
Popoli occupati e reazioni internazionali schizofreniche. Articolo di Pasquale Pugliese
# LE MALETESTE #
10 lug 2022
Luglio 8, 2022 / PASQUALE PUGLIESE
Come sappiamo, in un paese come il nostro dove la Resistenza antifascista ha rappresentato una parte fondamentale dellโidentitร repubblicana, la partecipazione alla guerra con la fornitura di armi al governo ucraino ha fatto massicciamente leva anche sulla retorica della resistenza, attraverso un ripetuto parallelismo tra la resistenza italiana negli anni 1943-45 al nazifascismo e la โresistenzaโ degli ucraini allโoccupazione russa. Una retorica che ha colpito intenzionalmente anche lโAnpi ed il suo presidente Gianfranco Pagliarulo a causa della legittima critica verso lโinvio di armi, in particolare nelle settimane precedenti le celebrazioni del 25 aprile. Ma si tratta di una โretoricaโ, appunto, costruita per toccare i tasti emozionali profondi di una parte sensibile del Paese โ orientandola sul โdovere moraleโ di armare questa โresistenzaโ, analogamente allโinvio di armi alleate a beneficio dei partigiani italiani โ anzichรฉ contribuire a svolgere unโanalisi ragionata di similitudini e differenze. Che, invece, รจ necessario fare per punti successivi.
1. La guerra in Ucraina รจ una guerra tra due Stati, in cui quello occupato, lโUcraina, esercita la propria legittima difesa โ secondo lโarticolo 51 della carta delle Nazioni Unite โ rispetto a quello occupante, la Russia. La legittima difesa ucraina, alla quale i paesi NATO inviano armi giร da prima dellโinvasione, รจ condotta con lโesercito regolare โ con la coscrizione obbligatoria di tutti i maschi tra i 18 e i 60 anni โ seppur infarcito da truppe mercenarie e milizie ideologiche. In questo secondo caso, inoltre, si tratta di milizie apertamente e dichiaratamente di ispirazione ed osservanza nazista. Quindi di quanto piรน lontano ci possa essere dalla Resistenza italiana ed europea e dalla sua natura volontaria, popolare ed antifascista. 2. Mentre la Resistenza italiana โ allโinterno di un conflitto bellico mondiale โ ha svolto un ruolo importante sul piano politico ma limitato sul piano militare e, soprattutto, orientato ad accelerare la fine della guerra con la liberazione del Paese dalla truppe naziste e dagli alleati fascisti, lโinvio di armi al governo ucraino ha puntato esplicitamente โ dal punto di vista delle reiterate richieste del governo Zelensโkyj โ allโallargamento della guerra sul piano globale. Mentre quella resistenza puntava a chiudere la seconda guerra mondiale, questa โresistenzaโ punta ad aprire la terza. Non solo dentro al territorio ucraino, ma con il coinvolgimento attivo dei paesi occidentali e direttamente tra le potenze nucleari, USA e Russia.
3. Cโรจ unโequazione fallace tra Resistenza, resistenza armata e invio di armi al governo ucraino: la resistenza italiana ed europea non รจ stata solo armata, anzi la componente armata sul piano quantitativo รจ stata minoritaria rispetto a quella non armata, civile, nonviolenta, che ha coinvolto milioni di persone a cominciare dalle donne. Nonostante i molti studi a riguardo (da Anna Bravo ed Ercole Ongaro in Italia a Jacques Semelin in Europa, per citarne solo alcuni), questo aspetto รจ assolutamente sotto-raccontato sui manuali scolastici, ancora sostanzialmente impregnati di una storiografia che sostanzialmente trascura quei processi sociali e politici nei quali i conflitti non sono stati risolti con la violenza, ma con metodi ad essa alternativi, e nei quali il sangue รจ stato risparmiato, anzichรฉ versato. Eโ quanto ribadiscono anche, nella loro recente โLettera apertaโ pubblicata su il Manifesto del 4 luglio, alcuni docenti e studiosi di storia โ โla narrazione manualistica della Storia, nonostante ormai opportunamente comprenda aspetti della vita sociale delle varie epoche e abbia ampliato il suo interesse per il mondo non occidentale, continua a essere dominata da unโottica politico-militare e dal filo rosso delle guerre e del ruolo maschileโ โ chiedendo un aggiornamento culturale dei libri di testo. (Su questi primi tre punti, vedi anche di Giorgio Beretta La Resistenza italiana non si puรฒ equiparare a quella ucraina).
