
Forse bisogna guardare a situazioni storiche e sociali diverse da quelle della tradizione occidentale (Chiapas, Popoli Curdi)
di GIAN ANDREA FRANCHI
# LE MALETESTE #
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Affrontare lโignoto
31 Luglio 2022
Cosa significa in questo tempo di catastrofi sociali e ambientali fare politica? Di certo abbiamo bisogno di riconoscere le molte forme del potere, da quelle imposte dallโeconomia di mercato a quelle esercitate in azioni solidali. Abbiamo bisogno di recuperare e reinventare le esperienze di chi, come le comunitร del Chiapas e i popoli curdi, hanno dato un significato nuovo alla parola autogestione, perchรฉ il mondo non si cambia in profonditร dai governi. Ma possiamo cercare risposte a quella domanda, scrive Gian Andrea Franchi, anche nellโincontro con il corpo dei migranti e dalla loro libertร di movimento: scopriremmo cosรฌ il bisogno prima di tutto di imparare ad accettare lโincertezza e il vuoto, il bisogno di mettersi in discussione ogni giorno continuando ad agire e lโantica capacitร di accettare la visione dellโesistenza come resistenza
Nel testo pubblicato su Comune intitolato La politica come possibilitร di fare esperienza, avevo considerato lโimmaginazione come il cuore di questa essenziale possibilitร . Tuttavia, quel complesso emotivo-rappresentativo che chiamiamo โimmaginazioneโ comporta il rischio che Simone Weil indica nei suoi Cahiers con la nozione di โimagination combleuseโ: lโimmaginazione colma il vuoto con raffigurazioni che servono soltanto a calmare lโangoscia. Simone Weil ritiene di poter sfuggire a questo rischio mediante lโassoluta trascendenza della โgraziaโ: "Il pensiero della morte esige un contrappeso, e questo contrappeso โ a parte la grazia โ non puรฒ essere che una menzogna" (Simone Weil, Quaderni, II, Adelphi, p. 59). Per chi non puรฒ accogliere questa impostazione, considerando anchโessa frutto di unโimagination combleuse spinta al limite, non rimane che lโaccettazione del rischio nella continua ricerca del senso della propria esistenza nel contesto dellโesistenza degli altri: รจ quello che possiamo chiamare politica. Da questo rischio si puรฒ tentare di sfuggire โ mai del tutto โ partendo dai bisogni vitali del corpo. Nel mio caso (analogo a quello di tante e tanti altri), lโincontro con corpi migranti. Piรน precisamente: corpi di profughi. Lโincontro politico col corpo puรฒ riguardare, ovviamente, molte altre situazioni: รจ nella storia delle rivolte popolari, della lotta di classe, partire dai bisogni vitali del subalterno, dellโoppresso, dello sfruttato. Insiste, perรฒ, inesauribile, la domanda: come possiamo distinguere unโimmaginazione politica costruttiva o creativa dallโimagination combleuse?
Lโazione politica Lโattivitร politica, a differenza dellโattivitร umanitaria che si limita ad alleviare la sofferenza e quindi a renderla sopportabile, deve inserire lโinevitabile, umanissima, ricerca di senso nel contesto dinamico di una situazione concreta โ quella nella quale ci si trova a vivere e quindi ad agire โ, dotata perรฒ di conseguenze potenzialmente valide per tutti, non solo per i soggetti di unโarea particolare di sofferenza: รจ questo che distingue lโazione politica come tale. Le trasformazioni sociali, nate con unโintenzione liberatoria e costruttiva di forme di vita migliori, quando avvengono, possono produrre effetti che durano per un periodo o una fase storica, piรน o meno lunga; possono essere aleatorie o anche contraddittorie: lโeffetto futuro di azioni ha sempre un amplissimo margine dโimprevedibilitร .
Il dominio sugli altri
La previsione di effetti futuri si รจ rivelata spesso puramente immaginaria, nella valenza combleuse della parola. Prevale allora in chi opera il bisogno soggettivo di senso, (quale dato antropologico) che puรฒ sposarsi perfettamente con il potere. Avere potere su altri, infatti, รจ un modo fondamentale per dare valore alla propria esistenza. Qui si apre una questione essenziale: lโimportanza della relazione di potere a livello storico-politico, ma anche a livello di relazione personali.
