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2 STRADE PER GAZA. La Freedom Flotilla partita per mare da Catania e la Global March con migliaia di persone a piedi da Il Cairo al valico di Rafah

2025-06-05T13:34:31Z

☮ LE MALETESTE ☮

5 giu 2025

Due progetti concreti di pace per Gaza. Due progetti nonviolenti. Due tentativi di rompere l'assedio israeliano contro la popolazione civile palestinese


La nave Madleen della Freedom Flotilla salpa per Gaza

Data: 1 giugno 2025


Contatto: Hay Sha Wiya

media@freedomflotilla.org


Catania, Sicilia, Italia | 1° giugno 2025


Oggi alle 16:00 GMT+2 la Freedom Flotilla Coalition (FFC) ha varato la Madleen, una nave civile che sta navigando verso Gaza e che trasporta aiuti umanitari e difensori internazionali dei diritti umani, in aperta sfida al blocco illegale e genocida di Israele.


Prendendo il nome dalla prima e unica pescatrice di Gaza nel 2014, Madleen simboleggia l'inflessibile spirito di resilienza palestinese e la crescente resistenza globale all'uso di punizioni collettive e alle politiche deliberate di fame da parte di Israele. Il suo varo avviene appena un mese dopo che i droni israeliani hanno bombardato Conscience, un'altra nave umanitaria della Freedom Flotilla, in acque internazionali al largo di Malta, a sottolineare sia l'urgenza che la pericolosità di questa missione per rompere l'assedio di Gaza.


A bordo ci sono volontari provenienti da diversi paesi, tra cui la parlamentare europea Rima Hassan e l'attivista per la giustizia climatica Greta Thunberg. La nave trasporta rifornimenti urgenti per la popolazione di Gaza, tra cui latte in polvere, farina, riso, pannolini, assorbenti femminili, kit per la desalinizzazione dell'acqua, forniture mediche, stampelle e protesi per bambini.


Quindici anni fa, Israele ha condotto un attacco illegale e mortale alla Mavi Marmara, in cui dieci volontari umanitari sono stati uccisi mentre cercavano di consegnare aiuti a Gaza. Questa missione è la continuazione di quell'eredità: il rifiuto di arrendersi al silenzio, alla paura o alla complicità.


L'assedio di Gaza è mantenuto non solo dalla potenza di fuoco israeliana, ma dall'inazione globale.


Nonostante i rischi, crediamo che la resistenza civile diretta sia ancora importante, che la solidarietà attiva possa cambiare la bussola morale del mondo. Ecco perché Madleen salpa.


La Freedom Flotilla Coalition sottolinea che questo è un atto pacifico di resistenza civile. Tutti i volontari e l'equipaggio a bordo della Madleen sono addestrati alla nonviolenza. Navigano disarmati, uniti dalla convinzione comune che i palestinesi meritino gli stessi diritti, libertà e dignità di tutti gli altri.


La Freedom Flotilla Coalition invita:

I governi devono garantire un passaggio sicuro per Madleen e tutte le imbarcazioni umanitarie

I media devono riferire su questa missione con accuratezza e integrità

Le persone di coscienza ovunque rifiutino il silenzio e agiscano per Gaza

Non ci lasceremo scoraggiare. Non ci lasceremo mettere a tacere.


Voci dalla Madleen:

"Sono a bordo della Madleen perché il silenzio non è neutralità, è complicità. Il popolo palestinese a Gaza viene affamato e massacrato, e il mondo guarda. Questa nave non trasporta solo aiuti, ma una richiesta: porre fine al blocco. Porre fine al genocidio." Rima Hassan

"Stiamo assistendo alla sistematica carestia di 2 milioni di persone. Il mondo non può restare in silenzio a guardare. Ognuno di noi ha l'obbligo morale di fare tutto il possibile per lottare per una Palestina libera."Greta Thunberg


A bordo della 'Madleen' ci sono (in ordine alfabetico):

Yasemin Acar – Germania

Baptiste Andre – Francia

Thiago Avila – Brasile

Omar Faiad – Francia

Rima Hassan – Francia

Pascal Maurieras- Francia

Yanis Mhamdi – Francia

Şuayb Ordu – Turchia

Greta Thunberg – Svezia

Sergio Toribio – Spagna

Marco Van Rennes – Paesi Bassi

Reva Viard – Francia


Qui di seguito IL VIDEO di Repubblica alla partenza della Freedom Flotilla



Fonte: freedomflotilla.org



Al via la Global March per Gaza


di Monica Cillerai

5 giugno 2025


Inizierà il 13 giugno la marcia che dal Cairo vuole raggiungere il valico di Rafah, in protesta contro il genocidio in corso e per chiedere l’apertura della frontiera e il passaggio degli aiuti umanitari. Una marcia globale in solidarietà con il popolo palestinese, una marcia “via terra, via mare e via aria” che vedrà migliaia di persone di 35 Paesi camminare per 50 km fino alle porte di Gaza, nel tentativo di rompere l’assedio imposto dall’esercito israeliano da oltre un anno.


