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26 apr 2025
Un inchiesta pubblicata oggi dal New York Times - PAGINE ESTERI. IT
di redazione
25 Apr 2025
Un inchiesta pubblicata oggi dal New York Times rivela come Israele abbia trasformato il campo di battaglia in un laboratorio sperimentale senza precedenti per lâintelligenza artificiale applicata alla guerra. Un laboratorio in tempo reale, con esseri umani, spesso civili.
Secondo il quotidiano statunitense, citando interviste condotte con nove funzionari israeliani e americani della difesa, Israele ha impiegato la sua offensiva per testare e implementare rapidamente tecnologie militari basate sullâintelligenza artificiale, raggiungendo livelli mai visti prima. Droni capaci di inseguire autonomamente bersagli, software di riconoscimento facciale distribuiti ai checkpoint, chatbot che analizzano conversazioni in arabo.
Gran parte di questi sistemi sono il frutto di una collaborazione tra lâUnitĂ 8200 â lâintelligence militare israeliana â e riservisti che lavorano in aziende di punta come Google, Microsoft e Meta. Allâinterno di un centro chiamato The Studio, questi esperti civili si sono ritrovati a progettare sistemi di guerra computazionale capaci di processare masse di dati in tempo reale. Un âSilicon Wadiâ in uniforme, dove la logica del venture capital incontra quella dellâazione militare.
âDopo il 7 ottobre â riferisce il New York Times â molte di queste tecnologie sono state autorizzate ed estese con una rapiditĂ inusualeâ. Tra gli strumenti in piena operativitĂ spicca il âLavenderâ, un algoritmo di apprendimento automatico sviluppato prima del conflitto per identificare presunti âterroristiâ attraverso unâanalisi incrociata di dati biometrici, sociali e digitali. Sebbene i suoi margini dâerrore siano documentati, lâesercito israeliano lo ha comunque impiegato nelle prime fasi della guerra per selezionare obiettivi di attacchi aerei.
Il costo umano, come era prevedibile, è stato pesantissimo. Funzionari israeliani e americani hanno ammesso che lâuso di questi strumenti ha condotto a numerosi casi di identificazioni errate, arresti immotivati e, soprattutto, alla morte di civili. âNessunâaltra nazione ha sperimentato lâintelligenza artificiale sul campo con la stessa intensitĂ e frequenza di Israele,â hanno affermato esperti militari europei e statunitensi. Il rischio, ora, è che quanto accaduto a Gaza diventi il modello delle guerre future.
Un elemento chiave dellâapparato è lâutilizzo del riconoscimento facciale, attuato soprattutto nei checkpoint temporanei. Qui, telecamere ad alta risoluzione inviano le immagini dei volti palestinesi a un sistema che, pur supportato dallâintelligenza artificiale, ha faticato a identificare correttamente persone con volti parzialmente oscurati o feriti. Gli errori, in ogni caso, non hanno fermato gli interrogatori e le detenzioni arbitrarie.
Non è tutto. LâUnitĂ 8200 ha anche addestrato un large language model â un modello linguistico avanzato in lingua araba â servendosi di decenni di intercettazioni, trascrizioni e contenuti social rubati ai palestinesi. Il modello ha permesso di sviluppare un chatbot in grado di eseguire ricerche mirate tra conversazioni digitali, immagini e video. Ă un sistema che supera le barriere dei dialetti, tradizionalmente ostacolo per gli sviluppatori.
Le grandi aziende del tech coinvolte mantengono una posizione ambigua. Microsoft e Meta hanno rifiutato di commentare. Google dichiara che âil lavoro dei riservisti alle sue dipendenze non è collegato allâaziendaâ. Tuttavia, secondo Avi Hasson, amministratore delegato di Startup Nation Central, i dipendenti di queste compagnie hanno giocato un ruolo chiave nellâinnovazione legata a droni e integrazione di dati, offrendo accesso a tecnologie che lâesercito israeliano da solo non possedeva.
Il caso piĂš emblematico riguarda i droni autonomi sviluppati da XTEND, azienda israeliana che collabora con le Forze di Difesa. Il fondatore, Aviv Shapira, ha dichiarato che lâIA consente ora ai droni di identificare e inseguire oggetti in movimento â âunâauto o una personaâ â con âprecisione letaleâ. Un salto qualitativo che affranca i dispositivi dalla necessitĂ di immagini statiche e che apre scenari di attacco automatizzato da remoto.
Lâintera strategia non è nuova per Israele. GiĂ nei conflitti precedenti a Gaza e in Libano, Tel Aviv aveva utilizzato le operazioni militari per mettere alla prova droni, spyware e il sistema di difesa Iron Dome. Ma questa volta la sofisticazione delle tecnologie impiegate segnano un salto epocale. E dietro la narrazione dellââefficienzaâ e della âdeterrenzaâ, si nasconde la fine di qualsiasi protezione per i civili innocenti.
Secondo il New York Times, alcuni ufficiali israeliani hanno sollevato timori etici riguardo allâuso eccessivo dellâIA. Ma le voci critiche restano minoritarie. Intanto, il âlaboratorio di Gazaâ continua a fornire dati, statistiche, esperimenti.
Fonte: pagineesteri.it - 25 apr. 2025




