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OMOSESSUALITÀ. Raddoppiate le pene in Senegal ma 'il problema' investe il pianeta

LE MALETESTE

16 mar 2026

Come si legifera nel continente africano, ma come ci si indirizza anche in Asia, Europa e altrove riguardo a omossessualità e dintorni - CARLOTTA SISTI

Il Senegal raddoppia le pene detentive per i reati di omosessualità

Ma l'omosessualità è considerata reato in ben 63 paesi e in almeno 5 nazioni, i rapporti omosessuali consensuali possono essere puniti con la pena di morte

 

di Carlotta Sisti

15/03/2026 | in ELLE


Da mesi il parlamento senegalese stava valutando un disegno di legge che avrebbe dovuto aumentare le pene fino a 15 anni di carcere e fino a 5 milioni di franchi (circa 7.600 euro) per il "reato di omosessualità". La nuova legge puntava a mettere l’omosessualità (così come la bisessualità e la transessualità) sullo stesso piano della necrofilia e della zoofilia. La proposta di legge è arrivata dopo una serie di arresti che ha visto finire dietro le sbarre 12 uomini, di cui almeno due molto noti in Senegal, per aver compiuto "atti innaturali" e per aver, almeno così dicono i capi di accusa, diffuso il virus dell'HIV.

 

La legge che va ad aumentare le pene per le persone gay, bi e trans, non è sostenuta solo dal governo, ma anche da larga parte dell’opinione pubblica: secondo un sondaggio relativo al periodo 2021-2023 di Afrobarometer, più del 93 per cento dei senegalesi non vorrebbe una persona omosessuale come vicina di casa. Negli ultimi anni in Senegal sono state organizzate più volte manifestazioni per chiedere una maggiore repressione dell’omosessualità, principalmente da gruppi e collettivi integralisti islamici (l’Islam è la religione di gran lunga prevalente in Senegal). Lo scorso luglio il ministero degli Esteri aveva criticato duramente un evento dell’ambasciata olandese di Dakar sul tema dei diritti della comunità LGBTQIA+, che poi fu annullato.



La decisione del parlamento senegalese

E sebbene secondo alcuni analisti il principale ostacolo all’approvazione della legge sarebbe stato il timore che potesse portare a un peggioramento dei rapporti internazionali del Senegal (cosa che avvenne, per esempio, con l’Uganda, che nel 2023 si vide sospendere per due anni l’erogazione dei prestiti dalla Banca Mondiale dopo che il governo aveva incluso la pena di morte tra quelle applicabili al reato di rapporti sessuali), è notizia di questi giorni che il parlamento dello stato africano abbia, infine, approvato la legge.

 

Nel dettaglio, essa prevede che venga raddoppiata la pena massima per i rapporti omosessuali, definiti nel testo come «atti contro natura» e già duramente repressi nel paese. La normativa precedente prevedeva pene da 1 a 5 anni di carcere: con la nuova legge, voluta dal primo ministro Ousmane Sonko, il massimo diventa 10 anni.

Il testo è stato votato praticamente all’unanimità: ha ottenuto 135 voti a favore e zero contrari, mentre tre deputati si sono astenuti. La nuova legge prevede anche pene dai 3 ai 7 anni per chi venga giudicato colpevole di promuovere o finanziare le relazioni tra persone dello stesso sesso. Durante la discussione in parlamento la deputata Diaraye Ba, tra gli applausi di alcuni suoi colleghi, ha detto: "Gli omosessuali non respireranno più in questo paese. Gli omosessuali non avranno più libertà di espressione in questo paese".

 


La situazione in Africa e altro

In Senegal avere rapporti omosessuali è un reato punito col carcere fin dal 1966. L’omosessualità è stigmatizzata anche a livello sociale: gli arresti sono frequenti e perlopiù appoggiati dall’opinione pubblica, ma lo stesso accade in almeno 32 dei 54 paesi dell’Africa, che hanno leggi che proibiscono le relazioni omosessuali. Tra questi, il già citato Uganda, la Mauritania e la Somalia prevedono come punibile con la pena di morte il reato di omosessualità. Una decina di paesi, tra cui Sudan, Kenya, Tanzania e Sierra Leone, prevedono invece pene che vanno dai 10 anni all’ergastolo.


La pena di morte per i gay è prevista anche in Brunei, Iran, Arabia Saudita, Yemen e in alcune regioni settentrionali della Nigeria. Ma è potenzialmente applicabile – data la poca chiarezza legale - anche in Afghanistan, Pakistan, Qatar e negli Emirati Arabi. Anche in Marocco l’omosessualità è reato, secondo l’articolo 489 del codice penale e si rischiano fino ai tre anni di reclusione e una multa di 1200 dirham. Qui nel periodo della pandemia, ci fu un'autentica caccia ai gay.

 


Eppure a livello normativo non mancano nel mondo le conquiste di diritti per le comunità Lgbtq+.

Una delle ultime, in ordine di tempo, è stata l’approvazione in Thailandia del riconoscimento dei matrimoni tra coppie dello stesso sesso. La terza legge in questa direzione nel continente dopo Taiwan e Nepal. La scelta di Bangkok segue la spinta verso maggiori tutele che da inizio 2023 ha portato anche Andorra, Estonia, Grecia e Slovenia a riconoscere i matrimoni egualitari, e Bolivia, Lettonia e alcune prefetture giapponesi a legalizzare le unioni civili di coppie omosessuali.


Per quanto, poi, globalmente ancora restino poche le implementazioni di norme contro i reati d’odio e la discriminazione, svariati disegni di legge sono in discussione o in attesa di approvazione nei diversi parlamenti. Ad oggi, inoltre, diciassette nazioni permettono ai cittadini di auto-identificare il proprio genere e in almeno diciotto Stati Onu sui documenti di identità è presente l’opzione “non-binario”.

 

Ai progressi recenti si contrappongono però un po’ ovunque resistenze e involuzioni. Se infatti, da gennaio 2023 Mauritius, Singapore, Repubblica domenicana e le Isole Cook hanno decriminalizzato i rapporti omosessuali consensuali, in altre aree le regressioni sono chiare. È il caso del Ghana, che negli ultimi anni ha introdotto norme rigide e sanzioni severe.


La stessa Ue registra il persistere di tendenze conservatrici. Emblematica la scelta di nove (tra cui l’Italia) dei 27 di non sottoscrivere la Dichiarazione per la promozione delle politiche europee a favore delle comunità Lgbtq+ presentata in maggio dalla presidenza di turno belga del Consiglio.

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