ITALIA / Ordine pubblico. L’ordine pubblico del governo a caccia di giovani
- LE MALETESTE

- 17 feb
- Tempo di lettura: 3 min

Le nuove norme. Quando una dozzina di agenti tra Digos e Ros alle 4.30 di notte si sono materializzati a casa mia l'operazione aveva tutta l'aria della cattura di un boss latitante, e invece si trattava dell'arresto di un liceale appena maggiorenne
di Giacomo Spinelli
17 febbario 2026
Come avviene l’arresto di un manifestante indagato per scontri di piazza? Di solito gli agenti arrivano a notte fonda o alle prime luci dell’alba, entrano in casa mai in meno di quattro con passamontagna e pettorine, l’adrenalina è quella del blitz.
Quando una dozzina di agenti tra Digos e Ros alle 4.30 di notte si sono materializzati a casa mia l’operazione aveva tutta l’aria della cattura di un boss latitante, e invece si trattava dell’arresto di un liceale appena maggiorenne. Era il 2012, gli scontri di cui venivo accusato erano avvenuti alla manifestazione del 15 ottobre del 2011, la condanna definitiva a sei anni e sei mesi però arriverà molti anni dopo.
Fortunatamente, sono entrato in carcere a 30 anni compiuti, chissà come sarebbe andata se a venire recluso fosse stato il ragazzino irrequieto che ero all’epoca dei fatti.
OGGI IL GOVERNO in carica sembra voler punire con misure sempre più dure chi protesta, forse trascurando il fatto che molte delle persone che scendono in piazza sono giovani o giovanissime. A cosa serve, verrebbe da chiedersi, l’ulteriore stretta repressiva che l’esecutivo vuole imporre sul dissenso? I centri sociali, indeboliti da tanti anni di sgomberi e di privatizzazione dello spazio urbano, oggi non costituiscono di certo un corpo eversivo da combattere, sono anzi spesso rifugi cittadini di cultura accessibile, formazione e mutualismo.
Eppure il governo continua a tenerli al centro della sua propaganda, dipingendoli come luoghi di cospirazione frequentati da facinorosi.Dal decreto anti-rave, alle misure repressive per le manifestazioni che hanno colpito le pratiche degli attivisti per il clima (come la criminalizzazione del blocco stradale), fino alle leggi anti-maranza e alla più recente proposta della deputata Fascina di anticipare l’imputabilità dai 14 ai 13 anni, il pugno duro dello stato ha un particolare gruppo sociale di riferimento: i giovani.
Ovvero la fascia di popolazione che va dai 14 ai 34 anni, curiosamente anche la stessa che non vota o vota pochissimo, i dati sull’astensione degli under 35 infatti destano ormai da anni preoccupazione. La strategia della destra non rappresenta forse solo una modalità di gestione dell’ordine pubblico, quanto anche di costruzione e mantenimento del consenso di una specifica fascia elettorale, quella della popolazione più adulta. In un paese che invecchia vertiginosamente colpire i giovani è un buon investimento politico.
I POLITICI CHE invocano “più polizia nelle strade” sanno in realtà benissimo che gli agenti di polizia, carabinieri e penitenziaria sono da anni in deficit di personale. Ma sanno altrettanto bene che la maggioranza dei reati violenti, omicidi, rapine e furti, in Italia sono in diminuzione. La richiesta di più ordine e sicurezza è però un perfetto dispositivo propagandistico che plasma la percezione della realtà di una parte dell’elettorato: la popolazione che si avvicina alla pensione, quella più spaventata dalla velocità di cambiamenti sociali, economici e tecnologici in corso.
I ragazzi e le ragazze che protestano per il clima, le seconde generazioni confinate nelle periferie urbane o i giovani precari figli del ceto medio impoverito, invece hanno come minimo comune denominatore il fatto di non avere un’adeguata rappresentanza politica. E proprio su questa lacuna la criminalizzazione delle condotte giovanili procede quasi priva di ostacoli dentro e fuori le aule parlamentari.
LA FASCIA D’ETÀ tra i 18 e i 34 anni pur rappresentando un 18% di elettorato potenziale sembra essere priva di rappresentanza nel dibattito politico, quasi che non interessi a nessuna formazione politica che sieda in parlamento. Il malessere giovanile che oggi vediamo espresso anche in condotte violente o distruttive non è un capriccio dell’età ma la constatazione di un vuoto di alternative desiderabili.
L’astensione al voto della fascia di popolazione più giovane indica una frattura crescente tra le aspirazioni dei giovani e le prerogative della politica “alta”, che evidentemente non riesce più a catalizzare potenziali votanti. Mentre la stretta securitaria del governo rafforza la sua già solida base elettorale, a sinistra non si scorgono segni di solidarietà.
Se le cose dovessero continuare in questa maniera, l’agone politico rischia di restare limitato a una competizione tra chi meglio saprà quietare le angosce senili di un elettorato intimorito, tenacemente aggrappato a quel poco che ha.
Fonte: IL MANIFESTO (https://ilmanifesto.it/lordine-pubblico-del-governo-a-caccia-di-giovani) - 17 febbraio 2026

%20-%20Copia.png)