
GUERRA. Mirare ai bambini! La "Dottrina-Gaza" si espande a dismisura

Oggi il male che Israele ha coltivato nell’impunità assoluta, di impunità si alimenta e si diffonde. E la strage di Minab è una orribile conferma - MATTEO NUCCI
La guerra e il male che si espande
Mirano ai bambini. Non è una minaccia, ma una promessa: la "Dottrina Gaza" è il paradigma realizzato
di Matteo Nucci
20 marzo 2026 | IL MANIFESTO
Il male è un virus e se lo ignori, se non lo combatti e non lo curi, si allarga, si espande, si prende tutto. Non ci pensavo per via dell’Anticristo tristemente tornato di moda per via di un miliardario che scimmiotta filosofi, ma leggendo le notizie sul bombardamento della scuola di Minab. Non interessa già più a nessuno, quella strage immonda. Ricordiamo le coordinate dell’eccidio: Minab, Iran meridionale, 28 febbraio, primo giorno di bombardamenti israelo-americani. Fra le 10 e le 10:45, dunque nell’orario di piena attività, la scuola femminile viene distrutta, provocando 168 morti fra le bambine (7-12 anni) e il personale scolastico.
Ebbene, dopo varie testimonianze che lasciavano intenderlo, ora anche i cosiddetti factchecker, confermano che si è trattato di quello che in gergo militare si chiama double tap, ossia un doppio colpo, una prima bomba che stermina e semina terrore e una seconda che uccide anche chi arriva a portare aiuto. Si tratterebbe dunque della conferma definitiva che a Minab non si è trattato di un errore, ma di una strage ben meditata e orchestrata, al punto da organizzarla nei tempi adatti alla carneficina. Del resto, che non si trattasse di un errore lo dimostravano molte altre prove, la più semplice e autoevidente è quella ripetuta ovunque: come fai a uccidere «chirurgicamente», con precisione «scientifica» di cui ti vanti, obiettivi umani che consideri tuoi nemici giurati e che si nascondono in rifugi sotterranei, teoricamente ignoti, super protetti, e al tempo stesso però sbagli mira e colpisci una scuola dove crescono decine e decine di bambine? Il disgusto tracima, tuttavia una riflessione è necessaria.
Dunque, la scuola. Un bombardamento mirato, parte di una strategia terroristica di marca americana. Come si è arrivati a tanto? I massacri di civili da parte statunitense non sono mancati in questi decenni, ma una roba così è unica.
Ora, la risposta non la trovi solo se non la cerchi. Perché in questo caso i fatti sono sotto gli occhi di chiunque abbia il coraggio di sporgersi sull’abisso del male, ovvero di ciò che è stato coltivato per oltre due anni da Israele a Gaza, dove fra l’altro il double tap è diventato la norma. Uccidere in media trenta bambini al giorno per oltre settecento giorni è un dato di fatto numerico su cui non si è ancora ragionato abbastanza. Cerchiamo di fare uno sforzo di immaginazione e figuriamoci l’eventualità che qui da noi, per oltre due anni, ogni giorno, sulle pagine dei nostri giornali, apparissero fotografie di bambini uccisi in quantità tale da svuotare due classi scolastiche. Non parlo di Italia complessivamente, peraltro.
Parlo di una realtà analoga a quella che va fra Milano e la Grande Milano, due milioni abbondanti di cittadini, dove ogni giorno vengono uccisi trenta bambini. Ecco, facciamo uno sforzo e concentriamoci su questo. Altro che famiglia del bosco e retorica grottesca. Qui siamo di fronte alla necessità di chiedersi come mai solo l’essere umano sia capace di un male che non è relativo a nulla e non ha spiegazioni di sorta, un male che però è razionalmente pianificato per eliminare gli innocenti per definizione, ossia bambine e bambini.
L’orrore però non si esaurisce nei fatti stessi e nella nostra mancata empatia, ma include un aspetto decisivo della nostra partecipazione. Perché noi tutti – noi italiani, noi europei, noi occidentali – con rarissime eccezioni abbiamo avallato il genocidio di Gaza, lo abbiamo appoggiato con il nostro silenzio, lo abbiamo approvato politicamente, economicamente, militarmente e infine culturalmente e moralmente. Certo che una parte immensa della nostra società civile si è ribellata, ha manifestato, ha gridato, ma i fatti restano chiari: i governi dei nostri Paesi hanno appoggiato il genocidio, hanno sconfessato la Corte penale internazionale che ha emesso mandati di cattura, hanno lasciato che quei criminali volassero nei loro cieli, li hanno appoggiati e ancora continuano a farlo, sostenuti da quella parte della stampa che vergognosamente ha accompagnato le impossibili ragioni dello sterminio.
Oggi il male che Israele ha coltivato nell’impunità assoluta, di impunità si alimenta e si diffonde. E la strage di Minab è una orribile conferma. È stata ribattezzata «dottrina Gaza». È la conseguenza di quel che spesso con un certo orgoglio ripetono i politici israeliani e i più alti gradi dell’esercito di cosiddetta difesa. «Faremo come a Gaza». Non è una minaccia, ma una promessa. Fare come a Gaza perché quello è il paradigma realizzato. Distruggere tutto, radere al suolo un mondo, uccidere indiscriminatamente chiunque possa rappresentare un futuro. Dunque in primo luogo i bambini e chi s’impegna ogni giorno per salvarli: medici e paramedici. Che si tratti di una promessa che non ha nulla di fantasioso lo ha mostrato immediatamente l’invasione del Libano di cui in questi giorni Israele si è fatta carico nel completo silenzio della comunità internazionale. Parlo di «invasione» di un Paese sovrano, sia chiaro. Il male si espande, insomma, si allarga a macchia d’olio, nulla e nessuno può resistergli. E faticheremo parecchio a cercare di arginarlo quando monterà su di noi.
Cosa potremo dire, quando questo avverrà? Forse ricorreremo alla risposta di Israele, dove si è pronti a gridare alla vergogna morale quando i crimini perpetrati tornano indietro analoghi? Ribadiremo anche noi, dunque, quell’assunto evidente negli anni del genocidio, ossia che i morti di una parte hanno valore non eguagliabile dai morti altrui neppure moltiplicandone il numero per cifre a doppio zero?