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ITALIA / LIBIA. L'Onu accusa l'Italia di violare l'embargo e di addestrare soldati libici

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    LE MALETESTE
  • 22 apr
  • Tempo di lettura: 6 min


Armi alle fazioni libiche, l’Onu bacchetta l’Italia

Libia. Una quarantina di voli militari e l’addestramento delle reclute secondo un panel di esperti sarebbero violazioni dell’embargo


di Stefano Mauro


In un rapporto presentato al Consiglio di sicurezza la settimana scorsa, il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres, ha esortato «gli attori libici a evitare qualsiasi azione unilaterale che possa esacerbare le tensioni», sottolineando che la stabilità politica, economica e istituzionale del paese rimane «fragile», mentre gli sforzi di mediazione dell’inviata Onu, Hanna Tetteh, proseguono in un contesto di persistenti divisioni.


IL RAPPORTO esprime particolare preoccupazione per le ripetute «violazioni dell’embargo sulle armi», che, secondo Guterres, è attualmente «inefficace» e alimenta il «flusso di equipaggiamento militare e gli attori armati non statali».


Violazioni che chiamerebbero in causa anche il governo italiano, accusato di «non aver fornito spiegazioni sulla natura dei voli militari verso la Libia» – una quarantina su un totale di 124 voli effettuati da 5 paesi: Russia, Turchia, Gran Bretagna, Usa e Italia – nel periodo 2024-2025 e di «non essere conforme» in riferimento alla violazione del paragrafo 9 della Risoluzione 1970 del 2011, che sancisce l’embargo sulle armi.


Il panel degli esperti Onu ha accertato che la missione bilaterale italiana ha condotto un corso sulle tecniche di combattimento militare, concluso il 26 dicembre 2024: un’attività che, per la sua natura esplicitamente militare, si «configura come una violazione delle disposizioni internazionali».


IERI LA FARNESINA ha fatto sapere di aver «fornito una propria risposta alle osservazioni degli esperti dell’Onu», chiarendo che le attività svolte riguardano programmi di addestramento a favore delle Forze armate libiche, nel quadro della “roadmap” delll’Onu.

Il rapporto evidenzia inoltre come le «zone d’ombra sulla possibile violazione dell’embargo» non siano un caso isolato.

Anche altri attori internazionali, tra cui la Russia e la Turchia, risultano coinvolti nel fornire supporto militare alle diverse fazioni libiche, contribuendo a «destabilizzare ulteriormente il paese e a prolungare il conflitto».


Parallelamente, emergono gravi irregolarità e abusi nel settore petrolifero, dove le operazioni di importazione ed esportazione vengono condotte al di fuori dei canali ufficiali.

Un sistema strutturato di esportazioni illecite di petrolio e prodotti raffinati, sostenuto da reti riconducibili a figure chiave sia nell’est sia nell’ovest della Libia, avrebbe raggiunto «livelli senza precedenti», contribuendo a svuotare la capacità della National Oil Corporation (Noc) di tutelare gli interessi dello Stato.


IL REPORT FINALE documenta il coinvolgimento diretto di Saddam Haftar – figlio dell’uomo forte della Cirenaica, il maresciallo Khalifa Haftar -, e Ibrahim Dbeibah – nipote di Abdulhamid Dbeibah, premier del Governo di unità nazionale (Gun) di Tripoli – in attività illecite nel settore energetico. Secondo gli esperti, tali attività sono state rese possibili da un «sistema di impunità» che ha permesso «alle milizie armate di operare dentro e attorno alle istituzioni».


In tale contesto si collocano i rapporti tra il governo italiano e alcuni esponenti delle milizie, come dimostra l’incontro avvenuto a Roma, lo scorso 14 aprile, tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, alla presenza del direttore dell’Aise Giovanni Caravelli, e il suo omologo libico Imad Trabelsi, a capo delle milizie di Zintan. L’episodio evidenzia ancora una volta il ruolo attivo e controverso dell’Italia nel contesto libico: un coinvolgimento che, secondo diverse denunce internazionali, si traduce anche in forme di sostegno economico e operativo alle milizie locali incaricate di intercettare e bloccare i flussi migratori.


IL SETTORE PETROLIFERO, principale risorsa del paese, sarebbe così diventato «una fonte di rendita per reti parallele, con gravi effetti sulla stabilità del paese e lotte di potere». Conflitti interni – tra il presidente del Consiglio presidenziale, Mohammed el-Menfi, e Dbeibah – che si sono inaspriti dopo le recenti indiscrezioni riguardanti un piano presentato da Masaad Boulos, inviato Usa per l’Africa, che avrebbe proposto ad uno dei figli di Haftar la guida del Consiglio presidenziale in cambio della permanenza di Dbeibah come primo ministro di un governo unificato.



