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AFRICA / Inchiesta. Migliaia di africani arruolati per la guerra russa in Ukraina e Donbass

LE MALETESTE

13 feb 2026

Adescati su piattaforme russe, sono 1.400 gli africani costretti a combattere in Ucraina. Le storie dei keniani. Arruolamenti anche in Sudafrica - Inchieste a cura de IL MANIFESTO

La trincea della fame

di Andrea Spinelli Barrile

13 febbraio 2026


Adescati su piattaforme russe con lucrose offerte di lavoro, truffati da contratti in cirillico, spediti a forza sul fronte: sono 1.400 gli africani costretti a combattere in Ucraina. Ecco le storie dei keniani


«C’è un vero e proprio sistema per adescare le persone e poi ucciderle, un programma per reclutare illegalmente gente di origine africana e trasformarla in carne da cannone». Samoei, 25 anni, parla con ilmanifesto collegandosi da Dubai, l’atmosfera attorno a lui è sfocata e gialla, la camera d’albergo sciatta ma accogliente. «Un’agenzia di reclutamento di Nairobi mi ha contattato al telefono» racconta, ricordando che sei mesi fa era un disoccupato in cerca di impiego: «Mi hanno offerto un corso di formazione all’estero, in Bielorussia, per lavorare nella sicurezza. Ho pensato fosse una buona occasione, che sarei finito fuori da qualche banca a controllare i metal detector, ma volevano mandarmi in guerra a combattere e sono scappato». Samoei racconta che l’offerta era irrinunciabile, 185.000 scellini al mese, più di 1.200 euro, e una formazione di due mesi all’estero, vitto e alloggio inclusi. E qualcosa di strano: «Ho firmato dei documenti incomprensibili, non ho nemmeno letto il contratto, non era in inglese». Era cirillico.


SAMOEI È UNO delle centinaia di keniani attirati dall’esercito russo nel suo arsenale di carne da cannone da macellare in Ucraina orientale: secondo una stima dell’ambasciata keniana a Mosca, sono almeno 82 i keniani coinvolti nelle operazioni militari russe in Ucraina. A novembre, il ministero degli esteri ne stimava «almeno 200 attivi». Alcuni sono morti, molti sono feriti, quasi tutti cercano disperatamente di andarsene: a novembre le autorità ucraine stimavano in oltre 1.400 i cittadini provenienti da vari paesi africani arruolati dalla Russia e, il 6 novembre, una dichiarazione dalla presidenza del Sudafrica parlava dell’attivazione di canali diplomatici per rimpatriare 17 persone, arruolate con la promessa di alti salari e rimaste bloccate sul campo di battaglia.


L’ADESCAMENTO avviene, ad esempio, tramite sponsorizzate su Instagram, TikTok e Telegram, che promuovono il programma denominato Alabuga start, che recluta in Africa giovani donne per lavorare nella Zona economica speciale di Elabuga, in Tatarstan, mille chilometri a est di Mosca. Gli algoritmi di queste piattaforme, in Uganda, Ruanda, Kenya, Sud Sudan, Sierra Leone e Nigeria, propongono agli utenti contenuti che violano i codici di condotta. Sul canale Telegram di Alabuga start non ci sono solo annunci: si racconta, ad esempio, di un evento di reclutamento organizzato in Uganda e a cui ha partecipato un’influencer sudafricana, Bassie (800mila follower su TikTok). Vincere un biglietto per Elabuga è facilissimo: basta completare un semplice giochino e superare un breve test di vocabolario russo per accedere al programma di studio-lavoro. Ma a Elabuga c’è uno dei principali complessi militari-industriali russi, che produce droni per l’esercito, e sono decine le giovani donne africane finite ad assemblarli per salari da fame su turni insostenibili, lavorando con sostanze pericolose, senza protezioni.


