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ANTIGONE. Carcere Minorile di Casal del Marmo (Roma): perché la tortura è diventata sistema

LE MALETESTE

14 mar 2026

Presentato esposto di Antigone contro le violenze di sapore razzista da parte di agenti nei confronti di 13 ragazzini, tutti stranieri - IL MANIFESTO e ROMA TODAY e REPUBBLICA

Casal del Marmo, perché la tortura è diventata sistema

Tortura. La violenza di dieci agenti nei confronti di tredici ragazzini, tutti stranieri, nel carcere minorile di Casal del Marmo ha un rancido sapore razzista. L’esposto presentato da Antigone ha dato avvio alle indagini


di Patrizio Gonnella

Edizione 14/03/2026, IL MANIFESTO

Tortura La violenza di dieci agenti nei confronti di tredici ragazzini, tutti stranieri, nel carcere minorile di Casal del Marmo ha un rancido sapore razzista. L’esposto presentato da Antigone ha dato avvio alle indagini


La violenza di dieci agenti nei confronti di tredici ragazzini, tutti stranieri, nel carcere minorile di Casal del Marmo ha un rancido sapore razzista. L’esposto presentato da Antigone ha dato avvio alle indagini. La tortura nelle carceri esiste. Ferrara, San Gimignano, Torino sono i luoghi delle prime condanne. A Santa Maria Capua Vetere è in corso il più grande processo per tortura in Europa. Si è vicini alla sentenza per le violenze di polizia nel carcere di Monza. Ci sono voluti ben sette anni. Una fatica enorme.


La tortura non risparmia neanche le carceri minorili. Dopo quanto visto al Beccaria di Milano, anche Roma è teatro di presunte torture e violenze brutali. La tortura è una questione di sistema, si annida dove alberga e fiorisce lo spirito di corpo. C’è un’aria di violenza che si respira negli istituti penali per minori in Italia e quest’aria ha purtroppo il colore della divisa della polizia penitenziaria. Questo è l’esito della militarizzazione scriteriata in corso del sistema carcerario italiano. La tortura è sempre esistita ma quando assume le caratteristiche dell’inchiesta romana, ossia tanti agenti accusati delle peggiori nefandezze nei confronti di adolescenti immigrati, prende le sembianze di una escalation razzista, sdoganata da tutti quei cattivi maestri che si travestono nei talk show della destra nei panni di manganellatori di professione.


Se ci si permette di torturare ragazzini nel carcere della capitale, a pochi minuti di auto dalla sede del ministero della giustizia, del tribunale, del Vaticano, del parlamento, vuol dire che ci si sente sicuri di restare impuniti, se non addirittura apprezzati nei propri comportamenti. Antigone aveva presentato un esposto alla procura lo scorso luglio e aveva avvertito le autorità amministrative competenti delle denunce circostanziate di maltrattamenti e violenze. La prossima settimana l’autorità giudiziaria procederà a sentire le vittime. A Casal del Marmo è accaduta una cosa enorme, gravissima: violenze reiterate e crudeli da parte di poliziotti nei confronti di ragazzini. Però, è anche avvenuto qualcosa di positivo: non pochi operatori hanno parlato, rotto il muro del silenzio, non si sono resi complici omertosi della gestione criminale della sicurezza interna all’istituto avvenuta per lunghi mesi. A loro va detto un grande grazie.


"Quello che emergeva da quei racconti - sottolinea Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell'osservatorio minori di Antigone - è che non si trattava di mele marce, ma di un problema di sistema. Ma ci dice anche che nelle carceri esistono anche degli anticorpi che sono rappresentati dai tanti operatori che ogni giorno, non senza fatica, fanno il loro lavoro nel rispetto dei diritti e delle persone. Da loro e dalla presenza di Antigone nelle carceri, che serve a monitorare ciò che accade e a costruire relazioni di fiducia con tutte le parti, è stato possibile far emergere questo caso. Per questo - conclude Marietti - è importante che gli sguardi indipendenti nelle carceri continuano ad essere resi possibili".

Di fronte a quanto sta accadendo nelle carceri minorili del paese, bisogna andare oltre la mera resistenza politica e culturale. La violenza istituzionale che ha colpito Milano e Roma impone una svolta organizzativa. La Polizia penitenziaria fino a qualche anno fa operava in borghese. Il ministero della giustizia ha imposto di recente che indossasse la divisa, contro ogni ragionevolezza pedagogica. Invece, in controtendenza, bisognerebbe fare un passo in direzione opposta e fare gestire gli istituti penali per minori solo da funzionari civili, affinché gli istituti penali per minorenni non assomiglino alle orribili galere degli adulti.


