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bell hooks: Elogio del margine

bell hooks: Elogio del margine

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Neue Fabrik

Feb 14, 2021

Brani scelti da un capitolo del libro
di BELL HOOKS

Anche la marginalitร  รจ un luogo di lotta, uno spazio di resistenza da cui immaginare e creare mondi nuovi.

ยซIo sono nel margine. Faccio una distinzione precisa tra marginalitร  imposta da strutture oppressive e marginalitร  eletta a luogo di resistenza, spazio di possibilitร  e apertura radicale. Questo luogo di resistenza รจ permanentemente caratterizzato da quella cultura segregata di opposizione che รจ la nostra risposta critica al dominioโ€ฆ. La nostra trasformazione, individuale e collettiva, avviene attraverso la costruzione di uno spazio creativo radicaleโ€ฆยป.


A chi tra noi vorrebbe avere un ruolo attivo nella creazione di pratiche culturali contro-egemoniche, ยซuna politica di posizioneยป intesa come punto di osservazione e prospettiva radicale impone di individuare spazi da cui iniziare un processo di revisione. [โ€ฆ] Allโ€™interno di sistemi di potere e di relazione complessi e mutevoli, ci mettiamo dalla parte della mentalitร  colonizzatrice? Oppure perseveriamo nella resistenza politica a fianco degli oppressi, pronti a offrire il nostro modo di vedere, teorizzare, far cultura in favore di quella tensione rivoluzionaria che cerca di creare

spazi in cui lโ€™accesso al piacere e al potere della conoscenza sia illimitato, in cui la trasformazione sia possibile? Questa scelta รจ cruciale. [โ€ฆ] Una volta, nel corso di unโ€™intensa conversazione notturna, parlando di chi, oppresso, lotta per darsi una voce, Eddie George (membro del Black Audio Film Collective) mi ha detto che ยซla nostra รจ una voce spezzataยป. E lo diceva in termini negativi. Gli ho risposto semplicemente che, quando la voce che ascoltiamo รจ rotta, รจ impossibile non cogliere anche il dolore che vi sta dietro โ€“ le parole della sofferenza โ€“, quei suoni che spesso nessuno vuole udireยป. [โ€ฆ] Ho lavorato per cambiare il mio modo di parlare e di scrivere, per incorporare nei miei racconti il senso geografico: non solo dove io sono ora, ma anche da dove vengo, e le molteplici voci presenti in me. Ho affrontato il silenzio e lโ€™incapacitร  di essere articolata. Quando dico che queste parole scaturiscono dalla sofferenza, mi riferisco alla lotta personale che si conduce per definire la posizione da cui ci si dร  voce โ€“ lo spazio del teorizzare. Spesso, parlando con radicalitร  di dominio, parliamo proprio a chi domina. La loro presenza cambia la natura e la direzione delle nostre parole. La lingua รจ anche un luogo di lotta. Ero solo una ragazzina quando ho letto le parole di Adrienne Rich, ยซquesta รจ la lingua dellโ€™oppressore, ma ho bisogno di parlartiยป. Questa lingua che mi ha consentito di frequentare lโ€™universitร , di scrivere una tesi di laurea, di sostenere colloqui di lavoro, ha lโ€™odore dellโ€™oppressore. La lingua รจ anche un luogo di lotta. [โ€ฆ]






Gli oppressi lottano con la lingua per riprendere possesso di sรฉ stessi, per riconoscersi, per riunirsi, per ricominciare. Le nostre parole significano, sono azione, resistenza. Il linguaggio รจ anche un luogo di lotta. [โ€ฆ]

In Freedom Charter, un libro in cui si affrontano alcuni aspetti del movimento contro lโ€™apartheid razziale in Sud Africa, viene ripetuta piรน volte questa frase: ยซLa nostra lotta รจ anche una lotta della memoria contro lโ€™oblioยป. In molte delle migliori nuove pratiche culturali, in vari testi culturali โ€“ film, romanzi di autori e autrici afroamericani, teoria critica โ€“ รจ visibile la tensione a ricordare. Tensione che esprime il bisogno di creare spazi in cui sia possibile recuperare e ridare significato al passato, allโ€™ereditร  del dolore, alla sofferenza, e trovare modi per trasformare con successo la realtร  presente. I frammenti di memoria non sono rappresentati come semplici documenti. Essi sono costruiti in modo da dare ยซuna nuova versioneยป del vecchio, per farci muovere verso una diversa forma di articolazione. [โ€ฆ]


