
LE MALETESTE
28 lug 2026
La conferenza-stampa dei NO TAV all'indomani della grande manifestazione "Rivendichiamo la protesta" - NOTAV.INFO e RITA RAPISARDI
Siamo sempre qui!
25 luglio 2026 | NOTAV.INFO
Si è conclusa una grande giornata di lotta per la Val di Susa. Il movimento No Tav, a distanza di 15 anni dall’esperienza Libera Repubblica della Maddalena e dal 3 luglio, ha dimostrato ancora una volta che ha la forza di arrivare là dove la devastazione del territorio è all’ordine del giorno. Tutti i cantieri della valle sono stati raggiunti e contestati, i dispositivi previsti dalle forze dell’ordine sono stati raggirati e superati grazie alla determinazione delle tante generazioni scese in piazza oggi.
20.000 persone hanno sfilato per le strade e i sentieri della Val di Susa, trasformando la mappa dei lavori in un percorso da attraversare con spirito ed entusiasmo: per opporsi concretamente al progetto, per alzare la testa contro chi ci vorrebbe silenti, per difendere questa nostra terra condannata dall’alto ad essere una zona di sacrificio.
Quella di oggi, e lo diciamo con emozione, è stata una giornata piena di significato. Una marea umana è riuscita a dividersi dalla bassa all’alta valle, a percorrere per ore sentieri, strade, prendere treni, attraversare prati, fare carovane e serpentoni infiniti.Crediamo sia superfluo dire che nulla di tutto quello che tentano di fare qui sia accettato, ben di meno normalizzato. Ogni colata di cemento, ogni albero sradicato, ogni Jersey che impedisce il passaggio, ogni centimetro di filo spinato, sono per noi una provocazione inaccettabile, un’offesa a queste montagne che abbiamo promesso di proteggere oramai 30 anni fa.
La mattinata è partita con una carovana di macchine che ha raggiunto il cantiere di Salbertrand, ove dovrebbe sorgere l’area di fabbricazione dei conci, qui i/le No Tav hanno intrapreso una battitura e poi sono riusciti a entrare al suo interno srotolando uno striscione che citava Siamo la natura che si ribella. No Tav No alla guerra!
Nel frattempo la marcia, partita da Venaus raggiungeva da una parte il cantiere di San Didero, mentre la gran parte del corteo si incamminava tra i sentieri della Val Clarea. A San Didero diverse centinaia di No Tav hanno raggiunto il cantiere in diversi punti per infastidire le truppe di occupazione con battiture e cori. Mentre i fuochi d’artificio illuminavano il cielo, i No Tav sono riusciti a raggiungere le recinzioni del cantiere e così diversi metri di concertina sono crollati. La risposta delle forze dell’ordine non è tardata ad arrivare e sotto il lancio di numerosi lacrimogeni hanno tentato una manovra a tenaglia uscendo dalle camionette e attraversando i campi che però non è andata a buon fine.
Al momento del rientro della manifestazione la polizia, coadiuvata dalla digos, ha accerchiato le persone presenti entrando sui binari della stazione di Bruzolo identificando i presenti che sono stati lasciati andare poco dopo. Una reazione che non lascia spazio a tante interpretazioni: da una parte la vendetta per essere stati presi in fallo da più punti della valle, e dall’altra la necessità, già intravista nei giorni prima del festival con massicci posti di blocco e identificazioni, di dare un’immagine di rinnovata solerzia alla polizia di stato soprattutto dopo l’ultimo fatto che ha visto la morte di Fakir per mano di alcuni agenti di polizia.
In questa giornata non c’è spazio per una memoria storica dal sapore nostalgico: ogni passo è un passo concreto per riconquistare un pezzo di ciò che viene tolto ogni giorno. Ci viene in mente il 3 luglio del 2011 oggi. Una di quelle date della storia del Movimento No Tav ma oggi, come e forse ancor più di allora, migliaia di persone hanno accerchiato quelle stesse reti e attraversato quegli stessi sentieri che contornano il cantiere di Chiomonte.
