
LE MALETESTE
4 apr 2026
Un gruppo di medici, la maggior parte dei quali in pensione, ha aperto e sta mandando avanti l’Ambulatorio Solidale, una struttura che offre prestazioni sanitarie gratuite – ma anche ascolto ed empatia – a persone in difficoltà economiche - ANGELA GIANNANDREA
di Angela Giannandrea
2 aprile 2026 | ITALIA CHE CAMBIA
Nel cuore pulsante della Valle d’Itria, a Martina Franca, in provincia di Taranto, la salute solidale è un sogno diventato realtà. Da quasi tre anni qui esiste un avamposto di umanità: è l’ambulatorio Solidale dei primari in pensione. Un esercito di quasi 60 energici ed entusiasti volontari altamente qualificati in ambito sanitario, quasi tutti ultra settantenni. che ogni giorno apre le porte mettendo un’eccellenza clinica gratuita al servizio di chi ha un ISEE al di sotto dei 10.000 euro.
“Le liste d’attesa sono un muro? Noi le abbattiamo. Prima di tutto gli ultimi”. È questo il loro motto, che sfida le logiche dell’economia del profitto e preserva l’ universalità e la gratuità del diritto alla salute. Per i volontari dell’Ambulatorio Solidale essere medici è una missione. Vuol dire andare incontro agli ultimi restituendo loro il valore della dignità. Una sfida al Dio denaro e alla smania di monetizzare la salute, a cui i medici rispondono azioni quotidiane di umanizzazione. Chi è in difficoltà, chi è costretto a scegliere se mettere del cibo in tavola o curarsi, trova non solo esami specialistici e farmaci gratuiti ma anche ascolto, supporto e sostegno psicologico.
L’Ambulatorio Solidale è casa, comunità, prossimità. Accoglie la persona nella sua interezza con gesti concreti e di cura. Non si paga un ticket e il tempo dell’ascolto è dono e non debito. Accogliere gli ultimi significa rendere protagonista chi è ai margini della piramide sociale ribaltandola, restituendo la visibilità e la dignità del valore umano e andando oltre la diagnosi. Grazie anche alla farmacia interna, chi ha difficoltà economiche può ricevere gratuitamente i farmaci necessari.
L’ ambulatorio Solidale di Martina Franca è la dimostrazione che costruire una comunità basata sulla gratuità e sul mutuo soccorso è possibile. L’anima di questo significativo progetto di salute solidale è il dottor Mario Motolese, medico in pensione che ogni giorno, nonostante le difficoltà, resta convinto, con tutto il suo prezioso staff di volontari, che la solidarietà non passerà mai di moda e che la salute debba essere un diritto universale garantito a tutti.
Dottor Motolese, come nasce l’idea di un Ambulatorio Solidale dopo il suo pensionamento?
Negli anni ’50 frequentavo la parrocchia con altri due miei coetanei. Concluso il liceo ci siamo persi. Ognuno si è iscritto alla sua sede universitaria e ci siamo ritrovati solamente quando, andati in pensione, siamo tornati a vivere nella nostra città natale. Tutti e tre avevamo avuto una carriera medica che ci aveva donato ogni tipo di gratificazione. Ci siamo chiesti come restituire alla società quello che avevamo ricevuto. Donare le nostre professionalità a chi non riusciva ad accedervi ci è sembrato la cosa migliore.
Quali sono state le prime fasi di concretizzazione di questo progetto?
Abbiamo cominciato a ricevere i pazienti più poveri in un locale di proprietà di uno di noi tre, ma subito siamo diventati una decina di colleghi pensionati. Un’associazione di mutuo soccorso ci ha messo a disposizione gratuitamente due locali nel centro storico. E da un paio di mesi l’amministrazione comunale ci sostiene nel pagamento del canone di un nuovo e più adeguato complesso dove al momento visitano 59 medici specialisti, quasi tutti pensionati.
Siete quasi tutti medici. Cosa vi spinge a fare ciò che fate?