Ho avuto bisogno di ricordare, di un processo autocritico in cui fermarmi a riconsiderare scelte e luoghi, ripercorrendo allโ€™indietro lโ€™itinerario che, dalla comunitร  nera di una piccola cittร  del Sud, con le sue tradizioni popolari e religiose, mi aveva portato a cittร , universitร , quartieri dove la segregazione razziale non esisteva, a luoghi dove per la prima volta vedevo film indipendenti, leggevo teoria critica e ne producevo io stessa. [โ€ฆ]

Per andare al di lร  dei suoi confini, ho dovuto lasciare quello spazio che chiamavo casa, e piรน tardi, perรฒ, ho anche sentito il bisogno di tornarci. Uno dei gospel della nostra tradizione religiosa dice ยซIโ€™m going up the rough side of the mountain on my way homeยป, per tornare a casa ho preso la strada piรน impervia. In realtร  il significato profondo di casa cambia con lโ€™esperienza della decolonizzazione, della radicalizzazione.






A volte, casa รจ in nessun luogo. A volte si conoscono soltanto alienazione ed estraniazione. Allora casa non รจ piรน un solo luogo. รˆ tante posizioni. Casa รจ quello spazio che rende possibili e favorisce prospettive diverse e in continuo cambiamento, uno spazio in cui si scoprono nuovi modi di vedere la realtร , le frontiere della differenza. Sperimentare e accettare dispersione e frammentazione come fasi della costruzione di un nuovo ordine mondiale che riveli appieno dove siamo e chi possiamo diventare, e che non costringa a dimenticare. ยซLa nostra lotta รจ anche una lotta della memoria contro lโ€™oblioยป. Tra i neri, chi รจ sempre vissuto nel privilegio o nel desiderio di lasciarsi alle spalle una condizione di estrema povertร  per raggiungerne una di privilegio, o ancora chi, come me, ha origini modeste e si รจ dovuto costantemente impegnare in una lotta politica allโ€™interno e allโ€™esterno della comunitร  nera per affermare una presenza estetica e critica,ha un'esperienza radicalmente diversa dello spazio e della posizione.

I neri di estrazione povera e sottoproletaria che riescono ad arrivare allโ€™universitร  e a frequentare ambiti culturali privilegiati, e che perรฒ non intendono dimenticare chi sono rinunciando alla propria storia e ai segni della propria diversitร  di classe e di cultura e trasformandosi nellโ€™ยซAltro esoticoยป, se vogliono sopravvivere con animo integro, devono creare spazi allโ€™interno della cultura dominante. In fondo, la nostra presenza รจ un atto di rottura. โ€‹ Noi siamo talmente ยซAltroยป da essere una minaccia, oltre che per i bianchi che pensano di essere i soli in pericolo, anche per i neri di origine borghese che non capiscono e non condividono le nostre prospettive. Ovunque andiamo subiamo pressioni da parte di chi vorrebbe ridurci al silenzio, cooptarci o toglierci la terra sotto i piedi. Non ยซarriviamoยป mai e, se arriviamo, non ci รจ consentito ยซrestareยป. Una volta tornati agli spazi da cui veniamo, ci facciamo fuori con le nostre stesse mani per la disperazione, annegando nel nichilismo, preda della povertร , della dipendenza e di tutti i postmoderni modi di morire che si possono immaginare. Inoltre, quei pochi di noi che ce la fanno a rimanere in quello spazio ยซaltroยป, sono spesso troppo isolati, troppo soli. Ci si puรฒ addirittura morire. Quelli di noi che restano in vita, che ยซce la fannoยป, conservando con passione i valori della vita ยซin famigliaยป, la vita ยซdi un tempoยป che non intendiamo perdere, continuando a cercare un sapere ed esperienze nuovi, inventano spazi di apertura radicale. Privi di tali spazi non sopravvivremmo. Le nostre vite dipendono dalla nostra capacitร  di concettualizzare alternative, spesso improvvisando. รˆ compito di una pratica culturale radicale teorizzare su questa esperienza in una prospettiva estetica e critica.


