
IL TEATRO RACCONTA I CPR ITALIANI

Ne parla ALICE CONTI, attrice, autrice e regista dello spettacolo + VIDEO
Uno spettacolo, โChi ama brucia. Discorsi al limite della Frontieraโ, del gruppo teatrale nomade ORTIKA, nato 9 anni fa e ancora in circolazione, interamente dedicato al CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione), oggi CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) di Torino.
LE ORIGINI
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Era il 2013, stavo facendo la mia tesi in antropologia e la volli fare proprio attraverso una ricerca sul CIE (ora CPR) della mia cittร . Avevo colto come quel luogo fosse fortemente presente e allo stesso tempo invisibile. Anche la sua vera natura restava nascosta. Nel discorso ufficiale che lโistituzione fa di se stessa si tratta di un โcentro di accoglienzaโ.
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IL VIDEO
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COM'ERANO 9 ANNI FA I CIE
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Era sempre stato difficile accedervi, ma il quel periodo era ancora piรน difficile; veniva impedito anche ai giornalisti, cโera stata una circolare del Ministero degli Interni. Cresceva il movimento โLasciateCIEntrareโ. Lโunica possibilitร era cercare di parlare con chi ci lavorava o chi vi era stato recluso, cosรฌ mi misi a cercare. Non fu facile, ma ci riuscii. Volevo ricostruire le dinamiche e le regole del campo attraverso chi le viveva. In questo modo avrei ricostruito concretamente la vita quotidiana di quel luogo oscuro, silenziato, omertoso.
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In quellโepoca era gestito dalla Croce Rossa militare e riuscii ad intervistare una dipendente e un giovane militare che stava facendo servizio lรฌ dentro. Entrambi vollero rimanere totalmente anonimi. Intervistai anche alcuni giovani che erano stati detenuti e si trovavano ancora in Italia, anche perchรฉ i rimpatri erano davvero pochissimi. Oltre ad avere una gran voglia di raccontare, loro volevano comparire con nome e cognome, fieri e determinati nelle loro denunce. Chi era invisibile lรฌ dentro voleva apparire e affermare la propria identitร , chi era un normale cittadino voleva โscomparireโ.
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COME NASCE LO SPETTACOLO
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Dopo la laurea, il teatro ha continuato ad essere il mio mestiere e ho pensato di trasformare questa tesi di ricerca in un testo teatrale. Era il mio mezzo di espressione ed era un modo di dare diffusione a una ricerca che altrimenti sarebbe rimasta tra me, il relatore e poco piรน. Il materiale che avevo raccolto, le testimonianze e le interviste che sono poi confluite nella tesi imponevano di essere raccontate a un pubblico piรน ampio. Nello spettacolo riportiamo le parole delle interviste, il lavoro del testo teatrale รจ stato di addolcire alcuni aspetti troppo scurrili del linguaggio. Volevo riportare allโesterno quel meccanismo violento, quel terribile dispositivo che sono questi Centri. Ritenevo che le parole degli โoperatoriโ fossero ancora piรน importanti da ascoltare per noi, cittadini italiani, perchรฉ sono quelle che ci riguardano piรน da vicino. Non sono le parole di chi รจ vittima di questa situazione, ma di chi ne fa parte, รจ una rotella di questo meccanismo infernale. Per noi era importante mettere in scena e in luce quei meccanismi amministrativi, burocratici, legislativi che creano la clandestinitร e che tendono a rimanere nascosti.
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A TORINO, IL CPR ร IN CITTร, IN MEZZO ALLE CASE
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Sรฌ, รจ in un quartiere popolare: se ci arrivi a piedi vedi questi muri che dicono poco, potrebbe essere una caserma come ce ne solo altre in zona, un luogo anonimo. Eโ particolare invece che dai palazzi circostanti, molto piรน alti del CIE, si veda quello che succede lร dentro. Una volta sono salita e da una delle finestre ho potuto osservare una sorta di presepe a cielo aperto.
