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SCIOPERO "I PORTUALI NON LAVORANO PER LE GUERRE". Ampia adesione allo sciopero globale. I reportage

SCIOPERO "I PORTUALI NON LAVORANO PER LE GUERRE". Ampia adesione allo sciopero globale. I reportage

LE MALETESTE

7 feb 2026

Contro il genocidio in Palestina, contro lo sfruttamento del lavoro e l'impoverimento dei salari. Europa, e non solo, con i porti che si sono fermati per 24 ore - IL MANIFESTO, CALP Genova e TRASPORTO EUROPA

«I portuali non lavorano per la guerra», ampia adesione allo sciopero globale

A Livorno, Genova e Venezia le navi israeliane della Zim, cariche di armi, non hanno potuto attraccare


di Alex Giuzio

edizione del 7 febbraio 2026


I principali porti del Mediterraneo e del Mare del Nord sono stati bloccati per tutta la giornata di ieri, per il primo sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro le guerre e l’imperialismo. Le bandiere della Palestina erano le più numerose nei cortei organizzati in tutti gli scali marittimi più importanti d’Europa, tra cui Marsiglia, Bilbao, Pireo, Genova. Braccia incrociate anche in Nord Africa e Medio Oriente, da Mersin in Turchia a Tangeri in Marocco. Le adesioni sono arrivate oltreoceano in Sudamerica e Stati uniti.

La mobilitazione è stata organizzata dai sindacati Enedep (Grecia), Lab (Paesi Baschi), Liman-Is (Turchia), Odt (Marocco) e Usb (Italia)

che hanno deciso di indire un’iniziativa unitaria dopo i numerosi blocchi fatti negli ultimi mesi nei rispettivi paesi per opporsi al fitto traffico di armi destinate ai paesi in conflitto, a partire da Israele.


Sotto lo slogan «I portuali non lavorano per la guerra», i lavoratori si sono rifiutati di svolgere le ordinarie operazioni di carico e scarico per 24 ore. Tra le richieste «l’immediata fine del genocidio dei palestinesi, compiuto da Israele col supporto degli alleati Usa, Ue e Nato». Un tema che ha trovato l’appoggio di tanti cittadini e che i portuali hanno intrecciato allo sfruttamento del lavoro e all’impoverimento dei salari.


Le sigle hanno anche evidenziato la loro contrarietà «ai crescenti antagonismi tra gli Stati Uniti e i loro alleati da un lato e Cina e Russia dall’altro per il controllo delle fonti di ricchezza, delle rotte di trasporto delle fonti energetiche, delle merci e delle materie prime», il cui fronte principale è proprio nei porti.


In Grecia si è scioperato nei porti del Pireo e di Eleusi, dove i comandanti delle navi merci hanno dovuto restare all’ormeggio per tutto il giorno. La partecipazione è stata massiccia e i lavoratori si sono radunati in mattinata davanti al teatro del Pireo. «Imbarcazioni cariche di armamenti passano per i porti del Pireo, Alessandropoli, Lavrio, Salonicco», ha denunciato Markos Bekris, presidente dell’Enedep. «Ci vogliono complici in guerre che non hanno nulla a che vedere con gli interessi dei lavoratori. Allo stesso tempo ci chiedono di lavorare 13 ore al giorno e di accettare la flessibilità, ma con salari da fame, insicurezza, repressione e il saccheggio dei nostri fondi previdenziali».


Blocchi anche nei porti di Brema e Marsiglia, dove sono rimaste ferme alcune navi destinate al Nord Africa. Ad Amburgo un lungo corteo è partito dal terminal Hapag-Lloyd per convogliare davanti al consolato americano.


Dall’altra parte dell’Atlantico l’iniziativa è stata appoggiata dal movimento statunitense Stop Us-Led War, mentre in Colombia si è manifestato davanti all’ambasciata degli Stati uniti a Bogotá.


In Italia, ha riferito Usb, la nave Virginia della compagnia israeliana Zim è rimasta al largo di Livorno col suo carico di armi e non ha potuto attraccare a causa dello sciopero. Lo stesso è accaduto alla Zim Australia a Venezia e alla Zim New Zealand a Genova, dove in serata si è organizzato un presidio davanti al varco di San Benigno. La nave Eagle 3 di Msc, diretta a Israele, ha deciso di non avvicinarsi nemmeno alle banchine di Ravenna dove era attesa ieri: la compagnia ha preferito cambiare rotta, mentre davanti agli uffici dell’Autorità portuale era in corso un nutrito corteo di lavoratori e cittadini. Analoghe manifestazioni si sono tenute ad Ancona, Trieste, Civitavecchia, Cagliari, Salerno, Bari, Palermo e Crotone.