Per me questo spazio di apertura radicale รจ il margine, il bordo, lร  dove la profonditร  รจ assoluta. Trovare casa in questo spazio รจ difficile, ma necessario. Non รจ un luogo ยซsicuroยป. Si รจ costantemente in pericolo. Si ha bisogno di una comunitร  capace di fare resistenza. Ecco cosa ho scritto a proposito di marginalitร  nellโ€™introduzione a Feminist Theory: From Margin To Center:

Essere nel margine significa appartenere, pur essendo esterni, al corpo principale. Per noi, americani neri, abitanti di una piccola cittร  del Kentucky, i binari della ferrovia sono stati il segno tangibile e quotidiano della nostra marginalitร . Al di lร  di quei binari cโ€™erano strade asfaltate, negozi in cui non potevamo entrare, ristoranti in cui non potevamo mangiare e persone che non potevamo guardare dritto in faccia. Al di lร  di quei binari cโ€™era un mondo in cui potevamo lavorare come domestiche, custodi, prostitute, fintanto che eravamo in grado di servire. Ci era concesso di accedere a quel mondo, ma non di viverci. Ogni sera dovevamo fare ritorno al margine, attraversare la ferrovia per raggiungere baracche e case abbandonate al limite estremo della cittร . Cโ€™erano leggi a governare i nostri movimenti sul territorio. Non tornare significava correre il rischio di essere puniti.






Vivendo in questo modo โ€“ allโ€™estremitร  โ€“, abbiamo sviluppato uno sguardo particolare sul mondo. Guardando dallโ€™esterno verso lโ€™interno e viceversa, abbiamo concentrato la nostra attenzione tanto sul centro quanto sul margine. Li capivamo entrambi. Questo modo di osservare ci impediva di dimenticare che lโ€™universo รจ una cosa sola, un corpo unico fatto di margine e centro. La nostra sopravvivenza dipendeva da una crescente consapevolezza pubblica della separazione tra i due luoghi e da un sempre piรน diffuso riconoscersi degli individui come parte necessaria e vitale di un insieme. Questo senso di appartenenza, impresso nelle nostre coscienze dalla struttura della vita quotidiana, ci ha dato una visione oppositiva del mondo โ€“ un modo di vedere sconosciuto a gran parte dei nostri oppressori. Esso ci ha sostenuti e aiutati nella lotta contro la povertร  e la disperazione, rafforzando il nostro senso di identitร  e di solidarietร .

โ€‹

Anche se incomplete, queste affermazioni individuano la marginalitร  come qualcosa di piรน di un semplice luogo di privazione. Ciรฒ che intendevo sostenere รจ, infatti, lโ€™esatto contrario, ossia che la marginalitร  รจ un luogo di radicale possibilitร , uno spazio di resistenza. Questa marginalitร , che ho definito spazialmente strategica per la produzione di un discorso controegemonico, รจ presente non solo nelle parole, ma anche nei modi di essere e di vivere. Non mi riferivo, quindi, a una marginalitร  che si spera di perdere โ€“ lasciare o abbandonare โ€“ via via che ci si avvicina al centro, ma piuttosto a un luogo in cui abitare, a cui restare attaccati e fedeli, perchรฉ di esso si nutre la nostra capacitร  di resistenza. Un luogo capace di offrirci la possibilitร  di una prospettiva radicale da cui guardare, creare, immaginare alternative e nuovi mondi.

โ€‹

Non si tratta di una nozione mistica di marginalitร . รˆ frutto di esperienze vissute. Voglio chiarire, tuttavia, che cosa significhi lottare per mantenere questo tipo di marginalitร  quando si lavora, si produce, si scrive ยซdal centroยป. รˆ da tempo che non vivo piรน in quel mondo segregato al di lร  dei binari della ferrovia. Per vivere in quel mondo era fondamentale una consapevolezza sempre maggiore del bisogno di opposizione. Quando Bob Marley canta ยซWe refuse to be what you want us to be, we are what we are, and thatโ€™s the way itโ€™s going to beยป (rifiutiamo di essere ciรฒ che voi volete farci essere, siamo quel che siamo e voi non ci potete fare proprio niente), lo spazio del rifiuto da cui si puรฒ dire no al colonizzatore, a chi ti opprime, sta sui margini. E si puรฒ solo dire no, far parlare la voce della resistenza, perchรฉ รจ lรฌ che esiste un contro-linguaggio.

โ€‹

Anche se puรฒ essere paragonata a quella del colonizzatore, la nostra lingua ha subito una trasformazione: essa รจ stata irrimediabilmente cambiata. Abbandonando fisicamente quello spazio concreto ai margini, al di lร  della ferrovia, ho mantenuto vivo nel cuore un modo di conoscere la realtร  che afferma incessantemente non solo il primato della resistenza, ma anche un bisogno di resistere sostenuto dal ricordo di un passato dove รจ la memoria di tante voci spezzate a far trovare a ognuno di noi la propria vera voce. รˆ un bisogno di resistere che ci rende liberi, che decolonizza le nostre menti e tutto il nostro essere.

