La grande deportazione. Cartoline dall'inferno Usa e Europa
- LE MALETESTE

- 11 feb
- Tempo di lettura: 8 min

Le aspirazioni del regime nazional populista di Washington non si fermano ai confini. La stessa dinamica è attivamente promossa anche in Europa
di Luca Celada
11 febbraio 2026
(...) Nell’udienza della commissione parlamentare per la sicurezza, i dirigenti dell’apparato di deportazione si sono trincerati attorno alla narrazione del paese invaso da orde criminali e degli eroici agenti in prima linea malgrado il sabotaggio dei nemici interni. L’evidenza degli omicidi e degli altri soprusi è stata negata o archiviata con colpevoli «no comment».
(...) La stessa dinamica è, non solo auspicata, ma attivamente promossa anche in Europa.
(...) Gli Usa sono dunque il principale laboratorio occidentale di pulizia etnica adottata a programma di governo. I confini sono praticamente sigillati, il diritto di asilo di fatto abrogato (con l’eccezione dei sudafricani bianchi). Gli ispanici criminalizzati.
Un rapporto compilato questa settimana dalla contea di Los Angeles quantifica il danno economico provocato da sei mesi di «grande deportazione», analizzando i rastrellamenti come si farebbe una calamità naturale. Dei 10 milioni di abitanti della provincia, un milione circa sono irregolari, storico bacino di lavoratori ricattabili, fisiologico al «miracolo americano». Una forza lavoro che contribuisce 240 miliardi di dollari all’economia (soprattutto in servizi domestici, ospitalità, ristorazione, agricoltura ed edilizia). Paura e semiclandestinità delle comunità ispaniche (maggioritarie in città) si misurano in assenteismo, perdita di clienti, chiusura di esercizi, persone che non escono di casa.
Gli indicatori economici sono solo un indice parziale del trauma. La guerra agli immigrati è destinata a segnare profondamente la democrazia Usa per come ha sdoganato pratiche extra costituzionali. Fra queste c’è l’ipertrofica infrastruttura di repressione e controllo, a cominciare dalle milizie paramilitari destinate a rimanere un elemento di instabilità. Poi la rete delle prigioni dove si entra in un buco nero senza garanzie o giusto processo, 80mila persone in detenzione a tempo indeterminato o in attesa di una deportazione, anche in contravvenzione di ordini giudiziari, eventualmente verso paesi terzi sconosciuti.
Gestiti da aziende private dalle strette frequentazioni con esponenti del governo, i Cpr punitivi adottano di proposito condizioni di crudeltà per indurre «l’autodeportazione».
I nomi sono già famigerati: Alligator Alcatraz, California City, il Whipple di Minneapolis, Camp Montana a El Paso e, sempre in Texas, il Dilley. In quest’ultimo campo di prigionia «famigliare» sono detenute oltre 750 famiglie e 370 donne.
La misura di come il sopruso passi, ancora una volta, dai corpi dei bambini è contenuta in un’indagine di Pro Publica che questa settimana ha pubblicato una collezione di lettere scritte dai piccoli internati, tolti dalle scuole che frequentavano, e rinchiusi in un lager dove le luci nelle celle sono accese in permanenza. Fra queste quella di Susej F, di 9 anni che scrive: «Sono in questo posto da 50 giorni. Vedere come vengono trattati qui gli immigrati come me ha cambiato la mia idea di Stati Uniti».
Fonte: IL MANIFESTO (https://ilmanifesto.it/cartoline-dallinferno-la-grande-deportazione-usa) - 11 febbraio 2026
L’europarlamento affossa il diritto d’asilo nell’Unione
Via libera alle deportazioni extra Ue. E anche il progetto Albania potrebbe accelerare. Il concetto di paese terzo sicuro appare incompatibile con la Costituzione. Il Ppe vota di nuovo con le estreme destre. Defezioni nel centrosinistra
11 febbraio 2026
Il parlamento europeo ha affossato in via definitiva il diritto d’asilo nell’Ue. L’approvazione delle modifiche al regolamento procedure, già passate da Commissione e Consiglio, getta le basi per cancellare questo pilastro europeo. Con 408 voti a favore, 184 contrari e 60 astensioni è stata votata la creazione di un elenco comune di paesi di origine sicuri. Con 396 voti a favore, 226 contrari e 30 astensioni gli eurodeputati hanno dato il via libera al concetto di paese terzo sicuro. Popolari ed estrema destra si sono schierati insieme. I socialdemocratici si sono opposti, con le defezioni di danesi, svedesi e rumeni. La sinistra europea ha detto compattamente No.
