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BOSCO OSPIZIO. Un habitat naturale distrutto per far posto ad un ipermercato CONAD

LE MALETESTE

4 ott 2026

La campagna di protesta con lotte, raccolta di firme e richiesta di adesione al boicottaggio contro CONAD

In un quartiere popolare di Reggio Emilia da più giorni le ruspe stanno sradicando un’area verde di oltre 4 ettari, chiamata Bosco Ospizio, dove dovrebbe sorgere un supermercato Conad corredato da un parcheggio con centinaia di posti auto. Per salvare centinaia di alberi i cittadini avevano proposto una soluzione alternativa che non avrebbe generato nuovo consumo di suolo.


Intanto, la petizione sostenuta da Legambiente e da altre associazioni e comitati cittadini per fermare i lavori della costruzione del superstore ha superato le 62mila firme su Change.org, dove si chiedeall’amministratore delegato di Conad Centro Nord di rinunciare agli abbattimenti e di donare l’area alla città.


Gli attivisti non hanno alcuna intenzione di abbandonare l’area e hanno già mandato un preavviso fino a lunedì: “Anche se non ci sono più gli alberi il progetto non è ancora stato completato e per certi versi nemmeno iniziato. Altri alberi possono ricrescere, ma il cemento distrugge tutto: l’obiettivo è salvare quelli rimasti e impedire che la cementificazione inizi perché ne nascano di nuovi” commenta Attilia Notari, attivista dell’assemblea del Bosco Ospizio.



IL VIDEO



Ieri in Val di Susa, oggi dappertutto

di Nicoletta Dosio

3 Ottobre 2026 - 15:00 | L'INDIPENDENTE


A Reggio Emilia, chiuso tra reti di cantiere e sottratto alla vista da una cinta di alti pannelli, c’è un bosco: un bosco urbano in un quartiere di periferia, «tra la via Emilia e il West», come direbbe Guccini.

 

È un meraviglioso, insostituibile polmone verde, sorto intorno ai ruderi dell’antico ospizio comunale, da cui prende il nome: il “Bosco Ospizio” appunto.

 

Del passato rimangono gli alberi secolari, ai quali, oltre ad un folto, impenetrabile sottobosco, si son aggiunte nuove varietà, figlie della natura che sa rigenerare le rovine e farne giardini.

 

Ci raccontano un luogo pieno di vita vegetale ed animale, ricco di biodiversità, che conserva nella sua parte più segreta una zona umida, punto di sosta per gli uccelli migratori, popolata da diverse varietà di anfibi ed abitata da salamandre e libellule.

 

Dunque una realtà preziosa per la città, da proteggere e difendere ad ogni costo.

 

Invece l’area è stata dichiarata edificabile e messa in vendita, grazie alle amministrazioni comunali succedutesi negli ultimi vent’anni, a partire dall’amministrazione Del Rio, già sindaco nei primi anni 2000, sponsor di quella cattedrale nel deserto che è la stazione del TAV con annesse superstrade a cementificare una campagna fertilissima, poi ministro delle infrastrutture, e paladino del progetto TAV Torino-Lyon.

 

Ora il proprietario è Conad, la maggior catena italiana di supermercati. Oltre al danno, anche la beffa: nel tentativo di rendere commestibile l’amaro piatto, il gigante commerciale, in omaggio al motto pubblicitario di cui si fregia «Persone oltre le cose», concorda con il Comune di ospitare nell’area anche edifici di pubblico interesse (una biblioteca e una Casa di Quartiere), nonché un’ampia spianata di parcheggi. Risultato? Cemento e asfalto dove c’era vita e bellezza.

 

Ma il quartiere non ci sta e nasce così l’Assemblea Permanente Bosco Ospizio che, dallo scorso agosto, nell’imminenza degli annunciati lavori, occupa con un presidio il terreno a rischio e ferma le ruspe che si accingono al disboscamento.

 

Denunciati dalla Conad per violenza e invasione di area privata e diffidati con ordinanza della Prefettura, gli attivisti resistono ed hanno ricostruito il presidio fuori dal perimetro del bosco, a ridosso delle barriere che ne impediscono la vista e l’accesso. Ora l’interno del parco è visibile solo attraverso gli spiragli praticati nella recinzione: attraverso quei varchi il bosco ci parla, vestendosi di tutti i colori dell’autunno, i gialli ed i rossi sui quali va ad infrangersi la malinconia del pomeriggio che si fa sera.

 

Al presidio ci sentiamo tra compagni: la nostra storia nel movimento NO TAV si fa racconto, dialogo serrato, scambio di esperienze. I presidianti si preparano ad affrontare i rigori invernali con un piccolo campeggio di tende ed una cucina allestita sotto un gazebo.