DIVERSO IL DESTINO per gli uomini. Martin Macharia Mburu era uno di loro: ha lasciato il Kenya il 21 ottobre 2025 e la sua storia è diventato il primo caso di pubblico dominio di un keniano rimasto ucciso mentre combatteva per l’esercito russo. Non l’unico: gli ultimi sono Clifton Nyapara Mogesa, 28 anni, Ombwori Denis Bagaka, 39 anni, e Wahome Simon Gititu, 35 anni, i cui corpi sono stati recuperati dai soldati ucraini nella regione di Donetsk, pochi giorni fa, «attirati nella guerra della Russia contro l’Ucraina in Qatar, dove lavoravano per società di sicurezza» secondo l’intelligence di Kiev. Evans Kibet ha 36 anni, una vita dedicata al mezzofondo. Oggi è un prigioniero di guerra in Ucraina occidentale, dopo aver disertato dai russi nella regione di Kharkiv e vagato due giorni nei boschi: «Sono stato ingannato» ha raccontato all’Abc. Un uomo, a luglio, lo contattò per offrirgli un viaggio a San Pietroburgo e soldi per partecipare a un evento di atletica: gli è stata poi proposta l’estensione del visto e un lavoro di un anno. Dopo la consegna del passaporto per gli adempimenti burocratici è cominciato l’inferno: gli è stato comunicata la sua coscrizione, ha ricevuto un addestramento di una settimana ed è stato mandato in prima linea. «Non è un bel posto, lì puoi solo aspettare la morte. Usano tecniche brutali, è un tritacarne» ha raccontato.


«CI SONO ANCHE tanti mercenari» dice al manifesto Samoei, che dopo l’addestramento in Bielorussia è riuscito a riprendersi i documenti tornando a Dubai, da dove oggi sta cercando un modo, i soldi, per tornare in Kenya: «Si faceva chiamare Mick» ci ha detto, rivelando il nome del suo reclutatore. «Un tizio magro, baffi sottili e capelli castani», l’identikit di Mikhail “Mick” Lyapin, secondo molti un ex-dipendente dell’ambasciata russa a Nairobi, arrestato ed espulso dal Kenya a ottobre per aver arruolato decine di persone: il suo arresto è coinciso con la scoperta, ad Athi-river, a sud di Nairobi, di 21 persone in attesa di partire per la Russia, arruolati con la promessa di un lavoro all’estero ben retribuito.


VSEVOLOD TKACHENKO, ambasciatore russo a Nairobi, ha negato che Lyapin fosse legato all’ambasciata e manifestato una posizione contraria alla coscrizione forzata di cittadini stranieri ma, tre giorni fa, il ministro degli esteri keniano Musalia Mudavadi ha annunciato un imminente viaggio a Mosca: «Assistiamo a perdite di vite umane e ho intenzione di recarmi a Mosca per sottolineare che si tratta di un fenomeno che deve essere fermato». Negli ultimi due mesi oltre 30 cittadini keniani sono stati evacuati dalla Russia e secondo Nairobi sono almeno 600 le agenzie di reclutamento, ora chiuse, che hanno ingannato i keniani con promesse di lavoro fasulle. Mudavadi ha promesso che esorterà le autorità russe ad abbandonare le pratiche di reclutamento illegale discutendo nuove politiche per i visti e accordi bilaterali di lavoro che stabiliscano il divieto di coscrizione militare.


IN UN’INTERVISTA recente sui media russi, il più noto trafficante d’armi del mondo, Viktor But, ha detto di avere riaperto canali e attività in Africa, citando proprio Sudafrica e Kenya e parlando anche di «relazioni bilaterali»: chissà che non abbia cambiato business.