Una delle ragioni fondamentali per cui la relazione di potere รจ capillarmente diffusa e cosรฌ desiderabile sta proprio nel fatto che esercitare potere su altri esseri umani dร senso. Ne รจ anzi il modo piรน diffuso.
Nascita e morte
La vita, che nella nostra cultura occidentale ci rappresentiamo con le pratiche e il linguaggio delle discipline biologiche, mostra due aspetti essenziali che si richiamano fra loro: la nascita e la morte.
Il concetto di โnascitaโ, nel significato di apparizione al mondo di una nuova forma di vita, si puรฒ estendere anche al rapporto con lโaltro: ogni incontro, ogni relazione puรฒ diventare una piccola rinascita. Dโaltro canto, ogni rapporto allโaltro puรฒ ridursi a rapporto di potere, ma nel fondo di ogni rapporto di potere brilla la luce nera della possibilitร di uccidere lโaltro, nel senso di dominarlo, controllarlo. Nei rapporti โnormaliโ, quotidiani, anche e soprattutto a livello psicologico, ciรฒ avviene in innumerevoli modi, semplicemente superandolo in qualcosa, umiliandolo, mostrando una qualche superioritร . Ogni rapporto da superiore a inferiore, in qualsiasi situazione, implica un rimando, per quanto indiretto e sommesso, alla mortalitร : una messa in discussione della capacitร di esistere. Sulla relazione di potere, di comando, di dominio, per quanto minimo, aleggia sempre il soffio di una piccola morte: ogni subalternitร รจ una piccola morte.
La vita ha dunque, ontologicamente, queste due fondamentali possibilitร di relazione che a livello umano si complicano portando alle complesse formazioni storiche. Prima di tutto: perchรฉ la vita, soprattutto la vita umana, prosegua, ci vuole un minimo di accudimento per chi nasce, un minimo di amore. La famiglia patriarcale รจ stata lโambito in cui il potere ha cercato di governare il quantum dโamore necessario per raggiungere un minimo di energia vitale. La storia umana รจ stata dominata dal tentativo di trovare questo minimo di equilibrio fra il quantum dโamore necessario per non produrre esseri umani mostruosi o folli o incapaci di sopravvivere e i sistemi di potere: dalla famiglia allo Stato.
Lโeconomia di mercato
Ai nostri tempi, sembra che questo fragilissimo equilibrio stia cedendo a livello complessivo, sotto i colpi di una civiltร nata in Europa e divenuta mondiale, in una fase in cui i rapporti di potere nella forma chiamata โeconomia di mercatoโ, hanno bucato il livello della storia umana, coinvolgendo e mettendo in pericolo il delicato tessuto della vita intera. Per dirla in maniera sintetica, sembra che lโequilibrio complessivo tra vita e morte si stia alterando. Lโeconomia di mercato parte dai bisogni primari della vita, cui la parola allude, ma li amplia a dismisura, costruendo su di essi un universo di potere, facendo dellโessere umano, o piรน precisamente di una parte di umani, dei predatori dallโappetito illimitato, che stanno divorando lโinsieme della vita.
Ritornando alla problematica dellโimmaginazione, รจ impossibile uscire da una situazione di incertezza e imprevedibilitร , piรน o meno forte a seconda delle situazioni, legata ai limiti intrinseci della condizione umana. ร il rischio della qualitร trasformativa dellโimpegno politico, che va sempre oltre e a latere rispetto allโimmaginabile, al prevedibile e al progettabile. A certe dimensioni, puรฒ avere anche effetti catastrofici, individuali e collettivi, molto diversi e persino opposti a quelli previsti.
Nellโambito dellโesperienza di chi scrive, quello che possiamo fare, tuttavia, per non cadere pienamente nella soggettivitร della ricerca di senso, รจ praticare il difficile equilibrio nella dinamica fra sรฉ e gli altri, fra il proprio impegno e la situazione, sempre complessa e mai completamente rappresentabile. Cercare quindi un equilibrio nel rapporto fra la propria singolaritร , gli altri e il contesto della situazione in cui ci si trova ad agire โ nella consapevolezza che non potrร essere mai risolto -, รจ compito essenziale di chi si impegna politicamente.
