
โ๐ป LE MALETESTE โ๐ป
15 mar 2021
Fu il primo caso clamoroso (non solo in Italia, ma in tutta Europa!) di obiezione professionale alla produzione bellica
di: Chiara Sasso
Torna alla mente, richiamato dalle notizie di questi giorni: โventi di guerraโ. Torna alla mente a chi ha vissuto gli anni Settanta in Valle di Susa.
Oggi la storia puรฒ sembrare cosรฌ incredibile, quasi una favola, che varrebbe la pena iniziare con Cโera una volta
Cโera una fabbrica, anzi, cโerano le Officine Moncenisio, nate nel 1906 a Condove, piccolo paese della valle allโepoca con poco piรน di cinquemila abitanti prevalentemente residenti nei comuni montani di Mocchie e Frassinere e la possibilitร di dare lavoro a un migliaio di persone.
Nel 1970 erano 850 le persone assunte, fra operai, impiegati e tecnici. La fabbrica scandiva i ritmi di tutto il paese con la sirena che segnalava i turni degli operai e lo scorrere del tempo.
Cโera una volta un giovane sindaco di nome Massimo Maffiodo, di soli 23 anni, anche lui operaio alla Monce. Attraversava la strada, senza togliersi la tuta blu, e andava a sedersi sulla poltrona del sindaco in municipio dove gli capitava di ricevere i suoi padroni di fabbrica. In quel caso i ruoli si capovolgevano.
In quel paese, cโera una volta un gruppo nonviolento, con un prete sociale (don Giuseppe Viglongo) che aveva la fissa del cinema e organizzava delle serate per discutere sui film di Bergman, Pasolini, Olmiโฆ La pratica si chiamava cineforum.
Del gruppo nonviolento faceva parte anche Achille Croce, pure lui operaio alla Monce: praticava lo yoga, era vegetariano e tutti i venerdรฌ metteva in atto un silenzio purificatore, muto per lโintera giornata.
Il gruppo nonviolento proponeva la disobbedienza civile e il rifiuto del servizio militare. Alcuni componenti del gruppo furono tra i primi obiettori di coscienza, la lotta portata avanti ottenne il riconoscimento del servizio civile come alternativa alla leva militare.
Anche Alberto Perino (in seguito conosciuto come attivista No Tav) ne faceva parte.
Si chiamava GVAN โGruppo Valsusino di Azione Nonviolentaโ.
Cโerano una volta le Officine Moncenisio, azienda metalmeccanica. Fabbricavano principalmente vagoni ferroviari per il Ministero dei Trasporti e macchine per la tessitura di calze.
Perรฒ, prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale le maestranze erano state impegnate a fondo nella fabbricazione di proiettili, bombe e soprattutto armi subacquee.
Lโindustria condovese era registrata negli elenchi dei fornitori della Marina Militare, la quale richiedeva ogni anno allโazienda gli elenchi dei giovani di leva per un eventuale arruolamento.
Il 24 settembre del 1970 i lavoratori della Moncenisio presero una decisione storica e stilarono una mozione che portarono al Consiglio di Fabbrica. Il documento era stato discusso a lungo nei reparti e in assemblea, alla fine fu votato allโunanimitร :
I lavoratori delle Officine Moncenisio, considerando che il problema della pace e del disarmo li chiama in causa come lavoratori coscienti e responsabili e che la pace รจ supremo interesse e massimo bene del Genere Umano, preoccupati dei conflitti armati che tuttora dilacerano il mondo e il corpo dellโUmanitร , e dello spaventoso aumento del potenziale distruttivo in mano agli eserciti [โฆ] Diffidano la Direzione della loro Officina dallโassumere commesse in armi, proiettili, siluri o di altro materiale destinato alla preparazione o allโesercizio della violenza armata di cui non possono e non vogliono farsi complici. Avvertono tempestivamente e lealmente le Autoritร Aziendali di non essere pertanto in nessun caso disposti a lavorare, trasportare e collaudare i suddetti materiali bellici. Esigono dallo Stato e dal potere politico che il pubblico denaro, che รจ denaro dei lavoratori, sia investito nella costruzione e nella fabbricazione di cose utili ai loro interessi, richieste dalla loro dignitร umana, rivendicate dal loro senso di giustizia e dal loro amore alla pace, di cui lโumanitร ha estremo bisogno. Chiedono: alle organizzazioni sindacali di appoggiare la loro strategia di pace, di propagandarla in Italia e, tramite le internazionali sindacali, fra i lavoratori di tutto il mondo; alla Chiesa cattolica e alle altre Chiese ed organizzazioni religiose di voler rilevare ed appoggiare il contenuto religioso e morale della loro presa di coscienza. Sostengono vigorosamente che non basta parlare di pace in modo astratto e infecondo, nรฉ partecipare ad esteriori ed accademiche manifestazioni di essa per poi preparare la guerra, con ipocrita conseguenza, accettando sul posto di lavoro di fabbricare le armi del massacro; poichรฉ coloro che oggi le fabbricano, hanno perso per sempre il diritto di rifiutarsi di impugnarle domani per usarle contro i loro fratelli, nรฉ potranno in alcun modo scongiurare il pericolo che vengano usate da altri per scopi criminosi. Invitano caldamente i lavoratori italiani e di tutto il mondo a seguire il loro esempio di coerenti e attivi costruttori di pace.
Fu il primo caso clamoroso (non solo in Italia, ma in tutta Europa!) di obiezione professionale alla produzione bellica.
Lโiniziativa suscitรฒ la solidarietร da parte di persone e movimenti in varie parti del mondo e stimolรฒ altri lavoratori ad affrontare la questione della produzione di armi e della riconversione dellโindustria bellica.