ITALIA / COME IN ALBANIA. Tavolara, il resort dei super ricchi
- LE MALETESTE

- 25 giu
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Sardegna, scontro totale sul resort dei super ricchi
In nome del turismo Un resort di lusso sulla costa di fronte l’isola di Tavolara. Il No della Regione. Ma Meloni dà il via libera, con fondi. L’imbarazzante delibera del sindaco Pd. La parola al Tar
di Costantino Cossu
JJhsf Participações è un gruppo immobiliare brasiliano. Nato nel 1902 a São Paulo, costruisce e gestisce alberghi e resort di lusso in tutto il mondo con il marchio Fasano Hotel.
Attraverso una sua controllata italiana con sede a Milano, Tavolara Bay, ha acquistato terreni lungo uno dei tratti più belli della costa sarda, nel territorio del Comune di Loiri Porto San Paolo, di fronte a Tavolara, nel Golfo di Olbia.
Qui i brasiliani vorrebbero costruire un complesso turistico extra lusso che comprenderebbe un hotel a cinque stelle, ventisei ville, un campo da golf con 18 buche, un porticciolo e un eliporto.
Un progetto da centinaia di milioni al quale si sono associati come partner di minoranza (lo ha rivelato ieri il Corriere della Sera) l’ex presidente di Kraft, i top manager di Birra Corona e società delle Isole Vergini, delle Bahamas, di Malta e del Delaware.
Ma ci sono anche, secondo quanto scrive il Corriere, soci italiani: Carlo Di Biagio (ex amministratore delegato di Proceter & Gamble e Ducati), il presidente della serie A di calcio Ezio Simonelli (per anni commercialista di fiducia di Silvio Berlusconi e nel cui studio a Milano ha sede Tavolara Bay), e l’immobiliarista Davide Bizzi. Tutti attirati dal fatto che nello statuto di Tavolara Bay si parla esplicitamente di contributo governativo garantiti al progetto.
TAVOLARA BAY VORREBBE realizzare il suo piano in due tranche. La prima riguarda Cala Finanza, ovvero la parte sul mare (10 ettari) dei terreni acquistati dai brasiliani.
In un secondo tempo, su altri 110 ettari, dovrebbe essere portato a termine, nelle intenzioni di Tavolara Bay, il resto del progetto: hotel, ville, campo da golf e quant’altro.
Al momento, quindi, è solo per Cala Finanza che i brasiliani hanno fatto domanda di licenza. Nella baia il gruppo di São Paulo chiede di poter ristrutturare una vecchia dimora, Villa Joy, e di realizzare un camping composto da sette “moduli abitativi amovibili” (bungalow).
Cala Finanza, però, oltre ad essere compresa in un’Area marina protetta (quella di Capo Coda Cavallo) all’interno della quale vige un regime di inedificabilità assoluta, è tutelata dal Piano paesaggistico regionale (Ppr), la legge con la quale nel 2006 Renato Soru ha blindato le coste stabilendo che entro i trecento metri dal mare non si possono aprire cantieri.
E’ perciò che Cala Finanza nel Piano urbanistico comunale (Puc) di Loiri Porto San Paolo sino a pochi mesi fa (perché poi invece, come vedremo, le cose sono cambiate) risultava catalogata come zona H, area di protezione totale dove non si può ristrutturare alcuna villa né si possono piantare bungalow.
TAVOLARA BAY HA TROVATO UNA SCAPPATOIA che si chiama Zone economiche speciali (Zes).
Le Zes sono aree economicamente depresse in cui, per favorire investimenti e sviluppo, alle imprese sono concessi incentivi economici, benefici fiscali e semplificazione burocratica.
Nel 2024 Giorgia Meloni ha deciso che tutto il Meridione, Sardegna compresa, è un’unica grande Zes.
E’ qui che si sono infilati i manager di Jhsf Participações. I gruppi immobiliari che intendono investire nelle Zes possono chiedere una procedura che salta le normative di tutela (urbanistica e ambientale) stabilite sia dai Comuni sia dalle Regioni.
Ed è così che, dopo una complicata conferenza di servizi, prima la Struttura di missione della Zes Unica e poi, lo scorso 6 febbraio, il governo hanno approvato il progetto di Cala Finanza.
