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ITALIA / Giustizia. Niente libri per Alfredo Cospito: «41 bis fuori dal suo perimetro normativo»

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    LE MALETESTE
  • 2 giorni fa
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Carcere. Il ministero della Il Ministero della Giustizia dovrà decidere se rinnovare o no il 41 bis a Cospito. La scadenza è per lunedì 4 maggio



di Costantino Cossu

29 aprile 2026 | IL MANIFESTO


“Dio non gioca a dadi con il mondo”: è la nota frase con la quale di Albert Einstein prese a suo tempo le distanze dalle implicazioni filosofiche della fisica quantistica. Giuseppe Mussardo, professore di fisica teorica alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste, l’ha usata come titolo di un suo saggio pubblicato da Castelvecchi. Libro che Alfredo Cospito, il militante anarchico detenuto in regime di 41 bis nel carcere sassarese di Bancali, ha inserito in un elenco di testi, di cui ha chiesto autorizzazione alla lettura, consegnato al magistrato di sorveglianza preso la procura della Repubblica di Sassari. Non è per niente certo, però, che Cospito possa leggere il saggio di Mussardo.


Il magistrato di sorveglianza, infatti, ha dato la sua autorizzazione, ma i funzionari del Dap  (il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia) hanno fatto ricorso in Cassazione.


Soltanto tra qualche settimana, dunque, si saprà se Cospito potrà sfogliere oltre al saggio di Mussardo anche gli altri libri che ha richiesto in uso, tra i quali “L’incubo di Hill House”, classico del genere gotico firmato da Shirley Jackson, e “Ghost story”, un horror cult uscito dalla penna di Peter Straub.


Nel frattempo il ministero della giustizia dovrà decidere se rinnovare o no il 41 bis a Cospito, in carcere perché ritenuto colpevole della gambizzazione del dirigente dell’Ansaldo Roberto Adinolfi del 2012 e dell’attentato alla caserma dei Carabinieri di Fossano del 2006.

La scadenza è per lunedì 4 maggio.

Qualora la misura venisse confermata l’avvocato di Cospito, Flavio Rossi Albertini, è pronto a impugnare l’atto davanti al tribunale del riesame.


Il ricorso presso la Cassazione dei funzionari del Dap porta la firma del guardasigilli Carlo Nordio. Il ministro e il suo team dicono che la lettura di libri (e la riproduzione di cd musicali, perché a Cospito è stato proibito anche di ascoltare l’album “Who let the dog out” del duo punk rock inglese Lambrini Girls) non è confacente alla severità del regime carcerario imposto dal 41 bis.


Di tutt’altro parere l’avvocato Rossi Albertini, che commenta: «Si intende applicare il 41 bis completamente al di fuori dal perimetro normativo. Sono misure che mal si conciliano con uno stato democratico».


Il perimetro normativo del 41 bis prevede l’isolamento totale, colloqui limitati, sorveglianza continua e restrizioni su corrispondenza e ore d’aria. Applicabile per soli 4 anni ma prorogabile più volte per periodi successivi di 2 anni, il 41 bis è stato introdotto nell’ordinamento carcerario italiano con la legge numero 663 del 1986 ed è finalizzato essenzialmente a impedire i contatti del detenuto con l’esterno.

Per il legislatore, interrompere i collegamenti dei detenuti era essenziale per spezzare, in particolare, le catene di comando delle organizzazioni mafiose.


Hanno qualcosa a che fare con questa finalità la storia della rivoluzione quantistica scritta da Mussardo e i romanzi di Jackson e di Straub? Niente, com’è evidente. E allora perché Nordio e i suoi funzionari bocciano il sì del magistrato di sorveglianza di Sassari e ricorrono in Cassazione per impedire che Cospito legga quei libri?


La risposta implica due ordini di considerazioni.

La prima è che tutta la legislazione di emergenza approvata in Italia a metà degli anni Ottanta presenta forti aspetti di criticità che sono stati rilevati più volte da giuristi di vaglia, molti dei quali sostengono che il 41 bis violi i diritti elementari della persona e sia quindi illegittimo sotto vari aspetti, a cominciare da quello costituzionale.

Il secondo ordine di considerazioni è che nella sua applicazione il 41 bis è stato forzato (i suoi limiti sono stati forzati) sino a estremi molto vicini a pratiche di tortura psicologica. Non a caso in diverse sentenze la Corte costituzionale ha criticato modalità indebitamente afflittive del 41 bis imposte nella pratica carceraria corrente, dichiarando illegittime restrizioni come il divieto di scambiare oggetti o di cucinare, o il controllo della corrispondenza con gli avvocati.


Allo stesso modo, non è un caso che la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo abbia in diverse occasioni manifestato preoccupazione sulla compatibilità di particolari fattispecie di applicazione del 41 bis con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E’ esattamente questo secondo aspetto che emerge dal divieto imposto a Cospito di leggere romanzi e di ascoltare musica punk.


Quella presa da Nordio è una decisione che non ha niente a che fare con le finalità generali del 41 bis e serve invece a dare alla detenzione un carattere puramente afflittivo, in contrasto con gli scopi di recupero che la pena carceraria deve avere a termini di Costituzione. 


C’è poi un ulteriore aspetto da rievare: il ricorso contro Cospito fa parte di una più generale postura del governo di Giorgia Meloni verso il movimento anarchico (ma in generale verso tutti i movimenti di opposizione).


Nei giorni scorsi è stato vietato ai compagni di Alessandro Mercogliano e di Sara Ardizzone, militanti anarchici morti per l’esplosione di un ordigno rudimentale che stavano confezionando in casolare diroccato in un parco romano, di partecipare ai funerali.

Quel divieto, deciso dal questore di Roma Roberto Massucci, è scattato (lo ha svelato il manifesto) perché «nelle ore successive ai fatti occorsi» nella capitale «sono state vergate scritte murarie chiaramente inneggianti ad un clima di odio rivolto all’ordine costituito: “Pace agli oppressi, guerra agli oppressori». Sono i versi scritti dall’anarchico Pietro Gori nel 1894 per la canzone “Addio Lugano”. «La scritta in questione – ha spiegato il manifesto – è in effetti apparsa nella capitale qualche settimana fa, fuori dalla stazione Marconi della metro B. Non era sola, ce n’erano anche altre come “La vendetta sarà terribile”, “No al 41 bis” e “Fuori tutti dalle galere”, ma la questura è stata colpita dalla citazione del canto che racconta un antico esilio di anarchici dalla Svizzera, dopo uno dei tanti rovesci giudiziari della loro storia.

Ad essere preoccupante, per il questore, è soprattutto la seconda parte: parlare di guerra agli oppressori, infatti, sarebbe un «chiaro riferimento alle istituzioni». Questo è il clima. Brutto, molto brutto.

 
 

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