L’Italia, va detto, è l’unico Paese in Europa dove le procure e i tribunali indagano e a volte condannano per episodi di tortura commessi da esponenti delle forze di polizia. Forse non è un caso. Forse è anche perché i pubblici ministeri non sono parte del sistema di polizia (come potrebbe accadere nel caso in cui sia approvata la riforma costituzionale) ma sono all’interno, fortunatamente, del sistema giurisdizionale.


Antigone, insieme a Defence for children e Libera, ha lanciato pubblicamente gli Stati Generali della giustizia minorile nella consapevolezza di un sistema in crisi che bisogna aprire all’esterno, rianimare e a cui bisogna restituire missione e dignità sociale. Entro qualche mese saranno rese pubbliche proposte per uscire dal guado in cui il governo ha trascinato il sistema. Di fronte a quanto sta svelando l’inchiesta di Casal del Marmo sarebbe necessario che ci fossero assemblee aperte di operatori che discutano di modelli securitari, violenze, razzismo, isolamento, disciplina, divise.



IL VIDEO




Forbici sul testicolo e pugni. L'orrore a Casal del Marmo, indagati 10 agenti per le violenze in carcere


di Lorenzo Nicolini

12 marzo 2026, in ROMA TODAY


Le violenze fatte anche in zone non coperte dalle telecamere. Le accuse si basano sulle testimonianze dei ragazzi e degli operatori del penitenziario, tra cui educatori, preti e suore


Le violenze contestate

Un agente, secondo quanto appreso dal nostro quotidiano, è accusato di aver sferrato pugno all'occhio di un detenuto che all'epoca dei fatti aveva 15 anni con il minore, poi portato in infermeria, che sarebbe stato costretto a togliersi i vestiti, a sdraiarsi sul lettino, mentre un altro poliziotto lo avrebbe minacciato di tagliargli i testicoli e gli avrebbe puntato una forbice su un testicolo procurando l'uscita di sangue, si legge nella richiesta di incidente probatorio.

In altri casi gli agenti avrebbero sferrato calci, pugni e schiaffi, usando anche con oggetti ferro. E ancora, secondo la ricostruzione dell'accusa, un agente con fare minaccioso avrebbe avvicinato una chiave di ferro al viso di un detenuto e successivamente lo avrebbe colpito con uno schiaffo. 

Azioni che sarebbero avvenute frequentemente di notte, in zone non coperte dal sistema delle telecamere. Gli agenti della penitenziaria, secondo l'accusa, avrebbero anche redatto falsi verbali per giustificare le violenze. Tredici, in tutto, i minorenni che sono stati considerati vittime. Sono tutte di nazionalità straniera e ora hanno tra i 16 e i 20 anni.


“Usato anche un estintore”

Dopo aver raccolto i racconti delle vittime recluse nel carcere di Casal del Marmo l'associazione Antigone, nel luglio scorso, ha depositato un esposto in procura sulle presunte violenze: “Calci e pugni sferzati contro giovani inermi, colpi alla testa per mezzo di un pesante estintore, minacce, violenze agite di fronte allo sguardo sbalordito del personale medico (che si è unito alla denuncia), a riprova del senso di onnipotenza e di impunità che caratterizza gli agenti di polizia penitenziaria coinvolti negli eventi” racconta Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell'osservatorio minori di Antigone. 

"Lo Stato ha ucciso un ragazzo". Storia di un omicidio che si poteva evitare

Il rapporto

Nel rapporto sulle carceri minorili pubblicato da Antigone lo scorso 25 febbraio si legge che in quell'istituto nel 2024 sono stati registrati 188 episodi di autolesionismo e 17 tentati suicidi. Per quanto riguarda il sistema disciplinare, sono state complessivamente irrogate 214 sanzioni, di cui 132 esclusioni dalle attività in comune, la più grave delle sanzioni, che comporta la permanenza da solo in cella per molte ore al giorno. 

“Un carcere pieno di segnali di tensione - sottolinea Marietti -che nulla ha a che vedere con la missione educativa che dovrebbe appartenere a qualsiasi istituzione pubblica che si occupa di minorenni”. Antigone, già parte offesa nel processo per le violenze al carcere minorile milanese Beccaria, chiederà la costituzione come parte civile anche a Roma. “Ci auguriamo che il Ministero della Giustizia faccia lo stesso, dando un netto segnale contro ogni forma di violenza”, insiste la coordinatrice di Antigone.

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