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TOSCANA / Cave. Minacce e atti vandalici contro chi difende la montagna e la salute. Apuane fuori controllo

TOSCANA / Cave. Minacce e atti vandalici contro chi difende la montagna e la salute. Apuane fuori controllo

LE MALETESTE

18 giu 2026

Dissesto idrogeologico, un mondo degli affari che gode di appoggi e favoritismi che arrivano anche in alto, l'impegno invece dal basso per impedire un nuovo ulteriore scempio della montagna - FRANCESCO BERTOLUCCI

Apuane groviera di marmo, parole di pietra sulle proteste


Estrattivismo. Riaperte due miniere di marmo dismesse da 60 anni nel Parco delle Alpi Apuane e altre estrazioni sono all’orizzonte. Atti vandalici e minacce contro chi difende la montagna e la salute


di Francesco Bertolucci

18 giugno 2026 | IL MANIFESTO


Vista da fuori si potrebbe sintetizzare mettendo da una parte chi vuol salvare la montagna e dall’altra chi la vuole sfruttare, vedendola come ancora di salvezza economica per la comunità. Non è così semplice ma è la situazione che sembra respirarsi nel comune di Vagli Sotto in Garfagnana, sulle Alpi Apuane, e che la accomuna con la più nota Carrara, città con cui condivide le cave di marmo e la condizione di «paese diviso a metà».


Una percezione acuita dalla decisione del sindaco vaglino Mario Puglia di riaprire due cave dismesse da 60 anni presenti in quello che è territorio del Parco regionale delle Alpi Apuane. Decisione che ai primi di gennaio trovò una ferma opposizione da parte di 13 associazioni ambientaliste, dal Wwf a Italia Nostra.


«IL PROBLEMA È CHE SONO CAVE QUASI completamente rinaturalizzate – osserva Riccardo Cecchini di Legambiente Versilia, zona dove il 22 maggio scorso si è tenuto un convegno sullo stato delle Apuane – E si va contro quelle che sono anche le disposizioni europee che chiedono di andare verso una rinaturalizzazione del territorio (la Nature Restoration Law che impone il ripristino degli ecosistemi degradati in almeno il 20 per cento delle aree terrestri e marine entro il 2030 e di trasformare in siti naturali le ex aree industriali e cave, ndr). La stessa cosa sta per avvenire anche in Versilia, sul canale delle Gobbie, sul retro del Monte Altissimo. Lì si vogliono riaprire addirittura 6 cave. Sono territori martoriati con l’inevitabile inquinamento da marmettola che le accomuna».


LA MARMETTOLA È UN FANGO carbonatico, in gran parte disidratato, prodotto dall’attività di estrazione e di segazione delle pietre naturali come il marmo. Quando piove molti torrenti delle Apuane diventano bianchi perché i fanghi, depositati sul fondo, tornano in sospensione.


«L’INQUINAMENTO DELLE SORGENTI è dato essenzialmente dalla marmettola – spiega Paola Antonioli, presidente di Legambiente Carrara – Il carbonato di calcio che la compone in prevalenza non è tossico ma rende le acque non potabili se non dopo l’utilizzo di costosi filtri. A questo si aggiunge l’inquinamento dei corsi d’acqua dove la marmettola cementifica il fondale e distrugge l’habitat. Come per il Carrione a Carrara. Sono problemi, come la distruzione della montagna, simili in tutti i territori di cave».


DOPO LE PROTESTE INIZIALI, lo scorso 28 febbraio gli ambientalisti, con a capo l’associazione di volontari Apuane Libere, avevano presentato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale per la Toscana – la sentenza è attesa per il 4 novembre – per chiedere l’annullamento del provvedimento autorizzativo con cui il Parco delle Alpi Apuane ha dato il via libera alla riapertura delle due cave di Vagli. «Ci siamo appellati al Tar – spiegavano durante la presentazione del ricorso a Firenze – perché faccia rispettare leggi nazionali e regolamenti europei che proibiscono di sanare certi tipi di reati come quelli ambientali, commessi per poter riaprire queste vecchie ferite inferte al Monte Pallerina. In quella che dovrebbe essere un’area protetta, solo negli ultimi 10 anni il Parco ha fatto riaprire ben 20 siti estrattivi tremendamente impattanti, che stanno portando questa catena montuosa in uno stato di coma ecologico profondo».


DOPO IL RICORSO, per non far abbassare la guardia, gli ambientalisti lanciarono una manifestazione pubblica sul territorio, chiamata "Montagne in polvere", per il 7 giugno. Una camminata-manifestazione di protesta contro lo sfruttamento della montagna molto pubblicizzata. «Per farla avevamo scelto la valle Orto di Donna perché è una delle più consacrate al carbonato di calcio e al detrito – ricorda Marco Giudici, dell’associazione Apuane Libere – e man mano che ci avvicinavamo alla data della manifestazione abbiamo iniziato a ricevere minacce sui social.

Ma non ci eravamo fatti intimidire». Ma il giorno della manifestazione, lui e altri 300 ambientalisti sono stati minacciati dal vivo da circa una ventina di persone con la situazione risolta dai carabinieri. E al ritorno dalla camminata hanno trovato le auto vandalizzate coi consiglieri regionali toscani di Alleanza Verdi e Sinistra, Lorenzo Falchi, Diletta Fallani e Massimiliano Ghimenti – anche loro partecipanti – che hanno bollato il tutto come «una modalità dal triste sapore mafioso».


«PURTROPPO È SUCCESSO di nuovo, come 5 anni fa, il 4 luglio 2021 – commenta un esponente di Apuane Libere – quando durante una camminata fummo aggrediti da una quarantina di soggetti. Non arrivammo allo scontro fisico e stavolta è successo di peggio. Contrastiamo l’estrattivismo a suon di ricorsi e denunce, ne abbiamo fatti 109 negli ultimi 5 anni, e questa è la risposta che abbiamo».


POCHI GIORNI DOPO DELL’AGGRESSIONE è stato dato il via libera alle lavorazioni in una cava dismessa da 8 anni sulla via Vandelli, un’antica strada commerciale e militare realizzata a metà del XVIII secolo per collegare Modena e Massa recentemente riportata completamente fruibile a piedi e diventata meta di molti camminatori italiani ed europei. «Da una parte il Parco si fa bello per la via storica riaperta – osserva ancora l'esponente di A.L. – e dall’altro continua a sostenere questa distruzione chiudendo altri sentieri, vietando l’accesso alla montagna anche nelle cavità carsiche presenti nei siti estrattivi e riaprendo delle attività di estrazione come in quest’ultimo caso nella cava Colubraia, sempre nel comune di Vagli.

Un vero e proprio scandalo: probabilmente faremo ricorso al Tar anche per questa cosa. Per quanto riguarda chi ci ha minacciato e danneggiato le macchine, ancora non sappiamo chi siano né da dove vengano. Potrebbero essere arrivati da un altro comune come potrebbero essere infiltrazioni della malavita. Nel trasporto dei detriti c’è spesso finita in mezzo anche la ‘ndrangheta, come emerso in numerose indagini. Non sappiamo chi c’è dietro e stanno indagando gli inquirenti. Di certo non ci fermeremo e continueremo a combattere questo scempio: le Apuane devono essere salvate».

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