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L'ALTRA ITALIA. Comunità locali, beni comuni, programmi per lo Sviluppo Sostenibile. L'ELENCO E I PROGETTI 2026

LE MALETESTE

21 feb 2026

216 progetti, dalla lotta al cambiamento climatico alla rigenerazione urbana, all’educazione alla sostenibilità, all’inclusione sociale, dalla gestione responsabile delle risorse naturali all’innovazione nei servizi pubblici, dal lavoro dignitoso alla parità di genere

L’altra Italia: comunità locali, beni comuni e innovazione sociale in crescita

di Mario Catania

20 febbraio 2026, L'INDIPENDENTE


C’è una dinamica poco raccontata ma strutturalmente significativa che si sta consolidando in tutta Italia: la crescita delle buone pratiche territoriali fondate su innovazione sociale, partecipazione civica e governance collaborativa. Secondo le più recenti rilevazioni dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), sono oltre duecento le esperienze locali che stanno traducendo in interventi concreti obiettivi di sostenibilità, inclusione e coesione sociale, in aumento rispetto alle circa centosettanta censite nell’edizione precedente.


Non si tratta di iniziative episodiche, bensì di processi radicati nei territori. Un esempio emblematico è quello di diversi Comuni delle aree interne che hanno riattivato spazi pubblici inutilizzati trasformandoli in centri civici multifunzionali, luoghi di aggregazione e servizi di prossimità, contribuendo a contrastare isolamento sociale e spopolamento. Analogamente, in numerose realtà urbane e periurbane si stanno diffondendo modelli di welfare comunitario basati su reti locali tra associazioni, enti del terzo settore e amministrazioni, capaci di intercettare bisogni sociali con maggiore rapidità rispetto ai sistemi centralizzati.


Nel campo della rigenerazione territoriale, alcune esperienze di recupero di borghi e immobili abbandonati stanno assumendo una valenza sistemica: cooperative di comunità e fondazioni locali hanno riattivato edifici dismessi destinandoli a residenze sociali, spazi culturali e attività economiche sostenibili. In parallelo, diversi territori stanno sperimentando forme di gestione condivisa dei beni comuni, come orti urbani, spazi verdi e infrastrutture sociali, rafforzando il senso di appartenenza e la responsabilità collettiva.


Significativi sono anche i progetti legati alla partecipazione civica e alla sicurezza comunitaria, come iniziative di protezione civile partecipata e programmi di cittadinanza attiva che coinvolgono direttamente i residenti nella cura del territorio. In ambito culturale, fondi territoriali e bandi locali hanno sostenuto iniziative che coniugano inclusione sociale e valorizzazione del patrimonio, generando ricadute economiche e sociali su scala locale.


L’elemento comune a queste esperienze è la dimensione collaborativa: amministrazioni locali, società civile e cittadini operano come attori interdipendenti, costruendo soluzioni adattate ai contesti specifici. È un percorso che evidenzia una trasformazione della governance territoriale, sempre meno verticale e sempre più partecipativa.


In un Paese segnato da profonde disuguaglianze territoriali, la diffusione di queste pratiche rappresenta una buona notizia strutturale: indica l’esistenza di una trama diffusa di risposta sociale e innovazione dal basso, capace di produrre effetti concreti sulla vita di tutti i cittadini.



ASviS: le buone pratiche dei territori

12 febbraio 2026, ASVIS


In un contesto segnato da crisi climatica, crescenti disuguaglianze e rapide trasformazioni economiche e tecnologiche, le buone pratiche territoriali rappresentano risposte operative ai bisogni emergenti e, al tempo stesso, laboratori di innovazione sociale, ambientale e istituzionale.


Sono i territori, più delle dichiarazioni di principio, il vero banco di prova dello sviluppo sostenibile. È nelle città, nei piccoli Comuni, nelle aree interne e nelle comunità locali che gli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite si confrontano con la realtà, traducendosi in politiche pubbliche, progetti concreti e servizi capaci di incidere sulla vita quotidiana delle persone.


La raccolta “Le buone pratiche dei territori 2025/2026”, realizzata dall’ASviS in preparazione del Rapporto Territori 2025 presentato lo scorso dicembre, documenta e analizza questo patrimonio di esperienze. Il volume descrive nel dettaglio le 216 buone pratiche selezionate dalla Commissione giudicatrice – in forte aumento rispetto alle 125 dell’edizione precedente – offrendo una fotografia ampia e articolata dell’impegno diffuso di enti pubblici, imprese, fondazioni, organizzazioni del Terzo settore e comunità locali.

Ne emerge il ritratto di un Paese che, spesso lontano dai riflettori, continua a sperimentare e a investire nella sostenibilità come percorso concreto e quotidiano.


Dall’adattamento al clima che cambia alla rigenerazione urbana, dall’educazione alla sostenibilità all’inclusione sociale, dalla gestione responsabile delle risorse naturali all’innovazione nei servizi pubblici, le iniziative censite coprono un ampio spettro di ambiti e dimostrano come la sostenibilità non sia un concetto astratto, ma una pratica radicata in molti territori.


Un elemento distintivo del documento è l’attenzione alla pluralità delle esperienze. Non esiste infatti un modello unico di “buona pratica”: i progetti descritti differiscono per scala, durata, strumenti e contesti territoriali, ma condividono la capacità di rispondere in modo efficace alle sfide dell’Agenda 2030. In molti casi si tratta di iniziative replicabili, costruite attraverso partenariati tra soggetti pubblici e privati; in altri, di progetti sperimentali che aprono nuove strade e offrono indicazioni preziose per l’evoluzione delle politiche pubbliche.


(...) Valorizzare e raccontare queste esperienze significa riconoscere il ruolo strategico dei territori come motore della transizione ecologica e sociale. Significa anche mettere in rete conoscenze e competenze, favorendo la diffusione di soluzioni efficaci e l’apprendimento reciproco. In sostanza, come ricorda il documento, è “nel minuscolo che si nasconde il gigantesco”.


Colpisce in particolare il ruolo delle giovani generazioni. I dati mostrano un passaggio significativo da una condizione di destinatari degli interventi a una di protagonismo attivo: il 21% delle iniziative è guidato da under 31. Emergono percorsi che intrecciano competenze, creatività e cittadinanza attiva, confermando che investire sui giovani significa rafforzare la capacità trasformativa delle comunità e la loro visione di futuro.



*** L'ELENCO E I DETTAGLI DELLE 216

(click su immagine e scorrere fino a partire dalla pagina 41)


BUONE PRATICHE DEI TERRITORI 2026



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