Accettare lโincertezza, mettersi in discussione
Dobbiamo essere consapevoli, perรฒ, che, su questo aspetto fondamentale, dalla tradizione โrivoluzionariaโ abbiamo ricevuto assai piรน problemi che soluzioni. Bisogna tenersi sempre stretti alla consapevolezza che le situazioni in cui ci troviamo a operare non sono mai del tutto oggettivabili in rappresentazioni. Spesso lโurgenza di sicurezza rappresentativa chiude lโinsieme della situazione e lโaspettativa del futuro in rappresentazioni, individuali e collettive che nascono dalla proiezione del passato sul futuro proprio per lโurgenza e lโansia di superare il passato. Chi ha vissuto esistenzialmente e politicamente il decennio 1965-โ75 lo sa (o dovrebbe saperlo). Agire politicamente, in termini alternativi allโinvasiva cultura dominante, al capitalismo, significa tradizionalmente capacitร di costruire un progetto alternativo per modificare lo stato di cose presente. ร necessario constatare, perรฒ, che tutti i progetti di cambiamento radicale, โrivoluzionarioโ, sono falliti nel lungo termine, anche quando parevano vincitori nel breve, perchรฉ non erano sufficientemente radicali: non avevano gli strumenti culturali per affrontare creativamente lโignoto.
Cosรฌ รจ accaduto, esemplarmente, con lโimpostazione lenininista: in quanto alternativa reale al capitalismo, si รจ suicidata a Kronstadt. Questi progetti, infatti, erano ancora legati a schemi di quel passato da cui si voleva uscire, come il dispositivo statuale, modello implicito ed esplicito del concetto di partito.
Questo punto apre una questione, che possiamo chiamare ontologica: noi operiamo sempre con rappresentazioni che ci vengono dal passato. Cโรจ una sorta di dialettica fra il pieno del passato e il vuoto del futuro che destabilizza il presente, in cui il passato tende a mangiarsi il futuro. La mancanza di rappresentazioni, infatti โ il vuoto -, terrorizza. Bisogna, invece, imparare ad accettare lโincertezza, il vuoto, il dubbioโฆ Oggi, quando ci affacciamo tutti su un futuro imprevedibile, questo atteggiamento รจ assolutamente necessario: una forte capacitร esistenzial-intellettuale di mettersi in discussione, continuando ad agire. Non trovo nulla di meglio per esprimerlo in sintesi che lโossimoro michelstaedteriano โdisperata speranzaโ.
Autogestione
Per quel che riguarda una questione fondamentale, dovremmo aver imparato che con il potere non si supera la dimensione del potere: si sostituisce un potere con un altro.
Dovremmo aver imparato che, anche se ci sono differenze fra poteri โ ci sono certamente poteri peggiori e poteri meno peggiori -, tutti i poteri sono simili nel fondamentale: cโรจ chi comanda e chi deve obbedire. Il potere รจ strutturalmente non emancipatorio. Non รจ certo una novitร . Lo dicono da oltre due secoli gli anarchici. Costruttivamente, perรฒ, su come organizzare una societร senza potere, sullโautogestione di vasti insiemi sociali, tutti ne sappiamo pochissimo โ quasi nulla. Il nostro passato รจ su questo molto avaro di insegnamenti. Forse, ne sanno di piรน popolazioni o gruppi sociali che conservano la memoria di culture altre rispetto a quella di matrice europea.
Il messaggio piรน vivo, piรน aperto dal nostro passato โ per quel che mi riguarda โ viene da figure come quella di Rosa Luxemburg: di coloro che, senza cessar di lottare fino in fondo, hanno avanzato dubbi e cercato di capire piuttosto che fissarsi in una rigida convinzione da imporre con ogni mezzo. Anche una convinzione politica teoricamente valida โ poniamo il collettivismo in agricoltura -, se imposta con la forza di uno Stato, diventa altro, diventa la coazione di un potere e perde ogni senso emancipatorio.
Oggi, siamo in una situazione che dobbiamo definire tragica per la mancanza di alternative in atto, o anche concretamente immaginabili, allโorrore esistente, accettato, o quasi, come normalitร . Lโorrore piรน grande รจ proprio quello che diventa normale. Questa situazione dipende dalla metamorfosi cancerogena di quella forma di dominio storico detta capitalismo dentro altre storie, finora ignorate dalla storia umana, ma che ne sono la base: la storia della vita e la storia della terra. Ciรฒ ha cambiato tutti i presupposti del pensiero dellโazione politica. ร necessario essere consapevoli dellโimpossibilitร storica di costruire un progetto sufficientemente articolato allโaltezza della situazione in cui stiamo scivolando con lโinesorabilitร dello scioglimento dei ghiacciai.
