
LE MALETESTE
26 mar 2026
Gli attivisti avevano raggiunto L’Avana via nave e via aereo, consegnando tonnellate di aiuti umanitari tra pannelli solari, biciclette, cibo e medicine - VALERIA CASOLARO e SALVATORE TOSCANO
Alcuni attivisti della Flotilla per Cuba sono stati sequestrati
di Valeria Casolaro
26 Marzo 2026 - 9:41 | L'INDIPENDENTE
«La solidarietà non è un crimine»: così alcuni attivisti del Nuestra América Convoy, la Flotilla internazionale per Cuba, hanno annunciato di essere stati arrestati e interrogati. Gli attivisti avevano raggiunto L’Avana via nave e via aereo, consegnando tonnellate di aiuti umanitari tra pannelli solari, biciclette, cibo e medicine. La missione umanitaria è stata lanciata in risposta al rinnovato embargo statunitense su Cuba, con lo scopo di rompere l’assedio sull’isola, che ha innescato una grave crisi energetica nel Paese.
Al rientro nei propri Paesi, alcuni di loro sono stati fermati negli aeroporti di Miami e di Panama e interrogati per ore dalle autorità, prima di essere rilasciati.
A Panama è stato fermato Thiago Avila, attivista noto per la partecipazione alla missione della Global Sumud Flotilla, che aveva cercato di consegnare aiuti umanitari a Gaza prima che l’intero equipaggio (oltre quattrocento persone) fosse sequestrato dall’esercito israeliano. Proprio il team di comunicazione dell’attivista aveva fatto sapere sui social che Avila era stato arrestato e interrogato per sei ore nell’aeroporto di Panama, mentre la stessa cosa era successa ad oltre una dozzina di membri del convoglio a Miami. “Nessuna spiegazione per ore, nessuna trasparenza e nessun rispetto per un’azione umanitaria” denuncia il suo team sui social, aggiungendo: “non possiamo normalizzare l’intimidazione di chi lotta per giustizia, diritti umani e dignità”.
Katie Halper, altra attivista arrestata e trattenuta a Miami, ha scritto sui propri social “Non inviatemi messaggi di testo, su Signal, su WhatsApp e non ditemi nulla al telefono in questo momento che non vorreste che il governo vedesse”, come a suggerire che il poprio telefono sia stato messo sotto controllo dal governo USA. Gli attivisti stessi avevano denunciato che i propri telefoni erano stati sequestrati e analizzati, così come i computer. “Stanno attivamente cercando di metterci paura”, hanno dichiarato i fermati.
La Flotilla era partita a metà marzo con l’obiettivo di rompere l’assedio statunitense sull’isola, distribuendo aiuti umanitari e prestando soccorso alla popolazione soffocata dal recente inasprimento del bloqueo imposto dagli USA. A fine gennaio, infatti, Trump ha imposto il divieto di scaricare carburante sull’isola, A bordo delle imbarcazioni vi erano un centinaio di persone, tra politici, infermieri, medici e studenti, e un totale di 20 tonnellate di aiuti tra cibo e medicinali. Anche la società civile italiana ha contribuito alla missione, con oltre 45 mila euro di donazioni e 5 tonnellate di medicinali raccolte – inclusi costosissimi farmaci antitumorali.

30 tonnellate di aiuti: a Cuba sono arrivate le navi della solidarietà internazionale
di Salvatore Toscano
25 Marzo 2026 - 14:30 | L'INDIPENDENTE
È stata rallentata dal maltempo ma alla fine ce l’ha fatta. La nave principale della Nuestra América Flotilla è arrivata a Cuba, carica di circa 30 tonnellate di aiuti umanitari, tra medicine, pannelli solari e cibo. In queste ore sono attese anche altre due imbarcazioni, in una sorta di staffetta umanitaria col convoglio europeo, ripartito oggi da Cuba dopo una settimana di permanenza.
