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ISRAELE. Il ministro israeliano Ben Gvir indossa una spilla a forma di cappio durante la discussione sulla pena di morte

2025-12-10T08:30:09Z

LE MALETESTE

10 dic 2025

Il ministro dell'ultradestra ha detto che "l'impiccagione è solo un'opzione. C'è anche quella della sedia elettrica e dell'iniezione letale" - IL FATTO QUOTIDIANO

di Redazione Esteri - Il Fatto Quotidiano

9 Dicembre 2025


Un cappio giallo appuntato sulla giacca. Così il ministro israeliano estremista Itamar Ben Gvir e i parlamentari del suo partito di ultradestra Otzma Yehudit si sono presentati alla discussione in commissione sul disegno di legge per introdurre la pena di morte per i terroristi che uccidono cittadini israeliani. Le spille dorate al petto ricordano i distintivi con nastro giallo indossati per sensibilizzare l’opinione pubblica sul rapimento degli ostaggi da parte dei miliziani di Hamas il 7 ottobre 2023. L’ufficio del ministro, riporta il Times of Israel, ha fatto sapere che rappresentano “l’impegno dei parlamentari a chiedere la pena di morte per i terroristi” e inviare “un messaggio chiaro che i terroristi meritano di morire“.


Il ministro per la Sicurezza nazionale, figura di punta dell’ultradestra messianica israeliana, non è nuovo a questo tipo di uscite e provocazioni. Già dopo l’approvazione in prima lettura del disegno di legge si era presentato alla Knesset con un vassoio di dolcetti che poi aveva distribuito a tutti per festeggiare il via libera.


Dopo il via libera del mese scorso il disegno di legge è stato oggetto di successive modifiche e ora deve deliberare il Comitato per la Sicurezza Nazionale. Secondo il consulente legale del comitato, però, nella sua forma attuale pone diverse difficoltà costituzionali.


Contestato da tutti i gruppi israeliani per i diritti umani, il disegno di legge è una delle bandiere del partito di Ben Gvir. Nel corso dell’udienza di ieri, il ministro ha affermato che il cappio è solo “una delle opzioni attraverso le quali applicheremo la pena di morte per i terroristi. Certo – ha aggiunto – c’è l’opzione della forca, della sedia elettrica e anche l’opzione dell’iniezione letale”.


Ben Gvir si è poi dichiarato orgoglioso delle condizioni sempre più disastrose dei prigionieri palestinesi sotto la sua supervisione, alla luce dell’aumento dei decessi. “Stamattina ho visto che è stato pubblicato che sotto Itamar Ben Gvir sono morti 110 terroristi. Hanno detto che non si è mai verificato nulla di simile dalla fondazione dello Stato”, ha affermato, negando che il servizio carcerario abbia avuto un ruolo nelle morti: “Sono arrivati malati o sono morti a causa di varie ferite”.



Fonte: IL FATTO QUOTIDIANO (https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/09/ben-gvir-cappio-pena-morte-israele-notizie/8221196/) - 9 dic. 2025






Israele: il peggior nemico della stampa

Rapporto Rsf. 67 giornalisti uccisi nell’ultimo anno: il rapporto di Reporters sans frontières (Rsf) mette in luce i crimini contro l’informazione libera nel mondo. Primo su tutti, Israele (43%)


di Beatrice Sofia Urso

Edizione 10/12/2025


67 giornalisti uccisi nell’ultimo anno: il rapporto di Reporters sans frontières (Rsf) mette in luce i crimini contro l’informazione libera nel mondo. Primo su tutti, Israele, sul quale pendono quasi la metà del totale mondiale degli omicidi di giornalisti.


Il report apre il capitolo su Gaza proprio così: «l’esercito israeliano è il peggior nemico dei giornalisti». Ed elenca le vittime degli ultimi anni di guerra nella Striscia. Secondo Rsf, i giornalisti uccisi dall’esercito israeliano dal 7 ottobre 2023 sono 220, 65 dei quali erano obiettivi specifici in virtù del proprio lavoro, e non per i danni collaterali del conflitto. Altre ong riportano dati maggiori: 270 uccisi.


Nei 12 mesi che prende in esame il rapporto, da dicembre 2024 al dicembre 2025, l’esercito di Netanyahu ha ucciso 29 giornalisti palestinesi. Sono target specifici: «Non sono state vittime collaterali. Sono stati uccisi, presi di mira per il loro lavoro», sottolinea Thibaut Bruttin, il direttore generale di Rsf, nell’apertura del rapporto. Gli esempi a supporto di questa posizione sono diversi. Il 25 agosto l’esercito ha colpito il complesso medico al-Nasser, dove era noto si trovasse anche lo spazio di lavoro dei media e dei giornalisti locali. In quel operazione hanno perso la vita il fotografo di Reuters Hossam al-Masri, e pochi minuti dopo, in un secondo attacco, anche il freelance Moaz Abu Taha, il fotografo di Al Jazeera Mohamad Salama e la giornalista Mariam Abu Dagga, accorsa per riportare il primo raid.


Israele è anche tra le più grandi carceri al mondo per giornalisti: detiene ad ora 20 giornalisti palestinesi. Solo tre, Alaa al-Sarraj, Emad Zakaria Badr al-Ifranji e Shady Abu Sedo, sono stati scarcerati in seguito agli accordi della recente tregua, il 13 ottobre.


In concomitanza con l’uscita del report di Rsf, c’è anche il voto della Corte suprema israeliana che proroga il divieto di accesso a Gaza per i giornalisti stranieri. Una conferma, plastica, della libertà di espressione e di stampa che contraddistingue lo stato israeliano.


Non solo Israele, Rsf riporta anche Messico e Sudan come territori tra i più pericolosi per i lavoratori dei media e dell’informazione.

In Siria sono scomparsi 37 giornalisti, in Messico 28, alcuni anche da 30 anni. Le repressioni ai danni dei giornalisti, soprattutto durante le proteste, interessano i governi dal Nepal quanto alla Serbia. La Russia è alla 171esima posizione, la più bassa di sempre, nell’Indice della Libertà di Stampa.

«Ecco dove ci porta l’impunità per questi crimini: il fallimento delle ong, non riescono a garantire il diritto alla protezione dei giornalisti in guerra, è la conseguenza del declino globale del coraggio dei governi, che dovrebbero attuare politiche pubbliche di protezione», accusa il direttore di Rsf.



Fonte: IL MANIFESTO (https://ilmanifesto.it/israele-il-peggior-nemico-della-stampa) - 10 dic. 2025

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