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MOVIMENTO NO BASE, Pisa. Dal modello ICE americano alla militarizzazione del territorio

LE MALETESTE

2 set 2026

Dalla guerra globale al controllo sociale: la farsa del 1° Reggimento Tuscania e l’inganno della Base nel Parco - MOVIMENTO NO BASE (PISA)

MOVIMENTO NO BASE - PISA

Set 1, 2026 | MOVIMENTO NO BASE


Come Movimento No Base lo abbiamo sempre denunciato chiaramente: il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” e la 2ª Brigata Mobile dell’Arma sono corpi d’élite strutturati, addestrati e impiegati per la guerra globale. Sono forze speciali inserite nelle catene di comando NATO (FOS Tier 2), nate per la Direct Action, l’occupazione militare e le operazioni ad alto rischio nei teatri di crisi internazionali.


Eppure, per anni, le forze politiche di governo ad ogni livello — nazionale, regionale e locale — hanno cercato di raccontare una favola comoda alla cittadinanza: hanno provato a giustificare la costruzione della nuova mega-base militare da centinaia di milioni di euro all’interno del Parco Naturale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli vendendola come la realizzazione di un innocuo “presidio di sicurezza locale” e un’opportunità per il territorio.


Nell’ultimo anno, abbiamo assistito a un’escalation nell’utilizzo del Reggimento Tuscania proprio in operazioni di polizia locale nelle nostre città. Ma basta grattare la superficie della propaganda per svelare l’inganno.


Blitz di quartiere e titoli ad effetto: la spettacolarizzazione dell’ordine pubblico

Basta rileggere i titoli più eclatanti della stampa nazionale e locale degli ultimi mesi per capire come è stata costruita questa narrazione 


Ci troviamo di fronte a paracadutisti in tenuta da combattimento, volti coperti, unità cinofile, elicotteri in sorvolo e quartieri popolari cinti d’assedio per dodici ore consecutive.


La domanda scomoda: a cosa serve una base nel bosco se il teatro di guerra è l’asfalto cittadino?

Ci chiediamo allora, in modo diretto e provocatorio:

A cosa serve cementificare ed espropriare decine di ettari all’interno della Selva Toscana e del Parco di San Rossore per costruire una base d’addestramento d’élite, se poi l’impiego dichiarato e strombazzato dal governo è quello di dare la caccia agli spacciatori di strada sui marciapiedi delle periferie?

La risposta è semplice: è una colossale operazione di facciata.


Le trionfali parole del Ministro della Difesa Guido Crosetto durante la sua visita al Tuscania e il recente riconoscimento dell’innalzamento dei gradi di operatività stabiliti dalla NATO per queste unità dimostrano la realtà dei fatti. Le forze d’élite dell’Arma sono destinate alla guerra e ai grandi scenari geopolitici. La passerella mediatica nelle periferie italiane serve unicamente a costruire una narrazione di comodo, utile a giustificare di fronte all’opinione pubblica la presenza di reparti militari d’assalto nella vita quotidiana del Paese.


La montagna che partorisce un topolino: la farsa dei numeri

Se valutiamo queste operazioni sul piano dell’efficacia reale contro la criminalità organizzata, il bilancio è ridicolo. Reparti speciali d’élite, che dovrebbero essere impiegati per disarticolare i grandi cartelli del narco-traffico, smantellare i patrimoni mafiosi e colpire i vertici del crimine organizzato, producono il classico topolino.


Mettiamo a confronto i dati operativi emersi da questi blitz con i dati ufficiali dell’ultima Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze:

Tutti i blitz ad alto impatto messi in atto dal Tuscania nei quartieri romani, torinesi e milanesi nei primi 8 mesi del 2026  hanno portato al sequestro complessivo di appena 10,6 kg di sostanze (circa 2.500–5.000 dosi da strada). Si tratta dello 0,019% dell’intero quantitativo sequestrato annualmente in Italia (55.396 kg).