In un impegno concretamente situato, ritengo che dobbiamo trattenere della tradizione โrivoluzionariaโ โ per la pars destruens: lโindispensabile analisi critica marxiana del Capitale con tutti gli arricchimenti successivi, fra cui la luxemburghiana analisi de Lโaccumulazione del capitale, che rende conto della spinta alla rottura di ogni limite.
Per la pars construens: lโesigenza, confortata da pratiche sparse, di come dovrebbero essere i rapporti collettivi, tenendo conto del rapporto intrinseco fra singolo e collettivo, per cui lโuno non si dร senza lโaltro e viceversa โ contrariamente allโindividualismo neoliberista di mercato, oggi dominante. Questo, perรฒ, รจ proprio quellโaspetto essenziale su cui la tradizione comunista e anche anarchica non sono riuscite a far luce in termini di progettualitร e di costruzione concreta. Il punto cieco รจ stato il rapporto dinamico singolaritร /collettivitร , manifesto con temporalitร diverse, che non puรฒ essere rimandato ad un futuro indeterminato. Questo, a mio parere, il problema di fondo che la tradizione rivoluzionaria non ha voluto-potuto affrontare, cui รจ anche legata anche lโimposizione dei valori rivoluzionari tramite la costruzione di sistemi di potere.
Le comunitร del Chiapas e i popoli curdi
Per quel che riguarda lโoggi, pur considerando anche i semi di contestazione e lotta in Occidente nelle esperienze degli ultimi decenni, forse bisogna guardare a situazioni storiche e sociali diverse da quelle della tradizione occidentale, come alcune situazioni sudamericane, fra cui quella del Chiapas. Voglio ricordare inoltre le difficilissime resistenze e forme di autogestione dei popoli curdi.
Nel caos regolato dei nostri tempi, di fronte allโaprirsi di un futuro che si presenta come un probabilissimo insieme di catastrofi, รจ necessario partire umilmente dallโhumus concreto dellโesperienza: una situazione concreta che abbia insieme una valenza generale, avendo lโanimo di affrontare unโoscuritร situazionale, di navigare in un mare in cui non si intravvede ancora una terra, utilizzando con capacitร critica gli strumenti culturali che pur abbiamo. Bisogna imparare a camminare nel buio, senza proiettare fantasmi sui muri del tunnelโฆ
Partire dai corpi dei migranti Per quel che riguarda la mia esperienza, questo modo consiste nel partire dai corpi dei migranti-profughi del confine orientale, in quello che รจ diventato il minuscolo tentativo chiamato Linea dโOmbra, nella convinzione che i migranti siano i portatori di un futuro irrappresentabile, ma di cui saranno i principali protagonisti quando vastissime parti della terra diventeranno invivibili (lโassociazione Linea dโOmbra da alcuni anni ogni giorno, in piazza della Libertร , a Trieste, incontra i migranti della rotta balcanica, ndr). Nel loro game i migranti sono portatori di un diritto di libero movimento inaccettabile dagli Stati e di una critica pratica del confine, ma anche di un modo di vivere che, nellโincombenza di un tempo di catastrofi, si chiude nellโossessione della sicurezza e di una normalitร profondamente impregnata di razzismo. Dobbiamo assumere una condizione storica indicata in maniera esemplare in un messaggio apparso qualche anno fa, sui muri calcinati di At-Tuwani (ma chissร in quante altre cittร e lingue), un minuscolo paese nella Palestina occupata dallโesercito e dai coloni dello Stato di Israele (la cui esistenza indica la tragica incapacitร culturale di affrontare uno dei piรน gravi drammi storici del Novecento, ma anche una radice antica nel cuore dellโEuropa). Un messaggio che chiama a una visione dellโesistenza come resistenza, meglio come re-esistenza. Sui muri di At-Tuwani si legge: Esistere รจ resistere, resistere รจ esistere.
Gian Andrea Franchi, giร professore di filosofia nei licei. Tra i suoi libri Una disperata speranza. Profilo biografico di Carlo Michelstaedter (Mimesis). ร tra i promotori dellโassociazione Linea dโOmbra di Trieste.