
# LE MALETESTE #
10 gen 2023
articolo di OTTAVIA SPAGGIARI
illustrazioni di GIANLUCA COSTANTINI
Dallโinvisibilitร al protagonismo
Quando si pensa al caporalato, alla forma piรน violenta e spietata di sfruttamento lavorativo, nella maggior parte dei casi, la prima fotografia che ci viene in mente รจ quella di uomini chini sui campi.
Eppure, in Europa, leย donneย rappresentanoย il 35% della popolazione impiegata in agricoltura. Il 52% di esse sono impiegate part-time, una tipologia contrattuale che spesso aumenta lโinsicurezza, limita le tutele e, anche a causa di salari ridotti, rende le lavoratrici estremamente vulnerabili. Inoltre, in una complessa intersezione di dinamiche discriminatorie ed oppressive, la disparitร salariale,ย il carico di cura dei figli, la vulnerabilitร a molestie sessuali e la mancanza di tutele nei mesi della gravidanza espongono le donne che lavorano nellโagricoltura ad un rischio di sfruttamento ancora piรน elevato di quello a cui sono soggetti i loro corrispettivi maschili.
Come accade per gli uomini vittime di caporalato,ย molto spesso anche le lavoratrici non si vedono riconosciuti gli straordinariย e, chi riceve la busta paga con il minimo contrattuale, in diversi casi รจ costretta a restituire una parte del compenso perchรฉ superiore a quanto stabilito dai propri sfruttatori. Per le donne, soprattutto se straniere, i compensi tendono ad essere addirittura inferiori rispetto a quelli dei colleghi. Ad esempio, se nella Piana del Sele, in Campania, gli uomini percepiscono tra i 40 e i 42 euro al giorno, le lavoratrici ne guadagnano al massimo 28.ย In Sicilia, le donne incassano dai 25 ai 32 euro a giornata, a fronte degli almeno 40 dei lavoratori.

Dallโanalisi diย Cambia Terra,ย il rapporto di ActionAid sullo sfruttamento delle donne nel settore agricolo, รจ emerso che tra Puglia e Calabria, le paghe medie si aggirano tra i seicento e i novecento euro al mese, per cinque o sei giorni di lavoro nei campi, quando invece, secondo Lucia La Penna, segretaria della Flai Cgil di Taranto, il contratto provinciale stabilisce un salario giornaliero di cinquanta euro e dodici centesimi, che dovrebbe quindi risultare in uno stipendio mensile variabile tra i 1000 e i 1.200 euro al mese.
โSonoย trenta euro al giorno per otto, nove, dieci ore di lavoro, senza pause neฬ un bagno dove potere andare,โ racconta Maria, operaia in un magazzino di congelati, delegata FLAI FGIL e leader di ActionAid. โPurtroppo, lo sfruttamento in questa parte della Puglia eฬ la regola, non lโeccezione, anche per le persone assunte: aprire la bocca significa non venire piuฬ richiamata.โ
Nonostante lo sfruttamento delle lavoratrici sia ancora piรน spiccato, spesso restaย invisibile.
La difficile conciliazione tra orari di lavoro massacranti e carichi di cura che ricadono quasi esclusivamente sulle loro spalle, lascia alle donne pochissimo tempo e risorse da dedicare a forme di azione collettiva per ottenere un riconoscimento dei propri diritti. Le donne straniere che provengono da Paesi comunitari spesso non vivono nei cosiddetti ghetti del caporalato e cosรฌ hanno ancora meno opportunitร di fare rete ed esprimere una rappresentanza. โNei ghetti si creano dei legami,โ spiegaย Grazia Moschetti, referente di ActionAid in Puglia e Calabria. โSi creano associazioni, e per le donne questo non accade. Ecco perchรฉ รจ fondamentale offrire una lettura intersezionale fenomeno.โ
ร proprio per incoraggiareย lโauto-organizzazione delle lavoratriciย e rispondere ai loro bisogni che, dal 2016, nel Sud Italia,ย ActionAid ha sviluppato un programmaย โ anchโesso chiamato Cambia Terra โ che punta aย formare le donne impiegate in agricoltura sui propri diritti, incentivandone la consapevolezza e facilitando la co-progettazione di servizi di welfare comunitario che possano davvero contribuire ad un miglioramento delle condizioni di vita. Avviato inizialmente in Puglia nei Comuni di Bari, Adelfia, Noicattaro e Rutigliano, Cambia Terra oggi si focalizza su tutto lโArco Ionico, a cavallo tra Puglia, Basilicata e Calabria, dove le donne rappresentano una componente importante della manodopera agricola e dove vi รจ una presenza significativa di lavoratrici straniere, principalmente provenienti da Romania e Bulgaria.
Per incentivare il ruolo delle donne stesse come principali agenti di cambiamento, ActionAid ha formato delle operaie ed ex-operaie agricole, che sono diventateย leader di comunitร , non solo in Italia, ma anche in questi due Paesi, cosรฌ che le lavoratrici abbiano delle figure di riferimento con un vissuto comune con cui poter scambiare informazioni sui propri diritti.
