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MESSICO / FEMMINICIDI. Le universitarie si organizzano contro femminicidi e sparizioni

LE MALETESTE

26 set 2026

“Serve educare e prevenire la violenza di genere per creare un Messico migliore, che speriamo possano vivere le future generazioni.” - MONICA PELLICCIA

Cinque femminicidi in 17 mesi e decine di sparizioni sono avvenute tra le studentesse dell’Università Autonoma dello Stato di Morelos (UAEM), ubicata nel cuore del Paese. L’ultima è stata la spagnola Claudia Tacoronte, 21 anni, arrivata poche settimane fa dalla Spagna per uno scambio universitario per il corso di educazione infantile. Il suo femminicidio, avvenuto il passato 12 settembre, ha acceso i riflettori sulla violenza che vivono le studentesse

 


di Monica Pelliccia

26 settembre 2026 | UNIMONDO

 

Morelos, con una popolazione di due milioni di persone, è tra gli Stati messicani con il maggior numero di femminicidi ed estorsioni, in un’area centrale per il traffico di droga. In questo contesto, la violenza di genere viene denunciata nelle piazze dai collettivi universitari con manifestazioni e occupazioni dell’ateneo.

 

“La crisi di violenza che vive l’università dove studiamo non è nata da pochi giorni fa, si trascina da tanto tempo a Morelos e in tutto il Messico. Ci sentiamo sole, le autorità non sono riuscite a contenerla, osserviamo l’inettitudine dei programmi nazionali che puntano sulla militarizzazione delle strade, che come vediamo, è inefficace” spiega Patricia Calderón, 21 anni, studentessa di Scienze Politiche della UAEM, parte del Collettivo Universitario Comandanta Ramona, intervistata per telefono da Unimondo – Atlante delle guerre con le sue compagne Melany Noguera e Frida Vélez.

 

Dopo il femminicidio di Claudia Tacoronte, il gruppo ha organizzato e partecipato a proteste di piazza, come la più recente davanti Palazzo del Governo di Morelos, nella città di Cuernavaca: “per denunciare tutte le compagne che ci sono state portate via: studiare non deve essere una condanna a morte.” “Il femminicidio di Claudia, studentessa che faceva uno scambio universitario in Messico, ci ha permesso di accendere i riflettori sulla violenza quotidiana che viviamo a Morelos e su tutti i problemi strutturali, tra cui i soccorsi arrivati tardi per salvarle la vita e l’inefficacia della militarizzazione delle strade,” aggiunge Frida Vélez, 22 anni, studentessa di psicologia. “Non è né la prima né l’ultima che verrà uccisa nella nostra università.”

 

A fine aprile 2025 è stata assassinata la studentessa di psicologia Aylín Rodríguez, 18 anni; successivamente a inizio 2026, le sue coetanee Kimberly Ramos, studentessa di contabilità e la studentessa di infermeria Karol Toledo, infine Michelle Fuentes,15 anni, studentessa della scuola preparatoria della UAEM. Alle studentesse si aggiunge Andrea Maylin, 22 anni, attivista del collettivo universitario e madre di una bambina piccola, uccisa nel luglio 2025.

 

Tante sono anche le sparizioni, il caso più recente è quello di Dorian Alí, 21 anni, studente del corso di nutrizione, di cui non si hanno notizie da quattro mesi: “Ci sono stati diversi tentativi di rapimento all’ingresso dell’università: alcune nostre compagne sono scomparse, altre sono state adescate per la tratta di donne come escort, e altri sequestrati per diventare reclute e manovalanza dei cartelli del narcotraffico,” continua Frida Vélez “Pensiamo che sia estremamente contraddittorio che dobbiamo farci carico della sicurezza nell’Università,” spiega Melany Noguera, 22 anni, studentessa di psicologia. Insieme a Patricia, Frida e una ventina di studenti e studentesse del collettivo Comandanta Ramona hanno occupato l’auditorium dell’università UAEM da cinque mesi, con l’obiettivo di “eliminare la violenza di genere e ricostruire il tessuto sociale”. Hanno preso questa decisione a seguito della sparizione di Kimberly Ramos, per denunciare l’inazione dell’Università, per creare uno spazio sicuro dove ricostruire il tessuto sociale dell’ateneo e offrire spazi di supporto collettivo ai familiari delle vittime o delle desaparecidas (persone scomparse).  “Sono molto triste per la situazione che stiamo attraversando ma sono anche motivata ad apportare il mio granello di sabbia per costruire insieme spazi sicuri e liberi dalla violenza,” aggiunge Noguera.

 

Le attiviste denunciano i problemi sistemici connessi alla violenza di genere. “La nostra Università ha molto capitale umano a disposizione per investigare il contesto specifico dei femminicidi, invece, anche per quanto riguarda i casi di violenza interna, come le denunce ai professori, si limita solamente a cambiare il personale di ubicazione,” aggiungono. Lentezza e inefficienza delle inchieste è un altro tema su cui vogliono tenere alta l’attenzione. Come è successo nel caso di femminicidio della loro compagna Andrea Maylin, è servito un anno ad identificare l’assassino, il suo compagno Ricardo N, mentre per Claudia Tacoronte, in soli due giorni è stato arrestato Francisco Javier N, rintracciato grazie a un messaggio su un gruppo Facebook.

 

Una situazione comune anche ad altri Stati del Messico, mentre la versione del Governo è diversa. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha reso noti i dati relativi alla riduzione degli omicidi nel Paese: -51% (nel recente periodo segnato anche dai mondiali di calcio) comparato con l’anno precedente. Una diminuzione, che secondo il Governo, riguarda anche i femminicidi. Un tema su cui è aperto un dibattito in relazione ai casi sommersi, chiamati dalle attiviste cifras negras (ossia casi non direttamente riconosciuti come femminicidio dai PM in assenza di indagini adeguate). Secondo i dati della Segreteria Esecutiva del Sistema Nazionale di Salute Pubblica (SESNSP) emerge che da gennaio a luglio 2026 sono state assassinate 102 donne nello Stato di Morelos e solo 21 casi classificati come femminicidi. Numeri ben più alti, che secondo le attiviste, mostrano la mancanza di indagini e lacune nella gestione delle denunce. A livello nazionale ci sono stati 382 femminicidi nel primo semestre 2026, oltre due al giorno, e anche in questo caso i dati potrebbero essere ben più alti.

 

Quest’anno in Messico è stata approvata una nuova legge sul femminicidio che inasprisce le pene fino a 70 anni, di cui le attiviste contestano l’approccio sanzionatorio e militarista. “Il Governo non lavora per la prevenzione della violenza di genere, non comprende il problema strutturale: inasprire le pene significa solo aumentare la popolazione carceraria, che ormai è una scuola di crimine,” concludono le attiviste. “Serve invece educare e prevenire la violenza di genere per creare un Messico migliore, che speriamo possano vivere le future generazioni.”

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