Fonte: IL MANIFESTO (https://ilmanifesto.it/la-trincea-della-fame) - 13 febbraio 2026



ANTEFATTO

Sudafricani in Donbass, targati Zuma

di Andrea Spinelli Barrile

27 novembre 2025


Duduzile Zuma-Sambudla, figlia dell’ex presidente del Sudafrica Jacob Zuma, è sospettata di aver reclutato 17 cittadini sudafricani per unirsi alle truppe russe in Ucraina, con il pretesto di un addestramento alla sicurezza personale. Zuma-Sambudla, 43 anni, è parlamentare del partito uMkhonto weSizwe (Mk) e attualmente è già sotto processo per incitamento alla violenza, quando nel 2021 scriveva su X per aizzare i manifestanti che protestavano contro l’arresto del padre.


Domenica, con una nota stampa, la Direzione delle indagini sui crimini prioritari (Dpci), meglio conosciuta come Hawks, ha fatto sapere che la sua divisione specializzata in crimini contro lo Stato si è attivata in seguito alla denuncia, il 22 novembre, della sorellastra di Zuma-Sambudla, Nkosazana Bongamini Zuma-Mncube, la quale sostiene che otto membri della sua famiglia siano stati arruolati con l’inganno e costretti a combattere in Donbass tra le fila della Russia. Le accuse sono gravissime: tratta di esseri umani, frode e violazione delle leggi sudafricane sul mercenarismo, che non consentono di assistere o combattere per eserciti stranieri senza l’autorizzazione del governo. Un vero sistema di inganno in cui sarebbe implicato anche il partito Mk, guidato dallo stesso Jacob Zuma, anch’egli con un ruolo attivo, negoziando di recente con il ministro della difesa russo Andrei Belusov il rimpatrio di queste persone.


La presenza di militari sudafricani in Ucraina era stata già confermata il 6 novembre dall’ufficio del presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, che ha fatto sapere di aver ricevuto richieste di aiuto da parte di queste persone e di avere avviato un’indagine. Dal 2022, più volte in Sudafrica si era parlato di cittadini sudafricani arruolati tra le fila dei mercenari russi del gruppo Wagner e ieri, il Comitato per le relazioni e la cooperazione internazionale del ministero degli esteri sudafricano ha detto che la polizia sta indagando sulla questione. I giornali sudafricani, intanto, si popolano di fotografie di questi ragazzi: secondo le loro famiglie, Siphokazi Xuma, vicina alla famiglia Zuma, proponeva loro corsi di addestramento in Russia per diventare guardie del corpo e, una volta tornati a casa, il partito Mk avrebbe trovato loro lavoro. Le storie che madri, fratelli e sorelle di questi malcapitati raccontano sono tutte molto simili e sembrano uscite da un libro di Collodi: ragazzi di 18-25 anni che, attirati da lauti stipendi e lavoro sicuro, spariscono da casa improvvisamente, da un giorno all’altro, per settimane. Ricontattando la famiglia su WhatsApp, tramite vocali disperati.


Non si tratta di casi isolati, in Africa: a metà novembre, il primo ministro del Kenya Musalia Mudavadi ha detto che «almeno 200 cittadini» keniani stanno attualmente combattendo per la Russia nella guerra contro l’Ucraina, alcuni dei quali sarebbero «ex membri dei servizi disciplinari del Kenya», persone al centro di una telefonata tra il presidente keniano William Ruto e quello ucraino Volodymir Zelensky, durante la quale il primo avrebbe chiesto il rilascio e il rimpatrio dei keniani detenuti nelle zone di conflitto.


Restando in Sudafrica, nel 2016 Zuma, allora presidente, inviò un gruppo di reclute a Langfang, in Cina, per addestramento militare non regolamentare, uno “squadrone della morte” di 10 uomini e nove donne parte del grande sogno di Zuma di creare un esercito personale, parallelo e altamente addestrato. Guardando le mimetiche dei sostenitori dell’Mk e i recenti viaggi di Zuma nel Sahel, è diventato realtà.



Fonte: IL MANIFESTO (https://ilmanifesto.it/sudafricani-in-donbass-targati-zuma) - 27 novembre 2025

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