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LINEA D'OMBRA (Trieste). Lo sgombero della Piazza e il contingentamento delle attività (parte 1)

LE MALETESTE

15 ott 2026

Blindati, agenti schierati, identificazioni e alla fine una piazza vuota. Un'immagine "rassicurante" in un contesto militarizzato e poi...... LORENA FORNASIR e ALTRI (parte 1)

Lorena Fornasir

2 ottobre 2026, 10.27 | FACEBOOK

"Trieste, 1 ottobre 2026

Cinque ragazzi : Fahad e Sahid, Imran, Shoukat, Babar Zia

Volevano vivere e hanno trovato la morte nelle acque del fiume Kolpa inseguiti dalla polizia croata.

I confini uccidono e la rotta balcanica é seminata di vite spezzate. Ieri sera, nella piazza del mondo, abbiamo cercato di dare un nome, un volto a questi giovanissimi ragazzi partiti dal lontano Afghanistan."

 

Associazioni umanitarie minacciate da un gruppo di migranti a Trieste: hanno lasciato piazza della Libertà

Le onlus sospendono le attività di volontariato dopo le intimidazioni. Il vice presidente di Linea d’Ombra Franchi: «Inaccettabile, ci prendiamo una pausa»

Gianpaolo Sarti

08 ottobre 2026 | IL PICCOLO

Le associazioni umanitarie come Linea d'Ombra e Fornelli resistenti, che offrono quotidianamente cibo e assistenza ai migranti in piazza Libertà, hanno deciso di interrompere provvisoriamente il loro servizio di volontariato dopo le minacce subite da un gruppo di migranti.

Intervento straordinario in piazza della Libertà a Trieste: controllate 70 persone

Uno dei presenti ha cercato di liberarsi di circa 25 gr di hashish: i servizi di prevenzione, che hanno coinvolto anche la stazione ferroviaria, proseguiranno anche nelle prossime settimane

«In questi giorni – conferma Gian Andrea Franchi, vice presidente di Linea d'Ombra – si sono verificati episodi spiacevoli e inaccettabili. Un afghano, ex detenuto, ci ha ripetutamente minacciati, ci ha aggrediti verbalmente, arrivando quasi a strattonarci. Lui e un altro suo connazionale stanno influenzando altri migranti. Un piccolo gruppo in realtà, ma la situazione è diventata problematica. Questa persona, nota alle forze dell'ordine, ci accusa di essere la causa della sua incarcerazione. Lui e l'altro stanno influenzando anche altri migranti».

«Evidentemente – continua Franchi – nella piazza gravita anche un gruppo che campa di vari traffici. C'è un mondo che non conosciamo. Per questo motivo io e mia moglie (Lorena Fornasir, presidente della onlus, ndr), in accordo con le altre associazioni che operano assieme a noi, abbiamo deciso di fermarci per una settimana. Ci prendiamo una pausa, ci riposiamo, e lasciamo un po' raffreddare le tensioni. Mia moglie sta anche poco bene, ha preso una polmonite batterica forse stando in piazza a continuo contatto con le persone. A volte basta uno starnuto...ecco abbiamo bisogno anche di riposarci».



Paolo Bullo

9 ottobre 2026, 18.50 | FACEBOOK

"Il decoro di Schrödinger.

Piazza Libertà è stata restituita alla città, pare, dopo l'imponente operazione di mercoledì sera: blindati, agenti schierati, identificazioni e alla fine una piazza vuota. Un'immagine rassicurante in un contesto militarizzato, una frase da declamare a petto in fuori e spalle dritte: Mission accomplished, ve lo ricordate?

Resta soltanto da capire dove siano finite le persone che fino a poche ore prima occupavano quello spazio. E soprattutto se, insieme a loro, sia scomparso anche il problema.

Direi di no.

Del resto, è arrivata la Barcolana e Trieste deve mostrarsi al meglio. Il salotto buono dev'essere in ordine, possibilmente senza presenze che disturbino l'inquadratura, e pazienza se quelle presenze sono esseri umani. Primum vivere, deinde philosophari, dicevano gli antichi. Qui sembra talvolta prevalere una versione aggiornata del motto: prima l'immagine, poi eventualmente le persone.

Sia chiaro: non contesto la necessità di garantire la sicurezza, né nego che la gestione dei flussi migratori richieda regole, controlli e un'organizzazione adeguata e sicuramente più accurata di quella attuale. Le tensioni ci sono state anche nei confronti degli stessi volontari, e ignorarle sarebbe irresponsabile. Ma tra gestire o risolvere un problema e renderlo temporaneamente invisibile corre una differenza sostanziale, come tra pulire veramente e nascondere lo sporco sotto al tappeto.

E il cui prodest in una città che si prepara alla grande vetrina della Barcolana e guarda già alle prossime elezioni comunali, è una domanda legittima. Non una risposta precostituita eh? Che non si pensi mai che la politica abbia bisogno di questi sotterfugi.