Salpato dal Messico, il peschereggio Maguro non ha incontrato la resistenza militare della Marina USA — schierata ormai da mesi nei Caraibi — e si è ricongiunto col resto degli attivisti. La missione umanitaria aiuterà la popolazione cubana assediata dall’embargo statunitense, in attesa di sviluppi sulla scena internazionale, a partire dai colloqui tra il governo e la Casa Bianca. La quasi totalità dei Paesi non ha preso una posizione sostanziale nei confronti dell’embargo illegale rafforzato di recente da Washington, limitandosi a delle dichiarazioni. Dal Messico sono arrivate delle navi militari cariche di cibo e medicine, mentre la Cina ha inviato 5mila sistemi fotovoltaici all’Avana. La Russia non si sbottona invece sull’invio di petrolio all’isola.
La bandiera palestinese accompagna quella cubana sul peschereggio Maguro, presto ribattezzato Granma 2.0 in riferimento allo sbarco di Fidel Castro nel 1956. La nave, parte di un convoglio più ampio, dà continuità materiale e simbolica alle missioni umanitarie salpate nei mesi scorsi in direzione Palestina. Proprio in queste ore una nuova flotilla si sta preparando per tentare di rompere l’assedio israeliano sulla Striscia di Gaza. Una missione di certo rinfrancata nello spirito dal successo nei Caraibi, dove non si escludeva un intervento della Marina militare USA.
La prima nave salpata dal Messico ha invece raggiunto Cuba, portando con sé decine di tonnellate di aiuti umanitari, un numero destinato a crescere con l’arrivo delle altre imbarcazioni. Tra l’equipaggio del Maguro erano presenti anche quattro italiani: Martina Steinwurzel, Umberto Cerutti e Paolo Tangari, oltre a José Nivoi, volto noto dei portuali di Genova, in prima linea sul fronte del boicottaggio a Israele.
Gli aiuti del convoglio marittimo si uniranno a quelli giunti dall’Europa, provando ad alleviare, almeno nel breve periodo, le sofferenze del popolo cubano, finito nella sempre più stretta morsa del bloqueo americano. «Queste navi sono una goccia in un oceano di bisogno, ma allo stesso tempo, sono un gesto di solidarietà», dice Thiago Ávila, attivista brasiliano e portavoce della flotilla. Una chiamata umanitaria di fronte alla carenza di carburante imposta da Washington, che ha messo in ginocchio anche i servizi più basilari, come gli ospedali e i trasporti. Decine di migliaia di donne incinte rischiano la vita, così come oltre 60mila neonati. Sono migliaia le operazioni rinviate a causa dei frequenti blackout: soltanto negli ultimi 7 giorni se ne registrano due generalizzati. Continua poi la pressione di Washington in giro per il mondo, affinché cessino i programmi in collaborazione coi medici cubani, che assicurano all’Avana fondi vitali. In Calabria il presidente Occhiuto ha respinto l’ipotesi, sottolineando la natura solidale e umanitaria del progetto, diventato ormai un pilastro per la sanità locale.
Se i popoli stanno facendo la propria parte, nella comunità internazionale latitano piano diffusi, nonostante le innumerevoli risoluzioni ONU contro l’embargo USA. Le due petroliere russe dirette secondo diverse fonti a Cuba non sono ancora arrivate sull’isola, virando invece verso il Venezuela. Restano poco chiare le intenzioni del Cremlino, che potrebbe sfruttare la crisi cubana per strappare delle concessioni a Washington sulla guerra in Ucraina.
Nelle scorse settimane sono invece arrivati da Pechino 5mila sistemi fotovoltaici, mentre il Messico ha inviato delle navi militari cariche di medicinali e cibo, lasciando a terra il carburante per paura di ripercussioni americane. Nel frattempo starebbero continuando i dialoghi tra il governo cubano e quello statunitense, anche se i segnali non sono incoraggianti: il viceministro degli Esteri Carlos Fernández de Cossío ha detto che l’isola è pronta a difendersi militarmente da un’invasione USA.

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