LE MALETESTE
23 apr 2026
Tre video + gli articoli delle delegazioni della GSF 2026 in partenza da Barcellona e dall'Italia + saluto di Dario Salvetti del Collettivo di Fabbrica ex-GKN di Firenze
Global Sumud Flotilla
20 aprile 2026, 23.49
Oggi, 20 aprile, più di 20 imbarcazioni della Global Sumud Flotilla hanno preso provvedimenti diretti, coordinando un'interruzione contro il trasferimento di materie prime in Israele mentre continua il suo genocidio contro i palestinesi. Secondo le Convenzioni di Ginevra, la Convenzione sul genocidio e il Trattato sul commercio di armi, gli Stati sono tenuti a fermare il trasferimento di armi a Israele, un'entità occupante che l'ONU ha ufficialmente designato un'occupazione illegale dei territori palestinesi dal 1967.
Il Mar Mediterraneo va decolonizzato. Non aspetteremo che i governi complici agiscano mentre le ingiustizie continuano incontrollate.
Non ci prendiamo le nostre responsabilità alla leggera e non ritarderemo la partenza. Ci rifiutiamo di restare a guardare mentre il diritto internazionale viene ignorato. Ci rifiutiamo anche di navigare oltre le navi che trasportano merci e rifornimenti a chi commette crimini di guerra senza fare tutto il possibile per interrompere la catena di approvvigionamento.
Video (qui sotto) dell'azione per deviare MSC Maya che trasporta carburante per l'occupante e diretto ad Ashdod, in Israele.
Non condivideremo la nostra rotta navale con navi cargo dirette all'occupante e non faremo nulla. Ci solleviamo per la Palestina e resistiamo alla colonizzazione del Mediterraneo. Il mare è NOSTRO.
Programma previsto
Giovedì 23 dalle 17:00, le barche della @globalsumudflotilla si ritroveranno al porto di Siracusa. Dopo una conferenza stampa pubblica con interventi di leader ed organizzatori, si terranno celebrazioni e concerto per salutarci.
Venerdì 24 dalle 8.00, partenza ufficiale della Flottiglia verso Gaza. Le barche partiranno alla volta di Gaza, con l’intento di rompere l’assedio e creare un canale umanitario permanente. L’evento è pubblico, vieni a salutarci!
Il saluto di Dario Salvetti del Collettivo di Fabbrica GKN-Firenze
22 aprile 2026, 20.41
Penso sia arrivato il momento di prendersi un attimo per i saluti, anche se manca un po' alla partenza. Non sono riuscito a salutare tutte/i quelli che volevo né a dire tutto quello che avevo in testa.
Che poi salutare è una delle cose che mi riesce peggio. Un giorno capirò perché. Forse banalmente perché quando arrivo, sono già fissato su dove devo andare e perché come minimo sono già mentalmente in ritardo per quello che voglio fare dopo.
Dove stiamo provando ad andare siamo in ritardo di almeno 80 anni. C'è tanta di quella sofferenza, tanta di quella atrocità accumulata, che ti senti quasi stupido a partire proprio ora.
Eppure la Flotilla deve ripartire. Lo fa dal 2008, anche quando non ce ne siamo accorti. Noi proviamo a prenderci addosso solo un piccolo pezzo di questa fatica, del partire, ripartire, provare, riprovare.
Il tutto, non solo senza sapere se mai si vincerà, ma a volte senza sapere nemmeno più come misurare la vittoria e la sconfitta.
Al centro c'è la resistenza palestinese, non noi. E non siamo mossi da alcun spirito caritatevole o assistenzialista.
I motivi che portano alla partenza sono i più disparati, collettivi e individuali. Si intrinsecano convinzioni, principi, urgenze, doveri. Di sicuro a bordo non c' è né eroismo né incoscienza.
Il più banale dei motivi è questo: il genocidio non solo non si è fermato ma sta esondando. Se la guerra fosse una azienda - e in parte lo è - il sionismo sarebbe il dipartimento "ricerca e sviluppo" dello sterminio e del controllo sociale. La società israeliana non è solo una società dove "si spende tanto in armi a discapito di salute e istruzione". È una società riorganizzata attorno alla guerra e allo sterminio. E da questa società si irrora un modello. Che è già tra noi.
Quando è stata l' ultima volta che una società è stata totalmente riorganizzata attorno alla guerra e allo sterminio? Datevi la risposta da soli.
Riguardo alle preoccupazioni di quello che potrebbe accadere, non è che chi parte non ha paura. È che ha deciso che in questo contesto sia inaccettabile lasciarsi guidare da questo sentimento. Che proprio di fronte a una tale estensione di morte deve contare solo il dare senso alla vita.
E c'è da preoccuparsi molto di più per chi rimane a terra. Una volta partiti in mare, la rotta è tutto sommato chiara, gli equipaggi solidali pur essendo eterogenei per appartenenza politica e provenienza nazionale, i problemi che si presentano sono semplici e immediati.
È a terra che è molto più difficile trovare una rotta chiara e una convergenza genuina che non sia ovunque assediata da politicismi, tatticismi, opportunismi e settarismi.
Il ringraziamento è a chi tiene botta a terra coprendo le spalle a chi è in mare.
Buon vento a tutte e tutti noi.

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