Con determinazione e gioia si sono dirette senza esitazioni verso il simbolo della devastazione della Val Susa, nonostante le barriere poste a sua difesa dopo aver tirato giù i tre jersey sul sentiero gallo romano, i/le No Tav, grazie alla conoscenza del territorio, sono riusciti a raggiungere le reti il cantiere da più punti: chi guardava dall’alto, chi batteva le mani, chi intonava cori, chi entrava in massa all’interno del cantiere e chi da altri angoli contribuiva a colpire un simbolo concreto del modello previsto per noi. E così, i No Tav sono riusciti a riprendersi il cantiere e entrarci a migliaia. La control room brucia, diverse camionette di carabinieri e finanza con lei
Dall’alto dei sentieri si vedono colonne di fumo, quello che si respira nell’aria però non è l’odore acre di ferraglia e neanche quello bruciante dei lacrimogeni, ma l’entusiasmo di migliaia di persone che sono riuscite a raggiungere quello che sembrava essere uno dei fortini più inespugnabili della storia, dimostrando che la val di Susa e tutt’altro che pacificata.
Da Mattarella a Salvini l’arco istituzionale si è espresso nelle ore successive. Solidarietà alle forze dell’ordine e narrazioni che dipingono i No Tav come “il frutto marcio della sinistra” rappresentano la pochezza che incarnano le opzioni politiche oggi. La differenza sostanziale con chi spreca parole per dare dei facinorosi e degli incappucciati a chi partecipa attivamente alla costruzione di un mondo migliore è che questi politicanti tentano in maniera abbozzata e a tratti autoritaria di affrontare volenti o nolenti i frutti marci della loro crisi, noi costruiamo passo dopo passo la possibilità di porre fine a ingiustizia e sfruttamento.
I politicanti di ogni risma devono mettersi il cuore in pace, il Tav è tornato ad essere centrale nelle loro preoccupazioni. Il villaggio di Asterix che pensavano di aver sconfitto è più vivo e combattivo che mai e oggi li ha decisamente battuti. A sarà dùra!
Conferenza stampa del Movimento No Tav “C’eravamo, ci siamo e ci saremo.” Blocchi e identificazioni ma il Movimento rilancia e ribadisce “la lotta rende giovani”.
27 luglio 2026 | NOTAV.INFO
Si è conclusa poco fa la conferenza stampa convocata dal Movimento No Tav in seguito ai posti di blocco istituiti questa mattina a conclusione del Festival Alta Felicità: un’intera porzione di Valsusa è stata perimetrata.
A controllare ogni via d’accesso a Venaus, forze dell’ordine e Digos di Torino che non permettevano alle persone di defluire verso Susa. Tutto ciò in continuità con gli scorsi giorni che hanno visto massicci blocchi e identificazioni sovradimensionati, oltre all’episodio a conclusione della marcia a San Didero, momento in cui centinaia di manifestanti sono stati circondati, fermati e identificati alla stazione di Bruzolo.
Il primo intervento ha visto Nicoletta Dosio rimarcare la felicità di lottare insieme in difesa del proprio territorio contro il modello di vita che questo treno porta con sé, basato sulla guerra agli esseri umani e alla natura. La storia del Movimento No Tav è fatta di resistenza popolare che ha legato a sé altre realtà e altre resistenze. Continuare a opporsi significa dare a tutti la speranza e la possibilità di poter vincere difendendo questa terra devastata dagli interessi del capitale che nega il futuro per tutti. Nicoletta ha proseguito rimarcando la partecipazione trasversale alla marcia popolare di sabato scorso sottolineando che la resistenza del Movimento No Tav continua a dare speranza a tanti: “Abbiamo praticato il diritto alla difesa anche sui cantieri ma ci viene imputata la devastazione del cantiere di Chiomonte: ebbene la devastazione noi l’abbiamo trovata giorno dopo giorno su questo territorio e il vero dire no è dire no a quella devastazione”.
