ITALIA /TURISMO. 1) I lavoratori malpagati, regionalizzati e genderizzati 2) 1 luglio: manifestazione di "SOS Cala Finanza" in Sardegna
- LE MALETESTE

- 30 giu
- Tempo di lettura: 5 min

Il 70% dei lavoratori del turismo vive sotto la soglia di povertà
di Stefano Baudino
28 Giugno 2026 - 17:39 | L'INDIPENDENTE
Oltre sette lavoratori su dieci impiegati nel settore turistico percepiscono una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, la soglia che definisce il lavoro povero. La percentuale sale addirittura all’81% nel Mezzogiorno e nelle Isole, dove quattro dipendenti su cinque non raggiungono un reddito dignitoso.
È quanto emerge dal contenuto del Focus sul lavoro povero commissionato dalla Filcams–CGIL, un’anticipazione di un più ampio report sull’occupazione in prossima pubblicazione. Il dato complessivo per l’intero comparto del terziario – che include commercio, servizi e turismo – è pari al 47,51%, con punte drammatiche nei servizi (52,60%) e una condizione strutturale che penalizza in particolare le donne e il Sud del Paese.
Come spiegato dal rapporto, il settore del Turismo si conferma il fanalino di coda: la maggiore diffusione di rapporti di lavoro di breve durata si associa a retribuzioni più contenute e, conseguentemente, a una più elevata incidenza del lavoro povero.
Per chi ha lavorato almeno una settimana, il fenomeno si attesta su valori particolarmente alti, pari al 71,22% (66,72% uomini; 75,32% donne), con un divario di genere di 8,60 punti percentuali; sul piano territoriale, i valori risultano elevati in tutto il Paese, attestandosi intorno al 66% nel Nord, al 69,39% nel Centro e raggiungendo addirittura l’81,14% nel Sud e nelle Isole.
Tra i lavoratori con almeno dodici settimane lavorate nell’anno, l’incidenza si attesta al 64,69%, con il Sud che supera il 76%.
Ma il fenomeno è diffusissimo anche negli altri comparti. Nel settore del Commercio, l’incidenza complessiva del lavoro povero è pari al 31,16%, con un marcato divario di genere (25,33% uomini; 36,60% donne) e territoriale, con valori che dal 22,39% del Nord-Ovest toccano il 48,52% nel Sud e Isole.
Nei Servizi – che comprendono pulizie, multiservizi e ristorazione collettiva – l’incidenza sale al 52,60%, superando il 50% anche tra chi lavora con continuità: la percentuale di lavoratrici in condizione di povertà raggiunge il 57,99% contro il 42,06% degli uomini. Il divario di genere sfiora i 20 punti percentuali nel campione con almeno dodici settimane lavorate.
«Il part-time involontario – ha sottolineato Fabrizio Russo, Segretario Generale della Filcams CGIL – è ormai una condizione strutturale, che impone salari bassi e una condizione di precarietà costante». E ha aggiunto: «Siamo davanti a una vera e propria emergenza, quasi una persona su due guadagna meno di 15mila euro l’anno, un dato che rivela scelte organizzative precise, modelli d’impresa tarati sulla compressione del costo del lavoro e un’assenza di presidio contrattuale che dura da troppo tempo. È troppo facile sbandierare numeri e proclami nei contesti pubblici, se poi ai tavoli negoziali si lasciano milioni di lavoratrici e lavoratori senza adeguamenti salariali rispetto al costo della vita».
La geografia del dato conferma un Paese profondamente diviso: nel Sud Italia l’incidenza del lavoro povero si avvicina al 60%, coinvolgendo quasi due lavoratori su tre, contro il dato del Nord Ovest che si attesta comunque oltre il 30%. A questo divario territoriale si somma quello di genere, che risulta pari a 18 punti percentuali a livello nazionale e prossimo ai 20 punti nei servizi.

