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ULTIMA GENERAZIONE. Il giudice archivia la querela di Coldiretti contro un servizio giornalistico sui prodotti ittici italiani

LE MALETESTE

8 mar 2026

+ Articolo di RITA RAPISARDI "Cento giornaliste raccontano le prevaricazioni subite"

La querela di Coldiretti contro un’attivista di Ultima Generazione è diventata un boomerang


di Salvatore Toscano

6 Marzo 2026 - 18:45, L'INDIPENDENTE


Dopo un braccio di ferro giudiziario durato due anni, la querela intentata da Coldiretti all’attivista di Ultima Generazione Miriam Falco è stata archiviata. Lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale Ordinario di Roma, facendo crollare l’ipotesi del reato di diffamazione. L’intervento al programma televisivo Prima di domani con cui Miriam Falco ha accusato Coldiretti di concentrare nelle proprie mani i contributi europei erogati nell’ambito della crisi del settore ittico si è mosso nel perimetro del diritto di critica e di cronaca. «Sono andata in TV per raccontare onestamente come stanno le cose e sono contenta che sia stato riconosciuto», ha commentato l’attivista, aggiungendo: «Mi fa meno piacere che persone con molto potere e molti mezzi (e molto tempo libero?) si mettano a denunciare una semplice cittadina che li sta mettendo in discussione su questioni che riguardano tutte e tutti». 


Nel suo intervento, “Miriam Falco — scrive il gip romano — ha attribuito la crisi del settore ittico al fatto che gli operatori sarebbero costretti a vendere il loro prodotto alla grande distribuzione ad un prezzo non sufficiente a coprire i costi, nonché al fatto che i contributi europei sarebbero appannaggio di un’unica associazione, Coldiretti, e non sarebbero invece distribuiti agli operatori in difficoltà”. Ancora, si legge nel decreto di archiviazione: “il breve intervento dell’indagata deve essere letto come l’espressione sintetica dell’analisi di un problema e, cioè, che le piccole aziende, gli operatori non riuniti in consorzi e, in generale, tutte le realtà di piccole dimensioni, avevano avuto difficoltà ad accedere a misure di sostegno, a differenza degli operatori associati, ai quali era infine andata la gran parte dei contributi”.


Era il 15 febbraio del 2024 e Miriam Falco, attivista di Ultima Generazione, muoveva “una critica lecita ed espressa in forme continenti” all’operato di Coldiretti. Di tutta risposta la maggiore organizzazione agricola in Italia, capace di contare più di 5mila associati, querelò per diffamazione l’attivista. 


Lunedì 2 marzo il giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale Ordinario di Roma ha posto fine a due anni di braccio di ferro giudiziario, archiviando la querela e ritenendo l’intervento di Miriam Falco espressione del diritto di cronaca e di critica. «Far passare la critica come calunnia è la nuova avanguardia del bavaglio?», si chiede l’attivista, commentando la sentenza di archiviazione. A farle eco è Ultima Generazione, definendo il caso un esempio di querela temeraria, «uno strumento del potere per reprimere il dissenso». Un fenomeno che spesso vede coinvolti giornalisti e attivisti, al centro di «un’azione legale infondata, presentata in malafede o con colpa grave, al solo scopo di intimidire o bloccare (SLAPP – Strategic Lawsuit Against Public Participation) il soggetto querelato».


Anche concludendosi con un’archiviazione, la querela comporta spese e si traduce in una condizione di precarietà. Per questo motivo, nel 2024 il Parlamento europeo ha approvato la direttiva anti-SLAPP, che permette ai giudici di archiviare più rapidamente le cause manifestamente infondate, prevedendo anche delle sanzioni economiche per chi abusa del sistema giudiziarioL’Italia, che in Europa è maglia nera con 21 SLAPP (su 167) segnalate nel 2024, non ha ancora recepito l’atto.





Cento giornaliste raccontano le prevaricazioni subite

«Violenze sessuali, molestie e abusi nelle redazioni dei media italiani», una inchiesta di Alessia Bisini, Francesca Candioli, Roberta Cavaglià e Stefania Prandi


di Rita Rapisardi

8 marzo 2026, IL MANIFESTO


Abusi di potere, molestie, stupri, avances indesiderate, mani addosso, molestie, ricatti sessuali e discriminazioni di genere. L’inchiesta «Violenze sessuali, molestie e abusi nelle redazioni dei media italiani», racconta quanto avviene nelle agenzie di stampa, testate online e cartacee, radio e televisioni. Realizzata con la collaborazione di «IrpiMedia», le autrici, le giornaliste freelance Alessia Bisini, Francesca Candioli, Roberta Cavaglià e Stefania Prandi hanno condotto cento interviste per indagare il problema nel giornalismo italiano.


Croniste ingannate con promesse di carriera, richieste abusanti, come quelle di spogliarsi durante un colloquio, stigmatizzazione e isolamento da parte dei colleghi, con ripercussioni psicologiche che durano per anni e c’è chi ha deciso di abbandonare il mestiere.Le testimoni hanno raccontato di avere subito violenza sessuale, tentata violenza sessuale e altre forme di discriminazioni non solo all’interno delle redazioni. A compierle nel 2% dei casi sono stati editori, nel 43% direttori, mentre nel 26% caporedattori. Il picco degli abusi (61%) è avvenuto quando le croniste avevano tra i 25 e i 34 anni, il 15% tra i 18 e i 24 anni e il 16% tra i 35 e 44 anni. A essere colpite sono, quasi in egual misura, freelance e assunte.


Il problema delle molestie sessuali era stato rilevato anche dall’indagine sulle molestie in redazione della Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI) nel 2019, da cui era emerso che il 85% delle 1.132 giornaliste che avevano partecipato all’indagine aveva dichiarato di avere subito molestie almeno una volta nel corso della vita professionale. Il prezzo che pagano le giornaliste vittime di questi abusi, oltre al danno psicologico, va dalle interruzioni di carriera, con periodi di disoccupazione e perdita di reddito, il tutto per evitare ulteriori maltrattamenti.

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