L’impiego delle truppe d’assalto della Difesa non intacca minimamente i veri flussi della droga né i grandi broker che la gestiscono


Dal modello ICE americano alla militarizzazione del territorio

E allora, se sul piano del contrasto al crimine questi interventi sono irrilevanti, a cosa servono davvero?

Seguendo il modello americano dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), la presenza sempre più capillare delle forze speciali nelle nostre città risponde a un preciso disegno di militarizzazione del territorio. Un processo che persegue due obiettivi strategici:

  1. Ingegneria della paura e controllo sociale: Scenari di guerra, commando armati fino ai denti, incursioni con elicotteri e quartieri posti sotto assedio alimentano un clima perenne di crisi ed emergenza. La presenza fisica dei militari nelle strade inculca nell’immaginario collettivo l’idea che la loro presenza sia “necessaria” e inevitabile per garantire la sopravvivenza della società.

  2. Legittimazione della spesa militare e della Base: Mostrare i paracadutisti in azione nelle periferie o nei nodi di scambio serve a far mandare giù alla popolazione la pillola dei costi militari. Si fa credere ai contribuenti che sia giusto spendere centinaia di milioni di euro per la nuova base nel Parco di San Rossore, per gli stipendi delle forze speciali e per gli equipaggiamenti bellici d’assalto (come i droni e i mezzi anfibi finanziati nelle ultime manovre di bilancio) facendoli passare per strumenti di “sicurezza pubblica”.


La criminalizzazione della povertà e lo Stato penale

Questo modello produce un ulteriore effetto devastante: la stigmatizzazione dei quartieri popolari e dei soggetti marginali.

  • Guerra ai Poveri, non alla Mafia: Gli interventi si concentrano quasi esclusivamente in zone colpite da forte disagio socio-economico (Quarticciolo, Tor Bella Monaca, Barriera di Milano). Gli arresti e le denunce colpiscono in gran parte cittadini stranieri o soggetti affetti da dipendenza, alimentando razzismo, diffidenza e guerra tra poveri. Si colpiscono i terminali ultimi della catena — spesso spinti allo spaccio per disperazione o dipendenza — lasciando intatti i vertici e i profitti finanziari del narcotraffico.

  • Costruzione del Nemico e Zone Rosse: Invece di portare scuole, servizi sanitari, trasporti e lavoro, lo Stato risponde proclamando “Zone Rosse” e zone d’intervento speciale. È la scorciatoia per legittimare i Decreti Sicurezza, la restrizione delle libertà personali, la normalizzazione dei fermi preventivi e delle perquisizioni di massa.

  • Guerra alle Occupazioni e Vetrina Turistica: Invece di affrontare l’emergenza abitativa con politiche per la casa, le forze speciali vengono usate per sgomberare le occupazioni ATER, colpevolizzando e criminalizzando chi non ha un tetto. Parallelamente, nelle aree monumentali e turistiche come il Colosseo o le stazioni centrali, i militari vengono messi in mostra come statuine di una vetrina ideologica, per ostentare la potenza dello “Stato penale” ai flussi del turismo globale.


Le nostre rivendicazioni: per una sicurezza sociale, non militare

Noi crediamo che questo modello sia completamente sbagliato, autoritario e dannoso per la società. Non abbiamo bisogno di generali, militari incappucciati e basi nel parco per vivere sicuri.

Come Movimento No Base chiediamo con forza:

  • Taglio immediato delle spese militari e delocalizzazione delle risorse verso le vere emergenze del Paese: sanità pubblica, scuola, trasporti e sostegno al reddito.

  • Cessazione dell’impiego dei reparti militari nelle strade e nei quartieri: la gestione delle periferie richiede politiche sociali, non strategie di occupazione bellica.

  • Un cambio radicale di paradigma: il passaggio dalla retorica reazionaria della “sicurezza militare” alla costruzione della vera sicurezza sociale (casa, lavoro, salute, ambiente).


NO ALLA BASE MILITARE NEL PARCO NATURALE!NO AI MILITARI NELLE NOSTRE STRADE!

Movimento No Base – Pisa

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