Mi incuriosisce poi l'improvvisa attenzione alle attività delle associazioni di volontariato, a cominciare da Linea d'Ombra. Da anni queste persone operano nella stessa piazza, offrendo cibo, cure, indumenti e soprattutto un minimo di dignità a chi ne ha disperatamente bisogno. Che anche la solidarietà – al pari dei mercatini che vendono alimentari eh? -  debba rispettare le norme, comprese quelle sanitarie, è fuori discussione. Meno ovvio è che la necessità di regolamentarla assuma proprio ora i caratteri dell'urgenza impellente, e forse sarebbe interessante sapere quali alternative concrete siano state predisposte per garantire la continuità di quell'assistenza. Perché le prescrizioni e le regole sono necessarie, ma non curano le ferite e non sfamano nessuno.

Conosco personalmente Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi, fondatori di Linea d'Ombra. Ho trascorso molte ore in piazza Libertà, che Lorena ha definito, con un'espressione particolarmente felice, la “piazza del mondo”. Ne ho ricavato un reportage fotografico, cercando di raccontare senza retorica ciò che accade in quel luogo: un crocevia di esistenze, provenienze, speranze e disperazioni.

Ho incontrato soprattutto ragazzi. Giovani in fuga da guerre, persecuzioni, miseria, disastri climatici e da condizioni che noi, fortunatamente, conosciamo quasi esclusivamente attraverso uno schermo. La stragrande maggioranza non aveva alcuna intenzione di fermarsi a Trieste: la nostra città rappresentava soltanto una tappa di un viaggio del quale spesso ignoravano persino la destinazione definitiva. Non tutti santi, naturalmente, né tutti eroi per definizione. Semplicemente esseri umani, con tutte le contraddizioni che questa condizione comporta. Una precisazione che dovrebbe essere superflua e che invece, di questi tempi è indispensabile. Chi è senza peccato scagli la prima pietra, ha detto uno famoso che poi è finito male ma ha fregato tutti resuscitando.

E qui torna in mente una parola che ultimamente sembra godere di particolare fortuna: decoro.

Ah, il decoro!

Confesso di avere qualche difficoltà, da triestino figlio di esuli, a comprenderne l'esatto significato nell'interpretazione triestina. Perché se il decoro coincide con la qualità e la dignità dello spazio urbano, allora dovremmo forse occuparci anche di una città soffocata dal traffico, ormai definitivamente sacrificata all'overtourism, povera di verde e sempre meno disponibile a chi la abita quotidianamente.

Il turismo, naturalmente, è una risorsa. Ma per chi, esattamente? Sarebbe interessante capire quanto della ricchezza prodotta rimanga effettivamente a beneficio della collettività e quanto finisca prevalentemente nelle tasche di una parte relativamente ristretta di operatori economici, mentre traffico, congestione, rumore e progressiva perdita di vivibilità vengono generosamente distribuiti fra tutti i residenti. Una forma singolare di redistribuzione: gli utili a pochi, i casini a tutti.

E non sono soltanto le impressioni di un cittadino poco incline a confondere il progresso con la proliferazione dei trolley. Ci sono anche i numeri, che hanno il grande pregio di essere meno suggestionabili delle persone.

Secondo l'Osservatorio Città e demografia d'impresa di Confcommercio, i cui dati sono stati diffusi nel marzo di quest'anno, tra il 2012 e il 2025 Trieste ha perso 611 attività di commercio al dettaglio, passando da 1.887 a 1.276 esercizi. Un'emorragia di quasi un terzo della rete commerciale cittadina. Ma il dato forse più eloquente è un altro: 533 di queste cessazioni hanno riguardato le aree rionali e periferiche, quelle meno frequentate dai turisti e nelle quali, curiosamente, i triestini continuano a ostinarsi a vivere. Nello stesso periodo, invece, le imprese della ristorazione e della ricettività sono aumentate di 53 unità.

Naturalmente sarebbe peloso attribuire al turismo la responsabilità esclusiva di questa trasformazione. Boom dell’ e-commerce post Covid, costi delle locazioni, pressione fiscale e mutamenti demografici hanno inciso profondamente, ma rimane una contraddizione sulla quale sarebbe opportuno riflettere: mentre celebriamo l'attrattività internazionale di Trieste, una parte consistente della sua rete commerciale tradizionale si dissolve. Cresce l'offerta destinata anche a chi arriva, si assottiglia quella di cui ha bisogno chi resta. Cioè io, voi che leggete e probabilmente mi state maledicendo.

Stiamo costruendo una città più ricca o semplicemente una città più redditizia per pochi o pochissimi e spesso neanche triestini? Perché le due cose non sono necessariamente in sintonia. E una città che cresce nelle statistiche turistiche mentre si impoverisce nella vita quotidiana dei suoi abitanti rischia di trasformarsi in una scenografia, un contenitore, uno spazio teatrale in cui si recita una commedia che con la realtà ha nulla da vedere. Con un piccolo inconveniente: le scenografie sono fatte per essere guardate o anche fotografate, non per essere vissute. O per essere criticate, come ben so io che faccio il critico teatrale e mi diletto di fotografia.

