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La rivoluzione come Scienza-Donna: una fragile eccezione nel deserto delle alternative

di DAVIDE GRASSO

L’idea di una trasformazione della società è stata avanzata attraverso i concetti di rivoluzione e riforma. Concetti vaghi e tutti da precisare, che già nel corso della rivoluzione francese hanno mostrato la loro interconnessione, manifestazione dell’intreccio reale di potere deontico (diritto) e potere bruto (forza) – sia quest’ultimo di origine statale o sociale.


Dal 1991, tuttavia, il concetto di rivoluzione è considerato antiquato o inadeguato a comprendere il presente, se non usato in senso metaforico; e il concetto di riforma è compromesso dall’usuale associazione grammaticale con l’articolo determinativo: non riforme ma le riforme – provvedimenti previsti e imposti con parametri e scadenza noti.


L’influenza che le istituzioni finanziarie internazionali esercitano attraverso il meccanismo del debito ha prodotto questo stato di cose politico e grammaticale: dai paesi dell’est europeo degli anni Novanta (Crampton 1997, pp. 419ss.) fino al colpo di stato egiziano del 2013 e agli esiti dell’oki greco nel 2015, l’idea marcusiana di “società bloccata” (Marcuse 1964) e l’impressione generalizzata di un’assenza di alternative sembrano la cifra dei tempi.


Il fallimento nel tradurre le ipotesi ideologiche in politiche reali fa degli anni Settanta del Novecento il primo annuncio di questa condizione, e l’esaurimento delle capacità dei percorsi socialisti di produrre una riforma di se stessi, per poter costituire un’alternativa desiderabile, era emersa nel 1968 non a Berkeley né a Torino, a Parigi o a Francoforte, ma a Praga (Crainz 2018).


(...)


A trent’anni dalla “rivoluzione contro la rivoluzione” del 1989 (Meyer 2009), e a mezzo secolo dalla pietra tombale cecoslovacca del 1968, l’idea di “sinistra” è – contrariamente a quella di “destra” – destituita di ogni credibilità.


Passata dal dogmatismo comunistologico (Foucault 1977, pp. 55-118) a quello liberale, e dalla trasformazione dell’esistente alla sua amministrazione – dalla possibilità di cambiamenti alla necessità delle riforme – la sinistra è oggi identificata correttamente, dalla percezione diffusa in Europa, in nord Africa e in Medio oriente, con una tecnocrazia burocratica che applica decisioni prese in luoghi “tecnici” e “neutri” che costituiscono, in verità, il trionfo dell’ideologia.


Per tutta l’età industriale la destra ha tentato, sui cinque continenti, di contendere alla sinistra lo spazio politico della rivalsa e della messa in discussione, dalla svolta bonapartista a quella fascista fino al peronismo o al baathismo, o alle lotte d’ispirazione religiosa contro gli effetti delle secolarizzazioni.


Le destre sovraniste, nazionaliste o fondamentaliste sono oggi prossime a un monopolio globale della rabbia sociale.


(...)


Tanto più desta il nostro interesse l’unica eccezione esistente: una piccola rivoluzione istituzionale, sociale e filosofica, importante ma poco conosciuta, emersa dal 2012 nel luogo più impensato: la guerra civile siriana.



Davide Grasso, dicembre 2019 su "spaziofilosofico.it/24 alternative.

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