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PALESTINA / Genocidio. 50mila cittadini e soldati europei e statunitensi hanno partecipato al genocidio a Gaza

LE MALETESTE

22 feb 2026

I documenti ufficiali dell'esercito israeliano indicano che nelle Forze armate israeliane operano fino a 50.000 soldati con doppia o più nazionalità - L'INDIPENDENTE e EL SALTO (ESP)

Decine di migliaia di cittadini europei e statunitensi hanno partecipato al genocidio a Gaza


di Moira Amargi

21 Febbraio 2026 - 10:23, L'INDIPENDENTE


Sarebbero almeno 50mila i cittadini di tutto il mondo che hanno combattuto per l’esercito israeliano a Gaza, nella guerra genocida di Israele che ha ucciso almeno 72.061 persone.


I dati, diffusi dalla ONG israeliana Hatzlacha, gettano per la prima volta luce sui numeri effettivi dei cittadini – la maggior parte dei quali europei e statunitensi – che hanno partecipato ai massacri, sollevando domande sulla responsabilità legale internazionale degli stranieri implicati in crimini di guerra contro i palestinesi.


I dati sono stati diffusi per la prima volta dall’organizzazione di giornalismo investigativo Declassified UK, dopo che un avvocato di Hatzlacha ha fatto richiesta di visione dei dati all’IDF, nel marzo 2025. Il via libera, tuttavia, è arrivato solamente in queste settimane, a un anno di distanza.


Sarebbero 

  • 12.135 soldati arruolati nell’esercito israeliano con passaporto americano,

  • 6.127 con passaporto francese.

  • oltre 5.000 sono cittadini anche russi,

  • quasi 4.000 i tedeschi,

  • 3.200 gli ucraini,

  • 1.686 i britannici,

  • 1.675 i rumeni,

  • 1.668 i polacchi,

  • quasi 1.400 etiopi e

  • 1.200 i canadesi.

Non mancano i soldati israeliani con cittadinanza italiana: ben 828, a cui se ne sommano altri 100 che hanno anche un terzo passaporto oltre quello italiano e israeliano.


In totale, sarebbero 4.440 i soldati che possiedono due cittadinanze straniere oltre a quella israeliana, mentre 162 persone ne possiedono ben tre.


I dati fotografano un esercito con una grossa componente diasporica e internazionale, ben diversa da quella che era stata presentata fino ad oggi. E che chiama alle responsabilità e alla giustizia internazionale.


L’esercito di Tel Aviv comprende circa 169.000 effettivi in servizio attivo e 465.000 riservisti — di cui, secondo le nuove statistiche, quasi l’8% possiede doppia o multipla cittadinanza.

La legge israeliana sul servizio militare obbligatorio esenta i cittadini con doppia nazionalità residenti all’estero, rendendo l’arruolamento un atto volontario — una distinzione importante quando tali crimini vengono giudicati nei tribunali stranieri.

La natura volontaria del servizio, infatti, potrebbe rendere i soldati più responsabili per i presunti crimini.

Di fatto, tutti i militari che hanno commesso crimini di guerra a Gaza sono perseguibili penalmente dagli Stati che hanno sottoscritto la Convenzione sul genocidio del 1948.


Ma la maggior parte dei Paesi non sembra interessata a indagare sui possibili crimini commessi dai loro concittadini o da altri soldati delle IDF in vacanza sul territorio nazionale, che invece – come accade in Italia – vengono addirittura protetti dalle forze dell’ordine del Belpaese.


A dicembre 2023 il Sudafrica ha formalmente portato Israele davanti alla Corte Internazionale  di Giustizia con l’accusa di genocidio. Per arrivare a una sentenza finale, ci vorranno anni.

mentre, la Corte ha emesso misure provvisorie, ordinando a Israele di adottare provvedimenti per prevenire atti di genocidio a Gaza e di consentire un accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari.


Ancora una volta, Tel Aviv si pone al di sopra del diritto internazionale mentre il blocco degli aiuti continua, i massacri non si fermano e i divieti di continuare il proprio lavoro alle ONG creeranno altre vittime premeditate.


Nel marzo dello scorso anno, l’International Centre of Justice for Palestinians (ICJP) ha annunciato la campagna Global 195 per chiamare a rispondere individui israeliani e con doppia cittadinanza per crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza. La coalizione mira ad agire simultaneamente in più giurisdizioni per richiedere mandati di arresto privati e avviare procedimenti legali contro i soggetti implicati, inclusi membri dell’esercito israeliano e l’intero comando militare e politico israeliano.


Non ci sono ancora casi comprovati di cittadini israeliani o con doppia cittadinanza arrestati per crimini di guerra commessi a Gaza. Ma sono numerosi i gruppi per i diritti umani che stanno cercando di farli perseguire penalmente.


Nel Regno Unito, nell’aprile 2025, il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR), con sede a Gaza, e il Public Interest Law Centre (PILC), con sede nel Regno Unito, hanno presentato un rapporto di 240 pagine alla Metropolitan Police inglese. Nel dossier accusano 10 individui britannici di omicidio, trasferimento forzato di persone e attacchi contro personale umanitario durante i primi 8 mesi di guerra.

