fatto inseguendo una routine che non c'è più. Come se quello che abbiamo di fronte fosse qualche sbavatura del Governo di destra a cui una futura tornata elettorale metterà fine, o di fronte al quale dobbiamo soltanto rafforzare qualche campagna militante o gridare più forte sui social la nostra denuncia di quanto accade.
3. La lotta contro la repressione rischia di diventare una nostra rincorsa all'ultimo avvenimento, all'ultimo colpo di coda del potere. Una rincorsa - che si fa inevitabilmente più tecnica e puntuale - che rischia di spingerci esattamente dove più fa comodo a loro: a focalizzarci sulla repressione come un elemento slegato dalla mobilitazione sociale e contro la guerra. Parte di questo rischio è inevitabile ed è proprio uno dei danni più grossi che la repressione sa di poter provocare: perché quando ti colpisce, sa già che parte della tua energia creativa e vitale verrà dirottata lì. Sa che nel doverti difendere entrerai in una "bolla" tutta tua, che ti "allontana" dalla routine apparente in cui è immersa il resto della tua classe.
4. Si sommano e si alimentano tra di loro vari processi, nazionali e internazionali. E si sommano perché sono interconnessi. C'è la guerra e il riarmo, necessari per distrarre il dissenso interno e che contemporaneamente non tollerano dissenso interno. C'è il genocidio e una vera e propria sionistizzazione degli apparati di polizia e dei provvedimenti giudiziari a livello internazionale. C'è l'internazionale nera, che a volte è collegata organizzativamente e a volte è semplicemente un campo di valori, che si alimenta delle accelerazioni di Trump, delle estradizioni fasciste di Orban, delle idee omofobe e complottiste.
C'è il bisogno del nostro Governo di vendicarsi di un movimento come quello di settembre e ottobre che ha osato fondere la solidarietà alla resistenza palestinese al metodo dello sciopero radicale e dei blocchi all'economia di guerra. C'è la traiettoria peculiare del Governo Meloni con il suo bisogno viscerale di combattere gli spazi sociali e di mettere l'intero movimento di opposizione sociale sotto il termine "rave". C'è, e continuerà ad esserci, che nei luoghi di lavoro non si respira, che l'apatia e la rassegnazione, la paura del dire di no, sono state alimentate da 20 anni di precariato e salari al ribasso. E c'è una campagna di odio verso il movimento sindacale di ogni ordine e grado, che elegge di solito Landini e la Cgil come bersaglio di odio social solo in verità per attaccare qualsiasi cosa anche solo si avvicini a sciopero e protesta sindacale.
5. Ci fosse di fronte a tutto questo un grande "argine democratico", un movimento di natura democratica con la schiena dritta e determinato contro questo livello di autoritarismo, si potrebbe obiettare che in fondo "meglio che nulla". Ma non c'è. Ci sono resistenze, mal di pancia, qualche pezzo di società democratica che prova a non farsi inghiottire. Ma niente che sia minimamente all'altezza di quanto invece avanza deciso l'autoritarismo.
6. C'è in fondo questo semplice fatto - e sia chiaro non è con un post che vogliamo dare soluzioni o essere esaustivi - che l'unità di piazza e di sciopero verificatasi il 3 ottobre dovrebbe essere la base minima da cui partire. Necessaria e ancora di per sé non sufficiente.
Perché la società autoritaria è potuta arrivare fin qua passando dalla società dell'apatia. E l'apatia si è affermata nella nostra inefficacia. Perché se la destra oggi presenta le nostre proteste come stramberie e su questa base si prepara a renderle sempre più illegali, può farlo perché troppe nostre proteste sono passate testimoniando una opposizione che non è riuscita a scalfire i rapporti di forza.
7. La flotilla ci ha mostrato come la nostra storia torni a mettersi in movimento quando ai grandi propositi e alle giuste idee, sommiamo un "qui e ora", un mutualismo conflittuale che ricompone il campo della nostra identità sociale e di classe. Quando l'individuo sente che intervenendo negli avvenimenti non è velleitario ma ha obiettivi chiari e immediati da praticare, che si collegano a obiettivi più alti e più lontani.
8. L'essere testimonianza di opposizione non è più un lusso che ci possiamo permettere. Il cambiamento reale dei rapporti di forza deve essere il nostro obiettivo ossessivo. E da settembre e ottobre dovevamo forse uscire ripensando radicalmente la struttura della nostra militanza. La quale non può poggiare altro che sulla convergenza: di soggetti sociali, organizzati e di lotte, uniti dalle pratiche e divisi da reali dibattiti politici, non da concorrenzialità.
Siamo ancora in tempo, ma non sappiamo quanto tempo ci rimane. Curre guagliò, non "rincurre guagliò".
di Collettivo di FAbbrica - Lavoratori Gkn Firenze
17 gennaio 2026, 17.11
Oggi all' assemblea convocata da Aska47 - Csa Murazzi
A Torino regolarono i conti nell' 80 con quella insorgenza operaia lunga 20 anni.
In Val di Susa hanno provato a regolare i conti con i territori che non accettano di essere devastati dall' estrattivismo delle grandi opere.
Chiudendo il Leoncavallo, hanno provato a regolare i conti con la storia stessa degli spazi sociali.
Con Spin Time, stanno provando a regolare i conti con l' idea delle occupazioni abitative.
Torino è da tempo laboratorio di repressione. E militarizzando Vanchiglia e sgomberando Aska il laboratorio vuole ora presentare il suo conto finale.
E logorano e provano a sfinire la lotta ex Gkn, con l' immobilismo di tutti i livelli istituzionali, per regolare i conti con l' idea che le fabbriche possano resistere alla propria chiusura e magari riaprire con una conversione ecologica contro il volere del capitale.
Regolano i conti, ma i loro conti non tornano mai.
Perché dove loro ci vogliono passato, noi sappiamo farci futuro. E il futuro prima o poi irrompe. #insorgiamo
Fonte: FACEBOOK (https://www.facebook.com/coordinamentogknfirenze) - 16 e 17 gen. 2026