La marcia partirà appena dieci giorni dopo la Freedom Flottilla, salpata domenica 1° giugno dal porto di Catania carica di aiuti umanitari, sfidando nuovamente via mare il blocco illegale di Tel Aviv dopo che appena un mese fa un’altra delle loro imbarcazioni era stata attaccata al largo delle coste maltesi da un drone di Israele.


«Global March To Gaza è un movimento apartitico e pacifista» dice Antonietta Chiodo, la referente italiana per la Marcia globale a L’Indipendente. «Siamo un gruppo di persone provenienti da paesi e culture diverse che hanno scelto di portare la voce di persone comuni in prima linea perché siamo convinti che quella del popolo sia stata silenziata per troppo tempo e che sia arrivato il momento di tornare in prima linea. Un singolo individuo non può cambiare il mondo ma milioni di persone si, possono farcela. La marcia rappresenta l’esodo del popolo palestinese, camminare e dormire sotto le stelle è ciò che la popolazione di Gaza subisce da troppo tempo, senza cibo e acqua e in condizioni disumane».


Alla marcia parteciperanno delegazioni da 35 Paesi del mondo. Per ora il gruppo italiano ha ricevuto 400 moduli di adesione; le iscrizioni chiuderanno il 5 giugno e i moduli si trovano sul canale Telegram dell’iniziativa. Secondo Antonietta, con il sostegno dei Paesi arabi la previsione globale è di raggiungere almeno le 5.000 persone. «Il nostro obiettivo primario è ridare fiducia nei popoli, nelle persone comuni, fare comprendere che nonostante la politica ci stia ignorando o voglia silenziarci oggi viviamo un periodo storico molto pericoloso, dove i diritti umani ed il diritto internazionale sono stati sgretolati e infangati. Noi abbiamo l’obbligo nei confronti di chi è stato ucciso, di chi è prigioniero e soprattutto nei confronti dei nostri figli di fermare questa mattanza e ridimensionare il potere. Siamo persone comuni che non accettano di essere considerate solo quando si aprono le votazioni per eleggere un partito. Noi esistiamo e lo proveremo tutti insieme, porteremo questo messaggio a Rafah».


L’organizzazione è complessa: i compiti sono stati divisi tra i vari gruppi nazionali, con un grande sostegno da parte dei gruppi solidali egiziani. Da settimane sono state inoltrate le richieste di permesso per raggiungere Rafah dal Cairo; per ora le autorizzazioni non sono state concesse, ma nemmeno negate. Se non verranno rifiutate esplicitamente la marcia proverà a partire. Altrimenti probabilmente il governo egiziano si ritroverà 5000 persone nella capitale, a protestate sotto le sedi del potere internazionale e nazionale.


«Non sarà una passeggiata: abbiamo informato tutti i partecipanti della possibilità di essere rimpatriati o di non potere superare i check point nel Sinai. Questo è dovuto all’indifferenza dei politici italiani, sarebbe forse bastato avere un parlamentare che marciasse con noi per ottenere tutti i passaggi.

Le persone dovranno compilare il modulo online che è pubblicato sui nostri social, questo è importante per ottenere sostegno legale e logistico, poi verranno ricontattati via mail per una conferma ulteriore e messi in contatto con i referenti di regione; da lì in poi verranno seguiti fino all’arrivo al Cairo. Come ben sappiamo, la causa palestinese per molti è diventata propaganda e quindi probabilmente il sapere che non avranno un podio da esporre sui social media ha portato i politici italiani a voltarsi dall’altra parte, senza rendersi conto dell’enorme errore che stanno commettendo. Perché gli italiani questo lo ricorderanno».


I solidali si ritroveranno all’aeroporto del Cairo il 12 giugno: il 13 partiranno in bus verso Al-Arish, nel Sinai, per poi proseguire a piedi fino a raggiungere al valico di Rafah e accamparsi lì davanti. Il rientro in Italia è previsto per il 20 di giugno. «I palestinesi, compresi quelli della Cisgiordania, sono topi in gabbia a cui è negato da sempre di potere conoscere il mondo. Il Valico di Rafah è l’unico budello di congiunzione con Gaza per uscire; ho documentato negli anni passati come reporter l’umiliazione di chi si accampava al valico in attesa di uscire nonostante fosse stato approvato il permesso mesi prima, e per giorni vi erano donne, uomini, anziani e bambini sdraiati per terra in attesa di questa apertura. C’è una vergogna più grande di questa? Non penso. Il valico va aperto, non si può tenere in ostaggio una popolazione» conclude Antonietta Chiodo.


Intanto, nella Striscia di Gaza, la mattanza continua. I bombardamenti israeliani stanno uccidendo decine di sfollati al giorno, continuando a distruggere tutte le infrastrutture civili. La monopolizzazione della distribuzione degli aiuti alle ong americane ha trasformato anche quei momenti in violenze contro la popolazione, con spari sulla folla e morti. Mentre vecchi e bambini continuano a morire di fame.


Fonte: lindipendente.online - 5 giugno 2025


Qui di seguito IL VIDEO per la Global March to Gaza, 15 giugno 2025


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