Continua sottolineando che la bellezza di una Valle è stata trasformata in un deserto e il deserto che vorrebbero è anche economico e sociale oltre che ambientale. La grande opera doveva essere una linea passeggeri, poi una linea per le merci mentre oggi secondo i suoi promotori è sempre più necessaria. Questo perché un’opera del genere deve diventare “strumento per trasportare armi e eserciti. Ma noi siamo contro la guerra. Noi dicamo no a questi disegni dell’Europa di Maastricht della Nato.”
Si sussegue l’intervento di Guido, sempre per il Movimento No Tav. Dal racconto dei media viene dipinto il corteo di sabato attraverso presunte distinzioni tra buoni e cattivi ma, ribadisce “é una storia vecchia: lo abbiamo detto dopo il g8 di Genova e lo abbiamo ricordato nel 2011 dopo l’assedio di Chiomonte, scrivendolo su uno striscione – Siamo tutti Black Block”.
Guido cita l’editoriale di Sorgi apparso su “La Satmpa” di ieri, dove viene addirittura ammesso che la linea ad Alta Velocità è inutile “forse è ora che ricominciamo a ripensare a quest’opera perché le prove che non serve a niente le abbiamo da anni, la necessità di continuare è conseguenza delle lobby che spingono per guadagnarci nonostante sia evidente che neanche l’Unione Europea sia più in grado di sostenere la costruzione dell’opera nonostante le promesse fatte”.
Franco, consigliere di minoranza di Giaglione, sottolinea come “il nostro territorio sia fortemente interessato dal cantiere e sia uno dei Comuni della Valsusa ad avere preso le compensazioni” e ribadisce il paradosso per cui, da un lato viene tolta l’acqua bucando la montagna e, dall’altro, si costruiscono opere idrauliche. “In questa valle le forze dell’ordine non sono qui per difendere le persone – come vorrebbero far credere – ma a difendere la devastazione”.
Conclude con una battuta sulla visita di questa mattina di Meloni e Piantedosi al cantiere di Chiomonte “Certo proviamo un po’ di fastidio per la loro presenza qui ma questo significa che l’avversario è debole. Questi giorni sono un grande risultato per noi data la grande partecipazione al Festival e alle iniziative chiamare dal Movimento No Tav contro i cantieri, quindi continueremo così”.
Anche i giovani No Tav prendono parola, Matilde afferma “eravamo tutti e tutte in corteo e una grande parte erano giovani e giovanissimi. Questa lotta è ancora giovane e vogliamo opporci a questa opera che ci toglie spazi risorse. Si è parlato di violenza ma la violenza è quella che noi da trent’anni subiamo con la militarizzazione che anche oggi viene riproposta con i blocchi di questa mattina per uscire da Venaus. L’ennesima prova di forza del governo per intimidire ulteriormente, per colpire e criminalizzare i giovani che subiscono repressione nei movimenti sociali ma che, nonostante ciò, alzano la testa. Siamo nati in questa valle e sappiamo cosa significa vivere in questo territorio devastato con sempre nuovi cantieri. Anche noi siamo parte della resistenza”. “Sembriamo un po’ arrabbiati invece siamo felici perché la lotta rende giovani” con queste parole di Nicoletta si conclude la conferenza stampa.
No Tav: «Rivendichiamo la protesta, la devastazione è il cantiere»
28 luglio 2026 | IL MANIFESTO
Sono stati i No Tav lunedì a prendere parola su quanto accaduto sabato quando si è svolta l’annuale marcia per raggiungere i «luoghi della devastazione», cioè i cantieri della Val Susa. «Non c’è da prendere nessuna distanza. Sia in presenza, sia con il cuore che con la partecipazione, c’eravamo tutti e tutti rivendichiamo quello che è capitato» ha detto Nicoletta Dosio, storica attivista No Tav alla conferenza stampa indetta a conclusione del festival Alta Felicità.
In risposta anche ai controlli intorno l’area del campeggio, perimetrata ieri dalle forze di polizia per ore, permettendo ai partecipanti alla tre giorni di uscire soltanto se identificati: nelle stesse ore Meloni e Piantedosi giungevano a Chiomonte, il cantiere principale, a poco più di dieci chilometri di distanza.
