
LE MALETESTE
5 feb 2026
Comunicati di USB NAZIONALE, COLLETTIVO LAVORATORI ex-GKN FIRENZE, COLLETTIVO AUTONOMO LAVORATORI PORTUALI di GENOVA
6 Febbraio 2026: “I Portuali non lavorano per la guerra”. Giornata internazionale di azione congiunta dei porti
USB Nazionale,
04/02/2026 10:15
I sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e USB in Italia hanno chiamato la Giornata internazionale di azione e lotta il 6 febbraio 2026.
In quella giornata, i lavoratori portuali di circa 21 tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo, da Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina, manifesteranno e sciopereranno insieme, una forma concreta di protesta al quale non si assisteva da decenni, convocata sulle seguenti motivazioni:
per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra;
per opporsi agli effetti dell'economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza
per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali;
per opporsi al piano di riarmo dell'UE e per fermare l'imminente piano dell'UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche;
per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e automazione dei porti.
Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per quel giorno:
Genova - ore 18.30 - Varco San Benigno
Livorno – ore 17.30 - piazza 4 Mori
Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste
Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale)
Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso
Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti
Salerno - ore 17.00 – varco principale al porto
Bari - ore 16:00 - Terminal Porto
Crotone – ore 17.30 - Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto.
Palermo – ore 16.30 - Varco Santa Lucia
Cagliari - ore 17:00 - via Roma lato porto
Queste sono le principali iniziative convocate nei principali porti europei dalle organizzazioni sindacali che hanno chiamato il 6 febbraio:
Pireo (Grecia) - Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto
Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso principale del porto.
Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto
Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) - ore 10.00 presso il porto
Mersin (Turchia) - ore 10.30 l.t. terminal porto
Tangeri (Marocco) - ore 10.00 presso l’ingresso del porto (al momento da confermare visto il grave allarme meteo che potrebbe chiudere il porto).
Hanno espresso solidarietà e sostegno alla giornata del 6 febbraio
l’IDC (International Dockworkers Council),
la WFTU (Federazione Sindacale Mondiale) e
la TUI Tppfc - Federazione dei trasporti Europei sempre della FSM.
Sono arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici:
Amburgo - Manifestazione con più appuntamenti che parte alle ore 13.00 presso il terminal Hapag-Lloyd per finire alle ore 17.00 davanti al consolato americano.
Brema - Manifestazione dalle ore 12.30 alle ore 14.15 presso l’Eurogate del porto di Brema.
Marsiglia - Manifestazione dalle 12.00 alle 14.00 davanti all’ingresso del porto commerciale di Fos-De-Mer alla presenza di sindacalisti e portuali per la Palestina e indipendenti.
Per quanto riguarda oltre l’Europa, la giornata del 6 febbraio sta incontrando molte adesioni e manifestazioni di solidarietà soprattutto da USA e Sud America che sono in via di aggiornamento nelle prossime ore
Al momento, negli USA abbiamo ricevuto il sostegno da parte del movimento del “Stop Us-Led War” attivo anche in Venezuela e Colombia e abbiamo anche ricevuto la solidarietà del sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali al grido ICE OUT.
In Colombia segnaliamo l’iniziativa convocata in solidarietà con la giornata del 6 febbraio dal movimento “Green go home” davanti all’ambasciata USA di Bogotà alle 4 del pomeriggio.
Manifestazione di solidarietà e vicinanza anche dal sindacato dei lavoratori petroliferi del Brasile.
Dalle ore 17.30 del 6 febbraio presso tutti i canali social di USB sarà disponibile la diretta della giornata con interventi e contributi dalle piazze nazionali e internazionali.
Si profila una giornata di lotta e di solidarietà internazionale, la dimostrazione che si può concretamente fare qualcosa contro la guerra, le aggressioni, le rapine di risorse e contro gli effetti dell’economia di guerra mettendo insieme più sindacati di più paesi.
Un primo punto di partenza ma che marca un livello di mobilitazione che può mettere in difficoltà i disegni di sfruttamento dei portuali e di tutti i lavoratori da parte di chi oggi pensa di guidare il mondo.