Ora che è stato costituito un coordinamento internazionale, è probabile che i portuali non si fermeranno alla manifestazione di ieri. In Europa il tema degli armamenti continua a essere critico: il regolamento Ue 1236/2005 vieta l’esportazione e l’importazione ma non il transito, che è aumentato dopo lo scoppio del conflitto a Gaza. I sindacati contestano anche il piano di riarmo europeo e Bekris ha criticato il programma di investimenti in armi annunciato lo scorso anno dal governo greco, che ha stanziato 27 miliardi di euro per i prossimi 12 anni: «Il popolo greco pagherà per equipaggiamenti che non servono alla difesa, bensì alle rivalità imperialistiche di Stati uniti, Nato e Ue nei confronti di Cina e Russia».


Per quanto riguarda Israele, solo Spagna e Slovenia hanno introdotto un embargo totale di armi e attrezzature militari verso Tel Aviv, proibendo esplicitamente anche il transito. Negli altri paesi invece avviene regolarmente, ma i portuali non vogliono esserne complici.



Fonte: IL MANIFESTO (https://ilmanifesto.it/i-portuali-non-lavorano-per-la-guerra-ampia-adesione-allo-sciopero-globale) - 7 febbraio 2026



Lo sciopero dei portuali colpisce diversi scali europei

Venerdì, 6 Febbraio 2026 20:19


di Redazione TRASPORTO EUROPA


Le prime conseguenze dello sciopero internazionale dei portuali del 6 febbraio 2026 si misurano già in mare. La portacontainer Zim Virginia è rimasta ferma al largo delle coste di Livorno senza poter attraccare a causa dell’adesione allo sciopero dei lavoratori portuali aderenti all’Unione Sindacale di Base. Situazione analoga per la Zim New Zealand, attesa in mattinata nel porto di Genova, e per la Zim Australia, che avrebbe dovuto scalare Venezia nella giornata odierna e Ravenna il giorno successivo. Anche la Msc Eagle III, diretta in Israele, ha rinviato l’arrivo previsto ieri a Ravenna e oggi a Venezia, modificando la propria rotazione.


Si tratta degli effetti immediati dello sciopero internazionale coordinato che ha coinvolto i portuali di numerosi Paesi contro il traffico di armamenti, la privatizzazione delle banchine e la progressiva militarizzazione degli scali civili. La mobilitazione, inizialmente annunciata in 21 porti del Mediterraneo e del Nord Europa, si è estesa ad altri scali e ha ricevuto manifestazioni di solidarietà anche fuori del continente europeo, secondo quanto emerge dalle comunicazioni sindacali e dalle analisi di settore diffuse nella giornata del 6 febbraio.


In Italia lo sciopero di 24 ore ha interessato l’intera filiera portuale.


A Genova il blocco si è concentrato nell’area del varco di San Benigno, punto di accesso cruciale per i terminal container e ro-ro. Il porto ligure ha registrato una paralisi che ha inciso sulla continuità dei flussi ferroviari e stradali verso il Nord Italia e i mercati del Nord Europa. La presenza in rada di navi costrette a rinviare l’attracco ha aggravato una situazione già complessa per la concomitanza di cantieri infrastrutturali e per l’elevata saturazione dei piazzali nei porti limitrofi del sistema ligure, come La Spezia e Vado Gateway.


Alla Spezia l’elevata densità dei piazzali, stimata intorno al 78%, ha ridotto ulteriormente i margini di gestione dei traffici residui, rendendo difficoltoso il riassorbimento dei ritardi accumulati durante il fermo. Anche Vado Gateway di Savona, già interessato da agitazioni nei mesi precedenti, ha risentito dell’interruzione delle operazioni, con effetti sui servizi di trasbordo e sulle coincidenze feeder.


Sul versante adriatico, Trieste ha visto la protesta concentrarsi presso la sede dell’Autorità di Sistema Portuale. Il fermo delle attività ha avuto un impatto diretto sui corridoi ferroviari verso Austria e Germania, già rallentati da condizioni meteorologiche avverse. I ritardi maturati nello scalo giuliano si sono riflessi sull’intera catena intermodale dell’Adriatico orientale, penalizzando in particolare i traffici industriali diretti verso l’Europa centrale.