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Volevo riportare allโesterno quello che succede in quel luogo che si vuole invisibile.
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Cittร nella cittร , sottratta alle sue regole, dove delle persone โscompaionoโ.
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In questi anni di tour per lโItalia lโho presentato in contesti molto diversi tra loro, da ambienti piรน politicizzati, a luoghi piรน neutri e con un pubblico meno preparato a ricevere questo tipo di informazioni. Comunque, lโaccoglienza รจ stata molto buona. Spesso al termine dello spettacolo abbiamo creato dei momenti di scambio coinvolgendo le associazioni che nei diversi territori si occupano di integrazione, mediazione e accoglienza.
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Nello spettacolo le parole che riportiamo sono piรน che sufficienti. Non cโรจ bisogno di un giudizio; basta descrivere, raccontare, far parlareโฆ Le contraddizioni del meccanismo sono auto-evidenti. In scena cโรจ una crocerossina che vediamo muoversi nella quotidianitร allโinterno di questo luogo, tra i reclusi che โ come recita una circolare ministeriale โ non vanno chiamati โdetenutiโ, ma โospitiโ.
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Eppure, chi ha conosciuto sia il carcere che il CPR dice che questโultimo รจ peggio, privo di qualsiasi prospettiva, senza tempo, senza motivazioni. Di fatto le persone vi sono recluse non per qualcosa che hanno fatto ma per qualcosa che sono.
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Questi luoghi creano dei confini interni al nostro Paese; i nostri confini sono facili da attraversare, quindi si cerca di creare dei confini interni con muri, recinzioni, controlli, per placare unโansia nazionalista.
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A Torino il CIE non ha mai chiuso; ha cambiato solo nome, da CPT, a CIE, a CPR. Ogni tanto alcune zone sono state chiuse in quanto inutilizzabili in seguito alle rivolte, ma il centro รจ sempre rimasto aperto.
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Tra lโaltro a suo tempo scoprimmo che, dal momento che lโente gestore (cambiato nel tempo), riceve una quota per ogni โospiteโ pare che nei momenti di โbassaโ facessero delle retate per rimpinguare le presenze. Ne fecero addirittura tra le persone che, durante una sanatoria, erano in coda presso il proprio consolato per avere i documenti da presentare: essendo in coda in quel momento si andava sul sicuro, era certo che fossero senza il permesso.
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Allโinterno del CIE/CPR arriva e convive una popolazione molto variegata: la persona che era in coda per i documenti, lโex detenuto che viene trasferito direttamente dal carcere, chi รจ appena arrivato in Italia e non sa una parola di italiano, la persona che รจ in Italia da 15 anni, nazionalitร disparateโฆ
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โChi ama bruciaโ parla di un luogo che espropria programmaticamente le persone dei loro diritti di cittadinanza e di conseguenza, giorno per giorno, del loro statuto umano. Si tratta di un processo che investe anche chi vi lavora. Il campo in questo senso eฬ un meccanismo che crea le condizioni stesse del razzismo. Il concetto che sta alla base della sua architettura non รจ riformabile. Ho usato il teatro per rendere pubblico un sistema che tende a rimanere in ombra e continuerรฒ a farlo finchรฉ esisteranno luoghi come questo: la mia speranza รจ che un giorno non ci sia piรน bisogno di parlarne.
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NOTE
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- โChi ama brucia. Discorsi al limite della Frontieraโ รจ uno spettacolo sui โcampi di accoglienzaโ per migranti stranieri, tratto dalle interviste originali a lavoratori ed ex-reclusi di un C.I.E. italiano (Centro di Identificazione ed Espulsione per stranieri), ora C.P.R. (Centro di Permanenza per il Rimpatrio)
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- Lo spettacolo ha il patrocinio di Amnesty International
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da: pressenza.com, 5 gen. 2022