«SABATO abbiamo praticato il diritto alla difesa, sono trent’anni che subiamo violenza, ma ci viene imputata la devastazione: ebbene la devastazione noi l’abbiamo trovata giorno dopo giorno su questo territorio, con l’amianto che respiriamo che ci fa ammalare», chiarisce Dosio. Il movimento rivendica gli scontri e respinge la narrazione tra manifestanti pacifici e violenti: «La divisione tra buoni e cattivi è assolutamente falsa – spiega un altro esponente No Tav, Guido Fissore – entrare nel cantiere è stata una cosa condivisa. Raccontatelo, perché siamo tutti responsabili».
IL PARTECIPATO CORTEO partito sabato da Venaus, circa 20mila persone, ha raggiunto due cantieri, quello di San Didero e quello di Chiomonte, lì almeno in trecento si sono distaccati dal cordone principale e, travisati con abiti neri, sono riusciti a penetrare oltre le reti del cantiere: lanci di oggetti, bombe carta e bottiglie incendiarie, hanno colpito anche alcune camionette della Polizia, se ne conteranno quattro incendiate. A fuoco anche parte dell’area. Lacrimogeni e idranti in risposta.
Centoventi gli operatori della polizia rimasti feriti, alcune decine tra i manifestanti. Molti i partecipanti da fuori Italia, la maggior parte dalla Francia, ma anche tedeschi e spagnoli, uniti in quello che gli investigatori definiscono «blocco nero», un gruppo transnazionale organizzato, esperto in scontri aperti con le forze dell’ordine. La procura di Torino indaga per devastazione e saccheggio, al vaglio anche l’aggravante della finalità di terrorismo. L’indagine è nelle mani di Giovanni Bombardieri.
Non è di buon auspicio che a raccontare delle «violenze No Tav» al Tg7 di Enrico Mentana compaia Filippo Ferri, condannato in via definitiva a 3 anni e 8 mesi di reclusione per falso e calunnia legati alla perquisizione e alle violenze nella scuola Diaz do Genova nel 2001.
A CHIOMONTE Telt, l’azienda che si occupa della costruzione della Tav fa sapere che il danno è di un milione di euro; il direttore generale Maurizio Bufalini parla del più grave attacco dal 2011, sempre a Chiomonte. E sono state proprio le «libere giornate della Repubblica della Maddalena» a essere ricordate giorni prima sul sito del movimento No Tav, quando i militanti si accamparono intorno al cantiere, sgomberati poi con forza dalla polizia.
INTANTO SONO 800 gli identificati, quattro i fermati, tutti tedeschi, per due è stato richiesto l’accompagnamento, gli altri si troverebbero al carcere Vallette di Torino. Per tutta la giornata ieri chi desiderava tornare a casa concluso il festival è stato impossibilitato, sia con le auto, che a piedi, bloccata anche la stazione dei treni di Susa, l’unico modo era farsi identificare. La cosiddetta pratica del kettling, condannata anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, perché impedisce la libera circolazione, laddove non ci siano pericoli di esigenza pubblica, e limita la libertà personale.
I NO TAV durante la conferenza stampa l’hanno definita «strategia di pressione» da parte di governo e questura, annunciando l’intenzione a proseguire la mobilitazione. Le identificazioni dei partecipanti al festival sono cominciate massicce già dal venerdì, con due posti di blocco lungo l’autostrada verso Susa, e alla stazione Porta Nuova di Torino per chiunque presse un treno in direzione della Valle, controlli anche dalla Francia: auto perquisite, bagagli aperti, controlli abito per abito, dei viveri e delle tende, anche la strumentazione dei gruppi in esibizione.
«LE IDENTIFICAZIONI sono avvenute secondo modalità non previste da alcuna normativa: sono stati infatti girati video e fatte fotografie ai fermati, un’acquisizione di un’immensa mole di dati personali di cui non è dato sapere l’utilizzo e le modalità di archiviazione – spiega l’avvocato Gianluca Vitale – anche se c’è chi ipotizza che potrebbero essere utilizzati per l’identificazione, grazie all’intelligenza artificiale, dei partecipanti alle azioni di sabato, un utilizzo che almeno al momento, non è concesso».

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