A Venezia e Ravenna lo sciopero ha prodotto effetti visibili soprattutto nella riprogrammazione degli arrivi navali. Il rinvio delle toccate da parte di unità come la Msc Eagle III e la Zim Australia ha generato un disallineamento delle finestre operative, con ripercussioni sulle banchine dedicate alle merci varie e sui traffici industriali. A Ravenna il fermo ha inciso anche sulla logistica di fertilizzanti e cereali, comparti sensibili ai ritardi per la rigidità delle catene di approvvigionamento.


Sul Tirreno, Livorno ha registrato uno dei casi più evidenti di nave bloccata in rada, con la Zim Virginia impossibilitata ad attraccare. Lo scalo toscano, specializzato nella movimentazione automotive e forestale, ha subito un rallentamento delle operazioni che ha coinvolto direttamente le catene di distribuzione dei veicoli finiti e dei prodotti destinati all’export. A Civitavecchia, invece, l’adesione allo sciopero ha creato criticità nei collegamenti ro-pax con la Sardegna, con ritardi nelle operazioni di imbarco e congestione nelle aree esterne al porto.


Nel Mezzogiorno lo sciopero ha colpito anche Gioia Tauro. In un porto caratterizzato da tempi di rotazione molto serrati, l’interruzione delle operazioni di scarico e ricarico per 24 ore ha generato un accumulo di navi in attesa che richiederà diversi giorni per essere smaltito.

Mobilitazioni e rallentamenti si sono registrati anche a Salerno, Bari, Cagliari e Palermo, con effetti sulle filiere agroalimentari, sui traffici verso i Balcani e sulla movimentazione delle merci varie.


La dimensione internazionale della protesta ha ampliato l’impatto logistico oltre i confini nazionali.

In Grecia il porto del Pireo è rimasto sostanzialmente fermo per l’intera giornata, bloccando uno dei principali terminal container europei in una fase già segnata da congestione e saturazione dei piazzali.

Nei Paesi Baschi spagnoli le azioni nei porti di Bilbao e Pasaia hanno interrotto flussi verso il Nord Atlantico,

mentre in Turchia i rallentamenti a Mersin e Antalya hanno inciso sulle esportazioni agricole e tessili. Anche scali come Tanger Med, Amburgo e Brema hanno risentito della giornata di mobilitazione (...)


Fonte: TRASPORTO EUROPA (https://www.trasportoeuropa.it/notizie/marittimo/lo-sciopero-dei-portuali-colpisce-diversi-scali-europei/) - 6 febbraio 2026, 20.19



COMUNICATO Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali

Porto di Genova 7 febbraio 2026


..la buona notizia è quella della volontà di mettere in campo un " osservatorio sul rispetto della legge 185/90 contro i traffici di armi" ,ci immaginiamo che qualche resistenza a questo importante progetto ci sarà,in ogni caso il contrasto alla guerra ed ai suoi traffici non si fermerà.


Oggi è stata una giornata importante, tra i 25/30 porti sono stati interessati a questa mobilitazione internazionale.


Il 30 agosto lo avevamo promesso ,bloccheremo tutto,faremo gli scioperi generali,arriveremo.allo sciopero internazionale.


Ci sono momenti della storia che la classe operaia ,in questo caso i lavoratori portuali devono scendere in campo devono riequilibrare un po' le cose,ecco ci stiamo provando ,e al pari del contrasto alla guerra chiediamo più sicurezza sui posti di lavoro,contrattazione nazionale e di secondo livello che metta al centro i lavoratori portuali e non gli interessi delle multinazionali ,chiediamo l'inserimento del lavoro usurante a fine pensionistici nel presente dei vecchi portuali ,e nel futuro dei giovani lavoratori del porto..


Non ci fermeremo mai perché siamo stanchi di lottare,ma solo quando avremo vinto..


Working class combat


Fonte: FACEBOOK (https://www.facebook.com/CalpGe/posts/pfbid032zbmxdb35Q1pYUWPzoA9RUAjtGM8FbVuBSDVemRyVbJc2WW77EKDQAPkUWCt4vbbl?__cft__[0]=AZYPaFg-JROAaaUwnhLUPhXgpz4saeZqmjklk4R6SQ9LyBbteGfGde9Va0G93yfMWtE2noC-wRhJCE7XLoCHuGZca2oDAam1tX2DG9Iv0H6vYsWZ8KT0aOIeFsPZhpXw1IIJZIhLx8ls2pde3Pj1WuNhgZaI7_TnQ7ADD6MrcY8SPA&__tn__=%2CO%2CP-R) - 7 febbraio 2026, 00.12

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