
LE MALETESTE
2 mar 2026
BELQIS ROSHAN: “Questo codice chiude ogni porta alla giustizia” - Intervista all'ex-parlamentare afghana oggi rifugiata in Germania - CISDA e IL FATTO QUOTIDIANO
“I mariti possono picchiare le mogli, basta che non rompano le ossa o lascino ferite aperte”: la nuova legge dei talebani
Lo prevede un decreto approvato il mese scorso. Chi maltratta gli animali va incontro a una pena dieci volte superiore a quella prevista per chi rompe un osso alla propria consorte, che rischia al massimo 15 giorni di carcere
diRedazione Esteri, IL FATTO QUOTIDIANO
1 marzo 2026
“Se un marito picchia la moglie così violentemente da procurarle una frattura ossea, una ferita aperta o una ferita nera e bluastra sul corpo, e la moglie si rivolge a un giudice, allora il marito sarà considerato un trasgressore. Un giudice dovrebbe condannarlo a 15 giorni di reclusione”.
È questo, secondo la traduzione dell’Afghan Analysts Network citata da Cnn, il testo del decreto emanato dai Talebani, l’ennesimo sfregio ai diritti umani e in particolare a quelli delle donne. Una legge che colpisce per la sua brutalità: per confronto, la pena per il maltrattamento degli animali è più severa visto che “chiunque costringe animali come cani o galli a combattere dovrebbe essere condannato a cinque mesi di carcere”. Una pena dieci volte superiore a quella prevista per chi rompe un osso alla propria consorte.
Così la violenza sulle donne è diventata ufficialmente legge dello Stato, uscendo dall’ambito della prassi brutale o dell’eredità tribale. Il documento, approvato il mese scorso e trapelato grazie all’organizzazione per i diritti umani Rawadari, codifica per la prima volta in modo sistematico punizioni e certificano la demolizione dei diritti delle donne, progressivamente degenerata dal ritiro delle truppe Usa nell’agosto 2021. “Gli uomini hanno il diritto di governare completamente le donne”, ha spiegato l’attivista Mahbouba Seraj ai microfoni della CNN. “La parola dell’uomo è legge. Prima c’era almeno il timore dei tribunali; ora quel timore è svanito”.
Il decreto, poi, non si limita alla brutale violenza contro le donne. Estende il potere punitivo del patriarcato ai figli (punibili dal padre se non pregano) e reprime brutalmente ogni forma di diversità o dissenso. La sodomia e l’omosessualità sono punite con la pena di morte, così come l’eresia, la stregoneria o la diffusione di dottrine considerate contrarie all’Islam.
La libertà di espressione viene definitivamente sepolta: insultare il leader supremo Hibatullah Akhundzada comporta 39 frustate e un anno di carcere, mentre “umiliare” i funzionari governativi costa sei mesi di cella. In un sistema dove la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo, e dove alle donne è vietato uscire di casa senza un tutore maschio (mahram), la possibilità di denunciare abusi diventa un’utopia burocratica. (...)
Belqis Roshan: “Questo codice chiude ogni porta alla giustizia”
di Beatrice Biliato
27 febbraio 2026, CISDA.IT
Nel gennaio 2026 in Afghanistan è stato introdotto un nuovo codice penale che ridefinisce in profondità l’assetto giuridico e sociale del Paese. Il testo istituzionalizza la divisione della società in caste, consolida le disuguaglianze e colpisce in modo sistematico donne e minoranze religiose.
Indice
Il Cisda* ha intervistato Belqis Roshan, ex parlamentare afghana oggi rifugiata in Germania.
* CISDA: Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane
Pene diverse per ricchi e poveri
CISDA: Con il nuovo codice penale i talebani hanno ulteriormente inasprito le condizioni di vita della popolazione, soprattutto delle donne. Quali sono le norme più gravi?
Roshan: Il nuovo codice viene giustificato come applicazione fedele della religione, ma in realtà serve ad aumentare il controllo sulla popolazione e il potere discrezionale dei religiosi. In quattro anni di governo, l’emiro Hibatullah Akhundzada ha emanato 470 provvedimenti, 100 dei quali contro le donne. Nessuno è andato a beneficio del popolo.
Il codice riprende e rafforza l’impianto della cosiddetta Legge contro il vizio e per la virtù del 2024. La differenza è che, se prima le norme erano rivolte alla popolazione come regole di comportamento, ora sono indirizzate a giudici, imam e capovillaggio, vincolandoli a comminare pene severe.