Maternitร e infanzia negate
Sono proprio le donne straniere, spesso reclutate direttamente nei Paesi dโorigine, infatti a presentare specificitร che le rendono piรน vulnerabili allo sfruttamento.
Se hanno lasciato i figli a casa, le lavoratrici straniere sono ancora piรน ricattabili. Se invece hanno portato con sรฉ i propri bambini o hanno partorito in Italia, le lavoratrici straniere vengono lasciate da sole, senza una rete di supporto familiare o amicale, nรฉ servizi pubblici su cui poter fare affidamento.
Lavorare nei campi puรฒ significare essere costrette ad uscire di casa in piena notte, quando gli asili e le scuole sono ancora chiuse. A volte le donne non hanno altra scelta che portare i piccoli con sรฉ nelle serre, facendoli dormire nelle cassette di legno. โTanto a chi interessa dove lasciamo i nostri bambini?โ dice Adriana, leader di comunitร in Calabria ed ex operaia agricola.

Proprio in Calabria il vuoto di servizi pubblici ha offerto un terreno fertile ad un mercato di โasili nido irregolariโ, privati che accudiscono a pagamento e in nero tra i cinque e i dieci bambini alla volta nelle proprie abitazioni, senza personale qualificato.
Annaritaย Del Vecchio, psicologa e collaboratrice di ActionAid in Puglia, ha osservato come le lavoratrici dellโagricoltura si trascininoย un carico emotivo e un senso di colpa inimmaginabili da fuori. โGiaฬ attorno ai sei o sette anni i bimbi vengono lasciati a casa da soli, quando la notte loro esconoโ, spiega Del Vecchio. โIn genere, la mattina, una vicina li porta alla fermata dellโautobus o dello scuolabusโ.ย Altre volte, le mamme accompagnano telefonicamente i figli a scuola, lโunico modo possibile per rimanere con loro lungo il tragitto. Oltre ad essere costrette a discriminazioni e turni di lavoro inumani, le madri lavoratrici devono anche convivere con il senso di inadeguatezza di chi รจ costretto a combattere una battaglia disegnata per la sconfitta: dover scegliere tra andare a lavorare per mantenere i propri figli oppure restare con loro senza riuscire a sfamarli. Secondo il rapporto di ActionAid una madre dellโEst Europa รจ addirittura stata segnalata ai servizi sociali dalla vicina per abbandono di minore e ha rischiato di perdere la potestร genitoriale.
Maria รจ leader di ActionAid a Ginosa Marina, in provincia di Taranto, dove eฬ delegata sindacale per la Flai Cgil; qui segue centoquarantacinque operaie agricole, in collaborazione con un altro sindacalista. Oggi sua figlia รจ unโadolescente responsabile, ma Maria ha trascorso lโinfanzia della sua bambina costretta a prendere delle decisioni quotidiane impossibili.ย โUscivo presto, anche alle cinque di mattina: se devi mangiare non hai alternative, purtroppo lโamore non passa dallo stomaco.โ Racconta Maria. Sua figlia aveva cinque anni quando aveva cominciato a rimanere a casa da sola. โQuando era malata non potevo mai starle vicino, le mettevo lo sciroppo con la siringa sul comodino e lo prendeva da sola,โ continua Maria. โEฬ questa la veritaฬ sul sistema, percheฬ chi si permette di assentarsi per un giorno poi viene lasciata a casa per ripicca.โ

Nei magazzini in provincia di Bari cโeฬ addirittura lโobbligo degli straordinari. โDecidere di non farli eฬ impossibile percheฬ si eฬ vincolate al trasporto organizzato dallโazienda, ai pullman che spostano la manodopera da una provincia della Puglia allโaltraโ, spiega Del Vecchio. โNon esiste la possibilitaฬ di scegliere. Una donna mi ha detto: pensiamo che la schiavituฬ sia stata abolita ma non eฬ vero.โ
Grazie alla sperimentazione di ActionAid, ad Adelfia, in provincia di Bari, il nido comunale ha adottato orari flessibili, aprendo alle quattro del mattino, proprio per accogliere i figli delle lavoratrici impiegate in agricoltura. Un primo passo che puรฒ diventare un esempio per altri comuni nellโArco Ionico. โTutte vorrebbero unโinfanzia dignitosa per i loro figli, normale, come quella degli altri,โ spiega Del Vecchio.
Per molte donne che fanno parte della manodopera agricola, anche portare a termine una gravidanza in sicurezza puรฒ essere impossibile. Catalina, una lavoratrice di trentadue anni ha raccontato ad ActionAid di come la mancanza di tutele stia mettendo a rischio la sua salute e quella del bambino che sta aspettando. โDurante il lavoro in campagna sento dei crampi. Sono andata dal ginecologo: potrebbero essere i movimenti di assestamento dellโutero maย corro il forte rischio di perdere il bambino,โ ha spiegato Catalina. โNon mi ha dato indicazioni concrete su cosa potrebbe succedere e come dovrei comportarmi. Secondo lui dovrei smettere e bastaโ. Per Catalina, perรฒ smettere di lavorare non รจ possibile. โSono obbligata ad andarci, ho bisogno di soldi.โ
Una quotidianitร di violenze
Essere costrette ad un lavoro di fatica nonostante la gravidanza, non รจ lโunica forma di violenza a cui sono sottoposte le lavoratrici agricole. Attraverso venticinque interviste con operaie, ricercatrici e ricercatori, psicologhe, sindacaliste e imprenditrici, il rapporto Cambia Terra ha rilevato come le molestie sessuali e i ricatti siano un fenomeno profondamente radicato nel metapontino e nelle aree circostanti in Puglia e Calabria. Nella zona di Bari, da anni, i caporali utilizzando un metodo collaudato.