Sardegna: il via libera al resort Cala Finanza può diventare un precedente nel resto d’Italia
di Salvatore Toscano
29 Giugno 2026 - 19:00 | L'INDIPENDENTE
Domani, persone provenienti da tutta la Sardegna, e non solo, si incontreranno a Cala Finanza per manifestare contro il maxi resort di lusso che dovrebbe affacciarsi sull’area marina protetta di Tavolara, nel territorio di Loiri Porto San Paolo.
Il fermento popolare ha causato un primo terremoto nell’amministrazione locale, con le dimissioni dell’assessore al turismo Riccardo Biancu e il dietrofront sulla delibera che ha aperto la strada al progetto Tavolara Bay.
Il ritiro dell’atto amministrativo, che dovrebbe essere formalizzato domani, non produrrà particolari effetti materiali, visto il via libera arrivato nelle scorse settimane da Palazzo Chigi.
Sarà il TAR a esprimersi sul ricorso presentato dalla Regione Sardegna e a decidere sul futuro di una delle aree più incontaminate dell’isola. L’eventuale via libera della magistratura potrebbe diventare un precedente nel resto d’Italia, trasformando una norma nata per rilanciare l’economia del Centro-Sud nel grimaldello della speculazione edilizia.
Un hotel a cinque stelle da 50 stanze, 30 ville, ristoranti, strutture sportive e un porto esclusivo. Il progetto Tavolara Bay punta a realizzare su decine di ettari un villaggio di lusso a pochi metri dal mare, affacciato sull’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, istituita nel 1997 e sottoposta a molteplici livelli di tutela ambientale, in una zona dove il Piano Paesaggistico Regionale sardo vieta qualsiasi edificazione entro trecento metri dalla battigia.
Dietro al progetto c’è la società Tavolara Bay, una cordata guidata dal colosso immobiliare e turistico brasiliano JHSF che per l’approdo in Italia ha deciso di puntare sulle procedure semplificate della Zona Economica Speciale (ZES), istituita nel 2023 per favorire le attività produttive al Sud e nelle Isole. Da allora, per i progetti di interesse strategico, una Struttura di missione presso la presidenza del Consiglio ha rilasciato un’autorizzazione unica, accorpando tutti i permessi necessari.
Nel caso del resort di Cala Finanza viene contestato proprio l’iter che ha portato, il 9 febbraio scorso, al rilascio dell’autorizzazione unica. La struttura governativa aveva incassato il parere favorevole del Comune di Loiri Porto San Paolo, avvolto oggi da un terremoto politico: in Consiglio comunale è stato annunciato che la delibera con variante urbanistica, volta a rimuovere la tutela integrale e a permettere la realizzazione di insediamenti turistici, verrà ritrattata domani, 30 giugno. Ci sono poi le dimissioni di Riccardo Biancu, assessore e fratello di Alberto, amministratore delegato della società Tavolara Bay.
L’amministrazione locale è stata l’unico ente a sostenere il progetto turistico. Regione autonoma, Corpo Forestale, Soprintendenza di Sassari e Provincia Nord Est Gallura si sono espressi contro. Ciononostante il 9 febbraio scorso la Struttura di missione della ZES ha rilasciato l’autorizzazione unica. Regione, Corpo Forestale e Ministero della Cultura hanno chiesto l’annullamento in autotutela, ottenendo la sospensione dell’efficacia dell’atto.
Il 4 giugno il Consiglio dei ministri ha rigettato tutte le opposizioni, riattivando l’autorizzazione. Si tratta di «una palese violazione di una normativa che non era nata per sostenere questi tipi di insediamenti», ha dichiarato a L’Indipendente Stefano Deliperi, presidente del Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG). L’associazione ambientalista sarà in tribunale il prossimo 8 luglio per sostenere il ricorso della Regione Sardegna contro la decisione governativa. In ballo c’è la tutela di una delle aree più incontaminate della Sardegna, minacciata dalla speculazione turistica.
Un’ombra che potrebbe estendersi presto anche nelle altre regioni che compongono l’area ZES. «Se il TAR dovesse giudicare legittimo il via libera al resort di Cala Finanza — sottolinea Stefano Deliperi — non è difficile pensare che molti seguiranno questo esempio, in Sardegna e non solo». Si parte da un edificio preesistente, spesso abbandonato, e lo si trasforma in chiave turistica, come nel caso della villa di Cala Finanza, intorno alla quale la Tavolara Bay vorrebbe costruire il suo villaggio di lusso. Alcune delle situazioni a rischio monitorate dal GrIG in Sardegna sono il complesso di Tuerredda sulla costa di Teulada, la Cala dei Rosmarini a Stintino o l’area di Su Sorboni, nell’Ogliastra.
Al di là del merito, relativo cioè all’utilizzo della normativa ZES per l’approvazione di maxi progetti turistici, anche in contrasto ai pareri delle autorità preposte in materia di tutela paesaggistica e ambientale, tiene banco la questione del metodo e delle competenze tra Stato e Regione. I comitati e le associazioni, tra cui il Gruppo d’Intervento Giuridico, spingono per la questione di legittimità costituzionale, denunciando lo sconfinamento statale nelle prerogative regionali, dalla tutela ambientale alla pianificazione territoriale.
In parallelo al piano giudiziario, sta prendendo forma la mobilitazione dal basso, che troverà un importante appuntamento il prossimo 1 luglio, quando a Cala Finanza si manifesterà contro il resort di lusso e non solo, mettendo nel mirino la «servitù energetica, militare, industriale e turistica”, nonché la “marginalizzazione economica che non permette alla Sardegna di rialzarsi», come dichiarato dall’associazione Surra.

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