L’articolo 9 è il più sconvolgente: divide la società in quattro classi – religiosi, ricchi, classe media e classe indigente – e stabilisce pene diverse per ciascuna. Ricchi e mullah, anche se violano la legge, non subiscono sanzioni: al massimo vengono richiamati. La classe media e quella povera, invece, affrontano processi e pene corporali, tanto più dure quanto più basso è il loro status sociale.
È la legalizzazione della schiavitù. Un sistema che il mondo considerava superato e che ora viene riportato in vita.
Se non puoi andare in ospedale, non puoi dimostrare la violenza
CISDA: Quali conseguenze concrete comporta per le donne?
Roshan: L’articolo 32, sulla vita coniugale, prevede che un marito violento venga incarcerato per 15 giorni se picchia la moglie, ma solo se le ha procurato lividi o fratture che la moglie può dimostrare. Ma le donne non possono uscire di casa da sole per andare in ospedale: di fatto, non possono provare nulla.
Inoltre, con l’articolo 34 una donna non può lasciare la casa del marito senza permesso per recarsi nella famiglia d’origine. Se lo fa, lei e il padre che la accoglie rischiano frustate e tre mesi di carcere.
Questo dimostra che la donna è considerata proprietà del marito o del padre. Le porte della giustizia sono chiuse.
Anche i bambini sono esposti a violenze. Il nuovo codice non vieta né punisce esplicitamente la violenza fisica o psicologica sui bambini, lascia ampio spazio a punizioni corporali da parte dei genitori o dei tutori e include un regime molto debole per far valere diritti dei minori
Gli insegnanti vengono puniti solo in caso di lividi o fratture. Non si menzionano né si sanzionano esplicitamente altre forme di abuso, inclusa la violenza sessuale, che è diffusa nelle madrase. Così si conferisce potere assoluto agli insegnanti invece di proteggere i minori.
Libertà religiosa abolita: “Rischio di conflitti religiosi”
CISDA: Anche la libertà religiosa viene limitata drasticamente. Quali effetti può avere?
Roshan: L’articolo 2 riconosce come unica religione legittima la scuola hanafita. È una norma pericolosa che può alimentare divisioni e conflitti religiosi.
In Afghanistan convivono da secoli comunità sikh, hindu, ismailite e altre minoranze. Metterle fuori legge crea tensioni profonde. Inoltre, dichiarare illegittime le scuole musulmane non hanafite offre un pretesto per colpire minoranze come gli Hazara, già perseguitati.
Recentemente, nella provincia di Badakhshan, decine di ismailiti sono stati costretti a distruggere i propri luoghi di culto e a convertirsi.
È molto pericoloso creare queste divisioni, perché altri Paesi dell’area, come l’Iran, pur essendo sostenitori dei talebani, alimentano le fratture interne e possono approfittarne per spingere una fazione contro l’altra, fino a provocare guerre di religione con altri Paesi musulmani, ciascuno portatore di una propria visione.
Esistono inoltre sette religiose armate, legate ai governi iraniano o pakistano, che possono trasformarsi in vere e proprie brigate mercenarie. Ad esempio, la Brigata Zainabiyoun-Liwaza, di origine pakistana, proprio in quanto straniera è stata utilizzata dal governo iraniano durante le recenti proteste per reprimere e uccidere manifestanti ormai fuori controllo.
Oppure Jaish al-Adl, attiva nel Balucistan e legata all’Iran, che ha inviato tra i 40 e i 50 mila combattenti in Siria, molti dei quali sono morti in guerra. Ancora oggi questa setta è presente e attiva in Afghanistan.
La giustizia si basa su testimonianze estorte
CISDA: Come viene applicato il codice?
Roshan: Anche se non è ancora formalmente promulgato, viene già applicato.
Se alcune norme e pene sono definite con precisione, molte altre sono lasciate alla discrezionalità dei religiosi. Ad esempio, l’articolo sulla fede stabilisce che chi non segue la scuola hanafita, promuove un’altra interpretazione religiosa o si oppone ai talebani può essere condannato a morte. Poiché il sistema giudiziario non si basa su prove ma su testimonianze, spesso estorte anche con la tortura, diventa facile eliminare qualcuno accusandolo di essere contro i principi islamici.
Ciò ha un effetto devastante sulla libertà di parola. Vale unicamente la legge della sharia, amministrata dei religiosi, e tutte le vie di accesso alla giustizia risultano di fatto bloccate. I cosiddetti giudici possono agire in modo del tutto arbitrario.