E poi ci sono le nostre piazze. Spazi architettonici storici che con feroce frequenza vengono trasformati in succursali del commercio ambulante, tra mercatini più o meno pittoreschi, improbabili manufatti e oggetti la cui utilità sfida la fantasia più sfrenata, mentre il prezzo compete, più modestamente, con il buon senso.

Una sorta di miracolo economico permanente, nel quale la moltiplicazione dei prezzi ha sostituito quella dei pani e dei pesci. Il tutto, naturalmente, tra strutture provvisorie che sembrano aver sviluppato un'invidiabile vocazione alla permanenza, a meno che non siano platani piantati in vaso, che godono dell’ambito privilegio di un’obsolescenza programmata di qualche ora.

Ma evidentemente questa occupazione dello spazio pubblico è perfettamente compatibile con il decoro. Anzi, forse ne costituisce una delle manifestazioni più apprezzate. Pecunia non olet, sosteneva Vespasiano. E duemila anni dopo il principio sembra godere ancora di ottima salute.

Sto semplicemente osservando che il concetto di decoro appare sorprendentemente flessibile: severissimo quando si tratta di corpi scomodi, assai più indulgente quando entrano in gioco attività economicamente interessanti. Il decoro di Schrödinger, qualche volta c’è, altre, improvvisamente non c’è più.

Eppure, al di là delle considerazioni urbanistiche, economiche e persino estetiche, la questione di piazza Libertà rimane soprattutto una questione umana.

Trieste è una città di confine, una città che dovrebbe aver imparato dalla propria storia quanto siano provvisorie le frontiere e quanto possa essere arbitraria la distinzione tra chi appartiene a un luogo e chi vi arriva. Non si tratta di abolire le regole, ma di ricordare che nessuna regola dovrebbe dispensarci dall'esercizio dell'umanità.

Qualche anno fa, durante un mio reportage fotografico in piazza Libertà, ho conosciuto un ragazzo afgano. Si chiamava Amir. Il suo inglese era peggiore del mio e comunicavamo come potevamo, più con i gesti che con le parole.

A un certo punto mi ha chiesto di fotografarlo. L'ho fatto e, con una certa ingenuità, gli ho domandato dove potessi mandargli l'immagine.

Mi ha risposto che non era necessario. Voleva soltanto che a qualcuno restasse una traccia della sua esistenza e del suo passaggio in quella piazza, perché non sapeva che cosa sarebbe stato di lui.

Subito dopo altri ragazzi afgani e pakistani mi hanno chiesto la stessa cosa.

Come chi mi conosce sa bene, non sono particolarmente incline alla commozione, ma quella sera mi sono commosso. Nel senso che mi sono fermato a pensare. Un esercizio che, mi pare, non goda della stessa popolarità del commentare sui social. “Certo, per chi non è abituato, pensare è sconsigliato”, diceva un altro – Guccini, per chi non lo sapesse - che ci ha lasciati da poco e non credo che avrà la fortuna di resuscitare

Oggi, davanti alle immagini di piazza Libertà finalmente sgombra, mi è tornato in mente Amir.

Non so dove sia, che cosa faccia, se abbia trovato ciò che cercava. So soltanto che da qualche parte, nel mio archivio, esiste ancora la sua fotografia.

E mi domando se una città che si preoccupa tanto di cancellare certe presenze dalla propria immagine non rischi, alla fine, di cancellare anche qualcosa di sé stessa.

Qualche anno fa conclusi quel reportage scrivendo che avremmo dovuto preoccuparci della sostituzione etica, più che di quella etnica.

Non ho cambiato idea.

Perché il decoro di una città non si misura soltanto da ciò che riesce a mostrare, ma anche da ciò che sceglie di non vedere."


Lorena Fornasir

11 ottobre 2026, 9.33 | FACEBOOK

"Trieste, 10 ottobre 2026

INVIDIA DELLA FELICITA'  E SGOMBERO DELLA PIAZZA

Sediamo nelle panchine di una piazza fino a ieri gioiosa tra gli scartati, gli ultimi ad essere rimasti dopo che gli altri, quelli di una città dal cuore nero e quelli del Palazzo, hanno scelto la cupezza dell'ordine imposto. La bellezza di una piazza piena di vita, di #fornelliresistenti, di scouts, di cittadini, di studenti, di associazioni, con la passeggera felicità che sospende il trauma di vite spezzate, è il graffio insopportabile provocato dall'invidia di anime aride e deserte rispetto ad una gioia - per quanto effimera -  di coloro, i ragazzi migranti, che hanno sperimentato la soglia tra vita e morte. Sono vivi, non sono morti. La vita pulsa nelle loro anime. Non fanno parte del mercato del tempio e non sono venduti ai quattro denari. Il loro unico privilegio è essere vivi.

Li vogliono finiti, remigrati, espulsi, invisibili, fantasmi.

L'amore che è il primo atto politico della vita, continua tuttavia ad abitarci, non ci demoralizza, non ci consegna alla rassegnazione, non ci scolora il desiderio. Nonostante le ferite, amiamo i nostri sogni, crediamo in chi lotta e continueremo la nostra re-esistenza."




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