U.S.A. / DEPORTATI. «Per terrorizzare le persone». Gli «esuli» statunitensi in paesi africani


di Sara Cecchetti
Edizione 09/10/2026 | IL MANIFESTO
«Eravamo incatenati e ammanettati, gambe, mani, stomaco». Così Tesfay T. racconta a Human Rights Watch il volo che lo ha portato da un centro di detenzione americano al Camerun, un Paese che non era il suo. Non è un errore di calcolo né un incidente burocratico. È una scelta precisa: prendere persone a cui gli Usa stessi avevano riconosciuto di rischiare persecuzione o tortura nel Paese d’origine – spesso proprio per orientamento sessuale o identità di genere – e scaricarle in un terzo Paese, spesso africano, dove le stesse minacce le attendono.
È quanto documenta il rapporto To Scare People, pubblicato ieri dalla ong. Almeno una dozzina di persone Lgbtq+ hanno subito la medesima sorte. «Il meccanismo sta in una piega del diritto americano dell’immigrazione», spiega al manifesto Michael Garcia Bochenek, direttore ad interim del programma Stati uniti di Hrw. «Le persone perseguitate per orientamento sessuale o identità di genere avrebbero diritto all’asilo, in quanto membri di un particolare gruppo sociale». Ma negli anni l’accesso è stato progressivamente ristretto con una serie di sbarramenti tecnici. Nella maggior parte dei casi si ottiene una tutela più fragile: il withholding of removal. È vietato il rimpatrio, ma solo verso un Paese preciso. «Tutte le persone Lgbtq+ con cui abbiamo parlato avevano forme di protezione legate al proprio Paese d’origine», racconta Bochenek. «Non potevano essere rimandate a casa, ma potevano essere mandate da qualche altra parte. Ed è esattamente quello che ha fatto l’amministrazione Trump».
Il rapporto lo scrive senza giri di parole: le autorità americane non hanno mai valutato se l’orientamento sessuale o l’identità di genere avrebbero esposto queste persone a persecuzione nei Paesi terzi in cui le stavano mandando. Le persone lo sanno. E lo spiegano con lucidità, come riferisce Bochenek: «Mi state mandando in un Paese terzo.
Prendiamo il Camerun: non è il mio, eppure so perfettamente cosa mi aspetta. Vigono le stesse leggi che criminalizzano i rapporti tra persone dello stesso sesso e qualsiasi manifestazione pubblica di affetto. So anche che lo Stato non interviene contro la violenza dei privati: basta il sospetto che qualcuno sia Lgbtq perché possa essere aggredito per strada. Temo quindi lo stesso tipo di danno, la stessa persecuzione, la stessa tortura. Vorrei poterlo spiegare a un giudice». Ma spesso non possono. Gli agenti dell’Ice li caricano sugli aerei senza dire dove sono diretti. A volte lo scoprono a metà volo, mentre l’aereo fa scalo dopo scalo in paesi africani.
L’Associated Press, ieri, raccontava una storia simile. Daniela Fuentes, cubana, donna transgender, a Miami acconciava capelli e si esibiva in drag al nightclub Azúcar. Viveva apertamente, con la parrucca bionda e i vestiti della donna che sapeva di essere fin dall’adolescenza. Il 29 agosto è stata caricata su un volo e scaricata nella Repubblica Centrafricana, dove le organizzazioni per i diritti umani denunciano violenze contro le minoranze sessuali. Ora indossa abiti da uomo, sussurra e cerca di non far notare il seno.
Destinazioni africane: Tra i paesi coinvolti che hanno accettato o ricevuto voli di deportazione ci sono la Repubblica Centrafricana, l'Eswatini, il Ruanda, il Camerun, il Burundi, la Liberia, la Sierra Leone, il Sud Sudan e la Guinea Equatoriale.
Profili delle persone coinvolte: Molti dei deportati provengono da aree come America Latina (Venezuela, Cuba, Nicaragua), Medio Oriente e Asia (Afghanistan, Iran, Turchia, Nepal), e possiedono tutele o impossibilità di essere rispediti nei paesi d'origine a causa di rischi di persecuzione.
Numeri: Secondo quanto riportato da Human Rights Watch, dall'insediamento dell'amministrazione nel 2025 sono state inviate in paesi africani oltre 500 persone non originarie di quei luoghi.
BRANI TRATTI DA UN'INTERVISTA A OLIVIA CASSIN
ex-giudice alla corte di Manhattan
Olivia Cassin è stata giudice dell’immigrazione alla corte di Manhattan per oltre 10 anni, per poi venire licenziata dall’amministrazione Trump: la “Grande deportazione” richiede la rimozione dei giudici che agiscono secondo legge e coscienza – finora ne sono stati cacciati in vari modi circa duecento, rimpiazzati con lealisti Maga
"...La deportazione nei paesi terzi è una tattica crudele per spaventare le persone e far sì che decidano di “auto deportarsi” per paura di finire in qualche paese di cui non conoscono neanche il nome. Basta pensare a tutti i venezuelani mandati in El Salvador nel terribile carcere del presidente Nayib Bukele".
"...Negli ultimi mesi, le organizzazioni che forniscono assistenza legale a New York e in tutto il paese hanno iniziato a allestire centri di “autodifesa” per assistere i giovani e i minori non accompagnati che rischiano la deportazione e non hanno un avvocato. La principale ragione per cui questi bambini non hanno una difesa legale è che il governo li ha presi di mira con una serie di nuove politiche e procedure. Viene loro negato un tempo sufficiente per trovare un avvocato, o per ottenere altre forme di tutela. Spesso vengono costretti a scegliere fra la “partenza” volontaria e un ordine di deportazione."...
(da "il manifesto", 9 ottobre 2026)


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