 

Le loro richieste di consigli ci risvegliano nel ricordo i giorni e le notti di Venaus 2005, il presidio sotto la neve tra i bidoni roventi di fuochi accesi contro il gelo, i minestroni fumanti e una moltitudine che nel pericolo e nella lotta si ritrova e diventa comunità.

 

Tra le poche suppellettili del presidio c’è un piccolo scaffale-biblioteca: libri che fanno compagnia, libri per pensare e per ingannare il tempo che, di notte, non passa mai.

 

Mi colpisce l’ennesima analogia con la lotta No TAV. Chiomonte 2011: Libera Repubblica della Maddalena; attesa dell’esercito del TAV, che prima o poi arriverà con blindati, lacrimogeni e manganelli; il grande tendone attrezzato a cucina dove, tra fornelli e provviste, ha trovato spazio un piccolo scaffale di libri.

 

Anche in questo senso nel presente rivive il passato e le lotte si ricompongono, sentendosi sorelle nella materialità della vita, figlie dello stesso amore e della stessa rabbia, unite nel conflitto irriducibile contro il sistema che sulla guerra e sulla devastazione sociale e ambientale fonda il proprio dominio e lo chiama pace.

 

Mercoledì, di buon mattino, al Bosco Ospizio sono arrivate le ruspe. Per permetterne l’accesso l’intero quartiere è stato militarizzato. Bloccata nei due sensi la via Emilia. Inseguiti dagli agenti, portati in Questura e denunciati gli attivisti che hanno cercato di opporre resistenza salendo sugli alberi.

 

Una delegazione si è recata in Comune, chiedendo di incontrare il Sindaco, ma non ha avuto risposta, se non dal Capo di Gabinetto. Silenzio anche da parte dell’ASL e dell’ispettorato del lavoro a cui gli attivisti hanno denunciato la totale assenza di misure di sicurezza all’interno e all’esterno del cantiere.

 

Per il tardo pomeriggio è stata convocata l’assemblea permanente che deciderà il da farsi.

 

Così mi scrive una compagna del Presidio, a commento della foto che documenta la devastazione: «In questa porzione di terra fino a stamattina c’erano alberi adulti, platani, tigli, pioppi, cedri del Libano. Uccelli e fauna varia avevano la propria casa. Quello che ci resta è la possibilità di andare a fare la spesa fino alla propria morte. Ammesso che si riuscirà ancora a riempire gli scaffali e se ci saranno ancora i mezzi per acquistare qualcosa…»

 

Rappresentanti dell’Assemblea saranno con noi il 3 ottobre, alla marcia NO TAV.

 

Anche a Reggio Emilia la lotta continua



Bosco Ospizio

3 ottobre 2026, 23.03 | FACEBOOK


Ieri è stato il terzo dei giorni peggiori di sempre. Abbiamo scoperto che altri alberi adulti erano stati tagliati, stavolta con la motosega, non spingendoli brutalmente con il braccio della ruspa. Abbiamo scoperto che si stava distruggendo la parte ancora rimasta intatta, ovvero la vegetazione nella zona dei vasconi che nascondevano flora specifica e anfibi, quelli che trovavamo in gran numero a gracidare attorno alle tende dopo la pioggia.

Nel frattempo rilevavamo un folle dispiego di forze dell’ordine (quattro camionette di celere, un numero senza senso tra poliziotti e carabinieri coi loro mezzi, a bloccare gli accessi, costringendo i bambini a giri larghissimi per andare a scuola. Ci si rende conto della sproporzione di forza impiegata quando si vede avanzare il nostro Velo col suo deambulatore in mezzo alle forze antisommossa.

Mentre si provvedevano a innalzare barricate e chiudere tutte le nostre finestre di Fotografia Europa per impedire azioni e soprattutto gli sguardi, siamo comunque riusciti a vedere la ruspa di Benassi strappare alberi giovani come fossero erbacce.

Nel pomeriggio hanno chiuso in modo definitivo il vialetto, trasformando definitivamente il cantiere in una roccaforte. Ma anche noi lo siamo, e nello spazio che ancora abbiamo ci stringiamo, elaboriamo, non ci fermiamo, ragionando e progettando resistenza nelle nostre assemblee della sera.

 



da Facebook, 2 ottobre 2026, 20.41: CENTRO RECUPERO RICCI "LA NINNA"


E’ venuta l’ora di fare sul serio: Conad ha distrutto Bosco Ospizio!


Boicotteremo in massa i supermercati con quel marchio!

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