Abbiamo cominciato questa missione per aiutare i più poveri, ma dopo un po’ ci siamo accorti che il bene più grande lo facevamo a noi stessi. Nonostante i nostri tanti anni, continuiamo a incontrarci ogni giorno in una gara di solidarietà che ci tiene lontani dalla solitudine della vecchiaia. Nell’ambito di un progetto più ampio di sanità di prossimità per potenziare i servizi sanitari e ridurre le disuguaglianze alla cura in particolare su sette regioni del sud Italia – Basilicata, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia –, il Ministero della Salute ha promosso l’iniziativa PNES – Programma Nazionale Equità nella salute 2021-2027, finanziata con 625 milioni di euro di fondi europei e nazionali e gestita con le Regioni interessate.
Tra i principali obiettivi il PNES prevede il rafforzamento della rete tra sistema socio-sanitario e territorio in un’ottica di inclusione e di medicina generale e il miglioramento dell’accesso alle cure per persone in condizioni di vulnerabilità, anche tramite ambulatori di prossimità, attraverso l’implementazione di unità mobili e team multidisciplinari per avvicinare la sanità ai territori.
Mi sembra però di capire che ci siano diverse realtà, virtuose come la vostra, ancora inaccessibili a tale rete istituzionale. Me lo conferma?
Abbiamo richiesto alla ASL/TA di poter far parte del PNES, ma non abbiamo avuto risposta. La ASL/TA non ha ancora recepito il PNES.
A distanza di tre anni, può condividere con noi qualche osservazione significativa?
“Purtroppo” stiamo lavorando tantissimo: nel 2026 abbiamo effettuato 1526 visite specialistiche per coloro che hanno un ISEE inferiore ai 10.000 euro. Il nostro più grande desiderio è quello di poter chiudere il nostro ambulatorio solidale: questo significherebbe che non ci sarebbero più poveri.
Mi piacerebbe che condividesse con noi un paio di aneddoti significativi accaduti nell’Ambulatorio Solidale che rimandano al senso di ciò che fate e perché lo fate.
Oggi in ambulatorio è arrivato un signore che indossava abiti logori. Prima di parlare di sintomi e patologie ho dedicato del tempo all’ascolto della sua persona, della sua storia di vita, come faccio con tutti quelli che bussano alla nostra porta. Il suo racconto mi ha toccato nel profondo. Questo signore ha lavorato per trent’anni come restauratore a San Pietroburgo. Purtroppo un infortunio non gli ha impedito di utilizzare la parte destra del suo corpo e quindi di lavorare.
È rientrato in Italia. Ad oggi vive in un piccolo casolare senza servizi igienici e confort messo a disposizione di un conoscente. Percepisce una pensione davvero minima con la quale deve sostenere anche la sua ex moglie. Prima di garantirgli una visita specialistica, ho proposto di accompagnarlo in un negozio per comprargli delle scarpe e qualche indumento più pesante, ma si è rifiutato. Non ha voluto accettare il mio aiuto per dignità. Più si è davvero poveri più si preserva un alto senso di dignità.
La reazione di quell’uomo mi ha toccato nel profondo. Una persona che, dopo anni di lavoro, non può permettersi di vivere la vita che merita. Ma noi siamo qui per questo. Ci sentiamo spesso impotenti, perché facciamo tanto ma è solo l’1% di tutto ciò che ci sarebbe da fare per una fetta di popolazione che è sempre più in difficoltà: non grida, ma cerca di arrancare come può e sempre con dignità. Ecco perché facciamo ciò che facciamo. Ecco perché ci siamo per gli ultimi.
Avete anche avuto un sostenitore molto importante…
È stata una sorpresa di ricevere di prima mattina, mentre ancora dormivo, la chiamata di Papa Francesco. Giorni prima gli avevo scritto una e-mail spiegando che il nostro Ambulatorio Solidale necessitava di un’apparecchiatura per le visite specialistiche. Papa Francesco si è reso subito disponibile contattandomi personalmente e facendoci recapitare in tempi celeri ciò che gli avevo chiesto. Questa esperienza resterà per sempre nei miei ricordi e nel cuore di tutti noi dell’Ambulatorio Solidale. La solidarietà è il seme che noi primari in pensione al servizio della salute solidale vogliamo far fiorire in una Italia del cambiamento, della prossimità e dell’inclusione sociale.
IL SITO DELL'AMBULATORIO SOLIDALE:
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