LE MALETESTE
12 ott 2026
Condizioni igienico-sanitarie degradanti Libertà per tuttə, e fuoco ai centri di detenzione ovunque - COLLETTIVO ROTTE BALCANICHE ALTO VICENTINO
Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino
5 ottobre 2026, 13.18 | FACEBOOK
͏Dentro Fylakio: i centri di detenzione al confine dell’Evros
I campi chiusi di Fylakio sono tra i peggiori esempi del cosiddetto sistema europeo di “accoglienza”. Esteso su oltre venti ettari nei pressi della città di Orestiada, in Grecia, vicino al confine greco-bulgaro-turco, Fylakio ospita un vasto complesso detentivo composto da due strutture parallele: il Centro di Accoglienza e Identificazione (RIC), con una capacità di 756 posti, e il Centro di Detenzione Pre-Rimpatrio (PRDC), con 232 posti.
Secondo gli ultimi dati, il RIC ospita attualmente circa 600 persone, mentre più di 300 sono detenute nel PRDC, portando il totale a quasi mille persone private della propria libertà. Le due strutture si trovano una di fronte all’altra e sono inoltre collegate da un tunnel sotterraneo.
Situato a pochi chilometri dal fiume Evros, una delle frontiere più violente e tecnologicamente fortificate d’Europa, il complesso di Fylakio incarna il nesso tra frontiera e prigione portato avanti dal nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Visto dall’esterno, il complesso assomiglia a un distopico campo di concentramento nel mezzo del nulla: telecamere ovunque, torrette di sorveglianza, droni, scanner e decine di bandiere greche che sventolano sopra recinzioni sormontate da filo spinato.
Ben prima dell’entrata in vigore del nuovo Patto, Fylakio era già diventato un terreno di sperimentazione per un sistema di “continuum detentivo”, nel quale i richiedenti asilo vengono di fatto detenuti per un periodo arbitrario, che solitamente supera i tre mesi. Ciò che accadrà ora, dopo il 12 giugno, rimane altrettanto incerto: mentre i periodi di detenzione vengono prolungati, le prime persone la cui richiesta è stata respinta nell’ambito delle nuove procedure sono state trasferite, solo pochi giorni fa, nei Centri di Detenzione Pre-Rimpatrio di Xanthi e Drama.
Le condizioni di vita all’interno sono estremamente degradanti. Il Centro di Detenzione Pre-Rimpatrio è composto da grandi celle sovraffollate, senza alcuna possibilità di uscire all’aperto e senza accesso ai telefoni cellulari. Anche famiglie e minori vengono sistematicamente detenuti. La sezione di “accoglienza”, al contrario, è una distesa di asfalto divisa in otto sezioni chiuse di container, con le persone separate in base alla nazionalità.
Le condizioni igienico-sanitarie sono insopportabili; i vestiti sono sporchi e non vengono forniti cambi. L’assistenza medica e legale è insufficiente. Il cibo è uno dei problemi più gravi: le persone detenute ricevono un solo pasto al giorno, di qualità estremamente scadente, e di fatto sopravvivono soprattutto a pane. M. ci ha raccontato di aver perso 12 chili in poche settimane. Ogni giorno le persone ci scrivono dicendo che stanno morendo di fame — affamate dalle politiche di frontiera europee.
Il 20 agosto, un gruppo di circa 80 richiedenti asilo afghani e pakistani ha organizzato una protesta, chiedendo di essere liberato e reclamando più cibo e pasti di migliore qualità. La polizia ha represso la protesta e costretto le persone a cancellare foto e video. Nelle ultime settimane si sono verificate anche alcune fughe dal centro.
Il 24 settembre, decine di persone si sono mobilitate nuovamente e sono riuscite a parlare con la responsabile del campo, nonostante le continue minacce di deportazione. Hanno chiesto libertà e documenti. Hanno chiesto perché, dopo quattro mesi, fossero ancora detenute, perché le richieste di asilo venissero respinte in massa e quale sarebbe stato il loro futuro.
Come solidali, abbiamo visitato il centro per la prima volta ad agosto. Tuttavia, quando siamo tornati per una seconda visita, ci è stato impedito di vedere chiunque, poiché la responsabile del campo ci ha comunicato che avremmo avuto bisogno di un’autorizzazione del Ministero. È chiaro che le autorità greche non vogliono testimoni della violenza che perpetrano quotidianamente.
Negli ultimi mesi, in Grecia e Bulgaria — le due principali porte d’ingresso via terra in Europa dalla Turchia — abbiamo assistito a un’ulteriore espansione delle infrastrutture detentive e alla normalizzazione della privazione della libertà per i richiedenti asilo.
Tuttavia, come dimostrano gli esempi di Sintiki e Pastrogor, l’estate del 2026 è stata segnata anche da rivolte, scioperi della fame e tentativi di fuga. Da Pastrogor a Sintiki, da Caltanissetta a Milano, da dentro e da fuori, ogni centro di detenzione incontrerà lotta e resistenza. Da ogni frontiera e da ogni prigione: un’unica oppressione, un’unica resistenza.
Libertà per tuttə e fuoco ai centri di detenzione ovunque.
La nostra lotta non avrà frontiere.
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