A niente è servito il “no” espresso, nella stessa conferenza di servizi e in consiglio dei ministri, dalla presidente della giunta sarda Alessandra Todde e dal ministero della Cultura. Quest’ultimo, attraverso la Soprintendenza ai beni ambientali del Nord Sardegna, ha richiamato, contro il progetto di Cala Finanza, le sentenze (sono ben cinque) della Corte costituzionale che nel corso degli anni hanno respinto tutti i tentativi di aggirare il Piano paesaggistico regionale.
MENO LIMPIDA RISPETTO A QUELLA di Todde e della Soprintendenza ai Beni culturali del Nord Sardegna è stata la condotta del Comune di Loiri Porto San Paolo, che ha un sindaco Pd, Francesco Lai, e una maggioranza di centrosinistra.
Su proposta della giunta, con una delibera approvata all’unanimità il 25 novembre 2025, il consiglio comunale del centro gallurese ha riparametrato Cala Finanza da zona H (tutela assoluta) a zona F2 (fascia in cui nel Puc sono catalogate “aree già edificate o con la presenza di agglomerati turistici consolidati che necessitano di interventi di riqualificazione urbana, completamento o recupero edilizio”).
LA RISPOSTA, CIOÈ, DEL COMUNE di Loiri Porto San Paolo a Tavolara Bay non è stata: “Cala Finanza resta zona H, dove non potete fare niente”, che è la posizione di Todde e dei tecnici del ministero della Cultura. Al gruppo immobiliare il Comune ha risposto: “Vi diamo la zona F2, dove interventi turistici se ne posso fare, ma al minimo”. Sì, al minimo. Ma è un minimo sufficiente ai brasiliani per attuare integralmente la prima fase del loro piano: ristrutturare Villa Joy e posizionare i bungalow. In F2 si può fare.
Il SINDACO È ORA subissato dalle critiche: un gruppo di cittadini di Loiri Porto San Paolo ha lanciato una petizione on line che ha già raccolto oltre 100 mila firme. Francesco Lai si difende dicendo che Tavolara Bay gli aveva chiesto di far passare Cala Finanza dalla zona H alla zona F4, dove di cemento se ne può mettere parecchio, e che il Comune ha risposto concedendo “solo la zona F2”. Ma che argomentazione è se ciò che si può fare in zona F2 è esattamente ciò che i brasiliani vogliono fare a Cala Finanza e che invece il Ppr e le altre norme di tutela ambientale proibiscono?
Nella polemica, poi, s’è scoperto che l’amministratore di Tavolara Bay è fratello dell’assessore al Turismo di Loiri Porto San Paolo. Niente di illegale, anche perché l’assessore al Turismo non ha partecipato ad alcuna fase della trattativa con Tavolara Bay, gestita invece dal sindaco. Ma il fatto è comunque decisamente imbarazzante.
A DARE UNA STERZATA È STATA TODDE la settimana scorsa durante una tesa riunione del consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo aperta ai cittadini.
“I progetti Zes – ha detto la presidente – non possono ignorare le norme regionali. Contro la decisione del governo di autorizzare il progetto di Tavolara Bay abbiamo presentato ricorso al Tar. L’udienza è fissata l’8 luglio. Se poi il Tar dovesse dare ragione al governo, ricorreremo presso la Corte costituzionale”. “Quando la Sardegna – ha aggiunto Todde – modificherà le proprie regole di gestione del paesaggio, lo farà secondo le sue sensibilità e le sue necessità. Non saranno scorciatoie nazionali a dirci come tutelare il territorio”.
“No” ai brasiliani, dunque, da Todde, ma anche un accenno, non casuale, a modifiche future del Piano paesaggistico. Nelle scorse settimane l’assessore regionale all’Urbanistica, Francesco Spanedda, ha annunciato l’intenzione della giunta di mettere mano al Ppr per adeguarlo a una situazione che dal 2006 a oggi è, dice lui, mutata. In vista di ciò l’assessore ha avviato consultazioni tra esperti, ambientalisti e comunità locali. Sarà un passaggio da seguire con attenzione.
IL CASO CALA FINANZA DIMOSTRA che le mire degli speculatori verso la Sardegna sono sempre vive. Ed è facile prevedere che l’ambientalismo sardo e nazionale, oggi schierato a difesa di Cala Finanza, a Spanedda dirà che rispetto al Ppr passi indietro la giunta Todde non ne deve e (Corte costituzionale docet) non ne può fare.

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