Il codice è formalmente rivolto ai giudici, che mantengano un ruolo centrale, ma di fatto attribuisce poteri diretti anche ai religiosi: in alcuni articoli – come quello relativo agli insulti o alle critiche ai talebani – non essendo specificato quali comportamenti costituiscano reato, mullah e imam possono gestire direttamente sia l’accusa sia la pena. Provengono tutti dalle madrasse, le scuole religiose, e interpretano le norme secondo la propria formazione e visione.
Il nuovo codice formalizza così un potere che i religiosi esercitavano già in precedenza. Già nel 2016, ad esempio, una donna fu accusata di aver bruciato il Corano e condannata senza processo, sulla base dell’accusa formulata direttamente da un imam. Oggi la loro autorità è ancora più ampia.
Gli imam hanno inoltre il potere di stabilire pene diverse per uomini e donne in caso di rinuncia o abiura della religione hanafita: un uomo può essere condannato fino a due anni di reclusione, mentre una donna può rischiare l’ergastolo accompagnato da frustate somministrate periodicamente per “spingerla a tornare alla fede”. Anche in questo caso, la decisione finale spetta all’imam.
Anche altre norme sono vaghe e lasciano spazio alla discrezionalità, come l’articolo 59 che criminalizza la “danza” o il “guardare la danza”, divieti che possono essere usati per reprimere qualsiasi espressione culturale popolare.
Il fuoco cova sotto la cenere nel silenzio internazionale
CISDA: Nonostante fame e repressione, le proteste sono limitate. Perché?
Roshan: Non è accettazione, è repressione brutale. Uomini e donne vengono arrestati, torturati, uccisi. Ma la situazione è esplosiva: il fuoco cova sotto la cenere.
I talebani sono odiati e molti di loro non si fidano ad andare in mezzo alla gente se non scortati e protetti in macchine blindate.
Ci sono piccole manifestazioni continue, spesso represse nel sangue. In Balucistan molti manifestanti sono stati uccisi durante proteste contro l’esternalizzazione delle miniere d’oro a un’azienda che si era anche appropriata di terre di proprietà pubblica. La situazione è talmente tesa che i talebani hanno schierato numerosi militanti armati a protezione della miniera.
La gente non ha paura di morire. Ho sentito di un uomo trattenuto perché non si era fermato a pregare mentre accompagnava un malato in ospedale: “Se vuoi uccidimi, ma non posso pregare ora”, ha risposto.
Anche la fame costringe a superare la paura: molte ragazze, a cui è vietato lavorare, si travestono da uomini per trovare impiego, sebbene rischino moltissimo se scoperte.
CISDA: La comunità internazionale ha reagito poco. Solo il Consiglio per i diritti umani dell’ONU sembra ritenere importante ciò che sta accadendo in Afghanistan e ha messo i diritti umani e la condizione delle donne all’odg della 61° riunione. Ma è un organismo solo consultivo, senza potere politico. Perché questo disinteresse?
Roshan: Il governo talebano è sostenuto da tutti gli stati. Gli aiuti umanitari servono di fatto a mantenere in piedi il governo, mentre alla popolazione arrivano solo briciole. Gran Bretagna e Unione Europea parlano di apartheid di genere, ma non adottano misure concrete. Gli Stati Uniti respingono le richieste di asilo, e non possiamo dimenticare che sono stati proprio loro a riportare i talebani al potere.
L’unica via è l’unità del popolo
CISDA: Nonostante la fame colpisce il 90% della popolazione e la soppressione di molti diritti umani anche per gli uomini, non abbiamo visto proteste. Per paura o per altri motivi? Come si può uscire da questa situazione?
Roshan: L’occupazione americana ha dato alcune libertà, ma ha anche impedito un vero cambiamento. Oggi i talebani sono sostenuti da potenze straniere e si sono trasformati in una forza politica strutturata. Hanno politicizzato il loro fondamentalismo anche grazie a quanto molti di loro hanno appreso alla “scuola” di Guantanamo. Ben quattro degli attuali ministri sono passati da là.
La soluzione può venire solo dall’unità del popolo afghano, al di là di etnia e religione. E dalla pressione dell’opinione pubblica internazionale sui propri governi perché smettano di sostenere i talebani. Senza appoggi esterni, questo regime non potrebbe resistere.

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