Libia, gli esperti Onu: “L’Italia ha violato l’embargo addestrando soldati”. Contestate anche decine di voli militari

21 Aprile 2026, 15.49


Un “addestramento di natura militare” terminato il 26 dicembre 2024. Circa 40 voli militari tra la fine dello stesso anno e l’inizio del 2025 sui quali l’Italia “non ha dato spiegazioni“. Sono due dei rilievi mossi al governo Meloni nel Final Report del Panel di Esperti Onu sulla Libia destinato al Consiglio di sicurezza. Nelle stesse settimane in cui si svolgevano gli eventi contestati a Roma scoppiava il cosiddetto “caso Almasri“.


“L’Italia ha svolto una sessione di addestramento militare fornita ad attori armati libici in violazione del paragrafo 9 della risoluzione 1970 del 2011“, ovvero l’embargo sulle armi, si legge nel rapporto.

Il panel “ha accertato che la missione di assistenza e sostegno bilaterale in Libia ha condotto un corso di addestramento sulle tecniche di combattimento militare” concluso il 26 dicembre 2024, in merito al quale gli esperti hanno richiesto ulteriori informazioni all’Italia senza ricevere “alcuna risposta”. L’addestramento, specifica il dossier, “era di natura militare, pertanto ha costituito una violazione“.


La risoluzione 1970 venne adottata all’inizio del 2011 quando, nel contesto delle cosiddette “primavere arabe” che portarono a cambi di regime in diversi paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, in Libia scoppiarono proteste di piazza contro il governo di Muammar Gheddafi, poi soffocate nel sangue dalle autorità di Tripoli.


L’addestramento criticato dagli esperti delle Nazioni Unite risale al dicembre 2024 e prevedeva un corso sul “metodo di combattimento militare” per 27 allievi ufficiali dell’accademia di Tripoli, organizzato nell’ambito della Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia. A condurlo, gli istruttori del Mobile Training Team “Metodo di Combattimento Militare” del Centro Addestramento Paracadutismo e del 184° Reparto Comando “Nembo”, “che hanno addestrato i corsisti all’uso delle tecniche di combattimento corpo a corpo“, si legge nel comunicato ufficiale del ministero della Difesa.


“Restiamo convinti del concreto rispetto dell’impianto sanzionatorio da parte dell’Italia – ha replicato il ministero degli Esteri -, anche considerando che le più recenti risoluzioni dell’Onu introducono delle misure di esenzione per le attività addestrative, pur da notificare preventivamente su impulso del ministero della Difesa”. “L’Italia ha risposto alle osservazioni”, prosegue la nota, e “viene chiarito che è stata svolta e viene svolta attività di addestramento a beneficio delle Forze Armate libiche. L’azione, senza fornitura di armamenti, viene eseguita in linea con la ‘roadmap’ delle Nazioni Unite e anche insieme nostri principali partner”. “Lo stesso panel di esperti Onu – conclude la Farnesina – ha ringraziato l’Italia per la visita ispettiva, menzionata nel rapporto, svolta a Gioia Tauro nel maggio del 2025, in cui è stato consentito il più ampio e trasparente accesso, a dimostrazione della nostra piena cooperazione”.


Ma non è l’unica accusa che l’Onu muove al governo Meloni.


L’Italia “non ha dato spiegazioni” sulla natura dei voli militari in Libia, una quarantina, a cavallo tra la fine del 2024 e l’inizio 2025, scrivono nel rapporto gli esperti Onu precisando che l’embargo sulle armi non si applica agli aerei militari e alle navi da guerra temporaneamente introdotti nel territorio della Libia, esclusivamente per consegnare beni o agevolare attività altrimenti esentate o non contemplate dall’embargo sulle armi. In questo periodo i voli finiti sotto esame sono stati 124, effettuati da 5 Paesi: Russia, Turchia, Gran Bretagna e Usa, oltre all’Italia. Tutti hanno fornito spiegazioni tranne Washington e Roma, appunto.


I voli italiani – si legge nella tabella allegata al rapporto – sono tutti partiti da Pisa, diretti soprattutto a Misurata, ma anche Tripoli e Bengasi.


Sono i giorni in cui in Italia deflagra il caso Almasri. Il 18 gennaio 2025 la Corte Penale Internazionale aveva emesso un mandato d’arresto internazionale d’urgenza nei confronti del generale libico Nijeem Osama Almasri, capo della polizia giudiziaria di Tripoli, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità. Il 19 gennaio l’uomo viene individuato e arrestato dalla Digos a Torino, dove si era recato per assistere a una partita di calcio. Il 21 gennaio 2025 la Corte d’Appello di Roma ne ordina la scarcerazione immediata a causa di vizi procedurali e della mancata convalida dell’arresto e 24 ore più tardi Almasri viene rimpatriato in Libia con un volo di Stato italiano (su un Falcon 900 dei servizi segreti), atterrando a Tripoli dove viene accolto come un eroe.


Il caso ha rappresentato un grave incidente diplomatico e giuridico per l’Italia, portando al deferimento del Paese presso l’Assemblea degli Stati parte della CPI per mancata cooperazione: nello specifico, a Roma è stata contestata la mancata consegna del generale libico dopo il suo arresto.

 
 

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