LA NOVITÀ IN GRADO di distruggere l’architettura del diritto d’asilo Ue, incentrato sul principio di territorialità, è il concetto di paese terzo sicuro. Finora un richiedente asilo poteva essere rimbalzato fuori dall’Europa solo se aveva un legame con lo Stato terzo o se vi era transitato, come accade ai migranti che dalla Turchia arrivano in Grecia. Ora basterà che l’Ue o un paese membro abbiano un accordo con un partner internazionale. È il modello Ruanda, diverso e più pericoloso del protocollo Albania. Facciamo un esempio: se l’Italia dovesse stabilire un’intesa con il Kenya, poniamo caso, ritenuto paese terzo sicuro potrebbe giudicare inammissibili le domande di qualsiasi richiedente asilo, russo o eritreo è uguale, e deportarlo a Nairobi. La persona sarebbe subappaltata per sempre, non solo durante l’esame della richiesta di protezione (come in Albania).
C’è da scommettere che quando la norma entrerà in vigore, da giugno 2026 con il nuovo Patto Ue, si aprirà un mercato di paesi terzi sicuri per spingere i vari governi, attraverso incentivi economici e/o ricatti politici, ad accollarsi quote di disperati della terra. Se questo sia compatibile con la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue andrà verificato. La Costituzione italiana, però, stabilisce chiaramente che «lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica».
SENZA CANCELLARE dall’articolo 10 l’espressione «nel territorio della Repubblica» non si vede come la norma Ue possa superare il vaglio della Consulta, che prima o poi sarà chiamata a pronunciarsi sulla tutela di quello che a tutti gli effetti è un principio fondante dell’ordinamento costituzionale. Il dibattito sul «controlimite», un argine invalicabile al primato del diritto Ue a tutela della massima Carta nazionale, entrerà così nel vivo. Intanto, però, la politica sarà andata avanti per la sua strada. Se potesse contare anche sulla vittoria al referendum per la riforma della magistratura gli equilibri tra i poteri sarebbero alterati per sempre e i confini all’arbitrio dell’esecutivo molto più labili.
Nella campagna referendaria rischia di inserirsi anche l’altro punto approvato ieri all’europarlamento: la lista dei paesi di origine sicuri. C’è una conclusione ambigua nel testo, un paragrafo che gli esperti di diritto europeo hanno difficoltà a ricordare in precedenti atti legislativi. Gli Stati membri «dovrebbero essere in grado di applicare il prima possibile» (should be able to apply as soon as possible), prima di giugno 2026, le eccezioni geografiche o per categorie di persone agli Stati di origine dei migranti che chiedono asilo. Il governo italiano si è battuto strenuamente per anticipare questa possibilità nella convinzione, tutta da verificare visti i paletti posti dalla Corte di giustizia Ue, che così ai giudici italiani mancherebbero argomenti per disapplicare le procedure accelerate di frontiera, quelle che permettono la detenzione in Albania dei richiedenti asilo di Bangladesh, Egitto e Tunisia.
AL MOMENTO non risultano annunci ufficiali del governo su un riavvio del protocollo con Tirana, nella forma iniziale riservata a chi non è mai entrato in Italia, prima dell’estate. Il Viminale ha sempre parlato di giugno. Se però ci fossero i tempi tecnici della burocrazia europea e quel «should be able to apply as soon as possible» non fosse interpretato come una condizione preliminare all’entrata in vigore del Patto per evitare ritardi, ma come la possibilità concreta di anticiparlo, la partita cambierebbe.
E l’esecutivo sarebbe in una situazione di win-win: nel caso in cui i giudici dessero il via libera alle detenzioni oltre Adriatico il governo potrebbe dire, a torto visto che ha dovuto cambiare le norme comunitarie, di avere sempre avuto ragione; se le toghe bloccassero ancora i trattenimenti Meloni e Piantedosi avrebbero nuovi argomenti per attaccarle prima del referendum.
DEL RESTO i segnali che il governo si appresta a violare le sentenze e le norme sovraordinate aumentano su diversi fronti. È solo questione di tempo. E solo una sonora bocciatura della riforma della magistratura potrebbe fissare un argine. Politico prima ancora che giuridico.