4. โSicuramente alla fine di questa guerra nel mercato nero ci saranno tante armi e sicuramente ci sarร un problema per la sicurezza in Europa. Le armi che circoleranno sono molto piรน pericolose e fino a 10 volte piรน potenti di quelle del periodo post-guerra in Jugoslavia, quando la โndrangheta andava in quei territori e comprava bazooka e kalashnikov a 750 euroโ. Eโ lโallarme lanciato da Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, impegnato nelle piรน importanti indagini internazionali contro la โndrangheta, il primo giugno 2022 nella trasmissione televisiva Dimartedรฌ. Allarme rilanciato il giorno dopo, 2 giugno, dal segretario generale dellโInterpol, Jurgen Stock il quale ha dichiarato: โI criminali stanno giร adesso, mentre parliamo, concentrandosi su queste armi. I gruppi criminali cercano di sfruttare queste situazioni caotiche e la disponibilitร di armi, anche quelle utilizzate dai militari e anche le armi pesanti. Quando le armi non saranno piรน utilizzate, emergeranno come armi illegali. Sappiamo questo sulla base dellโesperienza maturata in altri teatri di guerraโ (Rai News, 2 giugno 2022) . Ma noi sappiamo anche, giร da Antonio Gramsci, che la storia insegna ma non ha scolari. 5. Questa retorica della resistenza, porta con sรฉ โ inoltre โ un corollario, culturalmente rilevante, che sta ribaltando alcune evoluzioni civili che, tutto sommato, sembravo acquisite nella sensibilitร comune. Fino a poco tempo fa, cโรจ stato nel nostro paese un pressochรฉ universale riconoscimento del valore delle leadership che, pur allโinterno di gravi conflitti, hanno avuto la forza di rinunciare alla lotta armata nellโimpegno contro oppressori, invasori e dittatori: da Mohandas Gandhi a Martin Luther King, da Nelson Mandela a Yasser Arafat, da Jan Palach a Tich Nat Han e cosรฌ via. In alcuni casi fin dallโinizio, in altri man mano con la maturazione della consapevolezza della contro-produttivitร della violenza, lโeroismo veniva comunque riconosciuto unanimemente risiedere nella rinuncia volontaria allโuso delle armi e questi personaggi sono passati alla storia del โ900 dalla parte dellโavanzamento della civiltร . Oggi lโesaltazione ossessiva dei media, della politica e dellโeditoria per chi reclama solo armi su armi, sempre piรน potenti, che chiama il mondo alla โguerra di civiltร โ, costringendo tutti i maschi adulti allโarruolamento forzato โ come dimostrano le innumerevoli pubblicazioni in italiano dei discorsi di guerra del presidente Volodymyr Zelensโkyj โ rappresenta un pericoloso salto allโindietro. Un cambio di paradigma culturale, trasmesso anche attraverso unโostentata e ossessivamente ripetuta estetica della guerra, con il quale รจ stato sdoganato nuovamente lโesercizio della lotta armata, non solo come extrema ratio ma come modello prioritario, imprescindibile ed eroico di stare nei conflitti.
Che tutto questo, infine, sia un esercizio retorico del โmarketing della guerraโ (Nico Piro, Maledetti pacifisti, 2022) รจ confermato dal fatto che vere e proprie resistenze contro eserciti occupanti nel pianeta sono molte โ dalla Palestina al Sahara occidentale al Kurdistan, territori occupati rispettivamente da Israele, Marocco e Turchia, per citarne solo alcune (e tacere delle resistenze afghana e irachena allโoccupazione occidentale) โ eppure per nessuna di queste รจ invocata la necessitร dellโinvio derubricare da โresistenzaโ da sostenere a โterrorismoโ da combattere. di armi da parte della NATO. Anzi, proprio lโeventuale uso delle armi le fa derubricare da โresistenzaโ da sostenere a โterrorismoโ da combattere.
Lโatteggiamento specularmente opposto rispetto allโoccupazione russa dellโUcraina fa emergere in tutta la sua evidenza il doppio standard rispetto alle โresistenzeโ, ratificato ufficialmente โ nella sua tragica plasticitร e crudezza โ al recente vertice NATO di Madrid nel, quale per superare lโiniziale divieto turco allโingresso di Svezia e Finlandia nellโalleanza atlantica, sono state inserite nellโelenco delle organizzazioni terroristiche internazionali proprio le forze della resistenza kurda, secondo le condizioni poste dal presidente Erdogan. Nonostante lโimpegno kurdo, in particolare delle donne, profuso strenuamente anche contro il cosiddetto Stato islamico. Nonostante il presidente Draghi, in visita ufficiale in Turchia con mezzo governo il 4 luglio per siglare importanti accordi commerciali, anche di carattere militare, avesse definito Erdogan โun dittatoreโ poco piรน di un anno prima (8 aprile 2021). Ma anche rispetto a dittatori e autocrati vige e prospera un doppio standard internazionale, tra amici e nemici.
pasqualepugliese.wordpress.com
Pasquale Pugliese, nato a Tropea, vive e lavora a Reggio Emilia. Di formazione filosofica, si occupa di educazione, formazione e politiche giovanili. Impegnato per il disarmo, militare e culturale, รจ stato segretario nazionale del Movimento Nonviolento fino al 2019. Cura diversi blog ed รจ autore di โIntroduzione alla filosofia della nonviolenza di Aldo Capitiniโ e "Disarmare il virus della violenza" (entrambi per le edizioni goWare, ordinabili in libreria oppure acquistabili sulle piattaforme on line).