In Germania lo scorso anno è stato presentato un caso contro un soldato di 25 anni nato e cresciuto a Monaco, accusato di aver ucciso civili nei pressi degli ospedali al-Quds e Nasser di Gaza. L’uomo faceva parte di un’unità nota come “Refaim” (“fantasma” in ebraico), responsabile di vari crimini di guerra, ed è finito sotto accusa grazie alle denunce mosse da numerosi centri per i diritti umani. Procedimenti legali contro membri della stessa unità sono in corso anche in Francia, Italia, Sudafrica e Belgio.


La Hind Rajab Foundation – la fondazione che ha preso il nome della bambina palestinese di 5 anni uccisa a Gaza, diventata simbolo del genocidio – sta raccogliendo enormi quantità di dati identificativi dei soldati israeliani.

La fondazione ha già presentato diversi casi, incluso un ricorso storico che prende di mira 1.000 soldati israeliani, ed è alla guida di uno sforzo internazionale per la responsabilità sui crimini di guerra a Gaza.Tramite l’analisi di centinaia di video pubblicati dagli stessi soldati su TikTok, Instagram e YouTube, ha tracciato numerosi soldati accusati di crimini contro l’umanità. Nel ricorso presentato ci sono almeno 12 cittadini francesi, 12 statunitensi, 4 canadesi, 3 britannici e due olandesi.

Nel gennaio dello scorso anno, un ricorso presentato dalla Hind Rajab Foundation ha portato un giudice brasiliano a ordinare un’indagine su un soldato israeliano in vacanza nel Paese. Il soldato è stato costretto a fuggire, spingendo l’esercito israeliano a ordinare a tutte le truppe che avevano partecipato ai combattimenti di nascondere la propria identità.


I dati emersi recentemente dovrebbero spingere gli Stati a indagare sui loro concittadini attivi nell’esercito israeliano a Gaza, e a portarli a giudizio nel caso abbiano commesso crimini. La scelta di farlo o meno, rifletterà nuovamente il livello di complicità e di connivenza degli Stati – soprattutto europei e statunitense – con il genocidio agito da Israele e tuttora in corso.



GENOCIDIO. Fino a 50mila soldati con doppia o più nazionalità hanno operato nelle Forze armate israeliane. Tra loro, anche con passaporto italiano


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  • Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che tra i 18.000 connazionali attualmente in Israele ce ne sono 1.000 che, avendo anche il passaporto italiano, stanno facendo il servizio di leva nell'esercito di Israele (da: SKY TG24, 12 ottobre 2023, 11.54)


  • ..ecco chi sono i 300 ragazzi (20 italo-israeliani) riservisti richiamati per la guerra contro Hamas

    Molti si sono già imbarcati, altri lo faranno in questi giorni: «Siamo pronti a partire. È nostro dovere»

    Noa Rakel Perugia è bellissima. Ha 22 anni, lunghi capelli neri, denti bianchissimi. Da stamattina all'alba è nell'aeroporto di Fiumicino, con più di altri 300 ragazzi italo-israeliani riservisti, richiamati da Bibi Netanyahu perché Israele è in guerra. (...)

    «Il mio lavoro in esercito è stato giornalistico, ero un soldato in unità di portavoce, credo di tornare in quella unità. E' mio dovere andare», risponde disarmante. «Ho sentito i miei superiori, potete usare il mio nome. Ma niente foto mie e dei soldati riservisti» si congeda Noa prima di imbarcarsi. (da: LA STAMPA, 9 ottobre 2023, aggiornato 10 ottobre h. 00.10)




Oltre 400 spagnoli hanno prestato servizio nell'esercito israeliano durante il genocidio di Gaza

I documenti ufficiali dell'esercito israeliano indicano che nelle Forze armate israeliane operano fino a 50.000 soldati con doppia o più nazionalità


di Pablo Elorduy

13 febbraio 2026, EL SALTO (ESP)


L'avvocato israeliano Elad Man, della ONG Hatzlacha, ha fornito la risposta ufficiale dell'esercito israeliano, noto come IDF, alla sua richiesta di trasparenza in merito ai soldati stranieri reclutati per l'operazione genocida che Israele sta conducendo nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023.


Tra i documenti, pubblicati dal sito web Declassified UK, c'è un elenco con il numero di soldati provenienti da vari paesi. La Spagna si classifica al 21° posto. Oltre 400 persone con passaporto spagnolo hanno partecipato a questo sterminio, secondo i documenti rilasciati dalle Forze Armate Israeliane (IDF).


Nello specifico, ci sono 372 persone con doppia cittadinanza ispano-israeliana, più 79 che hanno più di due cittadinanze, tra cui quella spagnola, sui loro passaporti. Secondo il documento, potrebbero esserci delle duplicazioni nel registro; ovvero, alcune delle 79 persone con più cittadinanze potrebbero essere incluse tra le 372 con doppia cittadinanza. I dati corrispondono a una data successiva al 31 marzo 2025 e quindi rientrano perfettamente nell'arco temporale del  genocidio.