Fonte: IL MANIFESTO (https://ilmanifesto.it/leuroparlamento-affossa-il-diritto-dasilo-nellunione) - 11 febbraio 2026

«Si introduce la remigrazione, nessun paese è sicuro per chi è respinto»
Luciana Cimino intervista LUCA CASARINI
11 febbraio 2026
«L’Unione europea sta applicando la remigrazione».
Luca Casarini, tra i fondatori di Mediterranea saving humans, risponde al manifesto nel mezzo di un’assemblea. «Dobbiamo cominciare a organizzarci per salvare le persone dalla deportazione, fare come a Minneapolis», dice dopo il via libera definitivo dell’Eurocamera alle nuove regole sull’asilo.
Procedure accelerate, accordi con Paesi terzi, elenco comune europeo. Nell’intesa anche l’esternalizzazione delle richieste di protezione internazionale. L’Europa sta inseguendo Trump?
Questo provvedimento non è un evento straordinario, è parte di un processo che ha le sue radici molto più lontano, a partire dal gravissimo errore dei partiti cosiddetti progressisti che si sono illusi di poter fare in forma democratica ciò che chiede la destra globale suprematista bianca. Le deroghe al rispetto dei diritti umani hanno aperto una autostrada a questa destra, negli Stati Uniti come in Europa. Credo che bisogna prenderne atto.
Che cosa non si è capito?
Che l’Unione europea, spostandosi a destra, ha macchiato una pagina storica. La cultura giuridica, civile e politica europea è nata dentro il rifiuto della deportazione. Poi sono stati introdotti i respingimenti di massa distruggendo la Convenzione di Ginevra, ora la deportazione. La lista dei paesi sicuri è funzionale alla costruzione di campi di detenzione, cioè di concentramento, in giro per il Mediterraneo. E questo viene fatto in base ad accordi con autocrati, dittatori, paesi che non hanno nemmeno l’ombra dei diritti umani. È una cosa mostruosa, che va denunciata perché fa il paio con le migliaia di morti che ci sono in mare nel Mediterraneo, con i lager libici, con le deportazioni nel deserto tunisino.
Ci saranno anche hub nei Paesi terzi.
È il modello Ruanda, una roba pericolosissima fondata sul business. Questo meccanismo somiglia molto a quello americano delle deportazioni che sono basate su una rete di company private, delle multinazionali della detenzione. Ed è già così nei patti italiani con la Libia e con la Tunisia: economie drogate da finanziamenti milionari per fermare gli esseri umani.
Negli ultimi anni le destre estreme europee si sono unite sul concetto di remigrazione.
L’Ue sta seguendo in termini istituzionali la remigrazione e questo è un dato: siamo di fronte a un atto materiale che metterà in pericolo la vita di migliaia di esseri umani. Quando ce ne accorgeremo sarà tardi. Questo dà anche l’idea dell’egemonia culturale e politica che la destra suprematista occidentale ha su un’Europa che si tiene insieme solo per l’euro ma non ha principi e valori che facciano da collante.
La lista di paesi cosiddetti sicuri è un modo per lavarsi la coscienza?
Nessun paese è sicuro per un deportato. Peggio ancora se è il suo, potrebbe non uscirne vivo. O essere sottoposto alla violenza della sottrazione di diritti di base, sanciti da convenzioni internazionali. Questa è la distruzione del diritti d’asilo perché consente la procedura accelerata in base alle provenienze geografiche. Ovviamente questo è l’ultimo tassello in ordine di tempo della strategia di respingimento dell’Europa nei confronti delle persone in movimento. È in corso un processo involutivo che mira a distruggere sistematicamente tutti i dispositivi di soccorso e accoglienza per spingere i migranti alla marginalizzazione, alla clandestinità. Questo è un elemento fondamentale della strategia delle destre perché provoca la guerra tra poveri.
Questo processo di disumanizzazione dei poveri e dei migranti è irreversibile?
Sono convinto che proprio tra umano e disumano ci sia il nodo della lotta. Però bisogna organizzarsi per proteggere le persone, farle scappare dai lager, sottrarle alla cattura che sia in mare o a terra. Perché tra zone rosse, norma sulle sicurezza, necessità di mostrare i numeri sui rimpatri, cominceranno le retate. La cura è una forma di lotta concreta per sottrarre fratelli e sorelle alla cattura e alla deportazione.
Fonte: IL MANIFESTO (https://ilmanifesto.it/si-introduce-la-remigrazione-nessun-paese-e-sicuro-per-chi-e-respinto) - 11 febbraio 2026

%20-%20Copia.png)