โ€‹

Una volta, mentre stavo per tornare a unโ€™universitร  frequentata quasi esclusivamente da bianchi, mia madre mi disse: ยซPuoi prendere ciรฒ che i bianchi hanno da offrirti, ma non devi amarliยป. Adesso, conoscendo i suoi codici culturali, so che non mi stava dicendo di non amare persone di altre razze. Parlava di colonizzazione e di cosa significa venire educati e istruiti in una cultura del dominio, per mano di chi quel dominio detiene. Diceva che ero in grado, che avevo la forza di separare i saperi utili che avrei potuto acquisire dal gruppo dominante dalla partecipazione a forme di conoscenza che mi avrebbero portata allโ€™estraniazione, allโ€™alienazione e, ancor peggio, allโ€™assimilazione e alla cooptazione. Sosteneva che, per imparare, non era necessario consegnarsi a loro.

Pur non essendo mai stata allโ€™universitร , mia madre sapeva che piรน di una volta mi sarebbe capitato di affrontare situazioni in cui sarei stata ยซmessa alla provaยป, ยซtestataยป. Sapeva che, per farmi accettare, sarei stata costretta a diventare parte di un sistema di scambio capace di garantire il mio successo, il mio ยซfarcelaยป. Mi stava ricordando che era necessario non smettere di opporsi e allo stesso tempo mi incoraggiava a non perdere quella prospettiva radicale costruita e modellata dalla marginalitร .

โ€‹

Capire la marginalitร  come posizione e luogo di resistenza รจ cruciale per chi รจ oppresso, sfruttato e colonizzato. Se consideriamo il margine solo come un segno che esprime disperazione, veniamo penetrati distruttivamente da uno scetticismo assoluto. Ed รจ proprio lรฌ, in quello spazio di disperazione collettiva, che la nostra creativitร  e la nostra immaginazione sono in pericolo, che la nostra mente viene colonizzata, che si desidera la libertร  come fosse un bene perduto. Le menti che resistono alla colonizzazione lottano, in fondo, per la libertร  e a essa aspirano come a un bene perduto. Esse lottano per la libertร  dโ€™espressione.

Da principio la lotta potrebbe addirittura non avere come bersaglio il colonizzatore, ma prendere il via allโ€™interno della nostra stessa comunitร  o della nostra famiglia, a loro volta colonizzate e segregate. Ci tengo quindi a sottolineare che non sto cercando di riabilitare e romantizzare il concetto di marginalitร  spaziale, secondo cui gli oppressi vivono ยซin purezzaยป, separati dagli oppressori. Voglio affermare che questi margini sono stati luoghi di repressione, ma anche di resistenza. Poichรฉ siamo capaci di definire la natura di quella repressione, รจ evidente che sappiamo che il margine รจ un luogo di privazione. Quando, perรฒ, si tratta di parlare del margine come di un luogo di resistenza, ci facciamo piรน silenziosi. Quando si tratta di parlare del margine come di un luogo di resistenza, veniamo spesso ridotti al silenzio. [โ€ฆ]

โ€‹

Il mio รจ un invito deciso. Un messaggio da quello spazio al margine, che รจ luogo di creativitร  e potere, spazio inclusivo, in cui ritroviamo noi stessi e agiamo con solidarietร , per cancellare la categoria colonizzato/colonizzatore. Marginalitร  come luogo di resistenza. Entrate in quello spazio. Incontriamoci lรฌ. Entrate in quello spazio. Vi accoglieremo come liberatori. [โ€ฆ]

โ€‹

Io sono nel margine. Faccio una distinzione precisa tra marginalitร  imposta da strutture oppressive e marginalitร  eletta a luogo di resistenza โ€“ spazio di possibilitร  e apertura radicale. Questo luogo di resistenza รจ permanentemente caratterizzato da quella cultura segregata di opposizione che รจ la nostra risposta critica al dominio.

โ€‹

Noi giungiamo in questo spazio attraverso la sofferenza, il dolore e la lotta. Sappiamo che la lotta รจ il solo strumento capace di soddisfare, esaudire e appagare il desiderio. La nostra trasformazione, individuale e collettiva, avviene attraverso la costruzione di uno spazio creativo radicale, capace di affermare e sostenere la nostra soggettivitร , di assegnarci una posizione nuova da cui poter articolare il nostro senso del mondo.

โ€‹

โ€‹


BELL HOOKS

da comune.info, 14 feb. 2021

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