
LE MALETESTE
1 ago 2025
Movimenti di ebrei israeliani si muovono contro il genocidio in Israele e in Italia (VIDEO) - RADIO ONDA D'URTO e PAGINE ESTERI
GAZA: VOCI EBRAICHE ACCUSANO ISRAELE DI GENOCIDIO. MANIFESTAZIONE A MILANO
di Radio Onda D'urto
1 agosto 2025
Mercoledi scorso, 30 luglio, un gruppo di manifestanti, tra cui cittadini ebrei e israeliani residenti in Italia, si è radunato sotto la sede del consolato americano a Milano per esprimere una ferma condanna contro l’operato del governo di Israele guidato da Benjamin Netanyahu.
L’iniziativa, promossa sotto la sigla “Mai indifferenti. Voci ebraiche per la pace”, ha visto la partecipazione di decine di persone che hanno denunciato la situazione nella Striscia di Gaza e la politica di occupazione nella West Bank.
Tra i partecipanti Tanya Jones, cittadina israeliana da anni residente a Milano, che ha indossato una maglietta con la scritta “Democrazia e occupazione non possono coesistere”. Jones ha dichiarato che, sebbene l’occupazione non sia iniziata con Netanyahu, il governo attuale ha portato la disumanizzazione del popolo palestinese a livelli estremi, sostenendo che “Israele sta portando avanti davanti agli occhi di tutti un genocidio a Gaza e un regime di apartheid nella West Bank”. L’attivista ha sottolineato che questa cultura di eliminazione non può essere considerata parte dell’identità ebraica.
IL VIDEO
Fonte: radioondadurto.org - 1 agosto 2025

GAZA. “È genocidio”: B’Tselem e Physicians for Human Rights accusano Israele
30 luglio 2025
Lunedì, in una conferenza stampa tenuta a Gerusalemme, B’Tselem e Physicians for Human Rights hanno presentato rapporti che delineano – nei dati, nelle testimonianze e nell’analisi giuridica – ciò che definiscono “un’azione coordinata e deliberata per distruggere la società palestinese nella Striscia di Gaza”.
Un’accusa che scuote le fondamenta stesse della narrazione pubblica israeliana.
«Abbiamo esaminato tutti i rischi: legali, reputazionali, sociali. Sapevamo che questa affermazione avrebbe avuto un costo, ma non potevamo più tacere», ha dichiarato Sarit Michaeli, direttore internazionale di B’Tselem. L’organizzazione, pur marginalizzata nella politica interna, gode di rispetto e riconoscimento a livello internazionale.
Il rapporto accusa Israele non solo di aver condotto bombardamenti indiscriminati, ma di aver adottato una strategia sistematica per disintegrare la società palestinese, attraverso la distruzione di infrastrutture civili, l’assedio totale e il blocco degli aiuti umanitari, che ha spinto l’intera popolazione verso una carestia annunciata.
Nelle stesse ore in cui veniva presentata la denuncia delle due Ong, un osservatorio internazionale sulla fame nel mondo confermava che nella Striscia di Gaza c’è la fame: bambini sotto i cinque anni muoiono per malnutrizione, l’accesso umanitario è pressoché nullo, e il collasso sanitario è già realtà.
Il bilancio, secondo stime delle Nazioni Unite e di fonti palestinesi, supera ormai le 60.000 vittime, la maggior parte delle quali civili. Un numero enorme certo non compatibile con l’argomentazione israeliana della “guerra mirata contro Hamas”.
Ma in Israele, le parole “genocidio” e “crimine contro l’umanità” restano anatemi. Il governo ha risposto con veemenza alle accuse. Il portavoce dell’esecutivo, David Mencer, ha liquidato i rapporti delle ONG come “un uso distorto della libertà di parola” e ha sostenuto che dichiarazioni di questo tipo “alimentano l’antisemitismo nel mondo”.
Anche il ministero degli Esteri e l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu, già sotto pressione per il caso aperto alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia su iniziativa del Sudafrica, si sono trincerati dietro il rifiuto: “Israele non commette genocidio. Ci difendiamo da Hamas, che usa i civili come scudi umani”, è il mantra ribadito da mesi.
Israele resta fermo sulla sua “guerra difensiva” dopo l’attacco di Hamas nel sud del paese il 7 ottobre 2023. In questo contesto, il dibattito interno resta ancorato sulla vendetta e la legittimazione della forza.
Yuli Novak, direttrice esecutiva di B’Tselem, ha parlato con tono commosso: «È una realtà che la mente fatica ad accettare. Ma è proprio questa sofferenza che ci impone di dire la verità».
Un’analoga determinazione traspare dalle parole di Guy Shalev, direttore di Physicians for Human Rights Israel, che denuncia un progressivo strangolamento amministrativo e finanziario: «Conti congelati, ostacoli burocratici, pressioni legali: la macchina della repressione si è già messa in moto, e sappiamo che peggiorerà».
La società israeliana, nel suo insieme, resta ostile a queste denunce. La parola “genocidio” continua a essere vista come un attacco all’identità e alla legittimità dello Stato. Ma l’isolamento interno non ha fermato le due Ong, che hanno scelto di allinearsi a un crescente coro internazionale che chiede giustizia e responsabilità per ciò che accade ogni giorno a Gaza.
Fonte: pagineesteri.it - 30 luglio 2025