La solidarietà internazionale è una parte essenziale del nostro futuro!
Fonte: USB (https://www.usb.it/leggi-notizia/6-febbraio-2026-i-portuali-non-lavorano-per-la-guerra-giornata-internazionale-di-azione-congiunta-dei-porti-1025.html) - 4 febbraio 2026
I portuali disertano la guerra
Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze
03 Febbraio 2026
Immaginati la guerra non come violenza generica, ma morte su grande scala pianificata nel dettaglio; una enorme macchina di propaganda, logistica, produttiva. Dove in particolare è fondamentale la capacità di dislocare armi nel mondo.
La protesta dei portuali contro guerra e traffico di armi di questo 6 febbraio è fondamentale (in coda gli appuntamenti in Italia): coinvolgerà almeno 21 tra i più grandi e importanti porti europei e mediterranei, (Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno…). È un’azione internazionale che indica la via, anche nel posizionamento del movimento sindacale rispetto al riarmo.
Non abbiamo accettato il ricatto ambiente/lavoro, non accetteremo quello morte/salario, l’idea che il contenuto del lavoro sia neutro e indifferente, purché produca qualche forma di occupazione.
Il riarmo è morte, impoverimento, tagli allo stato sociale. Può produrre momentaneamente un salario diretto per te, ma è tutta la tua classe a venirne indebolita. E anche tu, con ogni probabilità, perderai in salario indiretto quello che una commessa bellica sembra portarti nell’immediato.
Ma se l’economia di guerra è la nuova normalità, impossibile fermare a oltranza l’intera economia senza una alternativa alla fonte: nella produzione. La lotta alla logistica di guerra si unisce a quella contro la produzione di guerra, per una riconversione radicale di tutte le produzione belliche e inquinanti a favore di produzioni di pace ed ecologiche. Questo piano di conversione ecologica si compone di ragioni, dati, statistiche, dimostrazioni della propria superiorità per il benessere generale. Ma, come ci ha dimostrato la flotilla, un esempio concreto vale più di mille parole per lo sviluppo del movimento reale.
Per questo riteniamo chiave buttare giù il muro di gomma che oggi boicotta la possibile reindustrializzazione ecologica della ex Gkn. Per quello abbiamo fatto appello all’azionariato popolare: per salpare anche solo con un piccolo pezzo di fabbrica socialmente integrata.
[Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze]
Fonte: COMUNE (https://comune-info.net/i-portuali-disertano-la-guerra/) - 3 febbraio 2026
Convocazione Genova
Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali
2 febbraio 2026, 10.38
La protesta partirà da 21 tra i più grandi e importanti porti europei e mediterranei, come Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno, Trieste, Ancona e Civitavecchia e altri ancora. Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto l’adesione anche dai porti di Amburgo ed anche negli Stati Uniti, oltre a Brasile e Colombia, in diverse città portuali, si stanno organizzando mobilitazioni e iniziative. Un’azione congiunta e coordinata come non si vedevano da decenni alla quale si sono uniti movimenti e associazioni di solidarietà.
I portuali mandano un segnale di forte solidarietà internazionale contro la militarizzazione dei porti, il genocidio ancora in corso in Palestina, il traffico di armi e la corsa alla guerra a cui stiamo assistendo. Un segnale forte contro l’imperialismo e la rottura del diritto internazionale e in difesa dell’autodeterminazione dei popoli.
Al centro della protesta ci sono le condizioni dei lavoratori. L’economia di guerra ha già tagliato i nostri salari, eroso i nostri diritti e distrutto i servizi pubblici essenziali. Lo spostamento delle risorse economiche sugli armamenti e l’industria bellica colpisce direttamente i salari e le condizioni di lavoro, allunga i tempi di lavoro e allontana la possibilità di riconoscere il nostro come lavoro usurante a fini pensionistici.
Il 6 febbraio, inoltre, sarà il giorno dell’inaugurazione dei giochi olimpici invernali di Milano e Cortina. La presenza della milizia fascista dell’ICE è un segnale di provocazione che consideriamo inaccettabile.

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