
LE MALETESTE
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Israele deve revocare l’assedio e garantire che tutti i valichi di frontiera siano aperti e pienamente operativi in entrambe le direzioni, che le restrizioni agli aiuti vengano ridotte e che i servizi riprendano - SAVE THE CHILDREN
Striscia di Gaza, i bambini simulano funerali con le bambole: la guerra è diventata il loro “gioco” quotidiano
A Gaza i bambini inscenano funerali con le bambole e giocano a "guerra", una versione del nascondino in cui si fingono morti. Dopo quasi 30 mesi di conflitto, Save the Children lancia l'allarme sul rischio di danni psicologici permanenti e chiede un cessate il fuoco duraturo e maggiore supporto psicosociale
8 aprile 2026
I bambini di Gaza stanno organizzando funerali con le bambole e trasformando la guerra in un gioco, fingendo di sparare e di lanciare missili, poiché la violenza è diventata parte della vita quotidiana dopo quasi due anni e mezzo di guerra.
Dall’ottobre 2023, i bambini di Gaza sono stati costantemente esposti a violenza estrema, sfollamento, fame e malattie, con un grave rischio di danni psicologici permanenti.
Ora, a 30 mesi dall’inizio della guerra, gli operatori di Save the Children hanno segnalato che i minori stanno rievocando alcune scene orribili a cui hanno assistito, tra cui una versione del nascondino che chiamano “guerra”, in cui si sparano a vicenda con le mani quando vengono trovati, per poi fingere di essere morti. A causa della mancanza di giocattoli o materiali artistici, i bambini usano i muri delle case e dei quartieri distrutti come carta per disegnare e colorare.
Shurouq, 31 anni, responsabile multimediale di Save the Children a Gaza, vive a Deir al-Balah con la figlia di tre anni, che ha iniziato a inscenare un funerale con la sua bambola “morta”. Shurouq ha raccontato di aver passato mesi a visitare quasi tutti i negozi per bambini di Gaza per trovare una bambola grande per sua figlia. Alla fine ne ha trovata una del colore preferito della bambina, il viola, ma l’ha pagata quasi cinque volte il suo prezzo originale a causa delle restrizioni eccessivamente rigide imposte dalle autorità israeliane sulle merci ammesse nella Striscia.
«Ieri sono rimasta sconvolta nel vedere mia figlia e sua cugina che portavano in braccio quella bambola. Pensavo di essere riuscita a proteggere mia figlia il più possibile dalle scene di morte, ma a quanto pare non c’è modo di sfuggirvi. Mia figlia non è la sola. Ogni volta che mi riunisco con i miei nipoti, giocano a un gioco che chiamano “guerra”. È come nascondino, ma con una variante: quando qualcuno viene trovato, gli altri fanno finta di sparargli con le mani e dicono “morto, morto”. Uno di loro ha persino detto: “Ti lancio un missile!”».
Gli studi dimostrano che quando i bambini usano il gioco per ricreare scenari angoscianti a cui hanno assistito o che hanno vissuto, questo può aiutarli ad affrontare ed elaborare le loro esperienze in un ambiente sicuro.
Il trauma prolungato di schivare costantemente bombe e proiettili, perdere i propri cari ed essere costretti a fuggire attraverso strade disseminate di detriti e cadaveri ha anche reso i genitori e gli operatori sanitari sempre più incapaci di far fronte alla situazione, essendo sempre più rari e sempre più difficili da trovare il supporto, i servizi e gli strumenti necessari per prendersi cura dei propri figli. È necessario che vengano forniti con urgenza maggior sostegno psicologico e psicosociale insieme agli aiuti umanitari.
I bambini nelle zone di conflitto spesso soffrono di enuresi notturna, incubi, ipervigilanza, dolore, depressione, ansia, aggressività, isolamento, che possono compromettere la loro capacità di partecipare alla vita quotidiana, causando difficoltà di concentrazione o di rendimento scolastico, di apprendimento, di instaurazione di relazioni e legami affettivi, o di ricerca di un senso di sicurezza. L’esposizione a stress prolungato può portare a quello che comunemente viene definito “stress tossico”, la forma di stress più pericolosa che un bambino possa sperimentare, secondo gli esperti di salute mentale e psicosociale di Save the Children.
Shurouq ha raccontato che ogni volta che cercava di proteggere il suo benessere mentale e quello di sua figlia, si sentiva sopraffatta, incapace di sfuggire a una realtà definita da distruzione, perdita e gravi difficoltà economiche.
«La sopravvivenza psicologica è impossibile finché la situazione a Gaza rimane tale. Non ci sono segnali concreti di ricostruzione o riabilitazione, con bombardamenti continui, espansione delle aree occupate, controllo dei valichi e altro ancora», ha affermato.
«Per circa due anni e mezzo, i bambini di Gaza hanno visto i loro amici e familiari morire davanti ai loro occhi o essere sepolti sotto le macerie delle loro case crollate. Hanno visto le loro scuole e i loro ospedali essere presi di mira e distrutti. Si sono visti negare l’accesso a cibo e medicine salvavita e sono stati strappati alla vita che conoscevano. Considerata la fase di sviluppo in cui si trovano, i bambini sono estremamente vulnerabili in tempi di crisi. Il gioco è uno strumento molto potente che i più piccoli usano per elaborare ciò che hanno visto o vissuto in prima persona e permette loro di esprimere sentimenti che potrebbero essere troppo complessi o dolorosi da articolare a parole. È straziante vedere il peso di questa guerra sui bambini. È fondamentale che i minori di Gaza ricevano l’assistenza psicologica e il supporto psicosociale di cui hanno disperatamente bisogno e che un cessate il fuoco duraturo regga, in modo che possano finalmente iniziare a guarire», ha dichiarato Ahmad Alhendawi, Direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa orientale.
Tutte le parti in conflitto devono facilitare l’accesso umanitario continuativo e senza ostacoli. Israele, in quanto potenza occupante, ha l’ulteriore obbligo di garantire che vengano soddisfatti i bisogni umanitari della popolazione occupata. Israele deve revocare l’assedio e garantire che tutti i valichi di frontiera siano aperti e pienamente operativi in entrambe le direzioni, che le restrizioni agli aiuti vengano ridotte e che i servizi riprendano. È necessario aprire ulteriori valichi, anche per garantire accesso diretto al crescente numero di persone che vivono nella parte settentrionale della Striscia.
Gli specialisti di Save the Children sul campo supportano i bambini di Gaza attraverso servizi di supporto psicosociale e di salute mentale, e la creazione di spazi a misura di bambino dove i più piccoli possono giocare, imparare e interagire con i coetanei. Da ottobre 2023, Save the Children ha raggiunto quasi 15mila minori a Gaza attraverso i suoi programmi di supporto psicosociale e di salute mentale. Save the Children opera nel Territorio Palestinese Occupato dal 1953, con una presenza permanente dal 1973. Da allora, collabora con i partner per contribuire a fornire un’istruzione di qualità, protezione per i bambini, supporto allo sviluppo della prima infanzia e opportunità di lavoro per i giovani.

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