โLa mattina, quando nelle piazze arrivano i furgoni per portare le operaie agricole nei campi, la โpresceltaโ viene fatta salire davanti, nello spazio accanto al guidatore,โ ha spiegato Del vecchio ad ActionAid. โSul cruscotto vengono messiย un cornetto e un caffeฬ caldo, comprati al bar. Mangiare la colazione significa accettare lโavances sessuale e quindi ottenere lโingaggio. Rifiutando, invece, il giorno dopo si viene lasciate a casaโ.ย Ribellarsi agli abusi significa perdere il lavoroย e quindi la fonte di sostentamento per sรฉ stesse e i propri figli.
โQuando non sono aggressioni, sono comunque avances e minacceโ, ha raccontatoย Simonetta Bonadies, psicologa e collaboratrice di ActionAid in Calabria. โSe pensiamo alla violenza come a una rete, quindi a un sistema fatto di violazioni di diritti e di soprusi, tutte le donne con cui ho parlato hanno subito la minaccia di perdere il posto se non si prestavano sessualmente.โ
Secondo ricercatori e lavoratrici, nemmeno le denunce alle forze dellโordine riescono a tagliare lโomertร che avvolge questi abusi. โIo ho denunciato, non ho paura,โ ha raccontatoย Zorina, leader di ActionAid in Calabria, spiegando che spesso sono gli stessi caporali che impongono alle lavoratrici di andare con i datori di lavoro. โE lo sai come funziona? Le forze dellโordine ti chiedono di aspettare percheฬ nella zona si conoscono tutti. Chiamano il proprietario dellโazienda e cercano una soluzione informale, una compensazione economica.โ Secondo Zorina, la mancanza di conoscenza dei propri diritti contribuisce alla creazione di unย regime di silenzioย che alimenta violenze e abusi: โIl problema delle molestie eฬ che le lavoratrici non se le aspettano, non conoscono i loro diritti, non ricevono informazioni adeguate e cosiฬ restano zitte.โ
Nel nostro Paese anche le istituzioni faticano ad implementare politiche tutelanti per le donne lavoratrici.ย โLe politiche agricole sono cieche rispetto al genere,โย spiega Moschetti. โNon leggono la complessitร maggioreโ.
Recentemente il Parlamento ha realizzato unโindagine conoscitiva sul caporalato, analizzando lโimpatto della legge 119/2016 che sei anni fa ha riformulato il reato di caporalato, introducendo la sanzionabilitร del datore di lavoro. Dallโanalisi del parlamento, la legge risulta essere solo parzialmente applicata, poichรฉ risulta inadeguata dal punto di vista della prevenzione e della tutela della manodopera. Eppure, persino nelle 33 pagine di testo dellโanalisi conoscitiva le condizioni di sfruttamento, vulnerabilitร e violenza, a cui sono sottoposte quotidianamente le lavoratrici italiane e straniere in agricoltura non sono state prese in considerazione. Nonostante le condizioni di vita e di lavoro delle lavoratrici immigrate siano peggiorate durante il lockdown della pandemia, il testo del parlamento fa solo un brevissimo riferimento alle forme di ricatto e abuso sessuale. ร come se le lavoratrici agricole fossero trasparenti anche agli occhi delle istituzioni.
โI ghetti sono la rappresentazione plastica della riduzione in schiavitรน,โ spiega Moschetti. โLo sfruttamento delle donne perรฒ รจ meno visibileโ. Anche per questo, aiutare le lavoratrici ad acquisire gli strumenti per la partecipazione e favorire lโemersione del caporalato รจ fondamentale. โGrazie a Cambia Terra si sono aperti dei luoghi in cui si elaborano le richieste di cambiamento, le leader rappresentano i bisogni di altre donne e via via si arriva a delle soluzioneโ. Piรน si รจ consapevoli dei propri diritti, piรน si matura la sicurezza di volerli rivendicare e piรน diventa difficile essere ignorate.
Articolo di OTTAVIA SPAGGIARI
Illustrazioni di GIANLUCA COSTANTINI
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Vuoi saperne di piรน sul tema e sui nostri progetti nella zona dellโarco ionico?
Ascolta le testimonianze dalla viva voce delle persone, nella puntata delย podcastย โLa mia parteโย dedicata al lavoro agricolo e alla rivendicazione dei diritti delle donne in agricoltura.
da: actionaid.it - 6 gen. 2023