In caso di reati penali, lo Stato spagnolo ha giurisdizione per indagare e, se del caso, perseguire penalmente i cittadini spagnoli.  Il Codice di Procedura Penale stabilisce che la Spagna ha l'autorità di perseguire i crimini commessi da cittadini spagnoli in territorio straniero, come quelli definiti dall'articolo 607 del Codice Penale relativo ai crimini contro l'umanità. 


Ad oggi, nessun soldato con doppia cittadinanza rientrato da Gaza è stato perseguito. La Fondazione Hind Rajab (HRF) ha presentato una denuncia nel 2025 contro il soldato israeliano Mori Keisar mentre si trovava a Barcellona. Anche gli avvocati Raúl Maíllo e Antonio Segura hanno presentato una denuncia alla Corte Nazionale contro il sergente delle IDF Shaul Shcherbatov. Queste denunce non hanno avuto successo.


In questi casi, gli individui erano cittadini israeliani, ma la giurisdizione è ancora più chiara quando si tratta di persone con doppia cittadinanza. Il requisito, tuttavia, è che le oltre 400 persone elencate nel documento dell'IDF siano identificate, dalle vittime, dai testimoni o dal governo spagnolo attraverso i suoi database.



50.000 soldati con una o più nazionalità

Il documento dell'IDF, fornito ai sensi della Legge sull'Informazione dello Stato sionista, specifica che alcuni soldati potrebbero comparire nel conteggio come aventi doppia o multipla cittadinanza, sebbene non specifichi in quali casi ciò si verifichi. La richiesta è stata registrata nel marzo 2025 e la risposta è stata fornita nel febbraio 2026. Tuttavia, la risposta non include informazioni sulla natura permanente o temporanea della residenza di questi soldati con più di una cittadinanza.


Gli Stati Uniti sono il paese con il maggior numero di soldati volontari, con oltre 12.000 persone con doppia cittadinanza statunitense e israeliana, e altri 1.200 provenienti da organizzazioni multinazionali. Seguono Francia, Russia, Germania e Ucraina, con un totale di 50.000 soldati "stranieri" coinvolti nella devastazione della Striscia di Gaza.


Oltre 2.000 britannici hanno prestato servizio per Israele durante il genocidio di Gaza. È stato rivelato che più di 2.000 britannici prestarono servizio nelle Forze di difesa israeliane (IDF) durante il genocidio di Gaza. Le informazioni sono state ottenute da Declassified tramite una richiesta di accesso alle informazioni inoltrata all'IDF dall'avvocato Elad Man della ONG Hatzlacha . (https://www.declassifieduk.org/over-2000-britons-served-for-israel-amid-gaza-genocide/

Tra i paesi latinoamericani, spicca l'Argentina, da cui sono partite oltre 600 persone con doppia cittadinanza. A questa si aggiungono 500 brasiliani e 181 messicani. 


Nell'agosto 2024, un altro documento della Knesset, il parlamento israeliano, riportava in dettaglio la presenza di 6.731 "soldati solitari" in questa operazione. Questo è il termine usato per indicare le persone senza famiglia o sostegno in Israele. Quel rapporto non specificava quanti spagnoli fossero tra loro, sebbene ne contasse 432 provenienti da "altri paesi", oltre ai 531 soldati solitari americani, ai 508 russi e così via.


Nel caso del Regno Unito, come riportato da Declassified UK, è stata effettivamente presentata una denuncia contro dieci britannici che hanno prestato servizio nelle IDF: "Sebbene i loro nomi non siano stati resi pubblici, il dossier di 240 pagine accusava i sospettati britannici di 'uccisione mirata di civili e operatori umanitari, anche tramite fuoco di cecchini, e attacchi indiscriminati contro aree civili'".



Consiglio per il cessate il fuoco e la pace

Un cessate il fuoco a Gaza è in vigore dall'ottobre 2025, ma continua a essere minato dalle ripetute violazioni da parte di Israele dei termini concordati con Hamas, il governo della Striscia di Gaza. Dall'11 ottobre 2025 all'11 febbraio 2026, 591 persone sono state uccise a Gaza, portando il numero totale delle vittime del genocidio a 72.049.


L'11 febbraio, Benjamin Netanyahu, sospettato di essere un criminale di guerra secondo la Corte penale internazionale, ha formalizzato la sua adesione al cosiddetto "Peace Board" fondato da Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti intende utilizzare questo comitato, accessibile solo su invito, per plasmare il futuro di Gaza.


Per raggiungere gli Stati Uniti, che non riconoscono la giurisdizione della CPI, Netanyahu ha attraversato lo spazio aereo di tre Paesi firmatari della Convenzione sul Genocidio e parti della Corte: Grecia, Italia e Francia. I governi di questi Stati non hanno eseguito il mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale nei suoi confronti per il genocidio di Gaza, emesso nel novembre 2014.



Traduzione dallo spagnolo a cura de LE MALETESTE



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